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Sardegna

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Il pozzo numero quattordici

“Lavorò in Italia, fuori d’Italia: in Argentina, in Francia, in Germania, nel Belgio”. Così scrive di sé Carlo Emilio Gadda, rievocando le fatiche “ingegneresche”, imposte dalle difficoltà finanziarie della famiglia (la sorella e la madre), a cui si aggiungevano le spese per l’odiosamata villa di Longone al Segrino, vera protagonista de La cognizione del dolore. Dubbia vocazione quella di ingegnere, forse in obbedienza alla volontà materna di imitare le felici carriere dei cugini. Ma negli Abbozzi autobiografici, il Gran Lombardo dirà che era “stato condotto a far l’ingegnere dalla ‘passione’ (è il caso di dirlo) di veder muratori a costruire e sterratori a tracciare canali e opere”. Ed eccolo iscritto, era il 1912, alla Sezione Ingegneria del Regio Istituto tecnico superiore (dal ’37 Regio Politecnico, “ul noster Pulitenik”), ma la frequenza è interrotta dalla partecipazione, come volontario, alla Grande Guerra. Le tragedie che lo travolgono (la morte del fratello, la disfatta di Caporetto e la prigionia in Germania) gli consentono di...

Un albero empatico e amico / Leccio, mitologie del distacco

Espandono la densa e scura chioma tondeggiante fin quasi a terra i lecci tenaci. Le grosse branche si dipartono presto dal tronco e danno loro quell’espressione solida, affidabile che li contraddistingue e che ha indotto Italo Calvino – figlio di illustri botanici – a piazzarne uno in favore di finestra per la fuga del suo rampante barone costretto a mangiar lumache: Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. […] Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: – Ho detto che non voglio e non voglio! – e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave. […]  Trovai quindi naturale che il primo pensiero di Cosimo, a quell’ingiusto accanirsi contro di lui, fosse stato d’arrampicarsi sull’elce, albero a noi familiare, e che protendendo i rami all’altezza delle finestre della sala, imponeva il suo contegno sdegnoso e offeso alla vista di tutta la famiglia. […] Cosimo salì fino alla forcella d’un grosso ramo...

Expo e dintorni: Lontano da Expo

Venti giorni lontano da Expo e da Milano. Una fortuna non per tutti quella di lasciare il capoluogo lombardo per qualche breve periodo, perché poi ci manca, si capisce. Fortuna anche che ci è dato di tornare.   Una delle ragazze del bar dove prendo il primo caffè nel quartiere dove abito ha avuto tre giorni di ferie, è andata a Venezia, ma il primo giorno di vacanza l’ha trascorso a Milano, non le ho chiesto cosa ha fatto, se è stata con la sua famiglia cinese o altro.   Ulivi, ph Antonino Costa   Il mio periodo di riposo si è svolto in campagna, una campagna vicino al mare, nella grande isola di Sardegna. È la seconda per dimensioni nel nostro bel mar Mediterraneo che in questo momento pullula di cadaveri. Pare che le sarde ne siano ghiotte. Anni fa lessi un libro straordinario. Ne riporto, per comodità, un pezzo che fa al caso mio. È tratto dalla recensione sull’opera di Stefano D’Arrigo, scritta da Andrea Cedola, La parola sdillabbrata. Modulazioni su Horcynus Orca: Dopo l’otto settembre e la liberazione di Napoli, ‘Ndrja Cambrìa, «marinaio,...

Luoghi comuni: Sardegna

Avevamo conosciuto Aldo Nove con Woobinda, allorquando i suoi personaggi smozzicavano attorno a sé interni minimalisti cui Giorgio Falco qualche anno dopo avrebbe dato maggiore corpo, soprattutto illuminati, se non fagocitati, dallo schermo televisivo, confinanti con il supermercato. Oppure nel discontinuo, ma comunque sottovalutato, Puerto Plata Market, dominato da esotismo popolare e a prezzo scontato; ora, in Un bambino piangeva (Mondadori 2015), scopriamo ricordi d'autobiografia infantile in una Sardegna “magica”, secondo risvolto di copertina, “lontana e arcaica”. La sintassi e l'atmosfera sono questi: Le aquile che sparivano dietro le rocce. Le rocce che celavano i più oscuri animali. Ma anche i giganti. Le fate. I morti.   Insomma dal balbettio dei lumpen del nuovo millennio, a quello dell'ineffabile e della metafisica, con tanto di vecchi venditori di formaggi con i vermi un po' sciamani, di versi sanscriti e salmodie, luminescenze nelle grotte. Il piccolo turista degli anni settanta trova un antesignano nell'incanto per la wilderness – si direbbe un po' più motivato, anche se...

Labirinti

Il raffinato editore emiliano Franco Maria Ricci ha appena inaugurato un labirinto realizzato tra il 2004 e il 2015, a Fontanellato (in provincia di Parma). Il labirinto è fatto con piante di bambù di specie diverse. In uno spazio di 7 ettari, la struttura ospita complessi culturali per un’estensione di oltre 5.000 metri quadrati: un museo per la sua collezione d’arte di oltre 500 opere; una biblioteca (con i 1.200 libri stampati da Giambattista Bodoni, e 15.000 volumi di storia dell’arte); una casa editrice (la già nota Ricci Editore, che il proprietario ha venduto nel 2004 per finanziare il progetto e ora ha ricomprato); una sala delle feste e dei balli; la piazza di un borgo con la sua chiesa; una torre belvedere. Ricci ha scritto sul proprio sito:   Da sempre i Labirinti mi affascinano. Insieme ai Giardini, sono tra le fantasie più antiche dell’umanità. Il Giardino, o Eden – così bello che Adamo ed Eva, freschi di creazione, continuavano a stropicciarsi gli occhi – incarna l’innocenza e la felicità; il Labirinto è, invece, una creazione del Potere e una fonte di turbamenti...

Ogni lettore è Lìberos

La comunità del libro nata in Sardegna si prepara a replicare in tutta Italia con una campagna di equity crowdfunding: abbiamo chiesto a Francesca Casùla, co-fondatrice di Lìberos, di spiegarci come partecipare e sostenere il progetto.     A meno di due anni dalla vittoria al bando Che Fare, Lìberos ha lanciato una campagna di equity crowdfunding con l’obiettivo di esportare fuori dalla Sardegna un paradigma di comunità attorno alla filiera del libro che di fatto si è già affermato come modello di innovazione culturale in Italia. Come funziona la campagna? E perché è importante partecipare?   È importante precisare che Lìberos è un’associazione culturale, e tale rimane. Ad essere invece un’impresa culturale è la startup innovativa nata da alcuni soci dell’associazione per sviluppare il progetto in modo che crei vero sviluppo (leggi: occasioni di lavoro retribuito – ormai è necessario specificarlo – nel settore culturale): tenere in piedi un’intera filiera che comprende produttori (editori e scrittori) e commercianti (librai...

Éntula: il vento s'è levato

“Cando si tenet su entu est pretzisu entulare” scriveva Francesco Ignazio Mannu nel 1794. “Quando si leva il vento è d’uopo trebbiare” traduceva più tardi il poeta Sebastiano Satta.   Entulare in sardo significa ventilare, ossia l’azione del lanciare in aria il grano per separarlo dalla pula, l’involucro che riveste il chicco. Un’operazione che gli agricoltori sardi praticavano nei giorni ventosi, quando il maestrale soffiava forte e bisognava darsi da fare. Si entulava dunque, nelle vecchie aie e negli spiazzi, in un’epoca pre-industriale neanche troppo lontana, quando era la natura a dettare i ritmi del lavoro e non era concesso perdere tempo.   Perciò Éntula, imperativo, incita all’azione: alzati e trebbia ora, ora che soffia il vento, non puoi più aspettare, il momento propizio è questo. E, come nell’omonimo brano dei Kenze Neke, significa anche sollevare e rimuovere quella polvere antica che, penetrata sino al cuore dei pensieri, ha inquinato l’immaginario di un popolo oppresso. Quasi un grido di rivolta, un passionale invito a risvegliare le...

La cultura è un territorio mentale

È davvero difficile, in questi giorni, col maestrale che solleva le fiamme, provare a scrivere di una Sardegna diversa. Il fuoco divora interi territori come in passato ha divorato eretici e libri, e l’obiettivo è lo stesso: renderci più poveri, più vulnerabili, più ignoranti. Ma c’è qualcosa che la cultura può fare, e che la Sardegna sa fare molto bene: raccontare. Per non perdere la memoria di ciò che siamo, per essere fenice che rinasce dalle ceneri. Ed è quello che faremo ora.     Siamo un villaggio di pescatori nel golfo di Oristano che ospita un fine settimana di incontri, teatro e musica. Siamo una pineta sotto le cui fronde persone di tutte le età ascoltano e dibattono, ridono e fanno domande (e a volte si incazzano). Siamo muggini che saltano fuori dall’acqua per ascoltare Diego De Silva che parla d’amore e canta De Andrè. Siamo la bibliotecaria del paese che si fa pescatrice di lettori, mietendo tessere della biblioteca tra un incontro e l’altro. Siamo uno spicchio di luna che assiste al reading-concerto di Giacomo Casti e Matteo Sau in una...

A piede Lìberos

Lìberos ha un anno di vita, ma solo da sei mesi è una vera start up. Quando siamo nati eravamo una buona idea tutta da sviluppare, un gruppo di lavoro su base volontaria che si muoveva a tentoni e una road map puramente ipotetica, che certo non prevedeva che arrivassero risorse economiche forti in tempi brevi. Grazie alla vincita del premio cheFare quei soldi sono arrivati subito, ma la nostra vera fortuna è che meritarli non è stato per niente facile: c'è voluta una lunga fase di riprogettazione che ci ha permesso di mettere meglio a fuoco gli obiettivi da raggiungere, le azioni da intraprendere e i tempi e le risorse non solo economiche di cui davvero disponevamo. Abbiamo scoperto così che l'organizzazione di queste informazioni si chiama business plan ed è uno strumento banale nella progettazione delle aziende; solo che noi non siamo un'azienda e se non ci fosse stato richiesto per la partecipazione al premio non l'avremmo probabilmente mai fatto, né creduto ci servisse; che se ne fa un'associazione no profit di una cosa che si chiama business plan? Con il senno di poi ci siamo chiesti quante sono le...

Giovanni Columbu. Su Re

Nel 2003 Giovanni Columbu partecipa all’estiva e ludica rassegna morettiana dedicata alle opere prime. Nell’arena all’aperto del cinema Nuovo Sacher il suo Arcipelaghi, film del 2001, viene decretato miglior film dei Bimbi Belli di quell’anno. Un’opera dura, rigorosamente in lingua sarda - il lavoro di Columbu è anche e soprattutto un lavoro antropologico - che racconta una parabola di giustizia in una terra arida e faticosa.     A quasi dieci anni di distanza da quell’opera prima tanto sconosciuta quanto notevole, Columbu decide di tornare dietro la macchina da presa per raccontare il calvario di Cristo, l’ascesa al monte e la crocefissione, ispirandosi ai vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni dai quali trae differenti episodi del martirio, messi in scena senza un ordine cronologico, come flash-back di Maria mentre veglia il corpo del figlio.   Columbu sceglie Supramonte, un complesso montuoso di altopiani carbonatici che occupano la parte centro-orientale della Sardegna, dove già fu il celeberrimo Hotel di De André, per ambientare la storia di tutte le storie. A parte Pietrina Mennas...

Lìberos vince cheFare

Lìberos vince cheFare. La nostra Giuria, dopo aver studiato le proposte dei finalisti, ha deciso di aggiudicare la vittoria alla rete sociale di scrittori, editori, librai, biblioteche e lettori che valorizza la filiera del libro e la rende protagonista di progetti culturali.   Questa la dichiarazione della Giuria (composta da Andrea Bajani, Roberto Casati, Paola Dubini, Gianfranco Marrone, Armando Massarenti):   I membri della Giuria hanno esaminato il materiale ricevuto relativo ai progetti finalisti, hanno ascoltato le presentazioni in plenaria e hanno successivamente avuto modo di intervistare ciascun gruppo finalista. Nella rosa dei finalisti, due progetti sono apparsi particolarmente validi e interessanti, per avere colto lo spirito e le richieste del bando ed essere espressione di imprenditorialità culturale: il progetto Lìberos e il progetto Quartiere di San Salvario. Al termine della valutazione, la giuria unanimamente dichiara vincitore il progetto Lìberos con le seguenti motivazioni:     •    riconosce alla lettura un valore economico, culturale e sociale, individuale e collettivo;  ...

Michela Murgia. L’incontro

Nonostante il titolo (L’incontro, Einaudi, pp. 112, € 10) l’ultimo libro di Michela Murgia è un susseguirsi di scontri: scontri culturali, scontri fisici, emblematici e verbali. Il protagonista è Maurizio, un ragazzino che vive in una sperduta campagna sarda, i cui giochi solitari di anno in anno vivono una dispiegante e liberatoria parentesi estiva nella casa di paese dei nonni, a Crabas. Lì i coetanei, le bande, le corse in bicicletta, le amicizie profonde danno sollievo alle costrizioni di una vita in solitudine. Il primo incontro-scontro è linguistico e sarà lo scheletro dell’intero racconto: l’“io” di Maurizio, del bambino “educato dalla solitudine a diventare per sempre l’unica misura di se stesso”, si frantuma di fronte alla potenza del “noi” di Crabas, “una parola che tutte le bocche declinavano in continuazione come fosse la spiegazione stessa del mondo”, e da cui Maurizio si fa placidamente invadere. “Non ci diamo proprio per vinti, eh?” gli aveva detto una volta Giulio mentre lo guardava con la fionda stretta tra le mani prendere per l...

La Maddalena / Paesi e città

La Maddalena è un’isola nell’isola, a nord-est della Sardegna e a sud della Corsica. Vista su una carta geografica ha la forma di una fiamma pietrificata con le lingue del fuoco diramate verso l’alto. È la più grande e abitata di un arcipelago composto da isole e isolotti. Un ponte la collega come un cordone ombelicale all’isola di Caprera, e fino a poco tempo fa un traghetto portava in Corsica attraversando le Bocche di Bonifacio dopo una breve sosta a Santa Teresa in Gallura. Nell’Ottocento questo collegamento era più frequente di quello con la Sardegna e del resto corsi furono i primi pastori a installarsi nell’isola.   La Maddalena si gira in fretta. Quello che si è appena visto ritorna, ma leggermente modificato dalla luce o dalle ombre e come ogni lieve scarto può farti impazzire. Forse per questo gli abitanti sono bruschi e non sempre gentili. Il vento li ha abituati a gridare anche quando non è necessario e c’è sempre come un’urgenza nelle loro voci. Anche il clima è difficile, e il maestrale soffia anche per nove giorni di seguito. Allora si vede...

Quando è che una cosa diventa un’altra?

Nel 1840 Hippolyte Bayard scelse di fotografare se stesso come annegato, intitolando l'opera Autoportrait en noyé. In un bagno di luce paglierina il corpo esposto sembra impercettibilmente (già) corroso, il viso è calmo, posato vicino a un cappello rotondo di paglia.   Le fotografie dell’esposizione di Roni Horn del 1999 alla Tate Gallery di Londra (intitolata Still water),avevano come oggetto le acque del Tamigi. Ogni foto era stata scattata a distanza ravvicinata e mostrava solo il fiume. Niente sponde, niente presenze umane, solo le acque catturate dallo sguardo di notte, all’alba, nel pomeriggio, con tempi atmosferici diversi. Le acque erano ora trasparenti, ora oleose, ora nere e dense, ora solide e grigie, ora verde chiaro o verde giallo. A volte assomigliavano a una piscina, altre al grasso della balena. Ogni foto era disseminata di numeri che sembravano una schiuma fluttuante sulla superficie dell’acqua, una galassia di costellazioni. I numeri in realtà rimandavano a note a pié di pagina, dove informazioni tecnico-scientifiche sugli annegati si intrecciavano a citazioni letterarie da Emily Dickinson,...