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Congo

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Tutti corrono. Ma da cosa scappano?

Ha alle spalle il tour obbligato comune a tutte le centinaia di migliaia di fuggitivi che sbarcano sulle nostre coste. Per noi l’emergenza parrebbe essere l’arrivo dei migranti e non le guerre e gli orrori sperimentate da queste vite che hanno dovuto affrontare in ogni variabile la capacità umana di toccare il fondo dell’orrore, almeno quando decide di dare il peggio di sé.   A Tony, un ragazzo arrivato avventurosamente in Europa dal Congo con una traversata di frontiere e di terre che gli ha preso sette anni di vita, il paesaggio verdissimo e curato che attornia la cascina dove abito dice pochino. Sì, hai pari a spiegargli che il governo delle acque che ha sotto gli occhi, la rete di canali e rogge e cascate e chiuse che irrigano tutto e consentono quel prodigio produttivo che per secoli è stata l’agricoltura lombarda, è frutto del lavoro di generazioni e dell’ingegno di menti eccelse. – Leonardo, ha progettato quelle chiuse. Leonardo da Vinci, – gli dico. E aggiungo una domanda, perché mi è venuto un dubbio – Tony, mai sentito questo nome? – Ronaldo? Il suo volto si...

Una lunga estate africana

La Tate Modern inaugura nello stesso giorno due personali di Meschac Gaba e Ibrahim El-Salahi (rispettivamente Benin e Sudan); A Season in Congo (pièce dello scrittore martinicano Aimé Césaire sull'indipendenza del Congo) fa il tutto esaurito ai botteghini; ci si prepara a 1:54, la fiera  dell'arte africana contemporanea, che aprirà ad Ottobre come evento parallelo della Frieze Art Fair. Ma già da un anno in Gran Bretagna si parla di Africa: nel giugno 2012 la BBC aveva inaugurato, parallelo alla già esistente copertura delle notizie dal continente nel suo “World Service”, BBC Focus on Africa, quotidiano per Radio e TV “per un pubblico africano” (come spiega il lancio del format) diventato il fiore all'occhiello di una programmazione articolata che prevede approfondimenti politici settimanali, uno show sulla musica, un serie di documentari di avventura, tutti concentrati sul continente.     La passione africana della Gran Bretagna sembra improvvisamente connettere le spinte policentriche che da un paio di decenni, specialmente nel mondo anglosassone e francofono, si muovono per...

Il guerrigliero

   Il partigiano più famoso del Novecento, divenuta icona del rivoluzionario, è indubbiamente per una serie di motivi Ernesto “Che” Guevara. In Sud America anzitutto l’idea di un rivolgimento sociale in senso comunista brilla di luce propria, in quanto ormai sganciata dalla commistione con la liberazione coloniale, viceversa ancora fortemente significativa in Africa e in Asia; inoltre la vicenda personale del combattente a favore di tutti i popoli oppressi e non solo del proprio, nonché la tragica ed emblematica morte, contribuiscono in modo decisivo a forgiare il modello. Guevara fu anch’egli un teorico della guerriglia per deduzione, ma le sue formulazioni non si discostano molto da quelle di Mao: disciplina interiore, nobiltà e audacia, radici popolari e conoscenza del territorio, impegno social-rivoluzionario. Piuttosto possiamo prendere la sua vicenda paradigmatica per svolgere alcune distinzioni e riflessioni ulteriori.   Essendo partiti dal mito classico e giunti fino al Novecento si è assistito ad una banda di oscillazione piuttosto ampia nella quale si inserisce il raid. La sua versione...

Continuità e modificazioni del raid nel novecento

Nel Novecento l’uso sistematizzato del raid in guerriglia continua, ed anzi si amplia geograficamente a livello globale, trovando pure diverse codificazioni teoriche. In Europa, come già nella Spagna antinapoleonica, le nazioni sconfitte da prima sul piano della guerra regolare adottano queste ulteriori forme di lotta quando l’occupante nazista, impegnato ormai su troppi fronti, dà iniziali segni di cedimento. Così in Italia, nei Balcani o in Francia proprio la guerra dei pochi salva l’onore di tutti o ribalta destini già scritti nel senso di definitive umiliazioni in campo aperto. Può viceversa essere una carta da giocare quando l’esito dello scontro è ancora aperto, come in Russia secondo le direttive di Stalin basate sul ripiegamento, la tenuta delle città e l’azione di partigiani infiltrati aldilà delle linee avanzanti dei tedeschi. In tutti questi casi il raider diviene, in misura anche superiore che nell’Ottocento in cui la spinta rinnovatrice del Romanticismo incontrava ancora molte riserve, figura positiva e leggendaria di liberatore, supportata a livello popolare nonché...