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Le nuove isole d’utopia / The Garbage Island(s)

Uno spettro s’aggira per il mondo. È un’isola. Di plastica.  Sembrerà strano ma si tratta di un’isola d’utopia. Perché proprio come le isole utopiche e come i fantasmi marxiani è dovunque e in nessun luogo. È una ed è moltitudini. Terrorizza e (forse) dà la sveglia al mondo. La più inquietante si troverebbe nel Pacifico, e la sua grandezza si dice oscilli fra quella delle isole britanniche e dell’Australia. Una presenza talmente ingombrante e distruttiva, popolata da forme di vita più o meno inedite e aggressive che, scopro da Wikipedia, nel 2011 l’Unesco per provocazione artistica o sensibilizzazione umanitaria l’ha riconosciuta come Stato: The Garbage Patch State.  Ma se questo “Stato canaglia” esiste come fargli guerra? Come accerchiarlo, assediarlo, costringerlo alla resa? O quantomeno a una pace negoziata se non proprio a una nuova alleanza? The Garbage Patch State è infatti uno stato più atipico e transnazionale dello Stato islamico, benché come esso sia fatto da un frustrante gioco di consumismo e regressione, di perturbanti incroci fra riconoscimenti e rifiuti.   THE GARBAGE PATCH STATE, opera di Maria Cristina Finucci. Per affrontarlo dunque bisognerà...

Furukawa Hideo. Belka

Kiska è un’isola dell’arcipelago della Aleutine, estremo nord del pianeta, là dove le correnti calde dell’Oceano Pacifico si mescolano con quelle gelide del Mare di Bering. L’isola – rocciosa e inospitale – appartiene agli Stati Uniti, ma, nel 1942 insieme alla vicina Attu, viene  per alcuni mesi occupata dall’esercito giapponese. Quando gli americani ne riprendono possesso, a Kiska ci sono soltanto quattro cani, tre pastori tedeschi e un hokkaido. I giapponesi se ne sono andati, rapidamente e furtivamente, approfittando della nebbia permanente che li ha resi invisibili.   I cani non sono però cani qualunque. Sono veterani di guerra, esperti di situazione limite. Uno di loro, la femmina Explosion, apparteneva già all’esercito americano, gli altri invece sono stati al servizio dei giapponesi, ma non faticano a cambiare rapidamente padrone. Solo il fedelissimo Katsu oppone resistenza e, quando i militari statunitensi gli si avvicinano, reagisce con violenza, cadendo sotto i colpi delle armi da fuoco. Nei giorni successivi, due dei superstiti si accoppiano e nascono cinque cuccioli. Da quegli...

Paola / Paesi e città

C’è sempre un luogo, un nome, che conta più di tutto. Paola è un luogo con un nome di donna. È il mio paese. Quel nome per me è come il mare che ha davanti, il mare occidentale che mi ha visto nascere. Cerco sempre il mare, anche quando non ce n’è. Forse perché sono nato in questo posto di mare, e ho sempre vissuto col mare davanti. Il mare sempre. Il mare di Paola. Mi confondo col mare. Il mare grande di Paola spalancato sotto lo specchio delle montagne. Ovunque vada, più che estraneo dopo un poco mi sento naufrago. Ho quel mare dentro.È come una calamita silente che mi risucchia a sé da qualsiasi punto, che contrae il tempo e lo spazio in una cosa sola, e mi richiama a sé da ogni luogo, anche il più remoto. Una cosa è certa: Paola è un magnete, un basamento geomantico, terra e acqua a cui resto attratto. Il mio punto archimedico. L’unico, oramai. Paola è sempre lì, per me, sposa e sponda.   Sillabare a memoria in luoghi distratti e nel silenzio di certi pensieri sviati il nome di Paola mi retrocede sempre, mi riporta a destino, come un...