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Carnevale

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La morte del Carnevale

Domenica 24 gennaio è stata la domenica di settuagesima con cui inizia ufficialmente il Carnevale. Dura diciotto giorni. Il 2 febbraio è Candelora, da cui deriva l’antica tradizione precristiana della festa, il “Carnem levare”, per cui secondo alcuni la parola significherebbe “eliminare la carne”, mentre per altri “levare” sta per “innalzare la carne”; segue il Giovedì grasso che quest’anno cade  il 4 febbraio, e quindi tutto culminerà il Martedì grasso. Il giorno successivo, Mercoledì delle Ceneri, saremo ufficialmente in Quaresima, per cui la chiesa cattolica consiglia digiuno, contrizione e pentimento. Cos’è vivo e cosa è morto del Carnevale? Cosa resta presso di noi degli antichi riti agrari in onore di Saturno, da cui nasce la festa pagana? Che ne è dell’anarchia programmata e dell’inversione sociale temporanea portata dai suoi riti? Probabilmente nulla. Come tante altre feste, a partire dallo stesso Natale, il significato recondito, custodito intatto per secoli, è andato perduto, sostituito da una festività che ha i...

Uomo che si veste per il carnevale, Sampeyre, 1971

Uno uomo che si prepara per la sfilata di carnevale rimane per sempre un bambino.   Anche se ora ha quasi ottanta anni e non è più la mamma a vestirlo, ma la figlia.

Borgosesia / Paesi e città

Sarebbe fin troppo ovvio candidare Varallo a rappresentante della Valsesia, ché la città è la gemma di cui la valle è il portagioie, col centro storico gremito di cose belle, i musei, le piazze, le vie così piccole che pare ci possa trascorrere solo un’aria leggera. Qui c’è il Sacro Monte e il fiore delle opere di Gaudenzio Ferrari e di Tanzio da Varallo, la Pinacoteca, il Museo di Storia Naturale, chiese punteggiate di affreschi fulgidi, e…   E quindi parlerò meglio di Borgosesia, dove son nato, città che fa il doppio di abitanti rispetto a Varallo (che ne ha 7000), e che, coi comuni limitrofi, compone un centro industriale un poco grigio e un poco anonimo. E anche ibrido: sta infatti a mezza via tra due distretti dalla fisionomia più nitida, quello biellese della lana, e quello delle valvole e delle rubinetterie che ha il suo centro d’attrazione nel Cusio; così Borgosesia ha un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.     Sembrerebbe che la città ami scaricarsi delle proprie memorie, anche quando sono gloriose. Per dirne qualcuna, senza avere la pretesa di farne una gerarchia, ricordo che grazie a un borgosesiano, Alessandro Antongini, fondatore assieme ai fratelli...

Venezia / Paesi e città

Venezia non è un pesce, come ha suggerito Tiziano Scarpa, ma un labirinto. Esattamente come la rappresentò, nel 1500, con le sue tavole incise nel legno di pero, Jacopo de' Barbari, nella sua sorprendente Veduta a volo d’uccello. Una Venezia disabitata, quasi spettrale, che fa venire le vertigini per la precisione dei suoi dettagli. La sua infinita tortuosità, esaltata in quell’antica mappa, mi fa ricordare le piste per la corsa delle palline sulla spiaggia del Lido. Le costruivamo scegliendo il bambino più piccolo, e leggero, e trascinandolo per le gambe, come fosse un aratro, su e giù per l'arenile fino a riportarlo al punto di partenza per chiudere quegli arzigogolati circuiti, inutili a qualsiasi gara. Le calli e i ponti, che spesso non conducono da nessuna parte e ti fanno tornare al punto di partenza, mi riportano a quei giochi. Quando ci si perde per Venezia si riacquistano le immagini del proprio passato, attraverso piste attorcigliate. C’è un dettaglio che Jacopo de’ Barbari non poteva mettere a fuoco e che è frequente meta delle mie visite e utile appiglio per i miei ricordi. Nell’...