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violenza di genere

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Letteratura, flash mob e studi critici su identità e violenza di genere / Non siamo mai stati femministi

“Com’è la casa dei tuoi sogni, bambina?”, “È tutta bianca e rosa!” Una famosa immobiliare ci ha bombardato per mesi, se non per anni, con questo spot in cui tutte le stereotipie di genere venivano confermate all’ennesima potenza. In questo periodo si vede continuamente, nella televisione cosiddetta generalista, lo spot di una marca di cioccolata italiana in cui bambino e papà, sullo sfondo, sono chini sui quaderni di scuola mentre la mamma, in edonistica solitudine, sgranocchia la sua tavoletta. Per non parlare della fastidiosa denominazione che viene data alle ragazze che coadiuvano Flavio Insinna nel popolare gioco a quiz L’eredità, tutte le sere su Rai Uno. Al gruppetto di giovanissime donne, selezionate chiaramente in base all’avvenenza, è dato come unico compito quello di leggere brevi schede che spiegano il senso di alcune risposte. Ma il format prevede per loro, come spesso sottolineato vivacemente dal conduttore, la definizione di “professoresse”, etichetta che forse gli autori trovano spiritosa e ironica ma che non è altro che la trita riproduzione di un cliché odioso: la donna, specie se giovane e bella, non deve dimostrare nessuna competenza reale e, se messa a contatto...

Zona grigia / Harvey Weinstein e la mano invisibile del mercato

La disgustosa prevaricazione di un milionario. Un panzone di mezza età che si faceva trovare in accappatoio, nella sua camera d’albergo, in quelli che dovevano essere all’apparenza soltanto informali colloqui di lavoro. Nello scandalo che ha travolto il fondatore della Miramax c’è tutto questo, ovvero l’abc della psicologia del potere, l’essenza del patriarcato secolare. Ma, scava scava, al suo centro c’è anche una piccola, squallida lezione di economia politica.   Le attrici affermate – si legge sul New York Times – hanno taciuto per anni, motivate dalla paura di perdere il lavoro; quelle alle prime armi, per la paura di non averlo mai. Ma questo è un fenomeno che non riguarda soltanto Hollywood, bensì ogni regime di lavoro oppressivo o scarsamente sindacalizzato. Persino certi gironi infernali del mondo accademico o del giornalismo freelance. E quindi si torna a una delle domande classiche che si fanno gli oppressi, quando si incontrano, oppure chi, da una posizione defilata, ascolta i loro lamenti: come spiegare l’assenza totale di collaborazione di fronte ai soprusi, data una situazione in cui la razionalità individuale detterebbe il contrario?   Questa domanda è...