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Cecenia

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Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...

Davide Monteleone. Spasibo

Quanto costa abbattere il muro del silenzio? Moltissimo, ci ha insegnato la storia. Moltissimo, ci dimostra ancora una volta la terribile notizia di quanto successo il 24 maggio al fotoreporter italiano Andy Rocchelli, ucciso a colpi di mortaio in Ucraina. Eppure se non ci fossero persone come lui, le verità scomode resterebbero solamente un dolore represso a pesare sul cuore di chi le vive. Una ferita senza nome sulla pelle delle generazioni a venire.   È con questa consapevolezza che si dovrebbe visitare Spasibo, l’esposizione di fotografie di Davide Monteleone, vincitore della quarta edizione del Carmignac Gestion Photojournalism Award. Il progetto, che prevede diverse tappe, è in mostra a Milano dal 24 maggio (fino al 21 giugno), presso lo Studio Museo Francesco Messina. Spasibo significa “grazie” in lingua cecena. Dopo decenni di sanguinosi conflitti, la Cecenia sta vivendo oggi un momento di pace: ufficialmente Repubblica autonoma della Federazione Russa, è protagonista di anni di veloce ricostruzione. Lusso e monumentalità costituiscono la nuova immagine della capitale Grozny, costellata di palazzi scintillanti...

Cecenia: propaganda e primavera

Gennaio 2013 – An education   Cecenia, un villaggio nella provincia pre-montana, verso i confini con Daghestan e Georgia. Una scuola media inferiore, l’edificio è un lungo prefabbricato a un piano unico, provvisorio dalla fine della guerra. Gli alunni più grandi oggi sono riuniti nell’aula magna: lezione di Islam. Ragazze con bandana sul capo e gonna nera (lunga ai piedi per le più grandi, divisa obbligatoria), ragazzini con lentiggini in camicia bianca.     Le scuole cecene seguono in tutto e per tutto il programma della Federazione Russa: le classi sono miste maschi-femmine, è prevista soltanto l’ora di Religioni Mondiali, dove si studiano insieme buddismo, ebraismo e ortodossia oltre alla fede di Maometto, le 4 religioni ufficiali nel paese. Islam, arabo e Corano si studiano solo in scuole apposite e madrasse. Come aggiunta al programma, ci sono anche un paio d’ore a settimana di lingua e letteratura cecena.     Oggi però è un incontro speciale: è venuto uno dalla Muftia di Grozny: su uno schermo proiettano un video sui “wahabiti”, gli...

Cecenia reloaded

Non fosse per quei ritratti giganti affissi ovunque – Padre, Figlio e Spirito Santo, come li chiamano qui – accompagnati da slogan di propaganda come Red Bull visuali per il popolo distratto, oggi Grozny, a 12 anni dall’ultima guerra tra Russia e Cecenia, sembrerebbe quasi una città normale. Anzi, migliore di tanti buchi della provincia federale. La “città più felice di Russia”, secondo un sondaggio recente che lascia molti non detti.     Grattacieli, centri commerciali, caffè, pizzerie e sushi bar, strade asfaltate, parchi di rose e panchine, auto moderne e pick-up di lusso che si fermano ai semafori, fitness club. Ordine e pulizia. Ogni tanto, qualche posto di blocco: forzuti in mimetica e kalashnikov piazzati sulle arterie strategiche, come il Corso Putin, rimpolpati in occasioni ufficiali. Come alla parata di star per la Festa della Città, il 5 ottobre, quando ho visto il centro blindato, i cittadini comuni esclusi dalla festa. C’era anche Ornella Muti, ha fatto scandalo il suo ballo col dittatore, e poi fuochi d’artificio che pareva Las Vegas. Ma di solito i buzzurri armati, per...

Settembre 2001: chiusura (o apertura) del cerchio

Il raid successivo alla seconda guerra mondiale – sia aereo, sporadico (certe azioni di Israele per esempio) o sistematico (la prima guerra del Golfo, il Kosovo), sia terrestre svolto da truppe d’élite in singole missioni o in apertura di conflitti più ampi (Enduring Freedom in Afghanistan), che da guerriglieri rivoluzionari vincenti (a Cuba), perdenti (in Europa) o difensivi (in Vietnam) – ripete modalità e protagonisti, ripropone contraddizioni già esaminate nei capitoli precedenti. Oggi la riflessione si appunta, per forza di cose, sulla novità sconvolgente apportata dal suicidio, che richiede la scelta se accoglierla quale modifica profonda del raid fin qui analizzato o se viceversa considerarla un tratto che la esclude automaticamente da esso.   Alle 7.59 dell’11 settembre 2001 un Boeing 767-223E con a bordo 81 passeggeri, 9 assistenti e 2 piloti lascia Boston in direzione Los Angeles. L’ultima comunicazione del Volo 11 risale alle 8.13, in seguito non risponde alle indicazioni del controllo di terra. Anche il transponder, che permette la localizzazione da terra attraverso altitudine e posizione,...