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Chicago

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IMM' n. 3: Intensità, intermittenza, registrazione / Wolfgang Tillmans: un nuovo registro visivo

“Sei libero di usare gli occhi e di attribuire valore alle cose nel modo che vuoi. Gli occhi sono un grande strumento sovversivo perché tecnicamente non sottostanno a nessun controllo, sono liberi quando li usi liberamente” (Wolfgang Tillmans, conversazione con l’autore, dicembre 2005).   Ci sono fotografie di Wolfgang Tillmans che sembrano inesauribili. Non perché sono complicate nella composizione o così piene di informazioni visive da far emergere sempre nuovi dettagli. Talvolta è così, ma la ricchezza di cui parlo è di tipo differente. Posso tornare in continuazione su alcune sue immagini e ogni volta sperimento la stessa sensazione di qualcosa di fondamentalmente imperscrutabile. Per esempio, non posso smettere di guardare la fotografia Senza titolo (La Gomera), del 1997, che getta un incantesimo su di me non solo perché è strana – in effetti non riesco a capire bene cosa vi accade – ma anche a causa del suo innegabile fascino visivo. Due persone stanno strisciando carponi sulla spiaggia, creando un grande disegno nella sabbia: una linea senza meta, composta da due curve e poi un giro completo, il cui inizio è rimasto fuori dal riquadro dell’immagine. La coppia sulla...

Shameless

“Dovresti vedere Shameless”, ci saremo sentiti dire in tanti. Io ho anche ricevuto una motivazione di questo tipo: "dovresti vedere Shameless perché, mentre la famiglia tradizionale si disgrega, ecco una fiction che è in grado di produrre meravigliose metanarrazioni eversive sulle nuove forme della famiglia". Forte di una simile raccomandazione, ho guardato la serie intera. La prima cosa che ho scoperto è che il commentatore si sbagliava su un punto: Shameless non è una serie 'perfettamente' americana ma il remake statunitense di una produzione inglese, firmata Paul Abbott, del 2004. La seconda è che, in effetti, in qualsiasi modo si tenti di parlare di questa sceneggiatura, la "mancanza di pudore" della serie (shameless) è fortemente liberatoria.   Il numero dei personaggi che appaiono attraverso le quattro stagioni finora prodotte dà una prima ragione di respiro, dato che si tratta di seguire le vite molto movimentate di più di venticinque personaggi. Sotto questo aspetto, Shameless costituisce il contrappunto culturale di Settimo Cielo, serie americana di grande share, giunta...

Nel mistero di Vivian Maier

Silvia Mazzucchelli Finding Vivian Maier   Finding Vivian Maier (Usa 2013, Feltrinelli Real Cinema) è un film prodotto e diretto da John Maloof e Charlie Siskel, presentato in diversi festival internazionali (in anteprima il 4 di ottobre alla Galleria dell’Incisione di Brescia) e dedicato a una delle figure più celebrate del momento: Vivian Maier.   La storia è nota e il film la ripercorre: nel 2007 John Maloof acquista quasi per caso ad un’asta i rullini della fotografa nata nel 1926 e morta nel 2009, che per tutta la vita ha lavorato come baby sitter. Convinto di aver reperito materiale interessante per il libro che stava scrivendo sul suo quartiere di Portage Park a Chicago, si ritrova ad essere unico erede e curatore di uno sterminato archivio fotografico: oltre 100.000 negativi di foto, molti filmati in Super-8, registrazioni su audiocassette, vari oggetti e ritagli di giornali. Il dvd è accompagnato da un volume La bambinaia fotografa a cura di Naima Comotti, in cui sono raccolte alcune interviste e articoli apparsi sui quotidiani italiani.   La domanda che viene suggerita durante la visione del film non lascia...

Coen brothers. A proposito di Davis

“Non si fanno soldi con questa roba” sentenzia impietoso Bud Grossman, dopo aver ascoltato la struggente ballata di Llewyn Davis. È il 1961 e solo due anni dopo sarebbe uscito The Freewheelin’ Bob Dylan, il secondo album di Bob Dylan, quello di  Blowin' in the Wind, per intenderci.         È il momento della seconda rinascita del folk, che sporcandosi con il rock e con l'electric folk, raggiunge il suo apice proprio negli anni '60, proprio in quel Greenwich Village da cui Bob Dylan s'impose come cantore del Movement, il movimento di protesta americano per la pace e per i diritti civili. Ma non basta essere un folk singer, nel Greenwich Village degli anni '60, per diventare Bob Dylan.     Cambiando l’ordine dei fattori il risultato cambia e Llewyn Davis potrebbe essere la personificazione dei tanti che non ce l'hanno fatta. Potrebbe. Perché  il film dei fratelli Coen A proposito di Davis (traduzione banalizzante di Inside Llewyn Davis) non traccia la parabola della carriera di Llewyn Davis, ma racconta una sua settimana (ci auguriamo non proprio“tipo...

In direzione Beale Street

Stavolta è davvero impossibile accampare scuse che, in qualche modo, possano difendere la categoria: il motel sulla Interstate è lurido, malsano. La bussola d’ingresso va attraversata a passo spedito, tappandosi il naso ma senza farsi vedere, perché lo sporco altrui mette in imbarazzo. L’aroma tradisce sedimentazioni geologiche: crisalidi, caramello, formaggio da hard discount, pastoncino per uccelli, bigattini, budella; pare che in questi tre metri quadrati da decenni qualcuno si stia ingegnando nella preparazione artigianale di pasture per zombie, affinando ricette e metodi di preparazione che dovrebbero potenziare quel loro stato d’insaziabilità costante. Per poi poterli educare ai lavori forzati, suppongo. Per far rinascere l’economia del South, azzardo. Altro che visite turistiche al museo cartonato di Mark Twain e la pesca al pesce gatto! Decidiamo di rimanere, almeno per una notte. I miei compagni di viaggio e le loro rispettive chitarre riposano per un’oretta scarsa. Io, come da rito, ispeziono con una piccola torcia le porzioni di pavimento sotto i letti per trovare insetti a gambe all’aria, vaporizzati...

Chicago. Millennium Park

Il Millennium Park è il cuore di Chicago ai piedi dei grandi grattacieli, i cui riflessi luminosi si riversano nelle strade, tra l’asfalto e i prati. L’incontro tra la luce e il rumore metropolitano, il movimento, la rapidità rende unico questo spazio pubblico. Il passeggio quotidiano, l’aperitivo dopo il lavoro, i picnic in pausa pranzo, sono momenti essenziali di chi lavora nel Loop di Chicago. Il parco è un concentrarsi di imponenti pezzi d’arte che tolgono il fiato: dal Cloud Gate (ribattezzato dagli autoctoni The bean, il fagiolo) di Anish Kapoor, alla eccentrica Crown Fountain di Jaume Plensa, fino al sontuoso palco per orchestra all’aperto di Frank Gehry. E mangiarsi un hot dog o un hamburger all’ombra di questi colossi è un’usanza ormai consolidata.     Può capitare più frequentemente di sabato e di domenica, ma anche in un qualsiasi giorno feriale primaverile o estivo che sia, quando la morsa del freddo si allenta e il vento glaciale lascia finalmente respirare la città. Solitamente succede verso le sette e mezza di sera: strani movimenti cominciano a vedersi...

Chicago. Studio Malick

Malick Sidibé è un fotografo di Bamako, capitale del Mali, che grazie alle immagini scattate nel suo paese durante gli anni ’60-’70 ha raggiunto una notevole fama internazionale. Le fotografie ritraggono la società maliana finalmente libera dopo ottant’anni di colonialismo francese e queste gli sono valse riconoscimenti sovranazionali. Da allora la sua notorietà è cresciuta fino al conferimento d’importanti premi, quali il The Hasselblad Award del 2003, il Leone d’oro alla carriera della Biennale di Venezia del 2007, l’Infinity Awards del 2008. Negli ultimi vent’anni si sono susseguite mostre per tutto il mondo e in Italia va ricordata l’esposizione “Malick Sidibé. La vie en rose” ospitata dalla Collezione Maramotti di Reggio Emilia nel 2010.     A Chicago s’è appena conclusa la mostra “Studio Malick” nell’appartato spazio espositivo della DePaul University, una delle più grandi università cattoliche degli States. Su Malick ci sono capitata per caso. Il mio vero obiettivo era una serie di fotografie recentemente...

Richard Powers. Generosity

Se riuscissimo a scoprire il segreto biologico dell’ottimismo potremmo inaugurare un’altra era dell’umanità. Non solo. Se riuscissimo a mettere insieme gli elementi giusti potremmo fabbricare storie con estrema facilità. Nel suo ultimo romanzo Richard Powers maneggia geni e parole come se rispondessero a uno stesso disegno. La protagonista di Generosity (Mondadori, 365 pagg., euro 20) è una ragazza algerina di ventitré anni innamorata della vita. Thassa sprizza la positività di una mistica e il suo buonumore è magnetico a tal punto da diventare materia di studio da parte di uno scienziato genomista che vuole ridisegnare l’umanità cancellando dal mondo depressione e vecchiaia. Thassa ha perso i genitori in Algeria e adesso vive sola in un dormitorio a Chicago, dove frequenta l’Arts College. Scoprire il suo segreto è scoprire il segreto della felicità. Russell Stone, il suo professore di scrittura, la crede affetta da ipertimia, un disturbo che porta a un’esaltazione dell’umore.   Questa è in parte la trama. Ma il romanzo di Powers è una scatola narrativa...

Pornotopia

Com’è cominciato tutto? Com’è accaduto che siamo arrivati sino a questo punto? Prima della tavernetta di Arcore, prima delle grotte di Villa Certosa, delle piscine sotterranee, della lap dance, delle serre, dei letti girevoli, dei grandi divani, delle case arredate secondo i desideri di un Peter Pan fallocratico, delle Neverland sarde o delle ville pornobrianzole, cosa c’era? Tutto ha inizio con un giovane laureato in psicologia, Hugh Hefner, congedato da poco dall’esercito. Siamo nel novembre del 1953, in piena Guerra fredda, quando giunge nelle edicole americane una nuova rivista priva di data e di numero progressivo: pezzo unico. Si chiama Playboy e vende in pochi giorni 50.000 copie. All’epoca in America vigono leggi severe contro la pornografia, che limitano la distribuzione e la vendita di testi ed immagini di contenuto sessuale sia nelle edicole sia per posta. Non esiste la controcultura con le sue provocazioni e il Greenwich Village è solo un luogo un po’ bohemien; la Beat Generation deve debuttare, mentre Elvis guida ancora un camion a Memphis; inoltre, chi va in giro con una copia di Tropico del Cancro di Henry...