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Alberto Boatto

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Incontri bizzarri con i popular artists / Alberto Boatto. New York 1964

La sera che Elwood Blues, Dan Aykroyd, preleva all’uscita dal carcere suo fratello Jake, John Belushi, i due la passano in un fetido motel di Chicago. I binari della metropolitana sopraelevata, il mitico Loop, squassano ogni minuto gli infissi delle finestre. La mattina i poliziotti stanno per accalappiare i Blues Brothers; ma proprio in quel momento la vendicativa ex di Jake, Carrie Fisher, aziona il telecomando dell’esplosivo. Dopo qualche istante, dal mucchio di mattoni emergono i due nerovestiti. Elwood guarda l’orologio: «Sono le nove, è ora di mettersi al lavoro». A quest’imperturbabilità di naufragi, picaresca e cool, fanno pensare certi incontri di Alberto Boatto coi popular artists della scena newyorkese del ’64, ora finalmente raccolti (già prima della sua scomparsa, all’inizio del ’17, Alberto aveva invano tentato di pubblicarli) col titolo New York 1964 New York (a cura di Carlotta Sylos Calò, nella deliziosa «Piccola biblioteca di letteratura inutile» della casa editrice Italo Svevo, pp. 138, € 14).   È James Rosenquist quello con lo studio accanto alla «subway sopraelevata»: glielo dice il ragazzo dagli «occhi chiari, freddi e piatti», che a Boatto fa pensare ai...

Claudio Piersanti, “La forza di gravità” / La ghigliottina e l’arte della fuga

Claudio Piersanti si autodefinisce «un vecchio orso solitario», ma a conoscerlo e parlarci insieme non si può evitare di esserne affascinati. È un narratore di razza, sia che racconti dei gruppi anarchici che frequentava in gioventù, sia che riveli le misteriose alchimie che legano ricercatori e topi di laboratorio. Sornione, con una parola in più o in meno può farti ridere a crepapelle, oppure lasciarti sconcertato e inorridito: il più delle volte, tutt’e tre le cose insieme. Sembra che possieda un repertorio inesauribile di storie, aneddoti, personaggi. Tantissimi, per un orso solitario. «È il vantaggio di aver sessantaquattro anni invece di trenta: se hai vissuto più a lungo, hai più cose da raccontare».   Anche per questo è stata una piacevole sorpresa, per me, ritrovare quel tono nel suo ultimo romanzo, La forza di gravità (Feltrinelli 2018, pp. 297, euro 18,00), apparso in libreria all’inizio dell’estate senza troppo clamore. Dario Posatore, professore di filosofia in pensione, dà lezioni di vita e di pensiero scientifico a Serena, diciottenne desiderosa di accedere, dopo la maturità ottenuta da privatista, alla facoltà di medicina. «Quando un uomo ha avuto l’esistenza...

Il sentimento del tempo / Giosetta Fioroni, la spia di se stessa

Liberty, 1964, matita, smalti bianco e rosso su tela, cm 146 x 114, collezione Nanni Benazzo, Roma. «SENTIMENTALE SPERIMENTALE»: così la fascetta editoriale di Tristano di Nanni Balestrini, anno di grazia 1966. In copertina, un Doppio Liberty di Giosetta Fioroni dell’anno precedente (quando Nanni le dedicava – sul secondo numero del «Catalogo» periodico della Tartaruga di Plinio De Martiis – una prosa che anticipava i tratti école du regard del romanzo combinatorio ma finirà raccolta invece, caratteristicamente, in quella che di Balestrini è la seconda raccolta poetica, Ma noi facciamone un’altra del ’68: è quella che comincia «e intanto che si muove sulla spiaggia»). Manifesta, a quell’altezza, la callida coniunctio fra il senso comune, dell’aggettivo, e il suo riferimento letterario al Sentimental Journey settecentesco dell’abate Sterne che, specie tramite le sue versioni francesi e italiane (quella celebre di Foscolo), ha nutrito di sé la tradizione (anti)narrativa del moderno. Passato mezzo secolo di mode e contro-mode, il riferimento a Sterne sparisce dal catalogo della grande antologica milanese di Giosetta Fioroni che proprio Viaggio Sentimentale ha per titolo (a cura di...

La scomparsa di un grande critico / Alberto Boatto: 1929-2017

Nell’autunno del 1964 Alberto Boatto giungeva a New York per incontrare gli artisti che in quegli anni stavano radicalmente trasformando pratiche e significati della creazione artistica. Le visite negli studi di Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, la visione ravvicinata delle opere di Andy Warhol, George Segal, Jim Dine e altri ancora, formeranno le esperienze da cui Boatto trarrà il suo libro più noto, Pop art in U.S.A. (1967; nuova edizione Laterza 2015), un’opera che rimane ancor oggi un modello di lettura tempestiva e originale, sorretta da autentica curiosità intellettuale e da una sottigliezza d’analisi che ha resistito ai giudizi frettolosi o dogmatici emessi da molti critici del tempo nei confronti della pop art, e ha dimostrato nel tempo la sua lungimiranza. Tracciando a caldo un giudizio dotato già di prospettiva storica, muovendosi all’indietro sino all’avanguardia di inizio Novecento e impegnandosi in una riflessione sulla modernità riletta attraverso Benjamin e Baudelaire, Boatto univa infatti all’analisi della costellazione pop e dei maestri del new dada una riflessione sul destino dell’arte nell’epoca del consumo universale e della...

Conversazione inedita / Alberto Boatto, la morte interrotta

Nel 2013, per la precisione il 30 marzo, incontrai Alberto Boatto nella sua casa nel quartiere Fleming, a Roma. La consuetudine con lui e sua moglie, Gemma Vincenzini, non era recente. Ma l’anno prima ero rimasto molto colpito da una sua conferenza, al Palazzo delle Esposizioni, sul suo viaggio a New York nel 1964. Ammiravo da tempo la sua scrittura, algida e immaginifica; mi colpiva però questa sua inedita apertura a raccontare di sé. Intuivo che, dietro alla maschera imperturbabile del suo stile e del suo contegno, c’erano dei moventi – diciamo esistenziali – che, quanto più rimossi (o meglio repressi), tanto più potevano parlare, una volta esplicitati, e non a me solo. Registrammo così, sotto l’emblematica insegna di una Sedia elettrica originale di Andy Warhol, una lunga conversazione che, ci ripromettemmo, avremmo in seguito rivisto insieme per pubblicarla su doppiozero, magari integrandola di una parte più da vicino dedicata a quel viaggio in America, prelevandola dalla sua conferenza al Palazzo delle Esposizioni. A quel tempo, inoltre, Stefano Chiodi stava progettando la riedizione di uno o più suoi libri. Poi non ci fu più, in effetti, occasione di lavorarci: e Ghenos Eros...

Torna in libreria un testo chiave dell’arte anni ’70 / Alberto Boatto: Ghenos Eros Thanatos

Publichiamo un estratto dalla postfazione di Stefano Chiodi al libro di Alberto Boatto, Ghenos, Eros, Thanatos e altri scritti sull’arte 1968-1985, L’Orma, Roma 2016 .                                                                                    Jannis Kounellis, Senza titolo, 1973   Il 15 novembre 1974 apre alla Galleria de’ Foscherari di Bologna una mostra dal titolo ermetico: Ghenos Eros Thanatos. La cura Alberto Boatto, sin dai primi anni sessanta uno degli osservatori più tempestivi delle nuove tendenze artistiche: al suo attivo sono già un libro pionieristico, Pop art in U.S.A. (1967), numerosi saggi dedicati ad artisti contemporanei e a figure quintessenziali della vicenda novecentesca (Marcel Duchamp, anzitutto), la direzione di riviste d’arte (“Cartabianca” e...

New York 1964: la pop art

È stato da poco ripubblicato da Laterza Pop Art di Alberto Boatto, il libro che ha fatto conoscere al pubblico italiano uno dei momenti decisivi nel panorama artistico dell’ultimo mezzo secolo. Alla sua prima apparizione, nel 1967 presso l’editore Lerici, la lucida e documentata analisi di Boatto rappresentò una vera boccata d’ossigeno: nel clima culturale di quegli anni, in cui le forti riserve o l’aperta ostilità della critica, specie quella di orientamento marxista, si saldavano all’opposizione all’imperialismo americano, la pop art veniva spesso considerata espressione diretta del potere culturale ed economico statunitense, un sorta di manifesto del capitalismo consumista. La vittoria di Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964, lo stesso anno del viaggio a New York di Boatto, rappresentò in effetti un vero spartiacque nella vicenda culturale, non solo italiana, di quel decennio: l’inizio di un rimescolamento radicale che presto avrebbe prodotto un paesaggio integralmente nuovo, dove alla vicenda modernista, ai suoi “ismi”, al sentimento di continuità storica e politica, all...