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Raffaello Cortina editore

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Letteratura necessaria / Perché le storie ci aiutano a vivere

Può sembrare un’iperbole editoriale, di quelle che da qualche tempo vanno di moda in Italia, ma il titolo del nuovo densissimo libro di Michele Cometa, Perché le storie ci aiutano a vivere (Raffaello Cortina, 33€), indica perfettamente il risultato a cui perviene la sua ricerca: narrare non è un’attività con finalità eminentemente estetiche. Prima di essere arte il narrare è una necessità dell’uomo, un suo bisogno originario, una sua prerogativa fondamentale, come per altro indica il sottotitolo del libro: “la letteratura necessaria”.   Ma di che necessità si tratta e quale aiuto danno le narrazioni alla vita?   Per rispondere a questa domanda l’autore si toglie il gusto di far provare al lettore di antica (e probabilmente antiquata) tempra umanistica, ignaro delle numerose implicanze antropologiche della letteratura, una serie di salutari e stranianti confronti con quella che potremmo chiamare la physis del narrare, la sua radice biologica e la sua funzione evolutiva nella lunga storia della specie umana. Così facendo introduce da subito un concetto che si è fatto recentemente disciplina e su cui poi gravita l’intero impianto argomentativo del suo saggio-trattato,...

Bergson-James. Superare l'escatologia

A volte gli epistolari sono scambi di cortesie, raccolte di aneddoti condannati a sbiadire insieme al ricordo dei loro protagonisti. A volte sono vere e proprie officine in cui assistere alla colata incandescente di un’idea che nasce, animata da una feroce necessità di prendere forma.   È il caso di queste lettere scambiate un secolo fa tra Henri Bergson, nume tutelare della filosofia europea del primo Novecento, pensatore di radicale profondità speculativa, forte di un seguito che a inizio secolo contava seguaci ovunque nel mondo e migliaia di uditori alle sue lezioni al Collège de France; e William James, uno dei grandi del pensiero americano, iniziatore col suo maestro Charles S. Peirce della corrente del pragmatismo, voce specificamente statunitense di quella disciplina per tanti versi così europea che è la filosofia, corrente destinata a nutrire in tanti modi l’arte, la poesia, la narrativa d’Oltreoceano.   Quale idea vediamo prendere forma nell’officina di questo epistolario, da qualche settimana disponibile in italiano nella meritoria edizione a cura di Rocco Ronchi e nella bella traduzione di...

Follia e modernità, vent'anni dopo

Esce (finalmente!), a vent'anni di distanza, l'edizione italiana di Madness and Modernism, autore Louis Sass. Titolo italiano: Follia e modernità, sottotitolo: La pazzia alla luce dell'arte, della letteratura e del pensiero moderni. Si tratta di un lavoro che, nella sua edizione integrale in inglese, conta quasi seicento pagine, opera monumentale. L'edizione italiana, un po' ridotta, ne conta circa 490. Sono assenti alcune parti, come, per esempio, il capitolo dedicato a Schreber, in cui Sass mette a confronto il Panopticon di Jeremy Bentham – progetto illuminista di carceri modello, nella versione di Foucault – con il delirio di Schreber a proposito dei nervi, raggi di Dio: “Voglio mostrare, scrive Sass, come queste entità, strane e quasi-cosmologiche – che suggeriscono uno strano sistema planetario, esistente in un mondo esterno reificato – possano essere lette come la rappresentazione simbolica di alcuni aspetti della coscienza di Schreber, coscienza strappata e riunita presso un panottico interiore.” (edizione inglese, trad. mia p. 253).     Un’interiorità panottica...