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Africa

(82 risultati)

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary”

Questo mese abbiamo chiesto al nostro amico Bonaventure Soh Bejeng Ndikung di affrontare la domanda “Why Africa?”. Curatore, biotecnologo e appassionato di musica, Bonaventure è il fondatore e direttore di Savvy Contemporary Berlin, uno spazio indipendente dedicato ai discorsi sull’arte tra “l’Occidente” e “il non Occidente”, che ha lanciato una campagna di crowdfunding a sostegno delle sue prossime mostre. Il team di Savvy Contemporary è formato da volontari appassionati e talentuosi, impegnati a promuovere contenuti culturali di alta qualità in maniera indipendente e coraggiosa. Vi invitiamo a sostenere la loro campagna qui: rimangono solo pochi giorni per fare la differenza. E adesso godetevi il loro speciale contributo alla nostra rubrica.   lettera27 English Version   Savvy Contemporary team, ph. Luise Volkmann     "Why Africa?" è una domanda alquanto difficile da porre. Verrebbe naturale rispondere “Perché no?”, o fornire risposte più articolate tipo “L’Africa è questo o quest’altro...”, la maggior parte...

Sacchi d'argento buttati sugli scogli

La figura dei migranti abbandonati. Una delle immagini, direbbero alcuni – e ci pare perlomeno banale, vista la situazione – in quanto “figura emblematica” o “simbolica” dei poveri, migranti, arrivati dal corno d’Africa. Certo ci tocca, ci impressiona. Ma al tempo stesso sembra svolgere un ruolo tipico delle immagini dei media attuali: sono immagini dense, in senso tecnico; in grado cioè di assorbire e fare lavoro di sintesi e di condensatore. Di condensare appunto, al tempo stesso, sul piano del contenuto  e delle narrazioni. Con gli estremi e i luoghi comuni più crudeli: i temi e i valori, la fine della solidarietà; i valori e le passioni; ancora, affetto contro indifferenza, distacco. E al tempo stesso il discorso del “li abbiamo abbandonati lì”, senza più alcun dubbio o possibilità. Ma anche: arrivano come se si trattasse di materiali, sì, umani, ma alla deriva. E poi ecco il piano che, forse, ci tocca di più, in quanto punto di vista espressivo e percettivo.     Non voglio certo qui giocare sulla tragedia e sproloquiare/speculare, o fare arzigogoli...

Arte contemporanea in Angola

Siamo felici di annunciare la nostra nuova collaborazione con la piattaforma Another Africa. Abbiamo una visione comune e la stessa passione nel presentare un punto di vista contemporaneo sul continente e sulla Diaspora, in tutta la sua complessità e varietà di espressioni. Questo mese presentiamo il primo articolo tratto da Tracing emerging contemporary artistic practice una serie che si concentra di volta in volta sulla scena artistica di uno specifico paese, nel tentativo di iniziare a comprenderne le condizioni attuali ed evidenziare il lavoro degli artisti emergenti. La serie è prodotta da Houghton Kinsman e Missla Libsekal, fondatrice di Another Africa, che hanno collaborato con noi nel ripubblicare i contenuti, qui su Why Africa?. Il primo focus è sull'Angola, paese che ospita una delle scene artistiche più vibranti e stimolanti del continente. Buona lettura!   lettera27 English Version         Houghton Kinsman   Il favore con cui la critica ha accolto la presenza dell’Angola alla Biennale di Venezia del 2013 non è che un’ulteriore conferma della rilevanza che il paese sta...

La mostra The Divine Comedy: un viaggio oltre le parole

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     Cosa succede durante il processo creativo? In quali modi si srotola il filo che lega un'idea, un riferimento o una suggestione con l'opera finita? La sezione Beyond Words del catalogo di The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists, la mostra curata da Simon Njami e giunta in questi giorni alla sua terza tappa presso lo Smithsonian National Museum of African Art di Washington DC, segue questi fili, attraverso il racconto in soggettiva di ciascun artista coinvolto. Ognuno ha scelto una parola importante per descrivere il proprio lavoro e il legame con la Divina Commedia di Dante. Grazia, Esperienza, Speranza, Paura... Le parole riassumono l'idea, lo spunto dal quale nasce il ponte logico ed emozionale tra l'autore e i temi universali dell'opera dantesca. La selezione di immagini, pensieri e parole tratte dal catalogo e gentilmente concessa dai curatori ci permette di entrare in relazione con gli artisti, ascoltarne la voce, le storie e la poetica e avvicinarci all'opera come una tra le possibili...

#Mobile Art: people have the power?

Mai come in questo momento “tenere il mondo nel palmo di una mano”, significa tenere in mano una fotografia. Non un’immagine “cartacea”, l’oggetto fragile eppure tanto potente da essere considerato l’impronta del reale, un frammento spazio-temporale sottratto con un clic dal flusso infinito degli istanti, per divenire l’istante unico da conservare e ricordare. Non solo. La fotografia che teniamo nel palmo della mano è immateriale, fluida, composta da milioni di pixel e visibile su uno schermo. Iperfotografia la chiama Fred Ritchin e nella maggior parte dei casi lo schermo è quello di uno smartphone. Con la fotocamera incorporata al suo interno o meglio con l’“iPhone camera” ogni utente è in grado di mutarsi da consumatore passivo a produttore di immagini di “Mobile Art”, o meglio si può trasformare in un “iPhoneografo”, trasformando anche il medium, mai come oggi la fotografia diviene un mezzo espressivo democratico e diffuso. Cosa rende la fotocamera dell’iPhone uno strumento così potente? I fattori sono molteplici. Innanzitutto il fatto che lo...

Cambiare la narrazione del mondo

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version   Credete che il cinema possa produrre un cambiamento reale? Uno spostamento di sguardo, di prospettiva? Noi di lettera27 siamo convinti che sia così. Crediamo nel cinema e nella sua potenza: ogni film ci fa fare esperienza di una realtà diversa o simile alla nostra ma attraverso altri occhi. Crediamo in quello che gli studiosi chiamano ‘meccanismo di immedesimazione’ e cioè che guardare un film vuol dire...

Changing the Narrative of the World

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

Compagni di longitudine

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version   Vista da lontano, la Terra fa sempre un effetto straniante. Le differenze tra le culture si smussano, restano le acque e le terre, e si fa strada l'idea che siamo dei privilegiati semplicemente a poter vivere. La NASA aveva intuito il potere delle immagini dallo spazio, che cominciarono a farsi strada nei media nel pieno della Guerra Fredda. Oggi forse hanno perso di mordente, vengono relegate a salvaschermi, sono icone che rimandano...

Companions of Longitude

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

La madre di tutte le danze

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English version     Questo testo è dedicato alla memoria di Didier Schaub     “Perché l’Africa?” Davanti alla domanda, il primo impulso è stato quello di imitare l’attore americano che recita nella pubblicità del caffè, e rispondere: “What else?”. “Cosa, altrimenti?” Sono figlio di Lydia e Simon, due eroi bassa. Sono il prodotto di questi due esseri...

The mother of all dances

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge. For the opening piece we asked our partners, intellectuals and like-minded cultural protagonists from all over the world to answer one key question, which also happens to be the name of the column: "Why Africa?". We left the question deliberately open, inviting each of the contributors to give us their perspective on this topic from their own context. This first piece is a collection of some of the answers we received, which aims to open the conversation, pose more questions and hopefully find new answers.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here...

Why Africa? | Se permettete parliamo di Congo

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?        Capolavoro è una parola che bisognerebbe usare con parsimonia, persino con riverenza, timidezza. A me piace spenderla sotto sollecitazione dell’entusiasmo. L’ho pronunciata alla fine della lettura lunga, complessa, interessante, essenziale, deliziosa, dolorosa delle settecento pagine di Congo, libro di David Van Reybrouck (Feltrinelli). Dieci anni di lavoro, centinaia di storie raccolte: una volta entrato in questo libro non ti dai...

La mano manca

È opinione comune che gli uomini abbiano due mani. Per me sono pochi quelli che ne posseggono veramente quante madre natura ci assegna. Giacometti era uno di questi: con la destra aggiungeva, plasmava, formava, con la sinistra scalfiva, asportava, bucava. La testa era ben piantata nel mezzo. I musicisti? Beh, quelli a volte hanno addirittura due mani destre oltre alla testa, ma sono rari, rarissimi. Fra gli altri ci sono quelli che hanno solo la testa e niente mani o solo due mani destre e niente testa. Preferisco i primi, per comporre le mani non sono necessarie: possono averle gli esecutori, che però, sia ben chiaro, non sono esentati da possedere anche una testa. E la sinistra? la negletta, disprezzata, wrong sinistra ci pende triste da una spalla, leggermente più bassa di quell’altra, incapace perfino di affettare la carne o di tagliarci le unghie. La superiorità della destra è universalmente riconosciuta: ci sono popoli che per indicarla usano un aggettivo che significa addirittura giusto: la giusta.   Fotografia di Enrico Cattaneo Bisogna finirla una buona volta con questa dittatura, sconfiggere il monopolio. Il...

Bono Vox, nel nome del potere

Credo veramente che quando si scriveranno i libri di storia, la nostra epoca verrà ricordata per tre cose: la guerra al terrorismo, la rivoluzione digitale e quello che abbiamo fatto […] per spegnere l'incendio in Africa. La storia, come Dio, sta guardando quello che facciamo. Bono, 2006   Fidatevi del capitalismo: noi troveremo una via d'uscita. Bono, 2010   Paul Hewson, più noto come Bono Vox, o semplicemente Bono, è un'icona indiscussa dei nostri tempi. Cantante carismatico degli U2, un gruppo irlandese che non ha bisogno di presentazioni, è una rockstar di fama mondiale, un uomo ricchissimo e una figura mitologica dell'immaginario pop contemporaneo.     Posto che la sua è una delle più belle voci maschili del pop, si può discutere sulle fasi alterne di una produzione creativa e di una discografia che data dal 1980 arriva fino a oggi (in attesa di un imminente nuovo lavoro del gruppo), ma la critica musicale è abbastanza concorde nel ritenere che almeno fino ai primi anni Novanta gli U2 abbiamo scritto, con figure di primo piano alla produzione artistica come Brian Eno, Flood o Daniel Lanois, pagine molto importanti della musica pop. In ogni caso, questo...

The Divine Comedy : Entretien avec Simon Njami

versione italiana   Elio Grazioli : Je dis tout de suite que j’ai trouvé l’idée de l’exposition magnifique, mais je voudrais voir avec toi si ça correspond à l’idée que je m’en suis faite. Donc je commence par te demander : pourquoi la Divina Commedia? Évidemment Dante a su élaborer une histoire qui est un des archétypes des manières de raconter et de voir : le voyage dans l’autre monde qui offre la possibilité de parler de celui-ci et de donner le plan de la culture, du savoir. Sommes-nous encore à la recherche d’un Grand Récit, comme on dit? Est-ce surtout l’Afrique? Ou est-ce pour lire, interpréter l’Afrique?   Simon Njami : J’ai envie de répondre : parce que la Divina Commedia ! Mais cela, évidemment, ne suffirait pas. Je crois avoir lu ce poème pour la première fois quand j’avais une dizaine d’années. Les questions de l’au-delà m’ont très vite préoccupé, comme j’imagine, tout un chacun. J’ai relu ce po...

Divina Commedia africana

  version française   Al Museo d’Arte Moderna di Francoforte è in corso una grande mostra che nasce da una strana idea: la Divina Commedia dantesca interpretata da artisti visivi africani. Operazione azzardata, come si comprenderà, ma davvero curiosa. Lusinghiero per noi è intanto constatare che la Divina Commedia sia considerata un classico anche in Africa, il che non è scontato, mi pare, anche in tempi di globalizzazione della cultura. Azzardata perché le culture di riferimento sono così diverse che il risultato dell’incontro è imprevedibile, tanto più in tempo di postcolonialismo. Curiosa proprio per questo: come leggono gli «africani» – metto tra virgolette perché evidentemente gli africani sono di molte culture diverse – la Divina Commedia? D’altro canto, ancora una volta, il capolavoro dantesco si dimostra un modo per parlare del presente in modo estremamente efficace.   Cinquanta artisti di ogni parte dell’Africa sono stati chiamati al confronto, suddivisi naturalmente nelle tre sezioni del Paradiso, Purgatorio e Inferno, ma appunto in...

Va’ pensiero. Storie ambulanti

Girato tra Milano e Firenze, è uscito in varie città italiane Va’ pensiero-Storie ambulanti, l’ultimo documentario del regista Dagmawi Yimer, nel quale i tre protagonisti raccontano le loro esperienze di vita e le aggressioni razziste subite nelle due città, dove da anni risiedono.   A Milano seguiamo Mohamed Ba, 50 anni, griot, attore e educatore, residente in Italia da 14 anni, che fu accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro della città. A Firenze invece scopriamo le storie di Mor Sougou e Cheikh Mbengue, gravemente feriti nella strage del mercato di San Lorenzo, avvenuta 13 dicembre 2011, dove morirono i loro connazionali Samb Modou e Diop Mor. All’interno del panorama giornalistico italiano (e in alcuni casi del cinema che parla di immigrazione), le storie come quelle dei tre protagonisti di Va’ pensiero si collocano molto spesso in secondo piano, rivelando una totale assenza del punto di vista di chi è coinvolto in prima persona e delle scelte lessicali che pongono l’immigrato quasi esclusivamente nel ruolo del povero immigrato. I media e il cinema italiani sono forse responsabili...

Skyislands, il lato inesplorato del mondo

Inseguo affannosamente Michele Menegon attraverso i corridoi del MuSe. A pochi giorni dalla partenza avere un minuto per stare seduti sembra impossibile e i preparativi sembrano non finire mai. Ci sono mille cose da fare: accordarsi con i colleghi in Sudafrica, Svizzera e Brasile, preparare gli strumenti per laboratorio mobile, trovare, mappe, gps, torce, attrezzatura da campo, definire gli accordi con gli sponsor, e poi interviste, radio, TV.   L’aria è densa di emozione, Michele Menegon ricercatore dall’aria vispa e inquieta della sezione “biodiversità tropicale” del Muse di Trento, sta infatti per partire a capo di una delle ultime spedizioni di esplorazione biologica sul nostro pianeta: Skyislands.     Una spedizione firmata MuSe e National Geographic. Direzione: Mozambico, per indagare il cuore, ancora inviolato (dove per un ricercatore “inviolato” ha il ghiotto significato di “non ancora documentato”) delle foreste montane dell’Eastern Afromontane, la colonna vertebrale d’Africa, uno dei più ricchi serbatoi di biodiversità al mondo. Affretto il passo, voglio...

Una lunga estate africana

La Tate Modern inaugura nello stesso giorno due personali di Meschac Gaba e Ibrahim El-Salahi (rispettivamente Benin e Sudan); A Season in Congo (pièce dello scrittore martinicano Aimé Césaire sull'indipendenza del Congo) fa il tutto esaurito ai botteghini; ci si prepara a 1:54, la fiera  dell'arte africana contemporanea, che aprirà ad Ottobre come evento parallelo della Frieze Art Fair. Ma già da un anno in Gran Bretagna si parla di Africa: nel giugno 2012 la BBC aveva inaugurato, parallelo alla già esistente copertura delle notizie dal continente nel suo “World Service”, BBC Focus on Africa, quotidiano per Radio e TV “per un pubblico africano” (come spiega il lancio del format) diventato il fiore all'occhiello di una programmazione articolata che prevede approfondimenti politici settimanali, uno show sulla musica, un serie di documentari di avventura, tutti concentrati sul continente.     La passione africana della Gran Bretagna sembra improvvisamente connettere le spinte policentriche che da un paio di decenni, specialmente nel mondo anglosassone e francofono, si muovono per...

Disordine nella savana

PNEUMATICI. Osservo ammirato i sandali neri del masai, piatti per non lasciare impronte sul terreno. Questo straordinario popolo africano di guerrieri e pastori fa da guardia notturna al campeggio eco-compatibile in cui mi trovo, immerso nella savana sud-orientale del Kenya.Chiedo al masai di cosa sono fatte le sue scarpe, aspettandomi il nome di qualche pericoloso animale. La risposta mi lascia di sasso: vecchi pneumatici. “Ex Africa semper aliquid novi...”   SAFARI. In swahili Safari vuol dire viaggio, un viaggio nel viaggio insomma, e un viaggio nella storia, perché questo ambiente è il più vicino a quello dei primi uomini. Il mio non è un safari fotografico, che ha preso piede quando sono stati banditi il bracconaggio e, in seguito, il commercio d’avorio. Certo, da quando non si deve più chiudere un occhio per guardare dentro l’obiettivo della macchina fotografica, si possono scattare foto senza distogliere lo sguardo da quanto ci sta davanti. Ma per il ghepardo adagiato sul formicaio ci vuole uno zoom professionale che non ho, e poi di immagini così ne ho viste già tante. Preferisco...

Una conversazione con Miguel Gomes

In occasione dell’omaggio che il 30° Torino Film Festival (23 novembre - 1 dicembre) dedica al regista Miguel Gomes all’interno della sezione Onde, pubblichiamo alcuni passaggi dell’intervista che Francisco Ferreira ha curato per il catalogo generale.   Ex critico cinematografico, autore di cinque cortometraggi e tre lungometraggi, Miguel Gomes è una delle figure emergenti del cinema europeo. Proprio il 2012 è stato l’anno della sua consacrazione: il suo ultimo film, Tabu, presentato all’ultimo Festival di Berlino, è da più parti considerato uno dei capolavori dell’anno; meglio di The Artist e prima di Blancanieves (altro titolo in programma al Torino Film Festival) è una geniale riflessione sulla memoria del cinema, un mélo tra il Portogallo di oggi e l’Africa coloniale girato a tratti come un film muto, senza la nostalgia dello sguardo a ritroso ma con una forza creativa sorprendente.   Di Tabu e dei precedenti lungometraggi di Miguel Gomes, A Cara que Mereces (2004) e Aquele Querido Mês de Agosto (2008), il primo una folle rivisitazione di Biancaneve e i sette nani...

Terremoto nella Romagna africana

Quando stamattina la terra ha tremato, alle 6.08, epicentro al largo di Ravenna, a Punta Marina, quando stamattina il terremoto si è spostato dalla vicina cugina Emilia e ha cominciato a scuotere anche la Romagna, ci siamo tutti buttati giù dal letto. Un nigeriano dalla paura si è addirittura buttato giù dalla finestra. Ecco, è arrivato anche qui.   Tellus, la Dea della Terra, in un punto profondo profondo si è mossa, uno scatto improvviso di reni, della sua massa rocciosa, e le formiche là in alto han tremato insieme a lei. E a noi delle Albe ha evocato quel terremoto che fu, nel lontano 1987, la rivelazione del Professor Franco Ricci Lucchi, docente di geologia all’Università di Bologna: la Romagna è Africa, il sottosuolo antico che sorregge le città romagnole è africano.   Non era fantascienza, quella lezione che ci incantava, giovani teatranti alle prese con la smemoratezza degli anni ‘80, era un dato scientifico: Ricci Lucchi ci parlava della Pangea, di quando, milioni di anni fa, la Terra era un’unica immensa montagna circondata dal mare, poi avvenne la “...

Isola e terraferma

Che cos’è un’isola? Alle scuole elementari ne davano una definizione ovvia ma inquietante: un lembo di terra interamente circondato dal mare. Esempio: la Sicilia è un’isola, come la Sardegna e Creta, l’Italia invece una penisola, come la Spagna o la Scandinavia. Sono isole le Eolie e le Tremiti, l’Irlanda, Malta, non lo sono Calabria e Yucatan. E la Gran Bretagna?, chiedevamo in coro. Sì, un po’ risicata, ma sì, rispondeva stacciuto il maestro. E l’Australia, l’America, l’Eurasia? No no, quelli sono continenti, troppo grandi per essere isole. E un faraglione, uno scoglio, il picco d’un vulcano che spunta dal fondo dell’oceano, non sono pezzi di mondo circondati dalle acque? No, s’affannava inascoltato il buonuomo in grembiule: sono troppo piccoli! Capivamo così che isola non è questione di acqua salata dappertutto ma di chilometri quadrati. Non una cosa tangibile ma un concetto fluttuante, un’idea a metà, l’esito perplesso di una negoziazione continua.   Eppure, c’è tanta letteratura sulle isole: l’essere isolano e perci...

Il guerrigliero

   Il partigiano più famoso del Novecento, divenuta icona del rivoluzionario, è indubbiamente per una serie di motivi Ernesto “Che” Guevara. In Sud America anzitutto l’idea di un rivolgimento sociale in senso comunista brilla di luce propria, in quanto ormai sganciata dalla commistione con la liberazione coloniale, viceversa ancora fortemente significativa in Africa e in Asia; inoltre la vicenda personale del combattente a favore di tutti i popoli oppressi e non solo del proprio, nonché la tragica ed emblematica morte, contribuiscono in modo decisivo a forgiare il modello. Guevara fu anch’egli un teorico della guerriglia per deduzione, ma le sue formulazioni non si discostano molto da quelle di Mao: disciplina interiore, nobiltà e audacia, radici popolari e conoscenza del territorio, impegno social-rivoluzionario. Piuttosto possiamo prendere la sua vicenda paradigmatica per svolgere alcune distinzioni e riflessioni ulteriori.   Essendo partiti dal mito classico e giunti fino al Novecento si è assistito ad una banda di oscillazione piuttosto ampia nella quale si inserisce il raid. La sua versione...