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Marocco

(13 risultati)

Carnet geoanarchico | 2 / Brandizzare un'isola

Sto guardando l’acqua cristallina del porto dalla terrazza del bar. I suoi colori, turchese, acquamarina, malachite sembrano quelli del più scontato volantino turistico. Visitateci. Un sogno dietro l’angolo. La sensazione d’inquinamento mediale, questo sapore falso in filigrana, non se ne va nemmeno quando, raggiunto il fondale artico del gin tonic, mi chiedo se non dovrei tornare alla birra. Intanto un maestoso due alberi entra in rada. Scendono quattro belle ragazze scalze, accento romano, pareo. Scompaiono dietro le quinte del molo e mentre mi distraggo strizzando gli occhi abbacinati sopra la linea a veliero di Favignana, un po’ in foschia un po’ tremolante e spettrale, rieccole sedute in terrazza a saturare l’aria di un mix di olio di karitè e tranci di pizza. Pochi istanti fa ero immerso in una decadente autorappresentazione alla Paul Bowles, a mezza via tra Egeo e Marocco.   Adesso il personaggio dandy in completo di lino (che voleva essere me) frana miseramente nel turista occasionale, senza nemmeno un portafoglio che gli consenta di affrontare illimitatamente il bar. Ma il problema non sono io e non sono loro, cioè le ragazze dalle caviglie abbronzate. Il problema è...

Come ha votato l'Inghilterra rurale / Brexit: si scrive Europa ma si legge negri

È facile cedere alla tentazione di fermarsi alla lettera delle cose. Tanto più quando queste si guardano da fuori, attraverso il filtro della proprie strutture e questioni irrisolte. Così mi pare che sia successo con i commentatori Italiani che negli ultimi giorni hanno affrontato la questione della “sorprendente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea”. E se da uno sguardo esterno proprio di questo sembra trattarsi, il senso di quanto è successo è ben più chiaro agli occhi di chi vive in Inghilterra e ne respira a fondo l’atmosfera putrida.   “La sorprendente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea” è una frasetta che vale la pena di leggere come gli esegeti Islamici leggevano gli hadith del Profeta: con un occhio alla lettera e uno, quello più attento, al suo significato più recondito e più vero.   Cominciamo dal suo essere così “sorprendente”, da cogliere alla sprovvista anche gli allibratori, che l’hanno quotata come improbabile fino al giorno del referendum. In effetti, un suicidio economico e una regressione politica così spaventosi sembravano tanto contrari alla logica, che gli stessi leader della campagna Leave sono stati colti di sorpresa dai risultati....

La genesi del jihadismo in Francia secondo Gilles Kepel

Gilles Kepel è uno dei massimi specialisti di Islam e mondo arabo. Professore all’Istituto di scienze politiche di Parigi è noto per i suoi studi sulla genesi e lo sviluppo dei movimenti islamisti. Il suo ultimo libro uscito in Francia nel dicembre 2015 (Terreur dans l’hexagone. Genèse du djihad francais) spiega come si è costituita quella che chiama la terza generazione di jihadisti. Il testo è centrato sulla storia e i problemi relativi all’integrazione dei musulmani nella società francese e può risultare ostico a chi non si interessi delle vicende politiche del paese transalpino.     Il capitolo iniziale dal titolo 13 novembre 2015 parte dagli attentati e li osserva con taglio sociologico. Kepel analizza i profili di questi giovani attentatori figli dell’immigrazione algerina e marocchina formatasi in Francia o in Belgio e cerca di comprendere cosa non abbia funzionato e come si sia arrivati al costituirsi di nuclei terroristi in seno alla Francia.   Kepel parte da una data lontana nel tempo, il 1983, anno della “Marcia per l’uguaglianza e contro il razzismo” battezzata dai giornali “Marche des beurs” (termine dispregiativo con cui vengono definiti in Francia i...

L’amico lontano (L’Intime Lointain)

English Version     La storia di Naama Asfari sembra una fiaba al contrario, dove ad avere la meglio sul protagonista sono sempre crudeltà e ingiustizia. Noto attivista per la difesa dei diritti umani e giurista sahrawi, nel 2010 Naama è stato condannato dal tribunale militare marocchino a trent’anni di carcere per aver organizzato una manifestazione pacifica per il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale (ex Sahara spagnolo), territorio annesso militarmente al Marocco nel 1975 e da allora occupato dall’esercito marocchino. La vicenda di Naama Asfari rappresenta in maniera emblematica una delle battaglie più asimmetriche dei tempi odierni, la lotta del popolo sahrawi per la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione attraverso un referendum organizzato nel 1992 sotto l’egida delle Nazioni Unite. I negoziati sono stati costantemente ostacolati dalla monarchia marocchina, che controlla illegalmente il territorio in violazione dei principi del diritto internazionale sui territori non autonomi riconosciuti dalle Nazioni Unite.   La Francia si è sempre schierata a...

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Dal Sahara Occidentale o di un gesto inaudito

Chi un giorno si trovasse a scrivere una storia delle rivolte, non potrà passare sotto silenzio un fatto sorprendente occorso nell’anno 2010. Nell’ottobre di quell’anno, a ondate successive, la popolazione sahrawi di El Ayun – una città di quasi 200.000 abitanti situata nel Sahara Occidentale e occupata illegalmente dal Marocco, come lo sono tutti i Territori sahrawi – lascia le sue case per trasferirsi nel deserto, in un luogo chiamato Gdeim Izik. Vanno ad abitare in un accampamento approntato per l’occasione. Dalle poche centinaia dei primi giorni, nel giro di poche settimane le tende diventano diverse migliaia.     Ci sono rivolte che nascono così, con uno sparuto gruppo di tende piantate nel deserto. Del resto una rivolta ha forse luogo proprio quand’è in grado di inventare se stessa, i suoi mezzi, i suoi spazi. Raramente, però, si è assistito a un gesto così sorprendente come quello dei sahrawi a Gdeim Izik. Si sarà trattato solo di questo, dunque: di lasciare le case per andare nel deserto. Qui la rivolta è tutta contenuta in questo gesto e nella sua...

Tommaso Soldini. Uno per uno

Mendrisio o Essaouira, la perla del Marocco? Viaggiare per tornare a casa o provare a migrare definitivamente? Vivere di controllo e calcoli o di scommesse profonde, pronti a perdere tutto per poter forse guadagnare l’infinito? Queste le possibilità offerte ai personaggi del romanzo di Tommaso Soldini Uno per uno, che apparentemente non hanno nulla in comune, se non la residenza nel Canton Ticino e un’esistenza frustrante, effetto delle loro storie, a volte complicate solo perché umane e fragili, altre appesantite da eventi lontani e traumatici.   La prima parte del libro, A casa, è così dedicata al passato, alle narrazioni in prima persona di ciò che inchioda queste persone a quel che è stato, alle briglie che impediscono loro qualsiasi movimento o decisione. Il danno della Storia, se così si può dire, sembra definitivo, irreversibile, il rapporto fra passato e futuro è ormai necessariamente determinato, destinato così a transitare per un presente senza senso né respiro.     Finché accade l’evento: un biglietto, trovato distrattamente nella cassetta della...

In Marocco, tutto si tiene

La casa di Mohamed Bernoussi, a Meknès, sta nella ville nouvelle, ossia nella zona coloniale della città novecentesca, costruita dai francesi in un Marocco che, all’epoca, era per loro, molto diplomaticamente, soltanto un ‘protettorato’. È una villetta anni Trenta a due piani, con due aiuole all’ingresso e un piccolo terrazzino nel retro, sulla quale incombe un orrido, smisurato edificio ancora in costruzione. La calma regna comunque, in questo appartamento franco-marocchino sino al dettaglio, e Mohamed lo abita con orgoglio e dignità insieme alla moglie Christelle, che da Tours lo ha seguito sin qui, e alle due splendide figlie Dounia e Leila.     L’invito a cena, replicato più volte, mi ha dato modo di conoscere da vicino e dal di dentro questo felice intrico di cultura araba e cultura europea che Mohamed, professore di Semiotica della cultura nella Facoltà di lettere e scienze umane della città, coltiva scrupolosamente, nella vita come negli studi.     Ha appena terminato un libro sullo sguardo orientalista dei viaggiatori inglesi e francesi nel Marocco del Sei...

Settantacinque chilometri di mare

Quando non si ha niente, avere il mare – il Mediterraneo – è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame." J.C. Izzo     El-Houaria è l’ultimo paesino del Cap Bon, la punta più settentrionale dell’Africa. Dalle grotte di ardesia, si vede Pantelleria. Settantacinque chilometri di mare hanno ricoperto nei secoli l’istmo che collegava Sicilia e Tunisia. Se si passeggia per Tunisi, quei chilometri di mare sembrano assenti: stesse bouganville, fichi d’india e dolci alle mandorle. Volti scottati dal sole, uliveti, mare cristallino. Quel mare, quel posto di violenta bellezza, racchiude nello spazio dell’orizzonte la storia degli ultimi venticinque anni.   Solo oggi sono morte 90 persone e 250 risultano disperse al largo dell’isola dei conigli. Ieri altri 13 corpi sono stati recuperati a Scicli, qualche chilometro più lontano. Dal 1988 si stimano che siano morti nel Mediterraneo almeno 19.142 persone, di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011 (da Fortress Europe). La stima è chiaramente al ribasso. Per dare una proporzione, sono l’equivalente numerico...

Yto Barrada. Delle cose solitarie e non dimenticate

Due terzi abbondanti dei paesi del mondo non trovano posto sui libri di storia, e il Marocco è fra questi. Tale spiazzante constatazione guida il lavoro di Yto Barrada, fotografa franco-marocchina, la cui prima personale italiana è ospitata dal Macro di Roma, grazie alla nuova partnership con Deutsche Bank, che – ci auguriamo – porterà una salutare ventata di globalizzazione anche nelle stanze dell’arte.   Barrada, che ha studiato storia e scienza politiche alla Sorbona, osserva il proprio paese da una strana lontananza: i soggetti dei suoi scatti colmano il campo visivo, assumendo non di rado aspetti monumentali, anche quando si tratta di edifici e giardini affetti da precoce obsolescenza, perché abbandonati all’incuria; di frammenti di industrializzazione in disuso, oppure di cantieri per infrastrutture interrotte ancor prima di iniziare e mai completate. Le immagini di Barrada restituiscono un mondo che si sbriciola, attraversato da sentieri che si interrompono improvvisamente: sembra di muoversi sulle tracce lasciate da individui incapaci di portare a compimento spinte volitive tanto quanto progetti condivisi. Il...

Sensi unici in contromano

Tornata dall’Erasmus nel 2005, fuori corso di un anno, la laurea in Lingue mi sembrava sempre più distante e meno necessaria alla mia esistenza. Già allora era evidente che non ci avrei fatto molto con quel pezzo di carta. In Francia avevo conosciuto il mio futuro marito, mio coetaneo, marocchino, solo che lui a differenza di me l’università non la poteva finire perché mancavano i soldi, che mamma dal Marocco non mandava più da anni. Fuori dal normale corso di studi in Francia il permesso di soggiorno non viene rinnovato, quindi comincia la vita da clandestino. Al mio rientro in Italia decide di venire con me, sperando che i vari zii emigrati a Milano lo possano aiutare a trovare un lavoro, ma tutti si dileguano e lui rimane da solo, senza un posto dove stare, senza documenti, in un paese che non conosce e di cui non parla la lingua. Decidiamo quindi di sposarci per regolarizzare la sua posizione in Italia, a 23 anni, entrambi senza lavoro, senza soldi, senza una casa e senza una laurea. Non pretendo che la mia scelta sia stata la più sensata e ponderata che potessi fare, anzi, ma non sento nemmeno il bisogno di venire...

Alle colonne d'Ercole funambolo sul filo del tempo

Per una volta, vorresti camminare in equilibrio su una corda tesa. Tuttavia, tra suolo ed etere non cogli, come i funamboli, la bellezza piena del vuoto ma solo la voragine che si spalanca sotto la funesta fune. Vai a Tarifa. Attraversa la città vecchia, familiarizzando con i colori e gli odori andalusi, e dirigiti verso il porto. L’isola de las Palomas è poco distante, collegata alla terraferma da una striscia di terra tra gli scogli. La strada è anonima e dimessa, come ne hai viste tante sui lungomare. Non andare oltre: tutto è a portata di sguardo. Sulla destra la Playa de los Lances, sulla sinistra la Playa Chica. La prima bagnata da un mare in burrasca, la seconda una distesa di mare liscio; la prima afflitta da un vento di levante, la seconda assecondata da una temperatura mite. Anche il blu dell’acqua ha un’intensità differente. Diversi, del resto, sono gli idronimi: l’Oceano Atlantico sulla sponda ovest, il Mediterraneo sulla sponda est.     Stai percorrendo l’incarnazione dello spartiacque. A est il Mare Nostrum, in cui sei nato e cresciuto; a ovest un oceano che ti ha portato tante...

Intervista con Noam Chomsky: le parole in politica

Riportiamo alcuni stralci di un’intervista video di Frank Barat a Noam Chomsky svoltasi nel mese di marzo. L’intervistatore di Red Pepper, un bimestrale inglese indipendente di area socialista, si avvale di alcune domane poste da intellettuali, attivisti e artisti, tra cui John Berger, Ken Loach e Amira Hass.   Qui tutta l’intervista in inglese (non perfettamente redatta). In basso il video completo dell'intervista.   John Berger   La pratica politica spesso sorprende il vocabolario politico, per esempio si dice che la recente Rivoluzione nel Medio Oriente chiede democrazia, possiamo trovare parole più adeguate? Usare vecchie parole spesso fraintese, non è un modo per assorbire lo shock invece che accoglierlo e ritrasmetterlo?   Innanzitutto, penso che la parola rivoluzione sia un po’ un eccessiva. Magari lo diventerà, ma per il momento si tratta della richiesta di una riforma moderata. Ci sono elementi, come il movimento dei lavoratori, che hanno provato ad andare oltre, ma rimane ancora tutto da vedere. Tuttavia la questione è giusta e non c’è modo di uscirne. Non...