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Donzelli

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Accudire quel che resta / L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni

Partire dalla fine, è il punto di avvio del libro fortemente empatico di Vito Teti, Quel che resta. L’Italia dei paesi fra abbandoni e ritorni, con l’introduzione di Claudio Magris, editore Donzelli. Partire, non semplicemente fermarsi a “quel che resta”, perché l’abbandono mette in questione la struttura stessa del mondo che si lascia (aggiungerei anche quello che si va a cercare) mette in tensione le relazioni, cambia la morfologia dell’abitare, il senso stesso dei luoghi (come recita il suo libro precedente, divenuto ormai un classico). Mentre ciò che appartiene al tempo trascorso può essere invece riscattato, oltre le cesure, e le discontinuità del tempo come un mondo carsico di potenzialità sì sommerse ma, al tempo stesso, capaci di esprimere potenzialità diverse, incompiute eppure “suscettibili di future realizzazioni”.   Ecco, allora, filtrare, al di sotto della trama dolente del libro, fatta di vuoti, schegge e ombre di un abitare divenuto buio (riecheggiano, nelle pagine accorate, voci, suoni ormai inerti di tanti paesi, un Sud apparentemente perduto) gli interrogativi, i dubbi di quella sorta di alter-ego che per l’autore è Corrado Alvaro: se sia possibile cioè...

Fitzgerald, talento a parte

Dal 2010, quando a settant'anni dalla morte dell'autore, le opere di Francis Scott Fitzgerald sono uscite fuori diritti e sono divenute di pubblicabili ad libitum da qualche editore, il corpus non vastissimo della sua produzione è stato oggetto di un vero e proprio saccheggio.   I suoi romanzi (quattro in tutto, più l'incompiuto The Last Tycoon), come anche le raccolte più significative di racconti, sono stati pubblicati in diverse edizioni; alcune delle nuove traduzioni - profondamente necessarie, come del resto lo sono state e lo sarebbero per gli altri maestri della narativa america degli anni venti e trenta, da Steinbeck a Faulkner, da Caldwell all'ancora «intonso» Hemingway - hanno consentito di ammirare la maestria stilistica, la ricchezza di registri, l'ironia tragica che, troppo spesso disperse nel paesaggio dall'originale al testo italiano, fanno di Fitzgerald un maestro, e della sua lingua e del suo stile - come ebbe modo di scrivere T.S. Eliot in una lettera all'autore, all'indomani della pubblicazione de Il Grande Gatsby - «il primo passo avanti che la narrativa americana ha compiuto dai...

Lettera aperta sulla scuola

In un momento di estrema sofferenza per la scuola pubblica, in particolare a causa di scelte politiche ed economiche del governo, da un gruppo di importanti editori italiani è partita l'iniziativa di scrivere una lettera aperta sulla scuola indirizzata ai vertici delle istituzioni. La lettera ribadisce in modo chiaro quello che ognuno dovrebbe sapere e che l’Italia di oggi sembra ignorare, ovvero che c’è una correlazione diretta tra il grado di sviluppo di democrazia, benessere e civiltà di un Paese e l’attenzione che il Paese presta alla sua scuola pubblica. Doppiozero si associa alla campagna di sensibilizzazione e di sottoscrizione, che fuori dalla retorica intende rilanciare delle priorità per il mondo della cultura: ‘prendere sul serio il nostro futuro’è possibile nella misura in cui si rimetta la scuola al centro del discorso pubblico e la si faccia tornare ad essere il nucleo propulsore di un nuovo sviluppo umano, sociale, economico.   Leggi la lettera.