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Milano

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Gianni Berengo Gardin: mostri a Venezia

Mostri I mostri di Gianni Berengo Gardin sono enormi. Colmano l’obiettivo del fotografo, fuggono dai margini dell’immagine fotografica e si incagliano nei nostri sguardi. Non solo assalgono Venezia con la loro mole, ma ne minano la bellezza accentuandone la fragile vulnerabilità. Cosa sono? Enormi navi da crociera, cariche di turisti che solcano le acque della laguna, palazzi galleggianti, alti una volta e mezzo Palazzo Ducale e lunghi due volte Piazza San Marco, che transitano nel Canale della Giudecca. Il fotografo documenta il loro transito per due anni, dal 2012 al 2014. “Il loro passaggio nel cuore di Venezia non rappresenta solamente uno sfregio alla bellezza”, afferma Berengo Gardin, ma anche “un grave pericolo per uomini ed edifici, una irrimediabile aggressione al suo già fragile equilibrio ambientale”. E ancora: “il sacrificio è stato svegliarsi alle cinque del mattino per diverse settimane”, “volevo fotografare i mostri mentre arrivano, mentre fanno la posta alla loro preda”. Una scelta di metodo e un modo di investire il tempo della ricerca che rivela “l’intenso lavoro in...

Cristo al forno

È ormai un fatto che il nostro patrimonio artistico paia sempre più spesso in balia di genitori adottivi che qualunque organismo di tutela giudicherebbe inadeguati e assai pregiudizievoli per il bene del fanciullo: ora vilipeso da una trascuratezza criminale, ora viceversa trasformato in carburante per fare soldi, non importa in che modo, ma raramente tutelato e gestito a dovere, in nome della conoscenza e del bene comune. Come è stato notato, la stessa ricorrente metafora di ‘petrolio d’Italia’, sempre in bocca a chi spesso non ha la minima idea di ciò di cui sta parlando, la dice lunga: il petrolio non ha un vero valore in sé, lo si brucia per ottenerne energia.   Recentemente ho fatto ritorno a Brera dopo una pausa di qualche mese. Occasione: la piccola mostra allestita per ‘eventizzare’ il restauro (anche sui risultati del medesimo ci sarebbe da riflettere) della celeberrima e sublime Pietà di Bellini, lì conservata dai primi dell’Ottocento. Da quando, cioè, la lungimiranza di Eugenio di Beauharnais, Andrea Appiani e Giuseppe Bossi fece di quella istituzione una realtà d...

Silvia Ballestra. Amiche mie

Maria Prophetissa, leggendaria alchimista del I secolo d.c., affermava le proprietà mistiche e magiche del numero 4, che per secoli verrà offuscato dal 3, numero trinitario, maschile, concluso, lineare. Il 4 è invece numero alchemico, materico, femminino, ciclico, aperto alla rigenerazione.   Silvia Ballestra decide di utilizzare un modulo quaternario per organizzare il suo nuovo romanzo Amiche mie (Mondadori, 2014), probabilmente ignara di tali implicazioni esoteriche, ma che sembrano in un certo modo significative, visto che le protagoniste sono quattro donne alle prese con la materialità del quotidiano, materia oscura in cui devono necessariamente immergersi per risolvere piccoli e grandi problemi che la Milano degli anni duemiladieci impone loro.   Anche il tempo del racconto è scandito in quattro fasi, della durata di un mese o poco più ciascuna; non si tratta di stagioni, ma di periodi che si impongono come conchiusi, perché ritmati dai vissuti di ciascuna delle protagoniste; di ognuna l’autrice registra eventi esteriori e riverberi interiori, riallacciando delicatamente tali segmenti temporali al tempo...

Facce a Milano

"streetpost-it è il luogo dove raccolgo tutti i giorni delle storie in forma di immagine. Sono storie di persone normali che incontro per strada e la cui umanità ha qualcosa che mi colpisce. Può essere qualsiasi cosa: un elemento del vestito, del viso, un colore, un'espressione della faccia, i capelli o le scarpe. La mia città da un po’ di tempo è Milano, o almeno quella in cui passo più tempo. Mi sposto con frequenza tra centro e periferia, longitudinalmente e trasversalmente, a piedi o con i mezzi. Senza le persone che incontro e che osservo ogni giorno, sono sicura che Milano mi piacerebbe molto di meno."   http://instagram.com/federicaverona http://federicaverona.tumblr.com/

Benedetta gioventù

Passeggiando tra i banchi del mercatino dei vecchi libri in piazza Diaz, la seconda domenica di ogni mese a Milano, può capitare – è capitato – di trovare un libro strano e che non è manco un libro vecchio. Si tratta di un libro nuovo. Nel senso che è appena uscito. Ha il formato di un piccolo album da disegno, la pagina più larga che alta. In copertina appaiono tre ragazzi e un salto: ognuno di loro ne prende un pezzo: pronti, partenza, via!     Il libro è intitolato Benedetta gioventù. La fotografia perduta e ritrovata di Fano Galofaro dal 1972 al 1976. Autore risulta Valentino Ronchi, poeta, narratore, ma anche libraio, il libraio che sotto la terrazza Martini, dentro il mercatino dei vecchi libri, me l’ha venduto. Non potevo che trovarlo così, perché la tiratura di questo volumetto edito da Contrephotediteur, terzo titolo della collana «rebours à», conta ventuno (21) esemplari. Numerati e autografati.       Fano Galofaro, all’anagrafe Epifanio Fano Galofaro, è stato fotografo (Premio Pistoia Fotografia 1974) e forse lo è...

Via con me

Via, via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri via, via, neanche questo tempo grigio pieno di musiche e di uomini che ti son piaciuti, It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderfoul good luck my babe Paolo Conte   Venerdì notte.   Siamo seduti in una specie di finta baita, legno chiaro ovunque, manca solo la signora in Dirndl a servirci. Ordiniamo una birra e qualche panino con bratwurst. Sembra una gita all’Octoberfest, invece siamo sempre noi, stremati dalle auto, in attesa di recuperare una delle vetture che si è persa. Siamo poco lontani da Koln; a Bochum, la nostra destinazione, manca un centinaio di chilometri. L’ultima volta che siamo scesi dalla macchina è stato vicino a Nancy, al confine con la Francia. E stamattina eravamo a Marsiglia, e ieri a Milano. E’ uno strano jet lag questo viaggio verso Nord, il  fuso orario è sempre quello, ma salendo ci dirigiamo veloci verso il crepuscolo che arriva sempre prima, a poco a poco, anticipando la notte e restringendo i giorni. Siamo devastati dalla stanchezza, ma al contempo sollevati. Eravamo...

Io viaggio con Maria

Ho scoperto che con Maria ci davamo del tu all'Alpe di Siusi. Prima l'avevo incontrata sempre assieme ad altre persone, non c'eravamo parlati direttamente, e lei era con Paolo Fossati, con cui mi davo del lei. Mi sarebbe parso strano dare del tu alla moglie e non al marito (non erano sposati ma facciamo come se) e quindi mi ero mantenuto sempre in una zona d'indeterminazione.   Quel giorno, era un luglio nella seconda metà degli anni Novanta, la vacanza era finita. Avevo caricato famiglia e bagagli dal fondo dell'Alpe e percorrevo la strada che attraversa il parco naturale - aperta al traffico privato solo in pochi momenti della giornata -, andando in senso contrario alle frotte dei turisti giornalieri, appena scesi dal pullman o dall'auto. Fra questi c'erano Maria e Paolo, in tenuta montanara, diretti alle semplici delizie gastronomiche della Malga Sanon. Mi sono fermato a salutarli, velocemente, per non incorrere nelle costose ire delle severe guardie del Parco. Maria mi deve avere rimproverato perché i miei cruciverba per il Diario della Settimana erano troppo piccoli e facili: usava il tu e naturalmente l'ho ricambiato....

Trent’anni dopo, Jan Fabre

Nell’ultima settimana di maggio, è approdato al Piccolo Teatro uno dei più discussi e amati maestri della scena europea. Lo stabile milanese ha proposto un doppio appuntamento con Jan Fabre in occasione dei trent’anni della sua compagnia: The Power of Theatrical Madness  (1983; durata: 4 h e 20) e This is Theatre like it was expected to be and foreseen (1984; durata: 8 ore). A precedere l’arrivo di Fabre sono state polemiche e querelle: la protesta degli animalisti – sollevata dal consigliere Gianluca Comazzi (Forza Italia) in clima appena pre-elettorale – ha indotto il Piccolo e il regista a rinunciare alle tartarughe previste in scena. La Milano pre-expo vanta così un poco onorevole primato: unica città europea ad aver richiesto modifiche per uno spettacolo in tour dagli anni Ottanta.   ph. Wonge Bergmann   The power of theatrical madness   Il libretto di sala del Piccolo Teatro avverte che sarà possibile uscire ed entrare liberamente dopo i primi venti minuti di spettacolo. Eppure il pubblico milanese guarda con qualche diffidenza alcuni fenomeni poco abituali: maschere che,...

Fontana. Morte di un uomo felice

Giacomo Colnaghi vive accampato al Casoretto, periferia orientale di Milano, si  muove in bicicletta e spesso torna solo a tarda sera dopo lunghe giornate di lavoro al Palazzo di giustizia. Attraversa Milano d’estate, di mattina e di notte. Colnaghi è un giovane uomo di trentasette anni sposato con due figli ed è felicemente un uomo dello Stato. Per lo Stato ha sacrificato la propria vita, scegliendo di vivere in un monolocale per poter meglio seguire un’inchiesta sul terrorismo rosso che gli è stata affidata. Colnaghi può raggiungere la moglie a Saronno districandosi dal lavoro solo una volta a settimana; quando va bene. La loro vita è ridotta all’incrocio tra arrivi e partenze, tra le malattie e la crescita. Quella di Colnaghi è una vita di carte e di parole: ritagli, ricordi e intuizioni.   Eppure Giacomo Colnaghi non è un uomo triste, anzi una sottile felicità lo attraversa, come una qualità leggera che tocca chi è costretto alla solitudine e quindi alla scoperta. Già, perché Colnaghi è principalmente mosso da curiosità: le sue non sono indagini, ma...

Milano caput Italiae

La tradizione non è altro che la storia di una serie di trasfigurazioni nuove delle cose. (Massimo Bontempelli, Tradizione, 1934)     Il Padiglione Italia della 14. Mostra Internazionale di Architettura, curato quest'anno da Cino Zucchi, affronta il tema proposto dal curatore Rem Koolhaas, Absorbing Modernity 1914/2014, attraverso il tema dell'innesto. Ad aprire il racconto di Zucchi è proprio un innesto: l'Archimbuto, portale e segno collocato direttamente sulla facciata delle Tese delle Vergini, ponendosi a confronto con le Gaggiandre dell'Arsenale veneziano, di attribuzione sansoviniana.   Una sezione introduttiva conduce il visitatore verso i tre nuclei tematici dell'esposizione: Milano come laboratorio del moderno, il paesaggio contemporaneo dell'architettura italiana e l'Expo Milano 2015. Il percorso espositivo si conclude nello spazio esterno con il Nastro delle Vergini. Qui Zucchi recupera la grande scritta metallica del vecchio Padiglione Italia e ne fa il punto di partenza per un nastro, dello stesso metallo dell'Archimbuto, che prende diverse forme snodandosi fra gli alberi del giardino. Il Nastro...

Exporsi nonostante tutto

Osservo un gruppo di turisti cinesi. Uno dietro l’altro si mettono a roteare tre volte attorno ai testicoli del toro in Galleria. Mi ha sempre incuriosito sapere come nascano le ritualità… chissà chi fu il primo a inventarla, chissà come negli anni sia diventata una prassi di ogni turista che passi in città. La Galleria Vittorio Emanuele è un simbolo, un passaggio necessario, un luogo definitivo dell'identità meneghina. Della sua storia praticamente nessuno sa nulla. C’è e questo basta. È - nella sua evidenza fattuale - l’emblema della corsa alla modernità della città del XIX secolo, quando Milano voleva dimostrare di stare al passo coi tempi, al passo con l’Europa.   Nessuno ricorda, oggi, quale scandalo politico-finanziario fu la sua realizzazione: le furibonde polemiche, le opinioni contrastanti sull’abbattimento di un enorme quartiere storico nel cuore della città, il cantiere talmente lungo che l’intero complesso fu inaugurato tre volte, il progettista che – narra la leggenda – addirittura si suicidò per la delusione delle...

Indietro non torno, voglio andare avanti

Giovedì notte, Venerdì mattina.   Marsiglia significa la casa del vento, ma forse deriva anche da Marsa, la parola araba per dire porto. I due nomi sono particolarmente azzeccati e me ne rendo conto subito, in quella mattina di novembre, quando decido di aspettare le 9.30 guardando l’alba al Vieu Port. Sono partita da Milano in autobus alle 21, per raggiungere il corteo, che aveva lasciato Milano la mattina precedente. C’è un’Europa che viaggia su Eurolines, anche molti siriani che tentano così di arrivare autonomamente in Svezia. Il pullman giunge a Marsiglia alle 6, e la festa di Manar con esibizione canora è finita poche ore prima. Ci voleva, dopo l’ansia del pre-partenza e il passaggio a piedi del passo della morte. Questo significa che nessuno arriverà né presto, né sobrio. Io li immagino con gli abiti a festa ad arrampicarsi per le colline liguri, quel passo raccontato con parole secche e poesia da Biamonti, “Da noi il mare sale per rocce e per dirupi col suo respiro”.     Ho atteso la telefonata e i messaggi dalla Francia per capire se tutto era andato per il...

Frost Nixon, uno spettacolo sul potere

Hanno firmato assieme la regia e sul palco si sono fronteggiati da veri antagonisti. Ferdinando Bruno ed Elio De Capitani portano in scena la vicenda (vera) di David Frost e Richard Nixon, due personaggi agli antipodi che la Storia ha fatto inaspettatamente incontrare.     Nixon a Roma   Il loro braccio di ferro televisivo, “primo caso storico di giornalismo-spettacolo”, ha portato l’ex presidente Usa ad ammettere le proprie colpe sullo scandalo Watergate e a chiedere scusa al popolo americano, dando prova inoltre di una malsana concezione ipertrofica del potere. Tratto dalla commedia di Peter Morgan, Frost Nixon ha la volontà e il pregio di portare sotto i riflettori questioni come la potenza dei mezzi di comunicazione, in particolare quella del grande schermo, e l’onestà dei poteri al comando: temi molto attuali che attraversano le democrazie del nostro tempo. Lo spettacolo è stato coprodotto dal Teatro dell’Elfo di Milano e dal Teatro Stabile dell’Umbria, ed è in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 30 maggio.     Su un iniziale controluce si staglia la sagoma di un uomo...

Giardini di carta e Ornitorinchi

Nel benemerito archivio storico on line del quotidiano «La Stampa» che ci illude di vivere in un paese organizzato e propizio al lavoro di ricerca, mi sono imbattuta in un articolo di Ippolito Pizzetti. L’inserto culturale «Tuttolibri» del 18 febbraio 1984 dava spazio a un’inchiesta sul rapporto degli scrittori con la natura, e Pizzetti vi interveniva con una tesi amena (almeno per me): «non c’è scrittore italiano dove le cose della natura assurgano a protagoniste, abbiano non la forza mitologica di un’idea, ma partecipino quali soggetti di una vicenda, o parti o riferimenti costanti del discorso».   Era, per lui, una questione di sguardo, principalmente, e di cultura. Una cultura generata da un Cristianesimo che, in Italia, ha soffocato del tutto le radici pagane. Da qui la «frattura» e l’allontanamento da un mondo naturale non più sistema di riferimento familiare e quotidiano, né linfa di un linguaggio «unitario». In Goethe, Shakespeare, Hardy o Lawrence, la natura mantiene sempre la sua «identità» – scriveva – «da noi la...

Gli oggetti di Fiori

Umberto Fiori (Poesie 1986-2014 - Mondadori, 2014) si aggira per la città, camminatore solitario, vigile, attentissimo. Osserva scene, situazioni, eventi urbani, luoghi, oggetti, cercandone sempre la parte in ombra, quella che sfugge allo sguardo consueto, strappando luoghi e oggetti al loro uso e alla loro funzione. Ed è proprio questa disfunzione che getta su di loro un altro significato, ci spiega Fiori con la classica forza della similitudine, come quando cade dal tavolo una carta dei tarocchi e noi vediamo sul pavimento il viso della papessa finalmente unico, sottratto alla sua allegoria. La poesia di Fiori racconta questa unicità in cui gli oggetti si presentano allo sguardo veritiero e dentro tale sguardo accadono nuovamente. È una poesia dell'accadere. E questo accadere, queste apparizioni urbane, queste teofanie senza dio si impongono a noi. Sono loro che ci chiamano. Ci chiamano a giudizio, secondo un'istanza morale e lombarda tipica della poesia di Fiori, come nota Andrea Afribo nella sua bella nota introduttiva. Sono loro che ci interpellano, ci interrogano, ci costringono all'incontro. Ecco, l'incontro. È una parola...

Sono tempi duri, da dove vuoi che inizi?

Lasciatemi cantare, ho il cuore che scoppia! Le parole arriveranno e un microfono non basterà! Mc Manar   Lunedì. Milano. “Ena esmi Valeria, piacere”. “Vanilla!”. “No, Va-le-ria”. “Va-nil-la!”. A gesti mi spiega che è buona, che si mette nelle torte, ed è dolce. “Vanilla va benissimo”. Questo è il mio primo incontro con Alaa, detto Abu Manar (Abu significa padre) un uomo alto e baffuto, con l’occhio nerissimo che brilla, sempre in bilico tra l’ironia e la tristezza.  E’ passata una settimana da quando Marta, amica e coinquilina a Tunisi, mi ha scritto una mail con un oggetto che non poteva non stimolare la mia curiosità: “TOP SECRET MAIL URGENTE”. E’ il 2 novembre. “Sei abbastanza libera e abbastanza folle da viaggiare da Milano a Stoccolma in macchina inscenando un matrimonio a Stoccolma a portare dei siriani, servono abiti eleganti, ci sarà la banda e sarà una commedia-documentario... ”. Si è abbastanza liberi e abbastanza folli?   Perché la follia alla fine è facile, si...

Martina Testa, editoria e nuvole

Martina Testa ha lavorato per molti anni come redattrice, traduttrice e direttore editoriale a Minimun Fax. Domani, venerdì 23 maggio, alle ore 22, sarà a Macao, per partecipare a InEdito Festival dell'editoria indipendente.   Insieme a Paolo Cognetti e Alessandro Raveggi, autore del nostro ultimo Starter dedicato a David Foster Wallace, animerà un incontro sullo scrittore americano.       Fare editoria in un'epoca di crisi (non solo economica) cosa vuol dire? Il problema è avvertito da tutto il settore editoriale; in questi anni hai individuato delle modalità che le case editrici dovrebbero sviluppare per far fronte alla contrazione del mercato librario e assicurarsi una ragionevole sostenibilità economica?   No, io non le ho individuate affatto. Ho lavorato per 14 anni in una casa editrice indipendente, minimum fax, che ha estremamente a cuore la qualità della propria proposta e dei propri prodotti: ho sempre scelto i libri con la massima cura, e con la massima cura li ho tradotti o fatti tradurre, e ho fatto in modo che tutte le fasi della lavorazione redazionale, sia quelle di cui mi...

La forza aggregante di una comunità attiva

Segue l’approfondimento sull’argomento delle Fondazioni di Comunità, frutto della collaborazione fra le redazioni de il Giornale delle Fondazioni e Doppiozero. Ascoltiamo le parole di Paola Pessina, Consigliere della Fondazione Comunitaria Nord di Milano, membro della Commissione di Beneficenza di Fondazione Cariplo e in passato Sindaco di Rho, che ci racconta come l’istituzione è nata e lavora nella metropoli lombarda.       Come nasce Fondazione Comunitaria Nord di Milano? Con quali obbiettivi?   Fondazione Comunitaria Nord Milano è una delle ultime nate tra le 15 ad oggi promosse dal progetto di Fondazione Cariplo, partito già nel 1998. Quest’anno compirà 8 anni di vita, e dall’ottobre 2012 ha acquisito anche la qualifica di Onlus. Come le Fondazioni sorelle, ha lo scopo di diffondere la cultura del dono e migliorare la qualità della vita della comunità di riferimento: comunità di hinterland, nello specifico, densamente popolata e non omogenea. E questo spiega il perché della sua nascita relativamente recente: sul piano sociologico, le aree...

Marco Petrus. Atlas

Scorci prospettici vertiginosi, colori brillanti, pastosi bianchi e neri, mobili geometrie: al primo impatto, i quadri di Petrus (Marco Petrus, Atlas, Triennale di Milano, 29 aprile-2 giugno 2014) sono una festa per gli occhi, celebrazione incondizionata dell’architettura, sua felicissima, appassionata illustrazione. Nuovo lustro, nuova gloria le facciate ricevono sulla tela; senza nulla perdere del proprio rigore compositivo si fanno fantasmagoria,  lampo caleidoscopico. Eppure, a uno sguardo successivo, qualcosa ci inquieta. Qualcosa manca, in queste scene urbane. Queste visioni sono innaturalmente nette, nitide, pulite. Viene alla mente il Rêve parisien di Baudelaire, sogno di una città di pure forme di metallo e marmo, da cui è stato rimosso l’elemento vegetale, bollato dallo splenetico  sognatore come irrégulier. Ecco: nei quadri di Petrus mancano quegli elementi “irregolari” che nella vita di ogni giorno offuscano, spezzano, “sporcano” la nostra visione degli edifici: alberi appunto, insegne, cartelloni, semafori, trame di cavi, lampioni, traffico, auto in sosta. La città viene ricondotta alla...

Una (piccola) questione privata

“non è questione di pazienza, ma di pelle”. Beppe Fenoglio “Resistere” contiene la particella re, addietro, e sistere, con il raddoppiamento della radice di stà-re, star fermo, star saldo. E per farlo, deve essere chiaro ciò che si è, da dove si parte, dove si vuole andare e, soprattutto, cosa non si vuole diventare. I miei Venticinque Aprile si sono assomigliati per molti anni. Sì svolgevano tutti lì, in Piazza XX Settembre, a Melara, di fronte a quella torre campanaria che era stata un pezzo di un castello che ora non c’è più, mezzo edificio fortificato, mezzo luogo religioso, con mio padre in fascia tricolore che faceva il discorso dopo la messa in memoria dei caduti. Dopo venti anni di mandato come sindaco, era un habitué.   Eppure, il 25 aprile era un giorno faticoso per lui, che con la Seconda Guerra mondiale aveva un conto aperto, una questione privata: mio nonno, volontario in Albania, scelse un convoglio postale per tornare nell’Agosto del ’43, sia per il compleanno della moglie Egle, sia, soprattutto, per conoscere il primo e unico figlio. I convogli postali...

L’essenzialità di Gianfranco Pardi

Gianfranco Pardi presentò nel 1978 allo Studio Marconi a Milano l’installazione …Poeticamente abita l’uomo…, traendo il titolo da un verso del poeta Hölderlin, ripreso anche da Heidegger in un famoso saggio. Oggi la Fondazione Marconi riprende quel verso per intitolare la doppia mostra che dedica a uno dei suoi artisti storici, a due anni dalla scomparsa, incentrandola su alcune opere degli anni Settanta che offrono l’occasione di ripercorrere le origini di una ricerca basata sullo spazio e sul rapporto tra astrazione e costruzione. Al primo piano della Fondazione il lavoro che più colpisce sono tre porte poste lungo una parete bianca. Tre porte in ferro, una con i battenti chiusi, le altre due con delle inferriate. Tra le porte vi sono line curve, ortogonali e diagonali tracciate in grafite sul muro. Le porte sembrano suggerirci un’apertura della parete – che pare farsi mobile come a teatro – un’apertura oltre l’apparenza che ci proietta in uno spazio mentale e concettuale.   Gianfranco Pardi, ...Poeticamente abita l'uomo... Con l’opera …Poeticamente abita l’uomo...

Lazzarato: il rifiuto del lavoro

«Io non ho deciso di andare all'estero, come fanno oggi tanti giovani della tua età. Io sono scappato all'estero perché avevo un mandato di cattura. Ero un militante di Autonomia Operaia, che è stata una grande esperienza politica, anche se minoritoria, del processo di trasmissione dalla vecchia composizione di classe alla nuova. Non ci pensavo proprio, io, al futuro. Una volta arrivato in Francia mi sono rimesso a studiare. Ma sono precario ancora adesso.» Maurizio Lazzarato, filosofo e sociologo indipendente, vive in Francia dal 1982 e in Italia ci viene raramente. Domenica 13 aprile era a Milano, a Macao, per partecipare al seminario Fare Pubblici. Nell'intervallo tra il panel della mattina e quello pomeridiano, tra una sigaretta e l'altra, si lascia intervistare per Doppiozero. A partire dal suo ultimo libro, Marcel Duchamp e il rifiuto del lavoro (Edizioni Temporale).   Nel tuo ultimo libro, scrivi: per Duchamp «il rifiuto del lavoro artistico significa rifiuto di produrre per il mercato». Ma al di fuori del mercato, esiste un metro per dare un riconoscimento materiale al lavoro immateriale? Quella di...

Una zebra al Salone del Mobile

Quando da via Conte Rosso ho svoltato per via Ventura, ho sentito la voce di Simonetta che mi chiamava. Mi sono avvicinato e mi ha detto: “Guarda che cosa ho comprato”. Era una custodia per Iphone zebrata. È stato il primo oggetto con cui sono entrato in contatto al Salone del Mobile. Poi ho visto una specie di grande cabina armadio, fatta come una specie di grande vagina color amarena.   In quanto profano, cieco, intellettualmente inerme di fronte a ciò che genericamente chiamo design, devo ricorrere a perifrasi vaghe e unappealing: "una specie di cabina armadio". Del resto io non so niente. Non sono titolare di nessun sapere specifico. Semplicemente da fantasma passo attraverso l'informazione. Come tutti o quasi tutti. La conoscenza si muove da un punto all'altro come polline nel mondo on line e off line del dopo Gutenberg. Senza sosta. E ci attraversa. E allo stesso modo io mi sposto per Milano, flâneur da un quartiere all'altro della Design Week. Cammino fra cloud umane di visitatori – con le loro grandi barbe hipster disegnate a carboncino, le scarpe forellate, le labbra tinte di rossetto sotto gli occhiali...

Estradare un bibliofilo?

Molti di noi, dopo aver subito angherie da professori particolarmente carogna, hanno sognato di vendicarsi alla fine dell'anno o alla fine del ciclo di studi. Poi la vita ti portava da altre parti e quei pensieri fissi, quelle ingegnose macchinazioni, scomparivano da un giorno all'altro. Così, mi pare, per questi ultimi giorni del berlusconismo: dopo aver agognato la fine di un incubo, di aver rimpianto la Prima Repubblica, ora che tutto finisce siamo già immersi in tempi nuovi, in nuovi pericoli, e le vicende del cerchio magico, delle latitanze a Beirut (do you remember Felice Riva?), del salto del fosso degli ultimi fedelissimi, le guardiamo più con un interesse antropologico o letterario che come un momento importante della vicenda politica. Ma forse è utile che non tutto venga dimenticato. Gli uomini più vicini a Berlusconi negli anni dell'ascesa imprenditoriale sono stati Fedele Confalonieri e Marcello Dell'Utri. Il primo oggi rilascia interviste - molto istruttiva quella al Foglio di qualche giorno fa - in cui rubrica a burletta l'iscrizione alla P2 o a leggerezza i rapporti con la mafia, il secondo, non ricandidato alle ultime politiche dopo una scelta sofferta del capo,...