Categorie

Elenco articoli con tag:

Africa

(82 risultati)

La questione della libertà artistica

English Version     Organizzato dal 3 al 5 dicembre 2015 presso il centro artistico Darb 1718, il workshop AtWork Cairo, condotto da Simon Njami, ha coinvolto studenti d’arte e giovani talenti creativi del luogo. Il workshop si è tenuto durante la Biennale Off del Cairo “Something Else”, da cui ha tratto il tema, ed è stato facilitato dalla docente d’arte della American University del Cairo, Heba Amin. Artista e attivista culturale, Heba è anche una degli ideatori dell’azione sovversiva condotta lo scorso autunno contro il razzismo della serie TV statunitense Homeland, che ha acceso sulla stampa internazionale un vasto dibattito sulla rappresentazione razziale nei media occidentali. Abbiamo chiesto a Heba di condividere con noi il suo pensiero sulla condizione dell’espressione artistica e creativa in Egitto e sul ruolo del workshop AtWork in questo contesto. Buona lettura. lettera27   Heba Y. Amin, ph. Martin Schwarz       Alla vigilia del quinto anniversario della rivoluzione del 25 gennaio, il governo egiziano ha espresso un chiaro messaggio politico attraverso una serie di azioni...

The Question of Artistic Freedom

Versione italiana     On December 3-5th 2015 we held AtWork Cairo workshop at Darb 1718 artistic center, which involved local art students and young creative talents and was conducted by Simon Njami. The workshop took place during the Cairo Off Biennale “Something Else” and took its title after the event. AtWork Cairo was facilitated by the assistant art professor of American University in Cairo Heba Amin. Heba is also a visual artist, a cultural activist and one of the key figures behind the subversive action against racism of the US TV series Homeland this last fall, which caused huge international publicity and debate on race representation in the Western media. We have asked Heba to share her thoughts on the situation of artistic and creative expression in Egypt and on AtWork workshop within its context. Enjoy the piece below. lettera27   Heba Amin, photo by Martin Schwarz     On the eve of the 5th anniversary of the January 25th revolution, the Egyptian state has relayed a clear political stance through intimidation tactics. The recent government shutdown of the Townhouse Gallery, one of Egypt’s most active and significant...

Arte contemporanea nello Zimbabwe

Proseguiamo la collaborazione con Another Africa con il quarto articolo tratto da Tracing Emerging Artistic Practice e dedicato alla scena artistica dello Zimbabwe.  Buona lettura.   English Version         Houghton Kinsman     Dopo la lunga crisi economica che ha colpito lo Zimbabwe per buona parte degli anni Duemila, la scena artistica del Paese ha dovuto far fronte a una serie di importanti sfide infrastrutturali e finanziarie. L’instabilità del quadro economico, attenuatasi soltanto a partire dal 2009, ha portato alla chiusura di numerose gallerie, costringendo gli artisti a emigrare all’estero in cerca di nuove opportunità e maggiore stabilità.   Questo decennio di incertezza economica ha tuttavia agito da catalizzatore per la ricostruzione del panorama artistico del Paese. La necessità di una ristrutturazione ha infatti acceso i riflettori sulla scena artistica locale, dando vita a nuove iniziative come Village Uhnu, Voices in Colour e Njelele Station.   Gerald Machona, If You Travel East Far Enough You End up in the West and If You Go Far Enough West You End up in the...

Tracing Emerging Contemporary Art Practice in Zimbabwe

We are continuing our collaboration with Another Africa with the fourth article from their Tracing Emerging Artistic Practice series dedicated to the artistic scene of Zimbabwe.  Enjoy.   lettera27 Versione italiana         Houghton Kinsman     Owing to almost a decade long financial crisis that characterised much of the 2000s, Zimbabwe’s local art scene has faced many significant infrastructural and monetary challenges. The turbulent economy-which only subsided in 2009- liquidated many of the local galleries and forced artists to move abroad in search of new, stable opportunities. However, this decade of economic uncertainty has recently become the catalyst for rebuilding the Zimbabwean artistic landscape. Through the necessary restructuring, there has been increased emphasis on Zimbabwe as an artistic locale. As a result, the country has been able to welcome new initiatives like Village Uhnu, Voices in Colour and Njelele Station.   Gerald Machona, If you travel east far enough you end up in the west and if you go far enough west you end up in the east, 2012. Courtesy of the artist and Goodman Gallery,...

La sua Africa. Conversazione con Wole Soyinka

English Version     Dell'Africa si parla quasi sempre in funzione di ciò che è, o è stata, per l'Europa. Per alcuni l'Africa rimane un oggetto del desiderio, per altri una massa di terra indefinita in perpetua via di sviluppo, per molti una riserva inesauribile di risorse naturali ed economiche da sfruttare. Per quasi tutti, poi, ha assunto il volto dei migranti che attraversano il Mediterraneo e 'sbarcano' sulle nostre coste in cerca di rifugio, democrazia e una vita migliore.   Ma quante volte stiamo ad ascoltare quello che l'Africa e la sua gente ha da dirci? Intenti a raccontare solo una versione parziale della storia, la nostra, non troviamo il tempo di stare a sentire le tante voci di un continente variegato e complesso, formato da 54 stati-nazione e da un numero ben più elevato di popoli.   Una delle voci più potenti dell'Africa è quella di Wole Soyinka, nigeriano yoruba, classe 1934, artista poliedrico e intellettuale impegnato, primo premio Nobel africano per la letteratura, nel 1986. In occasione delle sue visite autunnali in Italia − al Festivaletteratura di Mantova,...

L’amico lontano (L’Intime Lointain)

English Version     La storia di Naama Asfari sembra una fiaba al contrario, dove ad avere la meglio sul protagonista sono sempre crudeltà e ingiustizia. Noto attivista per la difesa dei diritti umani e giurista sahrawi, nel 2010 Naama è stato condannato dal tribunale militare marocchino a trent’anni di carcere per aver organizzato una manifestazione pacifica per il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale (ex Sahara spagnolo), territorio annesso militarmente al Marocco nel 1975 e da allora occupato dall’esercito marocchino. La vicenda di Naama Asfari rappresenta in maniera emblematica una delle battaglie più asimmetriche dei tempi odierni, la lotta del popolo sahrawi per la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione attraverso un referendum organizzato nel 1992 sotto l’egida delle Nazioni Unite. I negoziati sono stati costantemente ostacolati dalla monarchia marocchina, che controlla illegalmente il territorio in violazione dei principi del diritto internazionale sui territori non autonomi riconosciuti dalle Nazioni Unite.   La Francia si è sempre schierata a...

The Intimate Faraway (L’Intime Lointain)

Versione italiana     The story of Naama Asfari reads like a perverted fairy tale, one where cruelty and injustice would regularly have the upper hand against the protagonist. A renown Sahrawi Human Rights activist and jurist, Naama was condemned to a thirty-year prison term by a Moroccan military court in 2010, for having organized a peaceful demonstration for the right to self-determination of the indigenous Sahrawi people of Western Sahara (former Spanish Sahara), a territory militarily annexed by Morocco in 1975 and occupied by the Moroccan army ever since.   Naama Asfari is emblematic in his engagement in one of today’s most asymmetrical struggles, the fight of the Sahrawi people to obtain the right to self-determination through a referendum organized under the auspices of the United Nations in 1992. The procedure has constantly been put off by the Moroccan monarchy, which illegally controls the territory in violation of the principles of international law with respect to Non-Self-Governing Territories as defined by the United Nations. France has consistently defended Morocco’s invasion, occupation and spoliation of the Sahrawi lands and Paris...

Dell'Africa

English Version     Siamo felici di pubblicare la prefazione del libro Dell'Africa di Wole Soyinka, uno dei più rispettati e influenti scrittori contemporanei africani, premio Nobel per la Letteratura del 1986.  Il testo è stato gentilmente offerto dall'autore per la pubblicazione su Why Africa? Buona lettura.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson   Che cosa possiede il continente noto come Africa che il resto del globo, o una sua gran parte, non abbia già in sovrabbondanza? Naturalmente non possiamo limitarci a considerare beni materiali o inerti – come risorse minerarie, località turistiche, punti strategici – senza dimenticare la secolare destinazione del continente a vivaio di esseri umani per fornire manodopera a basso costo ad altre società, orientali e occidentali. Ma esistono anche beni dinamici: i modi di vedere, di rispondere, di adattarsi o semplicemente di fare, che variano da popolo a popolo, nonché le strutture dei rapporti umani. Tutto ciò costituisce potenzialmente oggetto di scambio – non negoziabile come il legname, il petrolio o l’uranio, ma...

Of Africa

Versione italiana   We are happy to publish the preface of Of Africa by Wole Soyinka, one of the most respected and influential contemporary African writers, the winner of the Nobel Prize for Literature in 1986.  The text has been generously offered by the author for publication on Why Africa?. Enjoy your reading.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson     What does the continent known as Africa possess that the rest- or a greater part- of the globe does not have already in superabundance? These, obviously, cannot be limited to material or inert possessions-such as mineral resources, touristic landscapes, strategic locations-not forgetting the continent’s centuries-old designation as human hatcheries for the supply of cheap labor to other societies, East and West.  There also exist dynamic possessions-ways of perceiving, responding, adapting, or simply doing that vary from people to people, including structures of human relationships. These all constitute potential commodities of exchange-not as negotiable as timber, petroleum, or uranium perhaps, but nonetheless recognizable as defining the human worth of any people-and could actually...

Fiston Mwanza Mujila, Tram 83

English Version   In uno stato africano chiamato Città-Paese, il Tram 83 raduna ogni notte un’eterogenea popolazione assetata d’alcol, di piaceri e di oblio: minatori, turisti “a scopo di lucro”, studenti in sciopero, venditori d’organi, bambini-soldato e una pletora di donne di ogni età, prostitute bambine, ragazze madri, cameriere, aiuto-cameriere, che si chiamano Bessie Smith, Marilyn Monroe e Simone de Beauvoir. Nelle loro lunghissime notti gli avventori del Tram 83 bevono fiumi di birra, ballano al ritmo della rumba africana, mangiano spiedini di cane, si appartano ai servizi misti, rubano, sono derubati, si prendono molte malattie e riversano nel bar bordello tutte le loro speranze, i vizi i desideri, i sogni, gli odi, le frustrazioni. Tra gli habitués ci sono l’avventuriero Requiem, e l’intellettuale Lucien. I due, amici di gioventù ritrovatisi dopo molti anni, non potrebbero essere più diversi: Lucien, laureato in storia e aspirante scrittore è un intellettuale barbuto e vestito di nero, convinto che la salvezza del mondo passi dalla letteratura; Requiem, noto in città come il...

Fiston Mwanza Mujila, Tram 83

Versione italiana   In an African country called City-Country, every night Tram 83 gathers a heterogeneous mass of people thirsty for alcohol, pleasures and oblivion: minors, tourists “for profit”, students on strike, organ sellers, child soldiers, and a multitude of women of all ages: child prostitutes, single mothers, waitresses, assistant waitresses, all named Bessie Smith, Marilyn Monroe and Simone de Beauvoir. In their endless nights, passengers of Tram 83 drink plenty of beer, dance to the rhythm of African rumba, eat kebab, go off into unisex toilets, rob and are robbed, catch a number of diseases, and pour all their hopes, vices, desires, dreams, hatred, and frustrations into the brothel bar. Among the regulars are adventurer Requiem and intellectual Lucien. The two, childhood friends who became reacquainted years later, couldn’t be more different: Lucien, a would-be writer with a degree in history, is a bearded intellectual dressed in black, firmly convinced that literature will save the world; Requiem, known in the city as the Negus, along with a long list of other names, is a man used to everything and with quite shady businesses, who comes back...

Arte contemporanea in Nigeria

Proseguiamo la collaborazione con Another Africa con il terzo articolo tratto da Tracing Emerging Artistic Practice, dedicato questa volta alla scena artistica della Nigeria.  Buona lettura.   lettera27 English Version         Houghton Kinsman     Le connessioni tra la produzione artistica locale e l’arte della diaspora   Nota come il “gigante africano”, la Nigeria ha un’alta densità di popolazione e un’economia in crescita, grazie ai giacimenti di petrolio. Il paese vanta anche una lunga e ricca storia culturale, con una tradizione artistica moderna rappresentata, tra gli altri, dall’opera pionieristica di Aina Onabolu, e una scena contemporanea che risale ai primi anni Cinquanta. Circondata da paesi con una tradizione artistica altrettanto interessante, come Senegal, Ghana e Burkina Faso, la Nigeria appartiene a una regione dell’Africa occidentale che oggi trabocca di possibilità.   In un’intervista del 2015 pubblicata sulla rivista Art South Africa, Bisi Silva, direttrice del Centre for Contemporary Art di Lagos, in Nigeria, afferma che in Africa...

Tracing Emerging Contemporary Art Practice in Nigeria

We are continuing our collaboration with Another Africa with the third article from their Tracing Emerging Artistic Practice series dedicated to the artistic scene of  Nigeria.  Enjoy.   lettera27 Versione italiana         Houghton Kinsman     Exploring the nexus of Nigeria’s local and diasporic artistic production   Often referred to by some as the “Giant of Africa”, Nigeria has long been home to a large population and an expansive, oil-rich economy. It is also a country that has a deep, diverse and rich cultural history. One that includes a modern art scene pioneered by Aina Onabolu, amongst others, and a contemporary art scene that dates back to the early 1950s. Furthermore, surrounded by countries like Senegal, Ghana and Burkina Faso, all of which possess an equally intriguing artistic tradition, Nigeria forms part of a West African region currently brimming with possibilities.   In a 2015 interview with Art South Africa magazine,  Bisi Silva, director of the Centre for Contemporary Art in Lagos, Nigeria, says of West Africa that, “there is a vibrancy and a dynamism that exists...

Nessuno me lo aveva detto. Un vuoto

English Version     Voltandosi a considerare il XX secolo sembra che la storia predominante riguardo al continente africano sia una storia immaginata. Dagli esploratori ai missionari, dai colonizzatori ai giornalisti, la documentazione sull’Africa (e per documentazione intendo il modo in cui il pensiero occidentale è solito registrare la storia: libri, diari, giornali, archivi ecc.) è stata scritta, fotografata e interpretata da osservatori esterni. Bofa da Cara (Pere Ortín & Nástio Mosquito) ha mostrato, questo storico monopolio nel definire il “Continente nero” nel montaggio video My African Mind (“La mia mente Africana”, 2010).   Bofa Da Cara, My African Mind, 2010, still da video, 6’11’’. Courtesy Bofa Da Cara   Ma noi oggi siamo illuminati, non è vero? Noi – a chiunque pensiamo quando dico “noi” – siamo educati alla sensibilità culturale e all’inclusività. Noi siamo il mondo post-Magiciens de la Terre! In realtà, però, ci sono altri livelli di complessità da considerare per valutare il percorso...

No One Told Me: A Gap

Versione italiana     Looking back over the 20th century, it seems that the predominant story concerning the continent of Africa is an imagined one. From explorers to missionaries, from colonizers to reporters, the record of Africa (and by record, I mean the way that Western minds are accustomed to charting history: books, journals, newspapers, archives, etc.) was written, photographed, and performed by outsiders. Bofa da Cara (Pere Ortín & Nástio Mosquito) captured this historic monopoly on defining the “Dark Continent” in their video montage, My African Mind (2010).   Bofa Da Cara, My African Mind, 2010, screenshot from the video, 6’11’’. Courtesy Bofa Da Cara   But today we are enlightened, right? We—whoever you imagine when I say ‘we’—are trained in cultural sensitivity and inclusivity. We are a post-Magiciens de la terre world! In reality, there are other layers of complexity to consider in measuring the advancement of Africa’s artists.     While art circles have made strides in representing and exhibiting artists of African descent—from an increasing...

Arte contemporanea in Sud Africa

Dopo il focus sull’Angola proseguiamo la collaborazione con Another Africa con il secondo articolo tratto da Tracing Emerging Artistic Practice e dedicato alla scena artistica del Sud Africa.  Buona lettura.   lettera27 English Version         Houghton Kinsman   Da quando è partito il progetto per la realizzazione del Museo Zeitz di arte contemporanea africana e Johannesburg è stata annoverata tra le dodici Art Cities of the Future selezionate dalla casa editrice Phaidon Press, vi è grande fermento creativo intorno al Sudafrica. Eventi come questi hanno contribuito a portare al centro del dibattito la scena artistica del Paese, che vanta uno dei mercati d’arte più affermati del continente, come testimonia il titolo di capitale mondiale del design conquistato da Città del Capo nel 2014.   Daniella Mooney, Fool’s Gold, 2013. Per gentile concessione dell’artista e della Galleria Whatiftheworld, Città del Capo   Uno degli aspetti più interessanti emersi nel dibattito critico è il contributo sempre più decisivo dei giovani artisti all...

Tracing Emerging Contemporary Art Practice in South Africa

After the focus on Angola we are continuing our collaboration with Another Africa with the second article from their Tracing Emerging Artistic Practice series dedicated to the artistic scene of South Africa.  Enjoy.   lettera27 Versione italiana         Houghton Kinsman     With planning underway for the Zeitz Museum of Contemporary African Art and on the back of the announcement of Johannesburg as one of Phaidon’s 12 Future Art Cities, there is an air of creative enthusiasm around South Africa. As one of the most established art markets on the continent, events like these, in addition to Cape Town’s role as the 2014 World Design Capital, have meant increased attention on and discussion around the countries creative exploits.   Daniella Mooney. Fool’s Gold, 2013. Courtesy of the artist and Whatiftheworld, Cape Town   One of the most exciting aspects to emerge from this discussion has been the continued growth of contributions from young creative practitioners to the cultural and artistic climate of South Africa.   As young artists/curators, presenting critical thoughts on and notions of...

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary” (seconda parte)

Dopo l’uscita di giugno, ecco la seconda parte dello speciale contributo a cura di Savvy Contemporary che risponde alla domanda Why Africa?. Lo fa attraverso “alcune sonorità che potrebbero rappresentare, racchiudere e rivelare alcune forme e significati dell’Africa”- come scrive il fondatore e direttore di Savvy Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “è attraverso il suono che teniamo in vita i nostri antenati e attraverso il ritmo che sentiamo battere il loro cuori.”  Buon ascolto e buona estate!   lettera27 English Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response (part two)

Following the June issue, here is the second part of the special contribution by Savvy Contemporary that engages with the question Why Africa? They do it through “some of the sounds that could embody, encompass and reveal some form and meaning of Africa” –writes Savvy’s founder and director Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “For it is through sound that the ancestors are kept alive and through rhythm that their pulses keep the beat.” Enjoy the tunes and the summer!   lettera27 Italian Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro De Mbanga - No make erreur   Fela Kuti - O.D.O.O...

Di pagina in pagina, attraverso l’Africa

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?     Niente più di una lista di libri fa venire voglia di leggere: lo sanno tutti i lettori, gli amanti dei libri perennemente a caccia di nuove piste da seguire, di nuovi luoghi da esplorare, di nuovi scrittori e scrittrici da adorare. Lo sanno bene le appassionate libraie di GRIOT, il piccolo grande angolo di Africa nel cuore di Roma, sempre prodighe di consigli di lettura a tutti quelli che mettono piede nella libreria di via di Santa Cecilia, a Trastevere. Proprio da GRIOT arriva dunque un piccolo dono per i lettori e le lettrici in procinto di partire per le vacanze (e non solo): una selezione degli “afro-titoli” più interessanti pubblicati quest’ultimo anno in Italia. Ce n’è davvero per tutti i giusti, perciò… buona lettura!       NoViolet Bulawayo C’è bisogno di nuovi nomi (Bompiani) Un esordio letterario davvero straordinario. Al centro, le vicende di una bambina, Darling, che vive mille avventure per le strade del suo quartiere, assieme ai suoi amici, in uno Zimbabwe che piano piano sprofonda nel caos....

1961. Pasolini in India ovvero questa enorme folla vestita praticamente di asciugamani

1. (mappa)       La Malabar Hill con le sue palazzine residenziali degne dei Parioli (p. 8) un paesaggio da cartolina esotica dell’ottocento, da arazzo da Porta Portese (p. 10) Sundar viene da Haiderabad, dove ha la famiglia; cerca fortuna a Bombay, come un ragazzo calabrese può venire a Roma (p. 12) a Bombay, con chilometri di strada nelle gambe, camminavo per il lungomare… imparando a conoscere passo per passo quel nuovo mondo, così come avevo conosciuto passo passo, camminando solo, muto, la periferia romana (p. 19) gli uomini obbedivano alla donna anziana, pazienti e subordinati… questa situazione non mi era nuova: anche tra i contadini friulani succede qualcosa di simile, in certe usanze rustiche, sopravvissute al paganesimo (p. 22) eppure gli indiani si alzano col sole, rassegnati, e rassegnati, cominciano a darsi da fare: è un girare a vuoto per tutto il giorno, un po’ come si vede a Napoli, ma qui con risultati incomparabilmente più miserandi (p. 25) [il santone] camminava altezzoso col petto in fuori, senza degnare di uno sguardo i fedeli. Sembrava un capufficio che passasse per il corridoio tra gli uscieri e i fattorini (p. 36) Suor Teresa...

The value of Africa’s aesthetics

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana   I wrote most of On the Postcolony (UCPress 2001) at night. It was in the early 1990s, as the deep shadow of Afro-Marxism was receding. Then, it seemed as if the study of Africa was caught in a dramatic analytical gridlock. Many scholars were peddling increasingly unhelpful maps of the present at the very moment that new dramas were taking shape.   As the crisis in the social sciences was intensifying, innovative trends, even a new kind of thinking, were emerging in fields as disparate as design, fiction, fashion, painting, dance and the domain of aesthetics in general. In all these disciplines of the imagination, something of a reconciliation between so-called African identity and a certain idea of worldliness, if not cosmopolitanism, was in the making.   But a proper biography of On the Postcolony would be impossible without a direct reference to African music. I discovered Congolese music in the late 1980s – a time of structural adjustment programmes, wars of predation, cruelty and stupidity parading as leadership, military coups and deferred social...

Il valore dell’estetica africana

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?     English Version   Ho scritto On the Postcolony (Postcolonialismo, Meltemi, Roma 2005) principalmente di notte. Era l’inizio degli anni ’90, quando l’ombra cupa dell’Afro-Marxismo cominciava a dileguarsi. Sembrava, a quel punto, che gli studi sull’Africa dovessero rimanere intrappolati in un drammatico stallo analitico. Erano molti gli studiosi che mettevano in circolazione mappe del presente sempre più inutili, proprio nel momento in cui nuovi drammi si stavano profilando.   Mentre la crisi delle scienze sociali si aggravava, in campi disparati come il design, la narrativa, la moda, la pittura, la danza e nell’ambito dell’estetica in generale emergevano tendenze innovative, persino un nuovo modo di pensare. In tutte quelle discipline fondate sull’immaginazione si andava sviluppando una sorta di riconciliazione tra la cosiddetta identità africana e una certa idea di mondanità, se non proprio di cosmopolitismo.   Ma una biografia di On the Postcolony non sarebbe completa senza un riferimento diretto alla musica...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response

This month we asked our friend Bonaventure Soh Bejeng Ndikung to engage with the question “Why Africa?”.  A curator, a biotechnologist and a music aficionado, Bonaventure is the founder and director of SAVVY Contemporary in Berlin, an independent space for the discourse on art between the 'West' and the 'Non-West' which is currently running a crowdfunding campaign to support its upcoming exhibitions. The SAVVY team is an extremely passionate and talented group of volunteers committed to bringing high quality cultural content in an independent and bold manner. Please support their campaign here, there are still a few days left to make the difference. And now, enjoy their unique contribution to our column.   lettera27 Versione italiana   Savvy Contemporary team, ph. Luise Volkmann     "Why Africa?" is more than an eerie question to ask. It calls for obvious counterquestions like "Why not?", straightforward answers like "Africa is this or that"... most of which are furnished by banalities, simplicities and predictabilities. In its complexities on many cultural,...