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Agatone

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Diario del primo anno da insegnante di filosofia / Plato for boys

1. Divieto dell'autoreferenzialità   Se a settembre un insegnante di Filosofia infarcisse la sua prima lezione di parole come “aporia”, “ontologia”, “paralogismo”, “trascendentale”, guadagnerebbe presto lo sconcerto e la noia degli uditori; se li esortasse a guardarsi dai caratteri ontici e dal nichilismo della metafisica, se esprimesse preoccupazione per l'evento della differenza in quanto connesso alla differenza dell'evento, incapperebbe perfino in una captatio malevolentiae. La filosofia non deve essere gabellata come l'arte del disorientamento e dell'elucubrazione fine a se stessa, anche se essa invita all'interrogazione costante, in sintonia con quanto dice Alessandro Bergonzoni: “Nessun domatore domerà mai le domande!”  Il primo punto che i docenti esperti insegnano a un pivello al primo anno da docente di filosofia è questo: se il suo fine è quello di insegnare il filo-sofare, ossia l'amore per il sapere e per la filosofia stessa, deve dimenticare la figura dell’insegnante autorevole di una volta e porre al centro della sua attenzione i suoi allievi, di ogni genere, disturbi specifici d’apprendimento e non. Non solo la disciplina che insegna, ma anche coloro a...

Il filo di lana dell’amore e della filosofia / Il “tocco” di Socrate

Il tema del 2017 del Festival di Filosofia “Filosofi lungo l'Oglio”, che ogni anno propone ai relatori un tema da declinare secondo le loro personali competenze, conoscenze e intuizioni filosofiche, è “Toccare”. Gesto automatico o voluto, percezione aptica che fa da ponte tra noi e la realtà, il toccare è essenziale nel nostro abitare il mondo. Ed è essenziale anche riguardo alla conoscenza, perché è importante che le persone e le cose ci tocchino affinché possiamo e vogliamo conoscerle. Ci tocchino secondo alcuni aspetti della ricchissima polisemia del termine: perché ci coinvolgono (ci riguardano da vicino), perché ci interessano (ci colpiscono e ci affascinano) e perché coinvolgono (investono e sfiorano) i nostri sensi e la nostra mente. Diciamo che il toccare è indispensabile all'esperienza e alla conoscenza e alla relazione affettiva, eppure ci rendiamo tutti conto anche senza essere degli specialisti che oggi tocchiamo sempre meno sia le cose sia le persone. Che cosa ciò può significare? Di fatto tasti e schermi sono le cose con le quali entriamo maggiormente in con-tatto,  con la punta delle dita e con lo sguardo, e che sostituiscono oggetti artificiali e naturali,...

Edgardo Franzosini. Sul Monte Verità

Degli amici chiedono ad Apollodoro dei sette discorsi intorno all’amore e alla verità pronunciati a casa del poeta tragico Agatone. Sulla stessa storia Apollodoro è già stato interrogato da Glaucone, stimolato da un tale che l’aveva sentita da Fenice, figlio di Filippo. Sia ad Apollodoro che a Fenice la storia era stata raccontata da un certo Aristodemo, testimone, lui sì, diretto, del convivio tenutosi a casa di Agatone.   Arrivati a questo punto, ci si potrebbe domandare: cosa c’entra una sintesi tanto ingarbugliata della cornice narrativa del Simposio platonico con il romanzo Sul Monte Verità? La risposta sta in due luoghi, uno materiale e l’altro ideale, posti tuttavia sotto lo stesso dominio, quello appunto del nuovo romanzo di Edgardo Franzosini. Il luogo materiale è l’intreccio con cui si presenta la storia: la vicenda di Alceste Paleari, prima ballerino (e pianista), infine eremita sul Monte Verità, fondatore e unico adepto del culto della noce di cocco, che l’anonimo narratore introduce, e che scaturisce dalla notizia della morte di Else Beer (“l’ultima monteveritiana...

Maria Tasinato

Santiago di Compostela è lontana dall’Appennino tosco-emiliano, soprattutto se il viaggio si fa a piedi, per centinaia e centinaia di chilometri, rispettando i ritmi ondivaghi, eppure precisissimi, del cammino francese. Una strada che è nel mito ormai e che del paesaggio sempre teneva conto, per dare al pellegrino riposo e sollievo, nel tempo in cui chi camminava compiva il proprio itinerario ad Deum. Maria Tasinato ha compiuto la scorsa estate il suo sogno di recuperare quel passo antico, quell’andatura filosofante, quel peripatetico discorrere con sé. Fino a tempi recenti la sua abituale scena era Padova, dove nelle aule fruste del Liviano ha per lungo tempo fatto proseliti discettando della “velenosa bellezza” (questo il titolo di un suo notevolissimo studio sull’Encomio di Elena di Gorgia da Leontini) della filosofia, tra gli splendori della sofistica e le epifanie del mondo tardo-antico. Platone è il suo nemico, perché è responsabile del maggiore crimine del sapere di Occidente: quello di concepire l’amore come frutto di mancanza e non come pienezza, “come rimedio a imbattibile melanconia e...