Categorie

Elenco articoli con tag:

Ravenna

(19 risultati)

L’estate dei Festival / Il Purgatorio delle Albe

Il cielo è “dolce color d’orïental zaffiro”, usciti dalle tenebre e dallo stridor di denti, dal contrappunto bestiale di bestemmie e rimpianti laceranti dell’Inferno, sulla spiaggia del Purgatorio. Il cielo era coperto di nuvole minacciose fino a poche ore prima dello spettacolo. Ora, davanti alla chiesetta di Santa Maria in Costantinopoli, in uno stretto budello dietro il Duomo di Matera, il sole splende verso il tramonto. Odore di incensi.    Matera, ph. Marco Caselli Nirmal. Si aprono le porte e Marco Martinelli e Ermanna Montanari, di bianco vestiti, inaugurano l’ascesa di un centinaio di spettatori-Dante Alighieri verso il culmine della montagna del Purgatorio. Si salirà, in questa tappa per Matera 2019 capitale europea della cultura della “Chiamata pubblica per la Divina Commedia di Dante Alighieri” del Teatro delle Albe iniziata a Ravenna nel 2017 con Inferno; si ascenderà, per raggiungere l’ultimo approdo del viaggio di purificazione, il Paradiso terrestre, solo al calar del sole, in una luce che indora i tetti della città dei Sassi. Si attraverserà un’altra chiesa, quella del Riscatto, piena di donne in abiti da sposa che gridano contro le violenze subite da...

Ringraziamenti e bilanci / Scarabocchi e altri progetti

È passata una settimana dalla fine di Scarabocchi. Il mio primo festival, realizzato insieme a Fondazione Circolo dei lettori e con il sostegno fondamentale della Città di Novara.     Le scuole della città e il Complesso del Broletto sono stati animati da laboratori, incontri, adulti e bambini. Abbiamo vissuto eccezionali esperienze: l’infinito firmacopie di Altan, che per più di un’ora e mezza ha creato e regalato disegni della Pimpa in diretta per i suoi giovani lettori; lo scarabocchio più grande del mondo realizzato dai piccoli sotto la guida di Guido Scarabottolo, che ha poi decorato il lungo muro del Broletto; e ancora i ricordi d’infanzia legati a Bruno Munari raccontati da Mario Calabresi o i ragazzi dell’Atelier dell’errore che hanno rimproverato, con grande serietà, i “normaloidi” che siamo, incapaci di guardare davvero e di accorgerci che gli scarabocchi danno forma al mondo.    La Pimpa di Altan saluta i piccoli lettori   I ragazzi dell'Atelier dell'Errore danno vita agli scarabocchi   Mario Calabresi racconta Bruno Munari   In soli tre giorni a Novara si sono dati appuntamento per scarabocchiare insieme alcuni tra i più...

MAMbo | Museo d’Arte Moderna di Bologna / Le abitazioni

Il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna presenta nello spazio Project Room, un focus dedicato a Rosanna Chiessi Pari&dispari, a cura di Lorenzo Balbi e organizzato in collaborazione con l’Archivio Storico Pari&Dispari - Rosanna Chiessi e Comune di Reggio Emilia - Biblioteca Panizzi che ha ricevuto in dono gli album fotografici assemblati e commentati da Rosanna Chiessi. Gli album, consultabili nel sito web della Biblioteca Panizzi, raccontano la lunga attività della loro autrice, dal 1965 al 2015 nel campo dell’arte contemporanea, quando le sue diverse abitazioni e galleria sono state trasformate in residenze e atelier per artisti quali Geoffrey Hendricks, Allan Kaprow, Urs Lüthi, Hermann Nitsch, Arnulf Rainer, Charlotte Moorman, Nam June Paik e molti altri.   Ermanno Cavazzoni, scrittore e amico di Rosanna Chiessi, in occasione della mostra, le dedica un breve testo che ricorda proprio le sue case, luoghi di incontri e suggestioni.     Rosanna. Adesso che se n’è andata e non ci rivedremo mai più, adesso che è rimasto solo un album di fotografie, che sbiadiranno anche loro, devo dire che è stata un’amica insostituibile, generosa, soprattutto generosa di...

Ravenna Festival / L’Inferno delle Albe

Albedo. Rimbomba in testa questa parola dell’alchimia, operare sulla nigredo, sulla materia oscura, per arrivare all’opus. Abluzione, distillazione, elevazione dell’anima. “Quali colombe dal disio chiamate”. Bianchi, bianchissimi, Ermanna Montanari e Marco Martinelli raggiungono la folla accalcata nella stretta strada davanti alla tomba di Dante Alighieri. Ravenna, ore 20 di un giorno qualsiasi (che non sia lunedì) da qui al 3 luglio, fino a quando si replica il loro Inferno per Ravenna Festival. Un uomo in abito nero suona una grande conchiglia. Dà il via, ed è subito emozione. Con quelle parole finali della prima terzina della Divina Commedia di Dante, dette, sussurrate, ingolate da Ermanna (al piede, bianche anch’esse, ha le sue solite scarpe a forma di zoccolo di capra, diaboliche): “…vita … oscura… smarrita”. Pausa. E poi i versi tutti di quell’inizio, con voce che ricama e sprofonda, che rapisce. Aprono la porta del sepolcro, a evocare il poeta. E intorno a noi spettatori, in mezzo a noi, bambini, ragazzi, giovani, donne adulte e uomini ripetono alcuni versi, in coro. Sollevano le braccia, le protendono in tensione, seguono il ritmo con voci basse, acute, chiocce, profonde,...

Cadaveri euforici sul baratro

Immaginiamo la vita di un liceale medio di Modena. Per un anno ha partecipato a laboratori teatrali a scuola condotti non dalla volenterosa professoressa appassionata d'arte, ma dagli attori che vede sul palco di un Teatro Nazionale, e che insieme a quegli attori – che ormai conosce per nome – ha trascorso svariati pomeriggi in biblioteca ad ascoltare Roberto Latini o Marco Martinelli che leggevano brani dalla Montagna incantata di Thomas Mann. Ha passeggiato e pedalato sui passi della Grande Guerra, e una sera al mese invece della movida ha frequentato Kabarett d'antan improvvisati in un caffè, in una mensa o in un centro sociale. Al cinema ha visto Chaplin, Losey e Renoir, in lingua originale con sottotitoli. Immaginiamolo tra i duecento protagonisti di un atelier in cui si rievocavano le radiose giornate di Maggio, seduto nei banchi della facoltà di economia per lezioni-spettacolo di storia primonovecentesca e di economia politica, o ad ascoltare musica da café chantant, tra operette, stornelli e prime dissonanze d'avanguardia. E immaginiamolo infine andare al teatro Storchi, di domenica, e restarci nove ore di fila.  ...

Teatri in Fèsta a Ravenna

Nato come un momento di celebrazioni delle diverse attività di E-production, la rassegna Fèsta di Ravenna – quest’anno tra il 4 e il 13 dicembre – è diventata un appuntamento annuale della città. Sono passati quasi tre anni da quando Fanny&Alexander, Menoventi e gruppo nanou (e al tempo anche ErosAntEros) unirono le forze e si gemellarono in un progetto cooperativo che sapesse mettere in comune spazi e risorse, pur mantenendo intatte le differenti identità che la componevano. E-production è nata come una risposta alla crisi economica che ha messo e continua a mettere in ginocchio la quasi totalità delle attività culturali e artistiche di questo Paese. Fèsta è divenuto così il momento per celebrare quella scelta di unione e per trarre, da un anno all’altro, le fila di un percorso che viene mostrato alla città, cittadini, amici, spettatori.   Al debutto di Fèsta sono andati in scena la compagnia ravennate Fanny&Alexander e quella faentina Menoventi con due nuovi lavori, entrambi presentati di recente ed entrambi inseriti in progetti teatrali più...

Lus, ovvero sul filo del dolore

È una storia appesa a un passato lontano quella che ci raccontano Ermanna Montanari e Marco Martinelli del Teatro delle Albe con Lus (Luce). Una di quelle storie che sappiamo essere nel dna della terra, in quel solco tra razionalità e irrazionalità a cui continuamente facciamo appello, nella luce del sole e nel buio delle tenebre.   Ripreso dopo molti anni, “Lus” è un concerto per voce, live electronics e contrabbasso che ha debuttato al Teatro delle Passioni di Modena lo scorso 16 gennaio. In scena, assieme a una vibrante Ermanna Montanari, troviamo Luigi Ceccarelli (quasi fosse seduto nell’agio del suo studio) e il musicista Daniele Roccato. Lus è una composizione eterea che tesse le tristezze di Bêlda, una donna vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, conoscitrice delle erbe e dei rimedi naturali, curatrice quasi pagana dei mali che affliggono le genti e i lavoratori di un imprecisato villaggio ravennate. Su un palco spoglio di pochi oggetti, entra lentamente Bêlda e di lei si vedono solo le mani, investite da un fascio di luce giallo: le sue mani come lo specchio del suo fare, del suo potere che sa...

L’appassionante esperienza di un territorio. Ravenna

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Ravenna, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Alberto Cassani, Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna e Coordinatore di Ravenna 2019.       Perché Ravenna? In attesa che venga indicata ad ottobre per il 2019, quando sarà in Italia la Capitale Europea della Cultura, il Giornale delle Fondazioni ha intervistato Alberto Cassani, già Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, oggi Coordinatore di Ravenna 2019.   Mi faccia dire innanzitutto perché Ravenna si candida. Le ragioni della candidatura non si fondano soltanto sull’eccezionale persistenza di un patrimonio monumentale prestigioso, inserito dall’Unesco nella World Heritage List, e nemmeno in via esclusiva su una produzione culturale di livello internazionale, caratterizzata dalla relazione tra eredità culturale e istanze innovative, tra conservazione e creazione, tra ricerca identitaria e apertura al mondo. Ravenna si candida innanzitutto perché,...

Parlamenti di aprile

Ai “Parlamenti di aprile” del Teatro delle Albe, al teatro Rasi di Ravenna dall’8 al 13 aprile, non sono state imbastite teorie organiche come in un convegno. Si è parlato, più che altro. Di teoria teatrale, di filosofia, di critica, di comunicazione, di teatri d’Europa, di peripezie artistiche. A colpi di parole abbiamo sfinito il pensiero: al ribollire denso della presenza abbiamo strappato degli inneschi logici, alla vetrina delle esperienze degli attivatori di idee, al piacevole logoramento della compresenza l’osmosi della conoscenza. Energia bruciata, come nella non-scuola delle Albe. Sotto, sopra, nelle intercapedini bisognava guardare. Anche oltre i racconti, la liturgia dello scoppio del magnesio, la primavera nel giardino del Teatro Rasi, il senso del rito, la sacralità del gesto quotidiano, la gentilezza disarmante di Ravenna, la filosofia avvincente, le cene vegane, l’ecologia della mente e dalla terra praticate (e non predicate).   Le nuvole, ph. Rossella Menna Lavorare per le nuvole Si lavora per le nuvole, simbolo di questi Parlamenti. Condense d’acqua sospese nel cielo, o matasse di fumo...

Forlì - Trieste

La mattinata è limpida, l'aria frizzante, il cielo sornione, insomma, il solito! E io che mi sentivo, invece, prossimo a una grande prova... Due mesi prima avevo con gran piglio proposto questa impresa, pentendomene un attimo dopo, ed ora ero qui, polpacci pronti e rosario in mano. Perché per alcuni arrivare a Trieste in bicicletta dalla romagnolissima Forlì potrebbe essere una passeggiata, ma per me proprio non lo era. Mi sentivo invece di far parte con tutti gli onori della  schiera di eroi che han fatto grandi le lettere greche, ero pronto a menar fendenti, a far cadere nemici come neve natalizia, a immolarmi in baccanali dagli esiti sulfurei. Tre giorni e mezzo per arrivare a Trieste ed entrare di gran diritto nel mito, tre fulminati in fila indiana sulla romea per vedere la mostra su Nereo Rocco, tre mountain bike sotto a culi irsutissimi come neanche l'orso marsicano.   Si parte tonici, sembriamo veramente una squadra sgangherata e urliamo 'A Comacchio!', credendo che la paludosa cittadina pontuta possa fare da scenario al nostro pranzo a base di anguilla rigorosamente fritta. E invece facciamo il lungo fiume sino a...

L’Eresia della felicità di Marco Martinelli

Ti circondano. Sono una sessantina, tra gli undici e i diciotto anni. Tutti con una blusa gialla “cucita con tre metri di tramonto” come quella di Vladimir Majakovskij, il poeta cubo-futurista che voleva strappare la gioia ai giorni venturi. Hanno i colori della primavera esplosa e nomi da neo e paleo italiani i ragazzi dell’Eresia della felicità di Marco Martinelli, una scheggia della “non scuola” di Ravenna, impiantata per la prima volta a nord, anzi a nord-est. Vengono da Asseggiano, una zona periferica di Mestre, dal centro vecchio di Venezia e da Marghera, città-fabbrica in crisi. Si chiamano George, Jiko, Vajit, Chiara, Kevin, Nicolò, Nina, Elisa, Alvise, Adil, Albulena, Damiano, Dan, Zeno, Jennifer, Snizhana, Marco…     Cinema-teatro Aurora di Marghera, a destra della stazione di Mestre, guardando verso Venezia. Sera di venerdì 31 marzo. Sul viale si incontrano pochi passanti, principalmente immigrati. Qui la sala è piena di amici, genitori, appassionati di teatro, insegnanti. È uno di quei luoghi dove si continua caparbiamente a fare teatro dialogando con chi abita nelle...

Greenberg for Italians

Non esiterei un istante a considerare l’antologia italiana degli scritti del critico americano Clement Greenberg (L’avventura del modernismo. Antologia critica, Johan & Levi, Milano 2011, pp. 448, € 35) come uno dei maggiori eventi editoriali dell’anno. I curatori Giuseppe Di Salvatore e Luigi Fassi hanno pazientemente lavorato su un corpus di oltre 1.500 pagine, riuscendo nella sfida di offrire al lettore italiano una panoramica esaustiva del pensiero di Greenberg dal 1939 al 1986. In senso più ampio, l’antologia della Johan & Levi è da oggi lo strumento imprescindibile per comprendere il modernismo americano, in Italia conosciuto quasi esclusivamente attraverso il riflesso, a volte distorto dalla partigianeria critica, offerto dall’allieva più brillante, impaziente e ingrata di Greenberg, Rosalind E. Krauss, dato che, per una congiuntura editoriale anomala rispetto ad altri paesi europei, i lettori italiani, soprattutto i più giovani, hanno conosciuto Greenberg proprio attraverso Krauss & Co.   L’avventura del modernismo è ordinato secondo un criterio cronologico e tematico. Le...

Roma, Teatro Valle, 16 dicembre 2011

Scrivo questa ultima puntata del diario di Capusutta prima di ritrovarci tutti a Roma, al Valle occupato. Non l’avrei detto, il giorno che ci siamo arrangiati a provare per strada, tra le auto che passavano, perché a Lamezia nessuno ci aveva aperto il teatro, che Donne al Parlamento, dopo la “prima” a Lamezia, sarebbe arrivato fino al Valle. Ma vado con ordine, e racconto come è andata la “hell’s week”, la “settimana dell’inferno”, così negli Stati Uniti chiamano la settimana che precede il debutto.   Scendo a Lamezia e subito capisco che il clima non è buono. Ne avevo scritto già sul doppiozero del 5 maggio 2011, quando mi preoccupavano gli atteggiamenti di certi burocrati lametini, e al mio arrivo ne trovo conferma. I “corsari” hanno appena recitato il loro Molière al Politeama, come stava scritto nella nostra convenzione con il Comune, che contemplava non solo il laboratorio di Capusutta, ma anche alcuni spettacoli delle due compagnie, in modo da presentarci ai ragazzi oltre che come guide del laboratorio anche come attori e registi con una propria poetica: lo...

Lamezia Terme, 20 novembre 2011

  Torno a Lamezia. Finalmente abbiamo le date ufficiali del debutto di Donne al Parlamento: 20 e 21 novembre, ore 21, al Teatro Comunale Politeama, gestito per il Comune da Piero e Pierpaolo Bonaccurso del Teatrop.   I corsari hanno lavorato benissimo. Ricordate che vi dicevo dei problemi creati dalla innaturale (per la non-scuola) pausa estiva? Bene, sono andati dappertutto, non solo sono ritornati nelle scuole, ma anche nelle strade, nelle piazze. Nei pub, dove gli adolescenti si danno raduno, e hanno trovato nuove adesioni ed entusiasmo. Come crediamo si faccia il lavoro con i giovani? Si fa così. Impiegando tempo e passione. Le locandine, certo, i manifesti, i dépliant, la conferenza stampa, ma prima di tutto il guardarsi in faccia. Il prenderli sul serio, uno a uno. E forse i giovani stessi possono farlo meglio di tutti, per questo è importante non essere “avari”, ma coinvolgere ragazzi attenti e svegli e appassionati nei progetti culturali, se vogliamo che siano una miccia capace di accendere i loro coetanei.     Le prove procedono. Io oggi seguo solo Praxagora e le altre con Emanuele e Tonino, mentre...

Dove comincia e dove finisce la Padania

Dove comincia e dove finisce la Padania? Dalle sorgenti del Po al Mare Adriatico, hanno risposto i creatori di questo mito che non ha mai fatto i conti né con la geografia né con la storia. Cuneo è in Padania? Udine pure? E Ravenna e Ancona sono parte della Padania? O forse la Padania è il territorio che si estende intorno a Cassano Magnago, paese di nascita di Umberto Bossi, centro d’irradiazione di una fantasia geografica che ha ammaliato per quasi vent’anni una parte della popolazione del Nord del paese, come una sorta di fuga dal reale che ora si rivela, come ha sottolineato Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica italiana, quello che appunto è: illusione. Il re è nudo, dice il bambino della favola di Andersen, che ci fa capire come lo slogan della Lega sia prodotto, non tanto e non solo, dalla boutade del capo leghista, ma anche e soprattutto dallo risposta della folla che l’ascolta, e vi crede.   Claudio Franzoni, studioso dei gesti, ha fatto notare di recente come sia appunto lo sguardo della folla che rende grande il gesto che compie l’uomo politico, e che basta un punto...

Russi / Paesi e città

Il paese: Russi, provincia di Ravenna. Pianura perfetta, in certi giorni vedi un albero a cinque chilometri. Un paese che quarant’anni fa era pieno di contadini, biciclette, trattori, capannoni. A quindici chilometri, o giù di lì, c’è tutto: Ravenna, Faenza, Lugo, Forlì. Un’ora di treno e arrivi a Bologna. Poi una villa romana, che sono solo pavimenti di mosaico e ci resti male, un palazzotto del Seicento a un passo dal Lamone, una chiesa bruttina, strade che finiscono tutte in campagna e per la bicicletta sono l’ideale. Molti alberi di cachi, che cadono sull’asfalto e non è facile schivarli, quando c’è la nebbia e pedali a tutta altrimenti perdi l’autobus per la scuola. A volte non sono cachi ma ricci spiaccicati.   A Russi ci vantavamo di avere due fiumi, il Montone e il Lamone, tutti e due ricordati da Dante nell’Inferno. Poi ci vantavamo del Russi, una squadra più forte del Ravenna e del Forlì. Il Russi ha la maglia arancione come l’Olanda e non è mai sceso sotto la serie D. Poi ci vantavamo della Fiera dei Sette dolori, a settembre, la fiera pi...

Lamezia Terme, 5 maggio 2011

E invece Aristofane lo faccio aspettare ancora. Perché è successa una cosa davvero molto brutta. Sono entrati di notte dentro Palazzo Panariti, dove teniamo gli incontri di Capusutta, hanno sfasciato porte e finestre. Ladri? Ma non c’era niente da rubare, il palazzo è ancora vuoto, appena inaugurato, non ci sono attrezzature, solo due piccoli monitor per la sorveglianza. Dei balordi, può essere. E se fosse invece un brutto segno, una specie di intimidazione? Contro chi? Ci nascono strani pensieri in testa, che vorremmo ricacciare indietro.   Speriamo che non siano segnali contro Tano Grasso e il suo irruento procedere a cercare di portare novità nella cultura cittadina. In effetti non c’è un’aria rassicurante in giro: sembra da certi discorsi - sembra, ripeto - che qualcuno remi decisamente contro. “È che il teatro di ricerca qua non funziona!”, “che prima di voi c’erano altre esperienze di laboratorio teatrale, mica era il deserto!”, e argomentazioni simili. Che bisogno c’era di ricorrere a Ravenna e a Napoli, in sostanza. E in effetti, a parte le porte sfasciate, c...

Fanny & Alexander

Di norma, di uno spettacolo si legge un programma di sala. E di una mostra un catalogo. Del lavoro degli ultimi quattro anni del gruppo teatrale di Ravenna “Fanny & Alexander” (al secolo Chiara Lagani, dramaturg e attrice, e Luigi de Angelis regista: meno di 75 anni in due ma sulle scene da 18…) ci viene invece proposto un Atlante. Anzitutto perché non di un semplice spettacolo si tratta, bensì d’un “viaggio teatrale” in dieci tappe. Da Dorothy. Sconcerto per Oz, all’inizio del 2007, a West, andato in scena alla Cavallerizza di Torino lo scorso giugno e ancora in tournée nei prossimi mesi. Ma on the road da sempre è la vita dei teatranti. Il vero “viaggio” è quello all’interno del testo di F&A, nonché il nostro nel loro continente di immagini ed enigmi.   Il “testo” è Il mago di Oz: la fiaba pubblicata nel 1900 da L. Frank Baum e soprattutto il film diretto nel 1939 da Victor Fleming (con la sedicenne Judy Garland nei panni di Dorothy): un territorio attraversato a tutti i livelli e in tutte le direzioni, con un grado di “perversione...

Fontanelle / Scuola elementare di Russi

L'anno scorso, noi docenti della scuola primaria di Russi, un comune della provincia di Ravenna, abbiamo fatto delle foto ai bimbi che, durante un'uscita per fare un'esperienza di orienteering nel centro storico, hanno trovato tutte le fontanelle chiuse. La striscia è stata elaborata dopo, per partecipare ad un'iniziativa culturale sulla valorizzazione delle fontanelle. L'idea non ha purtroppo ottenuto un gran riscontro, forse per la nostra vena polemica, causata dalla recente chiusura delle due fontanelle situate nel centro di Russi, ad opera di Hera (Holding Energia Risorse Ambiente). Solo una più periferica è rimasta aperta. Giovanna Miserocchi