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Palermo

(46 risultati)

Emma Dante tra i vivi e i morti

Tutto ha inizio con un funerale. L’atmosfera è tetra, un profondo nero avvolge la scena. Deboli fasci di luce lentamente illuminano un corpo leggero, vestito di nero, che si muove da un lato all’altro della scena. Sentiamo i passi e il fruscio dei vestiti che fendono l’aria. Sul fondo, dal buio, iniziano ad affiorare gli altri personaggi e si fa ben visibile una croce a conferma di una sensazione di morte che avevamo iniziato a presagire. Sono tutti vestiti di nero, abiti mascolini, camicia e pantaloni, quasi a ricordare la compostezza di una divisa. Ne Le sorelle Macaluso si resta sospesi tra vita e morte. È un limbo particolare, una dimensione dove si permane per un ultimo scambio, dove non si distingue tra chi è morto e chi è ancora in vita, dove chi muore si chiede se davvero è morto. Uno spazio dove la mente può correre lontano ad acciuffare una memoria passata che fa tornare all’infanzia, a quella spensieratezza che tralascia le difficoltà di un padre solo e di una madre che non c’è più. Tutte insieme le nostre sorelle corrono ai ricordi di ragazzine, all’unione che c’...

Habitué

Il primo bar che incontro uscendo da casa, non è dietro l’angolo, piuttosto di là dal ponte che oltrepassa il naviglio pavese nel suo tratto periferico. Ci prendo i biglietti del tram, i fiammiferi da cucina e un caffè frettolosamente, a volte imbuco una lettera nella cassetta della posta che c’è di fianco all’ingresso, raramente mi fermo. Gli habitué invece sono sempre lì e sanno stare seduti al bar. Conoscono il loro quartiere, i nomi degli altri avventori e quello che fanno; raccontano storie osservate dai tavolini che si affacciano sullo spettacolo della strada.   A Palermo, la mia famiglia aveva un bar conosciuto. Frequentato da una clientela tra il popolare e il borghese; immancabili gli habitué stavano lì a godersi la reciproca compagnia, chiacchere e sigarette e certamente qualcosa da bere. Li ho visti da che ero bambino finché sono diventato ragazzo, erano sempre presenti (per vocazione e bisogno) come parte dell’arredamento del bar. Credo ci fosse una forma di reciproca considerazione tra essi e i titolari del bar. Questi ultimi accettavano la loro presenza quotidiana, nel...

Dibattito | Fare caos! Ovvero Accendere la luce!

To be insulted by these fascists it's so degrading And it's no game     David Bowie, It’s No Game (part I)     Febbraio è finito ieri. Il Ventunesimo secolo italiano sembra meno noioso di come l’avevano disegnato negli anni novanta, catch me if you can / I’m going back, cantano i Byrds, le gambe sono deboli e la testa piena: a little bit of courage / is all we lack, continuano a cantare i Byrds, mentre si susseguono le agenzie e i lanci di Beppe Grillo e le proposte, invero inevitabili e apprezzabili come e più di qualsiasi altra scelta, di Pierluigi Bersani. Non possiedo alcuna coerenza nei pensieri politici,  perché la Realtà mi fa cambiare idea spesso e volentieri, anche se di rado la Realtà mette in crisi un principio veramente valido. Da bambino spegnevo la luce all’improvviso, mentre i miei stavano parlando con gli amici, e urlavo: faccio caos!. Talvolta pubblico su Fb status contraddittori, me ne pento e li cancello. Provo a capire, oscillando sempre. Forse sbaglio. Forse no. Non lo so. Chiamo ‘fascista’ Beppe Grillo in una discussione on line, lo chiamo...

Speciale librerie | Librerie a Palermo

Durante le vacanze natalizie mi è capitato di incontrare un amico scrittore palermitano, che vive da molti anni in Continente – e nondimeno, specie dalla specola isolana, resterà sempre, suo malgrado, uno scrittore palermitano – giusto davanti a una bancarella di libri usati, tra i banchi di un mercatino natalizio improvvisato per le festività, in piazza Marina, nel centro storico. Presto ci siamo ritrovati a commentare la morte inaspettata di Lorenzo Giordano, storico libraio palermitano, occorsa qualche mese prima, e la conseguente, desolante chiusura della sua libreria, l’Aleph, nel quartiere Libertà. Ci siamo rammaricati per il duplice lutto e perfino per il fatto che gli articoli che lo commemoravano sulla stampa locale, indulgendo in quella pietà omissiva che si presume si debba ai defunti, non restituissero la complessità del suo carattere: era un bibliofilo raffinato, Giordano, che non aveva nessuna remora a risultare sgradevole nel formulare i suoi giudizi letterari né ad affettare la sua alterigia verso un cliente che non riusciva a conquistare la sua benevolenza. Era di destra, ma nell’accezione...

Identità bastarde al Teatro Garibaldi Aperto

Era stato uno dei simboli della “primavera palermitana”, della voglia della città di risorgere dopo gli assassini di Falcone e Borsellino. Il teatro Garibaldi di Palermo, una storica sala all’italiana aperta al pubblico nel 1861, dopo casi che lo avevano ridotto a una specie di affascinante rudere, era tornato a vivere negli anni ‘90 del nostro secolo con la trilogia shakespeariana di Carlo Cecchi. Dopo varie produzioni e vicende, cinque anni fa era stato chiuso per un restauri. “Inaugurato” in un’occasione pubblica nel 2010, senza arredi, con i palchetti ancora inagibili perché senza balaustre, era stato subito richiuso. Intanto erano stati spesi quattro-cinque milioni di euro in lavori incompleti. La scorsa primavera, un gruppo di artisti visivi, teatranti, musicisti, danzatori, video-maker, poco prima delle elezioni comunali, lo hanno occupato, proclamandolo Teatro Garibaldi Aperto. Aperto alla città, alla creatività, restituito a una funzione civile, importante per un centro come Palermo avaro di spazi per l’innovazione e la ricerca, votato per anni a una sciagurata politica dell’evento....

Apocalissi dietro di noi

Un umorismo etico: ecco, molto in sintesi, lo stile di pensiero che Roberto Alajmo mette in gioco nella sua opera letteraria e saggistica, giornalistica e umana. A ripercorrere i molti libri che ha pubblicato – dal Repertorio dei pazzi di Palermo a Cuore di madre, da Notizia del disastro a L’arte di annacarsi –, ma anche a seguire la sua densa attività di cronista ed editorialista, ci si accorge facilmente come il suo sguardo costitutivamente irrisorio nei confronti del mondo si mescoli sempre, non senza ricercati stridori, con una coscienza morale trasbordante nei riguardi di uomini e cose, fatti e situazioni. Si ride parecchio, con gli scritti di Alajmo, e ci si incazza altrettanto. Cosa non nuova, anzi per certi versi classica, nella storia letteraria, ma ogni volta rafforzata da una serie d’altre evidenti ricorrenze nello stile intellettuale e linguistico di questo cittadino palermitano tipicamente fuori posto: l’ossessione dell’elenco (che tende verso un’esausitività palesemente maniacale), quella della trasmigrazione dei generi (che gli permette di zompare dal racconto al romanzo, dal teatro all’elzeviro),...

Milano Roma Palermo: città in bicicletta

Sono pochi mesi che abito a Milano e che possiedo una bicicletta. Potremmo dire quindi che la bicicletta impara al mio stesso ritmo le strade nuove, le connessioni tra i posti, gli angoli, le scorciatoie. Io e la bicicletta scopriamo all’improvviso che da un punto A a un punto F non c’è bisogno di fare il percorso A-B-C-D-E-F, ma che tagliando da C si arriva subito ad F. F si presenta quindi come una rivelazione; la scoperta che lo spazio è meno astruso di quanto appaia, che si può misurare, attraversare ed eventualmente, per colmo di stanzialità, viverci dentro. A Milano ovviamente mi perdo sempre. La bicicletta asseconda la mia velocità (lentezza?) di apprendimento dello spazio, la mia fiducia nella percorribilità e abitabilità della città. Se imparerò le strade allora potrò dire che a Milano ci abito, o forse vorrà dire che è arrivato il momento di andarsene, perché non c’è più nulla da imparare. Forse è per questo che dilaziono l’apprendimento: questa marcia di avvicinamento in fondo mi piace. Una volta che mi perdo, il viaggio diventa...

Davide Enia. Così in terra

Così in terra (Dalai, pp. 302, euro17,50) è il primo romanzo del drammaturgo e attore Davide Enia; un libro composto da un insieme di storie che si alternano come le scene di un’opera teatrale.   Molti dei personaggi fanno la loro comparsa su un palcoscenico che ha la forma di una moderna arena: il ring di un incontro di pugilato. Tutti devono superare la propria linea d’ombra, il punto di non ritorno, come nei racconti di Tim O’Brien: il nonno Rosario sopravvissuto alla prigionia in Africa, lo zio Umbertino, pugile sconfitto e seduttore, il padre Francesco, morto poco prima di combattere per il titolo nazionale e infine il giovanissimo Davidù, figlio, nipote e pugile, soprannominato il “Poeta”, a cui viene lasciata un’eredità ingombrante e un vuoto da colmare: il riscatto di tutte le sconfitte subite sul ring e l’iniziazione più ardua, quella di narrare la storia.   In lui confluiscono i racconti di un’epopea familiare che si avvicendano in un intreccio di tempi ed epoche diverse, dando l’impressione di un eterno presente, dove le bombe lanciate sulla Palermo della seconda...

Palermo / Paesi e città

Metropoli, megalopoli, sprawl urbano, schiuma metropolitana, città fantasma, città panico, città creative, città morte, città di quarzo, slums, favelas, fine delle città… E Palermo? Non rientra in nessuna di queste categorie, né può essere eletto a caso di studio per discuterle, interpretarle, decostruirle. Sta sotto il livello di percezione. E, a parte la ciclica eco mediatica per questo e quel malaffare mafioso, magari condito con tanto sangue atroce e qualche tonnellata di spazzatura per le strade, perché dovremmo occuparcene?   Perché forse – digeriti, o almeno aggirati, gli stereotipi che l’assillano – Palermo si avvia a diventare una città normale, in cui le stabilità e le variazioni vengono dettate da istanze che trascendono le piccole realtà politiche e amministrative, pur coinvolgendole; istanze che sono di carattere economico e culturale, antropologico forse. Oggi Palermo conosce una serie di trasformazioni, sia su grande sia su piccola scala, le quali molto probabilmente non dipendono esattamente o soltanto da speculazioni o da volontà politiche, ma da una logica altra, da flussi semiotici, discorsivi, da forme di contagio, da processi di imitazione di altri centri...

Palermo / Paesi e città

Nel 1995 andare allo ZEN era per noi giovani palermitani di buona famiglia, pericoloso e sconsigliato. Lì si spacciava la droga e ci portavano i motorini rubati per essere smembrati e rivenduti. Pare che li smontassero in una notte, in uno dei tanti labirintici magazzini male illuminati; sapevamo che se ti “rubbavano il motore” e lo portavano allo ZEN, non avevi nessuna possibilità di ritrovarlo e in quel periodo ne sparivano tanti.     Il suono della parola ZEN era stato per noi ragazzini delle scuole medie e superiori uno spauracchio; la fama negativa che gli si attribuiva, si alimentava col racconto delle storie che capitavano ad amici e agli amici di amici che avevano avuto a che fare con i nostri coetanei che vivevano lì e che il sabato pomeriggio venivano in centro. La cronaca dei giornali, per i motivi più gravi, faceva il resto. ZEN a Palermo è l’acronimo di Zona Espansione Nord, un quartiere ghettizzato e abbandonato dalle autorità comunali.     Blocchi di case popolari di pessima fattura, costruiti alla fine degli anni ‘60, appena fuori dal tessuto urbano. Divenuto...

Palermo: morte annunciata di un museo

  Se la ormai globale Biennale fever non sembra dare segni di remissione – solo per rimanere in Europa, dopo quelle di Venezia e di Salonicco si è appena chiusa la Biennale di Lione mentre monta l’attesa attorno a quella di Berlino – a mostrare preoccupanti segnali di fragilità, se non addirittura di clamoroso cedimento è, in Italia, il sistema dei musei, dei musei d’arte contemporanea, specialmente. Il caso recentissimo del museo Riso di Palermo, della cui chiusura per mancanza di fondi si discute da qualche giorno sulla stampa e soprattutto in rete, non senza toni aspri e fra molte ambiguità (ma che fine hanno fatto gli ingenti stanziamenti attribuiti dall’Unione Europea alla Regione Sicilia per la ristrutturazione e le attività del museo regionale di arte contemporanea? Perché il direttore Sergio Alessandro dichiara di essere impossibilitato a proseguire nella programmazione mentre l’assessore Missineo nega qualsiasi difficoltà? E in tutto questo che c’entra l'onorevole Micciché?) non è che l’ennesima conferma della condizione di incertezza in cui, ed...

Con le unghie e con Bob Marley

Cosa fa chi non lavora? Vorrebbe davvero lavorare o va bene così? Ha riscoperto il tempo libero o riabilitato il tempo perso? Cosa vogliono questi giovani temporeggiatori senza guerra? Cari voi, se davvero il lavoro nobilita l’uomo, allora siete in dolce attesa. Tutti i sensi di colpa di pre- e ultra-trentenni: diteci la vostra a: dolceattesa@doppiozero.com     La prima cosa che ho fatto quando sono tornata a Palermo è stata iscrivermi al collocamento. Otto anni fa bisognava svegliarsi alle sei e portarsi i panini da casa, ora arrivi a mezzogiorno e gli impiegati ti offrono il caffè alla macchinetta. Nella stanza dei colloqui, di fronte alla scrivania, è appesa la fotocopia ingrandita di un articolo che parla di una palermitana emigrata in Svizzera. La signora mi fa: Hai capito? Capito cosa? le ho detto. Bisogna andarsene via, scappare finché si è giovani. Del mio curriculum le interessava solo l’email per inviarmi i link sulle possibilità di lavoro in Inghilterra. A quanto pare sua figlia viveva lì. Poi mi ha mandato da una sua collega che si occupava della domanda e dell’offerta...

Renato Guttuso, Palermo, 1973

Di Renato Guttuso, a Bagheria, la cittadina in cui entrambi siamo nati, ho sempre sentito parlare con affetto e orgoglio: era i ragazzo del paese che aveva fatto strada. Da giovane, dicevano soprattutto le donne, era bellissimo. Qualche volta gli oppositori politici ironizzavano sul comunista che abitava a Palazzo del Grillo a Roma. La sua casa di Bagheria era contigua a quella dei miei nonni materni, che avevano ben conosciuto la famiglia. Veniva ricordato con ammirazione il padre di Renato, l’agrimensore Giacinto, per la sua grande eleganza. Pare che vestisse spesso di bianco e non dimenticasse mai il bastone da passeggio. Eppure, pioggia o fango che ci fosse per le strade, rientrava sempre immacolato. La madre, rimasta vedova e sola mentre Renato cercava fortuna lontano, aveva vissuto gli ultimi anni in dura miseria. La mostra antologica che si tenne al paese nel 1962 fu un grande avvenimento popolare. Fu proprio in quella occasione che lo incontrai per la prima volta.   Ma un poco amici diventammo almeno dieci anni dopo, grazie a Sciascia. È forse l’uomo più seducente che abbia mai conosciuto. Il colore della sua voce, i racconti, l...

Al parco

Il progetto nasce dall’idea di riprendere il parco urbano pubblico nei giorni di festa. È iniziato nel 2006 dal Parco Sempione di Milano, un luogo a me caro, legato ai miei ricordi d’infanzia, dove andavo a giocare da bambina. In seguito il progetto ha assunto una dimensione molto più ampia, proseguendo nei parchi di altre città, italiane – Torino, Roma, Palermo, Milano e Bologna – per proseguire nelle capitali europee e infine al Central Park di New York.In molte città italiane, nei giorni festivi, il parco si trasforma in un teatro di gioco, specialmente per i migranti. È un luogo di ritrovo di persone provenienti da diversi paesi e diverse etnie che si incontrano tra loro per chiacchierare, ascoltare musica, ballare e mangiare. È per loro il punto di connessione, di collegamento con la loro cultura d’origine, e quindi la possibilità di stare insieme, di non essere soli e di non essere separati. In questo “rito festivo” c’è una situazione di condivisione pacifica dello spazio – che certamente non va idealizzata – in cui si evidenziano i resti sublimati della condizione stessa del migrante, della sua precarietà, del viaggio, della lontananza e dell’essere separati.In generale, il...

Sentieri di città

Ho fotografato alcuni sentieri in città o di città: vie che si formano su isole pedonali, aiuole e marciapiedi malmessi. Somigliano a quelle che si vedono in campagna e nei boschi e sono create dagli animali con il loro continuo passaggio.   Sentiero Cassarà   Sentiero De Gasperi   Sentiero Aliseo   Sentiero Croce Rossa     Similmente fanno i pedoni col loro cammino, per raggiungere nel modo più lineare e veloce un punto d’interesse comune, come la fermata del bus, oppure per tagliare velocemente due strade parallele o che fanno angolo, laddove le strisce pedonali porterebbero di fronte ad un ostacolo o allungherebbero il tragitto.   Sentiero Campania   Sentiero Leoni   Sentiero Leoni   Sentiero Leoni   In un progetto urbano che dà priorità alla viabilità veloce è naturale, per l’uomo che si sposta a piedi, trovarsi di fronte a degli ostacoli. Così l’uomo si riprende lo spazio come è insito nella sua natura. Forse c'è anche il piacere di attraversare “da dove...

Catania / Paesi e città

Catania è una signora in nero. Il fasto barocco della città nega se stesso, perché tende all’oscurità della pietra lavica della quale è intriso. Niente a che vedere con il tufo dorato di Noto, né col fragile calcare leccese, né tanto meno con i marmi e gli ori di quello romano. Ciò accade perché il barocco catanese non è nato solo come una scelta stilistica, un adeguamento alla moda dei tempi; è stato anzitutto una necessità: bisognava ricostruire la città dopo che l’Etna, nel 1669, decise di spalancare le bocche dell’inferno. Le colate laviche raggiunsero il centro, aggredendolo in più punti. Poi, nel 1693, un terremoto diede a Catania il colpo mortale: le vestigia greco romane e l’abitato medievale vennero spazzati via come briciole di pane da un pavimento. In cambio, il vulcano donò alla città i materiali da costruzione per rimettersi in piedi. Ecco perché il barocco catanese è oscuro. Si tratta di uno stile da stress postraumatico, che incorpora le ombre e il lutto di una città intera.   La lava ha fatto un...

Fontanelle / Prizzi, Palermo

Prizzi dista 72 km da Palermo e 79 da Agrigento; con un’altitudine di 1045 metri è uno dei comuni più alti della Sicilia. Nel territorio comunale vi è la stazione meteorologica, ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione meteorologica mondiale.

Giuseppina Turrisi Colonna / L'addio di Lord Byron all'Italia

Ignota ai più, come del resto altre scrittrici di epoca risorgimentale (Maria Giuseppina Guacci Nobile e Laura Beatrice Mancini Oliva sono tra queste), Giuseppina Turrisi Colonna, palermitana del 1822, fu ispirata poetessa civile. Scrisse Alle donne siciliane e, in due occasioni, Alla Patria: a quella siciliana (ci si rammenti che il Quarantotto siciliano fu repubblicano e indipendentista) nonché a quella italiana, ancora nient'altro che vagheggiata. “Morì non compiuto il ventesimosesto anno”, scrisse di lei Francesco Guardione, “il dì 17 febbraro 1848, mentre il cannone degl'insorti rombava a Porta Maqueda”. Tra le sue poesie spicca una trilogia dedicata a George Gordon Byron, nei suoi versi trasfigurato in un vero e proprio prototipo dell'eroe romantico. Più che nelle liriche dichiaratamente dedicate all'Italia, piuttosto ingessate nella loro magniloquenza, è qui che si scorge la vena più felice della scrittrice: e, al netto dei debiti con Foscolo e con il Leopardi delle canzoni, più originale.   L'ADDIO DI LORD BYRON ALL'ITALIA.   Alfin partia....

Pentito

Come un figurante, che disattende l’ordinato scorrere del copione, il primo “pentito” della storia criminale italiana sbaglia tragicamente il tempo  dell’entrata in scena. Fa la sua comparsa, in quel di Palermo, nel marzo del 1973 invece di aspettare, come dovrebbe, gli anni ottanta. Infatti il dizionario Zingarelli sancisce che solo a partire dal 1980 che, accanto al significato tradizionale morale e religioso del termine “pentito”, emerge una nuova connotazione. È quella del “terrorista o altro criminale disposto a collaborare con la giustizia ottenendo attenuanti, benefici e riduzioni di pena”.   Il primo pentito si chiama Leonardo Vitale. È uomo assai interno alla rete mafiosa e ha maturato un personalissimo percorso spirituale. Dunque, con cristallino rigore, ne tira le conseguenze: il 30 marzo 1973 irrompe nella Questura di Palermo e, senza chiedere alcuna contropartita, delinea con totale precisione l’organigramma del Gotha mafioso e ricostruisce tutte le principali imprese delittuose dell’organizzazione della quale ha fatto parte e sulla quale si sta stagliando l’ascesa dei...

L’identità in cucina

Massimo Montanari mette in rilievo nel suo breve libro L’identità italiana in cucina (Laterza 2010) che l’Italia esisteva già prima della sua unità nelle pratiche quotidiane, nei modi di vita, negli atteggiamenti mentali, ovvero che la cultura definisce il nostro Paese ben più dell’unità politica. Prima dell’Italia unita sotto il regno dei Savoia, diventato Regno d’Italia proprio in quel 1861, esiste il “Paese Italia”, come l’aveva definito lo storico Ruggiero Romano, ideatore della Storia d’Italia di Einaudi. Nel suo saggio Montanari sostiene che la koinè alimentare italiana si è formata attraverso l’incontro tra romani e “barbari” (termine romano). Si trattò di un incontro-scontro tra la cultura del pane, del vino e dell’olio (civiltà agricola romana) e la cultura della carne, del latte e del burro (civiltà dei “barbari”), legata più alla foresta che all’agricoltura stanziale.   Lo studioso dell’alimentazione riprende un’immagine attuale per proiettarla sul passato: l’Italia come...

Risorgimento / Palermo in fotografia

La Rivoluzione di Palermo del 1860. Immagini gentilmente concesse dal Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano.

Palermo come un’infanzia

Ho cominciato a fotografare Palermo nel 2001 per ristabilire un rapporto intimo e personale con la città nativa, che avevo lasciato a diciotto anni per trasferirmi a Milano: era il 1991. Nel corso del tempo avevo perso il contatto con le cose, la luce e certe dinamiche sociali. Persone, azioni, strade, erano rimaste ferme nella mia memoria a quel periodo fanciullesco sotto forma d’icone, talune gioiose altre grottesche. Nell’ultimo decennio, nel corso di brevi soggiorni palermitani, ho voluto ricreare le immagini di queste icone, cercandole per strada (discostandomi però dal reportage), vedendole come simboli positivi di uno stile di vita comunque creativo, seppur non civico, confuso e accomodante, perpetuato necessariamente dalla popolazione palermitana come forma di autogestione di un capoluogo mal funzionante. Questo meccanismo a colori, di cui non riuscivo interamente a far parte, aveva formato, seppur inconsapevolmente, il mio stare al mondo.