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Emilia Romagna

(13 risultati)

On the road / Via Emilia psichedelica

Il passato non esiste – si dice – siamo noi a ricrearlo. Sarà anche vero, ma di certo è esistito. E, alla fine, ci sono due modi per incontrarlo: far sì che entri nel nostro tempo, oppure andare noi verso di esso. Sono due metafore che disegnano itinerari simili solo in apparenza, in realtà opposti.  Un passo di Walter Benjamin spiega in che cosa consista la prima direzione: “Il vero metodo per renderci presenti le cose è rappresentarcele nel nostro spazio (e non di rappresentare noi nel loro). (Così fa il collezionista e così anche l’aneddoto). Le cose, così rappresentate, non tollerano in nessun modo la mediazione ricavata da ‘ampi contesti’. È questo in verità (…) il caso anche della vista di grandi cose del passato – cattedrale di Chartres, tempio di Paestum: accogliere loro nel nostro spazio. Non siamo noi a trasferirci in loro, ma loro a entrare nella nostra vita”. Siamo dunque davanti al contrario dell’abusato “viaggiare nel tempo”: è l’immanenza del passato nelle sue testimonianze materiali che impatta, per così dire, il nostro tempo e la nostra quotidianità; è a questo punto che il passato, lontano o lontanissimo che sia, rivela la sua fisionomia e, non di...

Museo Guatelli, MAST e trattorie emiliane / Mai perdere di vista il ragù!

È da tempo che volevo visitare il Museo Guatelli. Me ne aveva parlato l'amica Marta Sironi, che ha un gusto infallibile per il bello e non vedevo l'ora di andarci. Tra una cosa e l'altra sono passati un po' di mesi e una mattinata piovosa di questo inverno mite non scoraggia il nostro equipaggio a far rotta verso Ozzano di Taro, prima tappa di una giornata intensamente emiliana. Tra la pianura e l'Appennino, appena prima di Fornovo, una vecchia casa di mezzadri, con stalla ed edifici annessi, ospita il Museo Guatelli. Ad accoglierci è Lino che, con amicizia e gentilezza, risponde alle nostre domande e ci fa notare le cose più curiose di questa gigantesca e compressa raccolta della civiltà contadina e, più in generale, del mondo di ieri. Ma non è solo un museo dell'uso e del riuso della vita quotidiana, è di più, e se ne sono accorti, tra gli altri, Federico Zeri, Christian Boltanski, l'onnivoro Sgarbi.       Ettore Guatelli, maestro elementare, frequentatore di Attilio Bertolucci, uomo socievole e solitario al tempo stesso, comincia a raccogliere dagli anni Sessanta tutte le tracce di un mondo che sta scomparendo. Qualcuno ha definito il Novecento il secolo del...

La lapide di Toni Giuriolo

Il modo migliore per scoprire lapidi e cippi è andare in bicicletta. Questa lapide dedicata a Toni Giuriolo si trova sulla strada provinciale 66 che da Maserno (provincia di Modena) porta a Lizzano in Belvedere (provincia di Bologna). È una strada meravigliosa, una strada blu, pochissimo trafficata e che dona una vista sul crinale appenninico stupefacente. La lapide si trova in località La Corona, prima di Querciola. Toni Giuriolo, ricordato da Meneghello nel settimo capitolo di Fiori italiani e da Daniele Lucchetti nel film I piccoli maestri, con Marco Paolini nella parte di Capitan Toni, muore qui assassinato dai tedeschi il 12 dicembre del 1944 mentre cerca di recuperare i cadaveri di due partigiani morti. Il corpo è trovato da un suo compagno tra la neve con una bomba fissatagli sulla gamba dai soldati tedeschi. Accanto alla lapide c’è una fontana. Di solito d’estate ci sono piante di fiori intorno. È bello fermarsi con la bici a riempire la borraccia e starsene in silenzio a osservare la strada. E scoprire che esistono strade dell’anima. Le strade dell’anima hanno una compostezza candida, non svaniscono nei...

Lindo Ferretti e Davide Dall'Osso

Una mostra in un piccolo paese dell'alto Appennino Tosco Emiliano può essere un'anomalia ma anche un evento culturale e un'occasione di intrattenimento: tutto questo e molto altro dentro la breve estate della montagna. Una stagione questa, oggi consumata tra fiere e sagre per villeggianti e (pochi) residenti, fino a ieri teatro di un pullulare di vita, da maggio fino a settembre, prima di un'altra esistenza verso i pascoli della Toscana e della Pianura Padana. Una mostra peraltro limitata, ma non occasionale e perfettamente coerente con i luoghi, e con l'originalità della collocazione. Certamente originale solo se si pensa in termini "urbani", solo se si considera una mostra come esposizione di oggetti o elementi artistici, rappresentazione di concetti o idee che possono essere razionali o irrazionali, astratti o concreti ma sempre dentro una cornice e un contenitore "ordinato", luogo dove la rappresentazione, la mostra, l'evento culturale deve avere sede e palcoscenico. Eppure due stalle lontane solo poche passi e un'aia di pietra sono state durante tre settimane il teatro raccolto per le sculture equestri di...

La fotografia di William Guerrieri

William Guerrieri, ideatore con Guido Guidi del progetto d’indagine Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, è anche fotografo, e in questa veste si è dedicato sin dal 1991 all’identità degli spazi pubblici e al tema della memoria, anche attraverso il riutilizzo di fotografie vernacolari. Il dibattito contemporaneo sulla fotografia documentaria attualizza il lavoro di Guerrieri, che da un lato sembra riconoscere i limiti della fotografia come esperienza diretta in un’epoca dominata da immagini apparentemente accessibili e decodificabili, dall’altro rivendica la fotografia come esperienza antropologica di specifiche culture legate ai luoghi, alla loro storia, alla loro politica. A questi temi William Guerrieri ha dedicato il saggio Attualità del documentario, appena pubblicato nel libro Luogo e identità nella fotografia italiana, a cura di Roberta Valtorta (Einaudi).   William Guerrieri, Ambienti pubblici, 1992   È difficile resistere alla tentazione dell'inizio: come hai scelto la fotografia?   Penso che sia utile a volte ripensare agli inizi, forse lì si trovano...

Scintille rock sul mare Adriatico

Qualche giorno fa sono stati annunciati i vincitori della Targa Giovani MEI 2.0: il gruppo che il 28 settembre salirà sul palco del Teatro Masini di Faenza per ritirare il premio come Migliore Band dell'anno sono i pesaresi Brothers in Law.   Nella foto di gruppo in copertina su La Repubblica XL di luglio/agosto troviamo un'altra pesarese DOC: la cantautrice pop Letizia Cesarini, meglio nota come Maria Antonietta. È da qualche anno che la “scena pesarese” fa parlare di sé a livello nazionale e, addirittura, internazionale. Se ai Be Forest è stato chiesto di aprire tutte le date del tour europeo dei Japandroids, i Brothers in Law sono stati invitati a partecipare al SXSW Festival 2013 a Austin, Texas. I Soviet Soviet sono un'altra band che spesso gira l'Europa in tournée, riempiendo i locali, come pure gli STRi. In Italia, afferma Marco Roscetti di Villa'n'Roll, “Maria Antonietta è sulla bocca e sulle cuffie di tutti, tanto da essere tra le artiste del nuovo manifesto politico-culturale di Manuel Agnelli 'Hai Paura Del Buio?'”, mentre “Gli Ebrei finiscono ad essere...

Esorcismo

Nel Codice Atlantico custodito all’Ambrosiana di Milano, qualche zuzzurellone, evidentemente della parrocchia che fu di S. Carlo Borromeo, nell’800 o giù di lì ha infilato di straforo il disegno d’una bici. Ma prima di scoprire lo scherzetto hanno invaso la stampa scientifica fiumi di parole sul  genio dell’invenzione del moto giroscopico che sarebbe stato anche il padre di quella del più importante mezzo di locomozione mai inventato al mondo. Il fatto è che non siamo solo la patria dei geni, ma anche quella dei comici e ce ne sono di vaglia sia nell’uno che nell’altro campo.   Comunque sia, parlando della macchina in questione (non inquinante né acusticamente, né atmosfericamente e alimentata da energia rinnovabile con un semplice consumo di bistecchina o, dai vegetariani, di qualche stufato d’erbe), non si dovrebbe dire patria, ma patrie. Esempi: a Milano arrotano quotidianamente i malcapitati, che si ostinano coraggiosamente a usare il mezzo tra l’indifferenza delle amministrazioni pubbliche a qualsiasi colore appartengano, e a Ferrara, anzi per la verità in tutta l...

Ricostruire

Appena dopo la violenta scossa di terremoto del 29 maggio in Emilia, sui quotidiani online compariva la foto di una singolare preghiera all’aperto: una cinquantina di uomini di religione musulmana piegati a terra su un prato, vicino alla fabbrica di San Felice sul Panaro dove erano morti due operai di origine pakistana e un ingegnere italiano. In realtà nella zona del terremoto, tra le province di Ferrara e Modena, Reggio Emilia e Mantova, è da giorni che si prega all’aperto e di sicuro si continuerà a farlo per mesi: infatti sono decine e decine le chiese distrutte o gravemente lesionate; sono chiuse anche quelle in cui devono ancora essere fatte le verifiche statiche. A così breve distanza dagli eventi sismici un inventario dei danni al patrimonio storico e artistico è impossibile, ma è chiara la vastità dei danni. Il duomo di Mirandola, costruito nel XV secolo, è in gran parte crollato; dall’esterno si intravvedono i pilastri e quanto rimane delle volte gotiche. Un crollo anche nel duomo di Carpi, un edificio eretto agli inizi del Cinquecento su progetto di Baldassarre Peruzzi. In tutta l’area...

Il terremoto è un’istantanea

Bastano quarantotto ore e il terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna scivola dalle prime pagine dei quotidiani a quelle interne. Poi, al terzo giorno dopo le scosse che hanno provocato sette morti, decine di feriti, cinquemila sfollati, il terremoto si assesta: prende posto tra la pagina 22 e la 25. Al terzo posto dopo i risultati delle elezioni amministrative, che tengono le prime pagine, e l’inchiesta sull’attentato alla scuola di Brindisi.   I giornali, nel tempo in cui le notizie giungono subito sulla rete, traboccando da Facebook e da Twitter senza aspettare di arrivare in Tv né attendendo l’apertura delle edicole, sono in primis dei sismografi informativi. Proprio per questo non hanno tempo da perdere con il terremoto.   Il ruolo per cui vengono ancora tenuti in vita è quello di monitorare, ad uso degli abitanti del Palazzo, i sussulti nei rapporti di forza tra schieramenti, correnti, movimenti. Li riassumono a delizia e dannazione di coloro che un tempo consultavano, sin dall’alba, i “mattinali” redatti dagli uffici riservati e ora, un po’ smarriti, scrutano le prime pagine dei giornali come...

Dove comincia e dove finisce la Padania

Dove comincia e dove finisce la Padania? Dalle sorgenti del Po al Mare Adriatico, hanno risposto i creatori di questo mito che non ha mai fatto i conti né con la geografia né con la storia. Cuneo è in Padania? Udine pure? E Ravenna e Ancona sono parte della Padania? O forse la Padania è il territorio che si estende intorno a Cassano Magnago, paese di nascita di Umberto Bossi, centro d’irradiazione di una fantasia geografica che ha ammaliato per quasi vent’anni una parte della popolazione del Nord del paese, come una sorta di fuga dal reale che ora si rivela, come ha sottolineato Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica italiana, quello che appunto è: illusione. Il re è nudo, dice il bambino della favola di Andersen, che ci fa capire come lo slogan della Lega sia prodotto, non tanto e non solo, dalla boutade del capo leghista, ma anche e soprattutto dallo risposta della folla che l’ascolta, e vi crede.   Claudio Franzoni, studioso dei gesti, ha fatto notare di recente come sia appunto lo sguardo della folla che rende grande il gesto che compie l’uomo politico, e che basta un punto...

Mze’ta

  Dialetto Romagnolo (Forlivese) Termine usato ormai solo dai più anziani che si potrebbe tradurre in boccale.   Loris Sarti

Orizzonte in Italia / Emilia Romagna

Continua Orizzonte in Italia, il giro in bicicletta lungo le coste della nostra penisola: questa tappa ci porta in Emilia Romagna.   CHOH. A Marina di Ravenna.   Piada.   La riviera di mattina.   La sacca di Goro.   Nuvoletta romagnola.   Il delta.   Ritrovare il punto nella foce.   Taglio della falce.   Tra la Romagna e il Veneto un ponte di barche.   Verso i lidi ferraresi.  

Traiano Boccalini / Ragguagli di Parnaso

Per una volta, in questo Ragguaglio del capolavoro barocco di Triano Boccalini, non ci si lamenta di una ennesima aggressione militare al territorio italiano o di un dominio straniero esercitato con le armi: stavolta a fare le spese dell’invasione subita (a opera degli Spagnoli) sono gli abiti, la lingua e addirittura il cibo nazionale, scalzati dalla voga esterofila. Ma ancorché l’attentato alla libertà e all’indipendenza sia stato perpetrato sugli usi e costumi nazionali, i suoi effetti non sono meno esiziali . Una accorata denuncia di quello che qualche secolo dopo si sarebbe chiamato imperialismo culturale, insomma.     Parte Terza, Ragguaglio XXXIII   Dopo un importantissimo avviso portato in Parnaso da un poeta italiano, Apollo per pubblico bene d’Italia fa ammonire quella nazione a non usar abiti né costumi stranieri, come quei che sono di pessima conseguenza alla libertà di lei.   Sono già passati sei giorni, che una mattina fu veduto un poeta italiano sopra un velocissimo cavallo correr verso il real palazzo della Maestà di Apollo, tutto affannato, gridando all...