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Calabria

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Ricette immateriali / Cuccìa

Era alla fine degli interminabili banchetti o anche delle mangiate improvvisate nelle cantine o nelle case che, ai tempi della mia infanzia e della mia giovinezza, qualcuno ad un certo punto diceva: «Adesso ci vorrebbe qualche “roba in coccio”». La “roba in coccio” – di solito noci, nocciole, arachidi, ceci, lupini – era un’allusione al senso di mangiare e bere come se fosse l’«ultima volta». Il valore alimentare, rituale, augurale, propiziatorio di semi, grani, bacche mi viene in mente proprio in questo periodo natalizio, quando in molti paesi della Calabria, il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, si prepara ancora la «cuccìa», un piatto a base di cereali e carni, la cui preparazione molto lenta ed elaborata richiede una cura di giorni. Per la festa di S. Francesco a Spezzano Sila o nei paesi vicino Cosenza, la preparazione della «cuccìa» è ancora quella descritta da Vincenzo Padula (grande studioso delle culture popolari dell’Ottocento, autore di poesie, drammi, descrizioni etnografiche nonché anticipatore della letteratura meridionalistica con le sue inchieste). Il grano si mette a mollo in abbondante acqua il venerdì, il sabato lo si fa cuocere per 5-6 ore a fuoco lento, solo...

Progetto Jazzi / Le esperienze del ritorno in Rete

  Prosegue l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).    Dagli jazzi (“iacere, giacere”) ­– dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo – prende il nome il progetto di “valorizzazione” del Parco del Cilento e del Vallo di Diano, la seconda area protetta italiana per estensione dopo il Parco del Pollino in Calabria. Con i suoi infiniti percorsi naturali, tra il mare e i monti, e un ricchissimo complesso di mulini, frantoi, ripari, stalle, cantine.   Ripari per animali da pascolo, visioni di mari e di monti: una modalità di “abitare la natura”– o di riabitarla in forma di casa, oltreché di paesaggio – che mi fa pensare al Parco intitolato a Francesco Biamonti nel Ponente ligure, i sentieri mediterranei fra gli ulivi, i percorsi degli ovili che ho avuto l’occasione di visitare (con base a S. Biagio della Cima): lì nei luoghi dei romanzi-paesaggio di Biamonti (così li ha definiti Italo Calvino) dove “uliveti abbandonati, muretti a curve, a spigoli, a controtornate (Attesa sul mare)...

Le spiagge, i professori e il mito dei Bronzi di Riace

È raro che la nascita di un mito possa essere documentata da fotografie. Stiamo parlando naturalmente di un “mito d’oggi” – per usare un’idea di Roland Barthes – quello dei Bronzi di Riace. Lo studioso francese scrisse Mythologies alla fine degli anni Cinquanta, per dimostrare che la forma del racconto mitico poteva sopravvivere anche in un’epoca in cui la chiave scientifica aveva sempre la meglio – almeno ufficialmente – sugli altri schemi di lettura del mondo. Nuove forme di narrazione corali e anonime – requisiti essenziali del mito – avvolgevano personalità pubbliche (la Garbo, l’abbé Pierre), appuntamenti sportivi (il Tour de France), oggetti (la nuova Citroën, la “Guida blu”), cibi e bevande, pratiche culturali come l’astrologia. In questo senso, dunque, i Bronzi di Riace sono certamente un “mito d’oggi”: le due statue conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria sono inseparabili – piaccia o no – da quel coacervo di discorsi, racconti, immagini, oggetti derivati che li accompagnano sin dal giorno della scoperta.  La storia ormai è molto lontana e bisogna raccontarla da capo. Attorno al Ferragosto del 1972, due sommozzatori vagano al largo di...

Africo di Corrado Stajano

Africo di Corrado Stajano è un libro paradigma: senza Africo non ci sarebbe stato Gomorra ha detto Roberto Saviano. Perché? Provo anch’io a dare una risposta. Certo perché ha inaugurato un certo tipo di letteratura di denuncia mafiosa. Non solo. Direi piuttosto perché ha inventato quello che Italo Calvino nelle sue quarte di copertina avrebbe potuto definire un Libro-paese (qui, a proposito, nella riedizione per il Saggiatore è riportata quella che nella edizione einaudiana del 1979 è firmata da Giulio Bollati).   Un libro-mondo che a un paese emblematico del Sud più misero – abbandonato nel 1951 in seguito a una violenta alluvione e poi ricostruito in un’area anonima del territorio di Bianco sulla costa calabra col nome di Africo Nuovo – Stajano ha ridato una forma, un volume storico, volti e parole. Tutti aperti al dubbio. Ambivalenti. Così che Africo, questa la forza dirompente del libro ancora a tanti anni di distanza, assurge, si può dire, a emblematico equivoco italiano. Un paese-mondo fuori dal mondo si può dire (“out of Joint”, fuori dai cardini, è l...

New town, retoriche e abbandoni

Sono passati dieci anni dalla frana di Cavallerizzo, il piccolo centro calabro-albanese, in provincia di Cosenza, scivolato via nella notte tra il 6 e il 7 marzo del 2005. Una catastrofe prevedibile, e prevista, che ha messo in fuga e frammentato una comunità. La Protezione Civile diretta, allora, da Guido Bertolaso, adottò Cavallerizzo come laboratorio per mettere a punto il proprio “metodo ricostruttivo”, già sperimentato a San Giuliano e poi, anni dopo, consolidato a L’Aquila. Oggi Cavallerizzo è una new town: guarda, come in uno specchio, l’antico borgo abbandonato. Tutti gli sfollati hanno avuto una casa, sono al sicuro, ma molti di loro sono andati via, scegliendo di non trasferirsi in paese che non sentono proprio, che non assomiglia a quello che hanno perduto e che, dal 2013, il Consiglio di Stato ha dichiarato abusivo. Ho seguito, osservato, studiato la vicenda di Cavallerizzo sin da quella notte. Questo è il breve racconto di questi dieci anni, la storia dolente delle persone e della vita di un luogo che è uscito da sé.   Cavallerizzo vecchia vista dal nuovo abitato. Aprile 2013   Il...

Dai tombini di Torino

Un nuovo segnale è stato recentemente emesso dalla galassia Senzanome, raccolto e ritrasmesso dalle edizioni Alegre di Roma che così inaugura la collana Quinto tipo, diretta da Wu Ming 1 e dedicata agli «oggetti narrativi non identificati». Si tratta di libri che erodendo le cornici retoriche codificate e ibridando le tipologie testuali svolgono attività di guerrilla comunicativa e invitano a rileggere obliquamente il nostro mondo: lo stesso che abuso di comunicazione di massa, ronzio di fondo da socialnetwork e inquinamento narrativo diffuso rendono difficile da vivere, decodificare, amare.   Non ci potrebbe essere esordio più felice. Diario di zona raccoglie scritture inizialmente destinate da Luigi Chiarella al suo blog, da cui il nome Yamunin con cui lo si può anche incontrare su Twitter, ecosistema che abita con sagacia. Si tranquillizzi il lettore-critico che diffida di scritti che, nati in rete, trovino ospitalità sulla carta; il libro è quanto di più di più lontano ci sia dall’escamotage editoriale astuto. È la cartografia di una crisi personale innanzitutto, di quelle che...

Escher. Nel medioevo senese

Maurits Cornelis Escher, maestro di ricerche sulla visione, profondo indagatore sulla ingannevole natura dell’icona, in cui sfondo e figura sono uniti e assai modernamente si confondono in un’unica realtà, come accade nell’èra digitale, giunse in Italia per la prima volta nel 1922. Veniva da Haarlem per il consueto Grand Tour insieme a due amici: Jan van der Does de Willebois e Bas Kist: tutti allievi della rinomata Scuola di Architettura e di Arti Decorative, dove l’artista aveva trovato il suo maestro Samuel Jessurun de Mesquita, docente di grande rigore, che lo aveva introdotto al mondo della xilografia. L’itinerario era soprattutto legato alla visione dei “primitivi”, i maestri antichi dell’arte, che nel suo paese erano stati fortemente riproposti dall’opera notevolissima di Jan Verkade, allievo pupillo di Gauguin, e poi frate, di cui ha lasciato un magnifico ritratto Giovanni Papini. Per questo egli si legò così fortemente a Siena e a San Gimignano, cui dedicò opere che in primo luogo davano conto della sorpresa nei confronti di un paesaggio verticale, contrastato di luci e ombre,...

Veronelli sovversivo istigatore

“Non sono un maestro, sono un notaro”. Era questa una sua affermazione ricorrente, anche se qualcuno gli faceva notare che i notari hanno necessità di ordine e di archiviazione, di metodo, e proprio dal metodo e dalla puntigliosa precisione deriva la loro autorevolezza. Rideva, continuando a disseminare la sua stracolma scrivania di bigliettini in cui annotava tutto in “anarchico disordine”. Eppure fu “il maestro di noi tutti”, splendida definizione di Ave Ninchi che con lui condivise il successo televisivo alla fine degli anni '60. Quel successo che lo portò alla notorietà, alla popolarità che oggi si vuole rinnovare, nel decennale della sua morte, con una mostra per farlo conoscere alle nuove generazioni, che di lui sanno a mala pena il nome. Una mostra per far capire in che cosa consistesse la sua grandezza e unicità.   Difficile capire perché fu diverso da tutti gli altri che si occuparono di vino. Azzardo. Perché non si occupò mai di solo vino. La sua prima rivista sull’argomento per cui è noto fu «Il gastronomo»; ne fu editore e direttore. Tale...

Primavera dei teatri a Castrovillari

Si riempie di spettacoli ancora una volta, come sempre tra maggio e giugno, il protoconvento francescano spinto su uno sperone del paese di Castrovillari verso il Pollino giallo di ginestre. Per la quindicesima volta Primavera dei teatri porta in questo lembo nord della Calabria i nuovi linguaggi della scena italiana grazie all’intelligenza, alla curiosità, alla necessità di costruire un ambiente per la creazione artistica d’oggi nella regione forse più arroccata d’Italia, più lontana dai centri di cultura. Non è una semplice rassegna, questa, voluta dai due attori fondatori nel 1992 della compagnia Scena Verticale, il più volte Premio Ubu Saverio La Ruina e Dario de Luca, in complicità con Settimio Pisano, la mente organizzativa, e uno staff giovane, efficiente entusiasta.   Le radici e il presente   È un tentativo di portare i temi laceranti del presente in una terra appartata, martoriata da un salto violento dalla civiltà contadina al presente postindustriale. È un progetto di confrontare i linguaggi più innovativi del teatro di oggi con le proprie radici, con un modo di...

Mauro F. Minervino, Chi vive in Calabria / Chi ha scarsa memoria

La libreria di doppiozero continua a crescere, con un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Oggi vi proponiamo un testo di Mauro F. Minervino, Chi vive in Calabria / Chi ha scarsa memoria. Viaggio a Sud. Qui il link per scaricarlo.    In questa composita etnofiction, l’autore, antropologo e scrittore calabrese, accompagna il cammino del lettore attraverso la narrazione di un Sud raccontato per iperboli e paradossi, non di rado stranianti e poetici. Rinnovando e amplificando così per ognuno di noi l’interrogazione che proviene da un’Italia e da un mondo sempre più mobile e anonimo, popolato di nonluoghi, falsificato dal consumo, dalla turistizzazione, da mali sociali e da ogni genere di violenza e di abuso, che sembra avere smarrito con la memoria del passato il senso autentico dell’incontro umano, dell’abitare il mondo qui e ora. Ma dov’è più “quel luogo che viene prima di tutto e dove una casa sembra poter dare un senso, un’architettura, alla vita intera” (E. Siciliano)? Tra andate e ritorni, souvenirs e disdette, Minervino ha narrato...

Lamezia Terme, 20 novembre 2011

  Torno a Lamezia. Finalmente abbiamo le date ufficiali del debutto di Donne al Parlamento: 20 e 21 novembre, ore 21, al Teatro Comunale Politeama, gestito per il Comune da Piero e Pierpaolo Bonaccurso del Teatrop.   I corsari hanno lavorato benissimo. Ricordate che vi dicevo dei problemi creati dalla innaturale (per la non-scuola) pausa estiva? Bene, sono andati dappertutto, non solo sono ritornati nelle scuole, ma anche nelle strade, nelle piazze. Nei pub, dove gli adolescenti si danno raduno, e hanno trovato nuove adesioni ed entusiasmo. Come crediamo si faccia il lavoro con i giovani? Si fa così. Impiegando tempo e passione. Le locandine, certo, i manifesti, i dépliant, la conferenza stampa, ma prima di tutto il guardarsi in faccia. Il prenderli sul serio, uno a uno. E forse i giovani stessi possono farlo meglio di tutti, per questo è importante non essere “avari”, ma coinvolgere ragazzi attenti e svegli e appassionati nei progetti culturali, se vogliamo che siano una miccia capace di accendere i loro coetanei.     Le prove procedono. Io oggi seguo solo Praxagora e le altre con Emanuele e Tonino, mentre...

Emanuele Tonon. La luce prima

Nel romanzo La luce prima (Isbn, pp. 116, euro 15,90), lo scrittore operaio e teologo Emanuele Tonon racconta la vita della madre a partire dall’istante della sua morte. Un grido lungo e intenso, uscito fuori d’un solo fiato, come non può che essere la lettura di questo libro: parole che bruciano e pagine che fuggono dalle dita.   Una voce dura, che diviene memoria scolpita sulla carta, la veglia funebre di un figlio a colei che lo ha generato: la madre piccola e bellissima, cieca e onniveggente, eterna e perfetta, la madre pellicano, lo Spirito Santo che ha ispirato le pagine di questo libro. Lui è il figlio sbagliato, il ranocchio magro e poi il barbone per cui provare disgusto, il nemico che non ha salvato la madre. Quello che è condannato a scrivere di notte chiuso in una stanza, costretto ad accogliere in sé il lascito materno: la passione per la parola, vera e propria malattia che lei gli ha trasmesso al momento della nascita.   Emanuele Tonon ne racconta le origini di giovane donna calabrese venuta a vivere con un figlio piccolo e senza padre nell’Italia del Nord, la casa spoglia, l’esistenza povera...

Laino Castello / Paesi e città

Approdare nella vecchia e disabitata Laino Castello, nell’alto Cosentino, al confine con la Lucania, significa approdare su un colle boscoso e remoto dell’antico Mercurion, importantissima e ancora poco conosciuta eparchia monastica al confine tra l’Impero bizantino e quello longobardo. Il Mercurion, tra il V e l’XI secolo dopo Cristo, fu “capitale” del monachismo meridionale, ché qui si rifugiarono, qui costruirono monasteri e biblioteche, qui curarono i malati e confortarono gli indigenti migliaia di monaci italo-greci, provenienti prima dall’Oriente iconoclasta e, in seguito, dalla Sicilia saccheggiata e sterminata dal sareceno Kalil, che nel 940 costrinse alla fuga, tra i tanti, dopo averli addirittura ridotti a mangiare carne umana, i Santi Cristofaro, Macario e Saba, che proprio nel Mercurion trovarono un luogo appartato e sicuro dove compiere in pace la propria unione mistica con Dio, senza trascurare, come sottolineava Giulio Gay nel suo fondamentale libro (da ristampare) L' Italia meridionalee l'Impero Bizantino. Dall'avvento di Basilio I alla resa di Bari ai Normanni 867-1071, l’intervento sulla natura...

Orizzonte in Italia / Calabria

Antonio Rovaldi ci porta in Calabria, con la quarta tappa del suo viaggio in bicicletta lungo le coste dell’intera penisola italiana.     Come affrontare una punta e poi un tacco     Anche in Calabria i cammelli     Sterminio a Belvedere     Riceve il lunedì e il martedì (da 20 anni). A Paola     A Vibo Valentia faccio una pausa. Breve!     La solitudine di un palo (e la sua meravigliosa semplicità)     Foto Raniere non vende più pellicole (Lamezia Terme)     Non ancora Reggio Calabria     Oggi sposi     Ieri sposi oggi piegati     Incontrare Sant'Antonio il 13 Giugno alle 9 del mattino a Coccorinello      Crotone-Urano uno a zero     Non solo a Rio (Maratea)     Si vendono lotti edificabili a Falerna Marittima     Suor Domenica. Tropea.                

Paola / Paesi e città

C’è sempre un luogo, un nome, che conta più di tutto. Paola è un luogo con un nome di donna. È il mio paese. Quel nome per me è come il mare che ha davanti, il mare occidentale che mi ha visto nascere. Cerco sempre il mare, anche quando non ce n’è. Forse perché sono nato in questo posto di mare, e ho sempre vissuto col mare davanti. Il mare sempre. Il mare di Paola. Mi confondo col mare. Il mare grande di Paola spalancato sotto lo specchio delle montagne. Ovunque vada, più che estraneo dopo un poco mi sento naufrago. Ho quel mare dentro.È come una calamita silente che mi risucchia a sé da qualsiasi punto, che contrae il tempo e lo spazio in una cosa sola, e mi richiama a sé da ogni luogo, anche il più remoto. Una cosa è certa: Paola è un magnete, un basamento geomantico, terra e acqua a cui resto attratto. Il mio punto archimedico. L’unico, oramai. Paola è sempre lì, per me, sposa e sponda.   Sillabare a memoria in luoghi distratti e nel silenzio di certi pensieri sviati il nome di Paola mi retrocede sempre, mi riporta a destino, come un...

Orizzonte in Italia / Liguria, Toscana

Orizzonte in Italia è un viaggio in bicicletta lungo le coste dell’intera penisola italiana, dalla Liguria lungo la Toscana il Lazio la Campania la Basilicata la Calabria la Puglia il Molise l’Abruzzo le Marche l’Emilia il Veneto il Friuli Venezia Giulia. Una discesa a sud e una risalita a nord. Un’unica linea dell’orizzonte marino da Ventimiglia a Trieste. Un pentagramma cromatico di orizzonti italiani.   L'idea alla base del progetto Orizzonte in Italia è quello di creare fotograficamente un'unica linea di orizzonte italiano che gira intorno alla penisola. La scelta di percorrere le coste italiane in bicicletta mi permette di stare sempre direttamente a contatto con il mare e l'orizzonte e di spostarmi agilmente ad un'andatura dinamica e lenta al tempo stesso. Seguire l'orizzonte e appuntare ogni singolo scatto fotografico su un quaderno: il luogo, l'ora, la metereologia. Scattare una fotografia e portare il proprio corpo sempre più avanti per percepire il contorno (il limite) di una forma.   Dear Jonathan.   Giornatina no.   Magra di notte.  ...

Scampia / Paesi e città

Undici turisti provenienti da Pisa sono stati arrestati per aver comprato droga nell’outlet di Scampia. I compratori alloggiavano in buoni alberghi napoletani, poi, due di loro in taxi, arrivavano nelle piazze di spaccio, acquistavano e tornavano in albergo. Stanotte sono state arrestate altre sette persone, quest’ultime provenienti dalla Basilicata e dalla Calabria, identica, s’immagina, la metodologia d’acquisto. Un nuova moda quindi? Una specie di turismo esotico con pacchetto brivido cocaina incluso nel tour? Non sono casi isolati, se ne sentono raccontare parecchi.   A Scampia il prezzo della droga è basso e questo spinge le persone a spostarsi anche da altre Regioni per comprare in regime di sconto. Naturalmente, se devo mettere in conto l’autostrada, il prezzo della benzina, il pernottamento è chiaro che devo ottimizzare il viaggio e quindi sono portato ad acquistare molte dosi di droga, altrimenti il bilancio è negativo. Ciò, in pratica e dal punto di vista giuridico, vuol dire che la dose di droga comprata è di gran lunga superiore a quella concessa per uso personale, quindi per l’acquirente...

I neoborbonici a “Piazza Garibaldi”

Ermanno Rea ha l’età di mio padre e per il lettore impaziente aggiungo che mi ritrovo a navigare con una certa sorpresa verso i sessanta. Credo che il suo ultimo La fabbrica dell’obbedienza sia stato piuttosto sottovalutato: ci si è soffermati sulla diagnosi dell’origine controriformistica dell’inciviltà degli italiani, peraltro condivisibile, trascurando il coraggio ammirevole mostrato nel tracciare le coordinate di una possibile via d’uscita, e nel darle un nome. E quando scrivo di coraggio, intendo quello proprio degli eretici, come proverò a spiegare. C’è un innegabile furore nella costruzione argomentativa di Rea ed io a quel furore intendo rendere omaggio. Per quanto sappia che l’intransigenza oggi non paga e che, come in tanti ci ricordano, la complessità dei giorni nostri non sopporta semplificazioni.   Gli eroi del libero pensiero meridionale sono, per Rea, Giordano Bruno, Tommaso Campanella e l’Università napoletana postunitaria, quella di Francesco De Sanctis e, soprattutto, di Bertrando Spaventa. Alla storia meravigliosa di quel “cantiere napoletano di...

Lamezia Terme, 5 aprile 2011

Arrivo a Lamezia, e mi rendo conto che la città è sottosopra per una furiosa polemica attorno al campo rom dell’area di Scordovillo. Un’ordinanza della Procura, il campo va sgomberato entro 30 giorni. Motivazione: sono tutti delinquenti. Il campo è uno dei più grandi d’Italia, circa 520 persone, più o meno 104 famiglie, esiste dal 1981. È il campo dove vivono i ragazzi rom che partecipano a Capusutta, Pamela e Immacolata e tutti gli altri. Domani pomeriggio dovrò parlare ai capusuttini del testo sul quale lavoreremo, Donne a Parlamento di Aristofane, ma prima incontro Rosy de Sensi e Graziella Perri, operatrici dell’Associazione La Strada, che da 25 anni svolge un lavoro prezioso nel campo, portando i bambini a scuola e facendo tante altre attività. Chiedo loro se possono accompagnarmi al campo, vorrei vedere dove vivono i capusuttini rom.   Arriviamo verso le 11 di mattina. La prima immagine che mi colpisce è quella di un muro alto tre metri: il campo, fin dalla sua nascita, è statodelimitato da quel muro, un recinto materiale e simbolico che impedisce la vista dalla strada, e...

Il Ponte: vecchie e nuove mitologie

Il ponte, artefatto umano che unisce spazi divisi per natura, ha sempre avuto un che di sacro. In guerra, i ponti si erigono e difendono, si conquistano e s’abbattono. In pace, li si usa per viaggi e commerci. Nella Roma antica il pontefice è qualcuno che costruisce e custodisce ponti, personaggio talmente importante da assumere il ruolo di capo religioso.   Se non si tiene a mente questo pedigree al tempo stesso storico e politico non si capisce bene la vicenda del Ponte per antonomasia: quello che, unendo Sicilia e Calabria, farebbe le nostre sorti magnifiche e progressive. Lo ha capito Aurelio Angelini, che in un libro recente intitolato appunto Il mitico Ponte sullo stretto di Messina (FrancoAngeli) ne parla come di un oggetto mitologico. Questa prerogativa, permettendo di collegare passato e presente, fantasiose leggende e progetti faraonici, svela l’ideologia sottostante a questa entità immaginaria che tanto incide sulla nostra vita materiale, a questo simbolo capace di produrre (e sperperare) tanto denaro senza nemmeno avere quel minimo sindacale che di solito si chiede a chiunque: esserci.   Il ponte, riflettendoci, è...