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welfare

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Expo: una serata anni Ottanta

Mentre in città ci si lamenta che ancora non sono arrivate le folle previste per EXPO, il sito è affollato dalle scolaresche e dalla più liquida categoria dei baby pensionati dell’Europa del welfare. Per me la prima occasione di visitare EXPO è un invito della Regione Basilicata, tramite Roberto Linzalone, il cantastorie di Matera, per parlare di Olivetti e il sud. È un pomeriggio che minaccia pioggia e in giro non c’è troppa gente. L’impatto col decumano, la lunga allée di oltre un chilometro, è di grande effetto, una promenade architecturale che non sempre tiene conto degli insegnamenti del movimento Moderno (e pensare che proprio qui Le Corbusier aveva progettato la grande fabbrica dell’elettronica Olivetti).   La prima cosa che mi colpisce è come i padiglioni abbiano tutti la stessa dignità: non si distingue tra Nutella e Turkmenistan, tra Coca Cola e Polonia. Mi abbandono a una fantasia in cui le milizie private di Samsung dichiarano guerra all’Uruguay che si allea con Ferrero e risponde annientando l’Irpinia. Si potrebbe ragionare a lungo sul senso di appartenenza...

Lavoro outsider

Il mercato del lavoro in Italia negli ultimi anni ha subito drastici interventi legislativi che ne hanno modificato la struttura e la natura. Nuovi dualismi sono sorti, del tutto differenti da quelli che hanno caratterizzato il dibattito negli anni novanta, basati sulla dicotomia “insider” e “outsider”, ovvero tra lavoro garantito e non garantito, per dirla alla Ichino di quei tempi, o tra lavoro manuale e lavoro intellettuale-cognitivo o tra lavoro maschile e lavoro femminile.   Oggi tali dicotomie sono in buona parte scomparse, superate dai nuovi processi di valorizzazione sempre più cognitivi-relazionali che sfruttano la mercificazione della vita intera. Con l’approvazione del Jobs Act, atto II (dicembre 2014), che ha completato il Jobs Act atto I (maggio 2014) , tutto il lavoro è diventato instabile, “outsider”. O meglio, è percepito come “instabile” anche laddove da un punto di vista strettamente giuridico alcune garanzie (seppur sempre più ridotte) sono ancora operanti. Anche la dicotomia tra lavoro autonomo (di I, II, III generazione) e lavoro dipendente diventa sempre più...

Di casa in casa

Le città sono, per loro natura, i luoghi nei quali si concentrano le attività sociali, sono infatti i luoghi privilegiati dove si vive e sperimenta continuamente l’evoluzione della cultura umana. Dai primi insediamenti alle megalopoli contemporanee la vicinanza fra gli individui ha fatto emergere esigenze comuni, favorito e stimolato l’innovazione. È una capacità, quella dei centri urbani di accogliere e promuovere il cambiamento, che non è andata persa nel corso degli anni. Oggi il consolidarsi di esigenze del tardo Novecento (privacy, personalizzazione) insieme con l’emergere di nuove attenzioni (ambientali, ecologiche) suggeriscono di rinnovare i valori tradizionalmente attribuiti all’abitare. Un nuovo insieme di istanze che la crisi del welfare pubblico e la contratta capacità individuale rendono difficoltose da soddisfare. Queste richieste tuttavia hanno portato alla promozione di pratiche di messa in comune spesso informali, sporadicamente organizzate e raramente inserite in un sistema urbano più complessivo.   Nella realtà torinese, come in altre città italiane, questa ricerca di...

Being freelance. L'infinita valutazione

La scorsa settimana Tiziano Bonini, in un bellissimo articolo su queste pagine, ha immaginato un futuro nel quale il lavoro dei freelance sarà oggetto di valutazione proprio come un titolo di stato, sottolineando che il valore dei lavori comunemente detti “creativi” oggi è dato non da ciò che il creativo produce, ma dalla reputazione attorno ad esso. Che certamente ha, almeno in parte, a che fare con ciò che si produce – ma molto di più ha a che vedere con i processi di generazione di un capitale simbolico personale, che diviene fonte di fiducia. Quando ho iniziato ad approcciarmi al lavoro freelance come oggetto diretto del mio lavoro di ricerca, con l’idea di osservare in che modo la reputazione fosse centrale nelle dinamiche di ricerca di lavoro e successo professionale tra le reti di professionisti indipendenti, il termine “rating” era di uso comune nei telegiornali. Si sentiva spesso citare, all’epoca, soggetti come Standard & Poors, oppure Fitch – chi di voi lettori avesse buona memoria ricorderà che queste agenzie operano una valutazione sui titoli di stato dei Paesi, in modo da...

C'è una vita prima della morte?

C’è una vita prima della morte?, in corso di pubblicazione presso l’editore Erickson, raccoglie una lunga conversazione tra Riccardo Mazzeo, editor della casa editrice, saggista, autore con Zygmunt Bauman di Conversazioni sull’educazione (Erickson 2012), e Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista, noto in Italia per il volume L’epoca delle passioni tristi (Feltrinelli) e per L’elogio del conflitto (Feltrinelli). Benasayag, di origine argentina, è stato membro della resistenza contro i militari del suo paese; catturato e sottoposto a torture, fu salvato solo per la nazionalità francese della madre. Risiede in Francia, dove ha pubblicato numerosi volumi; l’ultimo, Organismes et artefacts (La Découverte), è dedicato alla necessaria convivenza con gli “ibridi”. Al dialogo partecipa in alcune parti anche Jean-Michel Besnier, filosofo, docente alla Sorbona; di lui è stato tradotto di recente L’uomo flessibile (Vita e Pensiero); Besnier si è occupato dei temi del “transumanesimo” ed è una delle voci più critiche rispetto al “nuovo uomo aumentato”...

Pensare come uno Stato

È sempre difficile leggere i segni dei tempi e sappiamo quante volte prendiamo cantonate a voler tirare delle conclusioni generali dagli avvenimenti correnti. La storia, ci ha insegnato Montale, è tutt’altro che maestra di vita. Quello che si può fare è cercare modestamente di proporre delle ipotesi di lettura del presente, sempre pronti a ricredersi e a ribaltarle. Una delle strane ipotesi che si affacciano in questo periodo è l’idea che la tanto bistrattata “piccola borghesia” stia avendo un ruolo non marginale nella crisi che stiamo attraversando a livello mondiale e nelle risposte ad essa.   Che ci voglia un’analisi di classe del momento attuale è ormai richiesto da più parti, anche dalle meno propense ad utilizzare questo tipo di attrezzistica. Oggi pochi si vergognano di affermare che il mondo è davvero nelle mani di un capitalismo sempre meno regolato e regolabile. Ma poi le analisi più radicali non entrano nel dettaglio di chi è la vittima e di chi sono i responsabili dell’attuale contingenza storica. Sembra che a fronte di un capitalismo selvaggio ci sia una...

Città delle idee, del dialogo, dell’accoglienza. Perugia

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Perugia, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Lucio Argano, Project manager della Fondazione Perugiassisi 2019       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi la città per la governance della candidatura e del proprio programma? Il Comune di Perugia, il Comune di Assisi e la Regione Umbria hanno costituito nel 2012 una fondazione di partecipazione chiamata: PerugiaAssisi 2019 che rappresenta un modello giuridico dove vi è l’unione dell’elemento patrimoniale con l’elemento associativo. Quindi la presenza di una certa solidità istituzionale con l'opportunità di coinvolgimento e partecipazione della società civile.   Il territorio umbro già dal 2009 aveva iniziato a lavorare sulla candidatura e la denominazione riconosceva alle città di Perugia e Assisi il percorso avviato insieme. Dal momento che il Regolamento ECoC dell'Unione Europea prevede però che sia una città sola a...

Governati da ricchi che negano la morte

Storicamente, quando si decide che il welfare deve saltare, una strategia di governo può essere insistere sulla paura del crimine, anche contro i fatti, e generare allarme sociale. È avvenuto negli Usa fin dalla fine dei sessanta, con un significativo picco nelle politiche securitarie post-11 settembre. È avvenuto in Italia negli ultimi vent'anni. Si tratta di un tratto che avvicina il neoliberismo e le destre, trovando significative sponde in quelle parti del centrosinistra che tendono a assumere tratti specifici della cultura di destra, e come tale merita una speciale attenzione. È questo in estrema sintesi il nucleo teorico del libro di Tamar Pitch, Contro il decoro, 2013, che ripercorre alcune significative tappe di questa dinamica in Italia, a partire da una prospettiva di filosofia e sociologia del diritto e sguardo di genere, il femminismo giuridico, che condensa diverse linee di tensione di ordine biopolitico.   Stiamo parlando dell'Italia di oggi. «Gli ultimi trent'anni hanno contrapposto libertà ed eguaglianza, facendo dell'eguaglianza l'ostacolo all'affermazione individuale, il freno alla crescita...

Contro il no profit. A che pro?

Pubblichiamo con piacere la replica di Giovanni Moro alla recensione al suo libro scritta da Nicola Villa e che potrete leggere qui.     Nella sua recensione pubblicata in questo sito qualche settimana fa, Nicola Villa giudica il mio libro Contro il non profit «un testo in ritardo, fuori tempo massimo, un’occasione persa», e ancora «deludente e superato». Ohibò. Sinora mi ero solo sentito dire: "È il libro che avrei voluto scrivere", e: "Finalmente qualcuno ha tirato il sasso nello stagno". E le stesse critiche di alcuni addetti ai lavori mi hanno fatto pensare che il libro almeno un po’ abbia colto nel segno. In questo caso, invece, il mio lavoro riceve una vera e propria stroncatura globale, che va dal linguaggio ai contenuti.   Non conosco il recensore né il suo lavoro e di questo faccio ammenda. Però cerco di capire le ragioni di tanta hybris, non prendendo nemmeno per un attimo in considerazione la ipotesi che essa sia dovuta al semplice gusto di stupire e di cantare fuori dal coro. Sfuggo quindi alla tentazione alla moda di dire che me ne farò una ragione, perch...

La forza aggregante di una comunità attiva

Segue l’approfondimento sull’argomento delle Fondazioni di Comunità, frutto della collaborazione fra le redazioni de il Giornale delle Fondazioni e Doppiozero. Ascoltiamo le parole di Paola Pessina, Consigliere della Fondazione Comunitaria Nord di Milano, membro della Commissione di Beneficenza di Fondazione Cariplo e in passato Sindaco di Rho, che ci racconta come l’istituzione è nata e lavora nella metropoli lombarda.       Come nasce Fondazione Comunitaria Nord di Milano? Con quali obbiettivi?   Fondazione Comunitaria Nord Milano è una delle ultime nate tra le 15 ad oggi promosse dal progetto di Fondazione Cariplo, partito già nel 1998. Quest’anno compirà 8 anni di vita, e dall’ottobre 2012 ha acquisito anche la qualifica di Onlus. Come le Fondazioni sorelle, ha lo scopo di diffondere la cultura del dono e migliorare la qualità della vita della comunità di riferimento: comunità di hinterland, nello specifico, densamente popolata e non omogenea. E questo spiega il perché della sua nascita relativamente recente: sul piano sociologico, le aree...

Niente Child Benefit per Kadija

Da 5 anni Dorothea Brooke lavora in una delle 3.300 sedi del Citizens Advice Bureau (CAB) sparse per tutta l'Inghilterra. Nato nel 1939 per offrire ai cittadini informazione e aiuto in tempo di guerra e cresciuto e sviluppatosi lungo tutto il dopoguerra insieme alla storia del Welfare State britannico, oggi il CAB continua ad offrire assistenza e informazioni gratuite a chiunque le cerchi, quale che sia il problema: lavorativo, economico, legale, familiare. Solo nel 2013, il CAB ha aiutato a risolvere 6.6 milioni di problemi a 2.1 milioni di persone. Questi problemi e le storie delle persone che li presentano, sono alla base delle campagne del CAB per cambiare politiche e legislazione, e offrono uno spaccato della vita di una societa' in crisi nelle sue strutture e anche nei suoi valori. Sono casi umani e burocratici che ci raccontano qualcosa dell'Europa di oggi. L'assistenza offerta e' confidenziale e a questo scopo tutti i nomi sono stati cambiati.     È una delle regole di base della nostra associazione: vediamo e aiutiamo chiunque si presenti nei nostri uffici e i nostri clienti vedono chiunque sia disponibile quel giorno quando arriva...

Il welfare nell’Italia della crisi

Se il primo problema che affligge la sinistra italiana, impedendole di vincere i confronti elettorali anche nelle circostanze più favorevoli, è la mancanza di coraggio, il secondo è una forte carenza culturale. L’incapacità di abbandonare vecchie categorie interpretative, di rinnovare il proprio linguaggio concettuale, di cogliere le mutazioni sociali che connotano il nostro tempo. Una di queste è sicuramente l’emergenza di quello che Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli denominano Il quinto stato in un libro omonimo appena edito da Ponte alle Grazie.   In verità non si tratta di un termine nuovo. Già usato negli anni Sessanta come titolo di un volume da Wolfgang Kraus, nel 1970 lo scrittore Ferdinando Camon aveva così intitolato un romanzo, comparso con la prefazione di Pasolini.   Ma cosa è, propriamente, il quinto stato e come oggi si configura? Naturalmente l’espressione si riferisce a un soggetto collettivo che ha fatto seguito sia al terzo stato, borghese, già protagonista della rivoluzione francese, sia al quarto stato, proletario, rappresentato nella sua fiera...

Per un nuovo welfare territoriale

La recessione globale in corso della quale non è ancora dato prevedere l’intensità di ricaduta sta determinando un impatto di proporzioni inedite sul nostro sistema economico, produttivo, sociale e culturale. È certo che questa crisi ha attivato un cortocircuito, una “nebbia cognitiva” in chi produce analisi, valutazioni e proposte tra i vari expert (politici, economisti, maîtres a pensée, ecc) che continuano a formulare (a volte farneticare) su cause, dati, previsioni, proposte e soluzioni.   Questa profonda mutazione imporrebbe invece uno sguardo attento, ampio, nuovo e coraggioso per provare a riflettere, interpretare quello che sta avvenendo e sul modo in cui vogliamo continuare ad avanzare e sulla fattibilità e sostenibilità del nostro modello economico e sociale.   Uno sguardo che gli attuali expert troppo spesso dimostrano di non avere o forse ne hanno per obiettivi diversi da quelli che interessano i cittadini. Ma i problemi cosi facendo rimangono li, anzi aumentano. Una disoccupazione che ci dice ILO - Organizzazione internazionale del lavoro – dovrebbe arrivare a fine 2013 in...

La cultura non è un'isola

La crisi economica in corso sta mettendo in luce i limiti delle politiche culturali perseguite sino ad oggi, un modello economico e ideologico che ha dirottato la maggior parte delle risorse, comunque storicamente esigue, verso la pura conservazione, al di fuori di circuiti virtuosi di messa in rete e di produzione culturale. L’eredità di tale impostazione è stata la prevedibile difficoltà per il settore di fronteggiare quella riduzione di finanziamenti esterni che oggi è più che mai preoccupante. La presentazione della Relazione annuale 2011-2012 dell’Osservatorio Culturale del Piemonte lo scorso 5 luglio è stata un’occasione per riflettere su questo tema e individuare possibili scenari per il futuro, fondandosi su quei dati che restituiscono dell’economia. È infatti impossibile affrontare la questione considerando la cultura come momento autonomo e separato da ogni altra dinamica sociale, un’isola appunto, ed è per questo che sono stati invitati a contribuire al dibattito anche Annalisa Cicerchia di ISTAT e Maurizio Maggi di Ires Piemonte.   Il quadro economico   Il 50% dei...

Pochi minuti per distruggere, molti anni per costruire / Zygmunt Bauman. Conversazioni sull’educazione

Il libro di Zygmunt Bauman, Conversazioni sull’educazione (Erickson), uscito da poco e da cui è tratto questo lungo brano, è un’intervista diversa dalle solite, segnate dal botta e risposta, domande e risposte che si alternano con ritmo incalzante. Qui l’intervistatore, Riccardo Mazzeo, dirigente editoriale e intellettuale, pone al sociologo una domanda, ampia e articolata, e Bauman gli risponde per esteso. Sono tutte questioni che riguardono il tema dell’educazione.   Che ruolo devono assumere oggi gli educatori in un mondo così complesso e difficile? Che spazio c’è per quest’attività così importante per il nostro futuro nella “società liquida”? La paura e l’ansia sono i due sentimenti più diffusi tra i giovani, ma anche tra gli adulti che dovrebbero istruirli e educarli. Il teorico sociale risponde articolando prospettive ampie, facendo esempi, discutendo aspetti del contemporaneo, e persino, a volte, tracciando traiettorie tutte sue, differenti dalle interrogazioni di Mazzeo. Il libro è pubblicato dalla Erickson di Trento, una casa editrice che ha proprio al centro della sua missione culturale e civile i temi educativi, la formazione, le scienze psicologiche, la pedagogia...