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Artport

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Corrispondenti esteri

Sembra ci sia stato un lento ma continuo slittamento, durante gli ultimi due anni, dal timore che la crisi economica avrebbe condotto a un conflitto diffuso alla netta e reale sensazione che il mondo intero sia ora coinvolto in una guerra combattuta su così tanti fronti da essere paragonata alla Guerra Fredda, se non agli eventi che si susseguirono nella prima parte della seconda guerra mondiale, quando emerse contingente la realtà del conflitto. Tuttavia, anche se le segnalazioni che internet ci riporta rendono sempre più vicine le immagini del conflitto – Ucraina, IS, Siria, Libia, Gaza – come se per Regno Unito, USA e il resto d’Europa, si trattasse dell’effettivo “fronte interno” del ventunesimo secolo, la realtà della guerra stessa non è mai stata percepita tanto lontana.   Come potrebbe il mondo dell’arte rispondere a un simile scenario? Questa è una domanda che inevitabilmente richiama all’intimazione del filosofo tedesco Theodor Adorno, sullo “scrivere una poesia dopo Auschwitz”, espressa nel suo saggio del 1962 Engagement oder künstlerische Autonomie (ed...

Foreign Correspondents

italian version     There seems to have been a slow but steady shift during the last two years from the fear that the economic crisis would lead to widespread war to the very real sensation that the world is now involved in an ongoing conflict fought on so many fronts as to be comparable to the Cold War, if not to the events leading up to the early part of the Second World War, when the reality of global conflict really dawned. Yet although Internet reporting brings us ever closer to the imagery of conflict – in the Ukraine, IS, Syria, Libya and Gaza – what is effectively the twentyfirst-century ‘home front’, the UK, US and most of Europe, has never felt further removed from the realities of war itself.   How might the artworld respond to this? This is a question that inevitably evokes German philosopher Theodor Adorno’s injunction on ‘making art after Auschwitz’, set out in his 1962 essay ‘Commitment’ (and echoing a line from ‘Cultural Criticism and Society’, 1949). What is often overlooked is that later in the same essay Adorno writes that art must continue even in spite of its impossibility,...

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