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Alessandro Mendini

(13 risultati)

Bilancio del Salone del Mobile 2019 / Capre e design. L’ecologia vintage

L’ambizione del designer inglese Thomas Thwaites è di essere una capra. Si è fatto aiutare da esperti, ha studiato a fondo abitudini e attitudini delle capre, ha progettato e costruito uno stomaco artificiale, una protesi che gli permette di sistemarsi nella posizione giusta, a quattro zampe, e finalmente nel 2016 è andato sulle Alpi per passare tre giorni interi da capra. Questa e molte altre esperienze e progetti sono riuniti nella mostra Broken Nature, visitabile alla Triennale di Milano fino al 1 settembre 2019. La Triennale è uno dei crocevia fondamentali da cui transita il popolo del design durante la settimana del mobile milanese. Io sono qui a caccia di ecologia, voglio capire che fine ha fatto nel design del 2019 e ho deciso di iniziare dalla Triennale.    Milano, Settimana del mobile 2019. Entrando nel magnifico palazzo di Muzio, non posso fare a meno di passare dal neonato Museo del Design Italiano, qualcosa che dovrebbe esistere da decenni, e di cui questa sarebbe la prima parte. Cerco i 500.000 euro spesi per l’allestimento ma vedo solo cubi in idropittura bianca su cui stanno appoggiati alcuni oggetti iconici dagli anni ’50 agli ’80, illuminati da...

Una sofisticata sperimentazione di architettura e design / Il bollitore 9093 di Michael Graves

“Una sofisticata sperimentazione di architettura e design”, così Alessandro Mendini, allora direttore artistico di Alessi, definì il progetto Tea & Coffee Piazza, in cui 11 “architetti puri”, che non si erano mai cimentati con l’industrial design, vennero invitati a progettare una sorta di “paesaggio casalingo”, ovvero sevizi da tè e da caffè, in cui la teiera, la lattiera e la zuccheriera comparivano quali edifici in miniatura, ospitati su un vassoio che fungeva da minuscola piazza. Ne nacquero undici set in argento che vennero prodotti in un’edizione limitata di 99 esemplari ciascuno.  Così, in proposito, Mendini: “Ho sempre pensato che l’interazione fra le discipline omologhe sia non solo una ginnastica, ma anche un metodo molto utile per l’ossigenazione del loro divenire. In particolare fra l’architettura (grande) e il design (piccolo), l’idea di lavorare sul paradosso fra le misure, sul cambiamento vertiginoso di scala e sull’incrocio di funzioni tra loro lontane.” Il progetto, realizzato nell’arco temporale compreso fra il 1979 e il 1983, vide all’opera: Michael Graves, Hans Hollein, Charles Jencks, Richard Meier, lo stesso Mendini, Paolo Portoghesi, Aldo Rossi,...

Il caffè dell’architetto / La caffettiera Conica di Aldo Rossi

“Tea&Coffee Piazza” è il nome del progetto varato nel 1979 da Alessandro Mendini che, appena nominato direttore artistico della neonata collezione di Officina Alessi, ha voluto coinvolgere architetti di fama internazionale nell’ideazione di pezzi di un set da tè e da caffè. L’intento era quello di far sì che architetti “puri” si impegnassero in una ricerca personale intorno ad oggetti di uso quotidiano, così come era avvenuto nella mitica stagione del Bauhaus o in quella dorata del design italiano del secondo dopoguerra. Tra i prescelti figurava anche Aldo Rossi (1931-1997), uno dei maggiori architetti del novecento, primo vincitore italiano del Premio Pritzker, il Nobel per l’architettura. E Aldo Rossi accettò la sfida di eseguire interventi creativi su micro-scala affrontandoli con il rigore metodologico e lo slancio poetico-evocativo che caratterizzavano tutti i suoi interventi architettonici, non meno di quelli sulla macro-scala metropolitana.    Così, dopo un servizio da tè e caffè piuttosto particolare, racchiuso in un vassoio coperto che ha la foggia di un tempietto di vetro, se non addirittura quella di un tabernacolo laico (simile a quelli che ospitavano gli...

Sul crinale del kitsch al limite del sublime / La poltrona Proust di Alessandro Mendini

Nessuno ignora che il termine tedesco kitsch, di incerta origine, sia correntemente usato con il significato di cattivo gusto. Ma non è invece altrettanto noto il motivo per cui l’uomo moderno abbia necessità del Kitsch.  Milan Kundera (1929), ad esempio, nel 1986, ha dichiarato che il bisogno di Kitsch dell’uomo-Kitsch (Kitschnremsch) nasce dalla sua esigenza di guardarsi allo specchio della menzogna, quello che abbellisce le cose con orpelli ridondanti e consolatori, e di riconoscersi in esso con empatica gratificazione (L'arte del romanzo).  Una trentina d’anni prima, Hermann Broch (1886 - 1951) aveva già chiarito come all’origine del concetto di Kitsch ci fosse il conformismo, ovvero il desiderio di confermare lo status quo dei valori e delle abitudini correnti, contro l’idea di modernità, che implica in sé il concetto di rinnovamento, se non addirittura quello di sovversione delle abitudini e delle convenzioni consolidate, siano esse sociali, oppure culturali. Per Broch, il Kitsch, al suo apparire, definiva quindi l’attitudine di chi, pur di essere socialmente accettato, si appiattiva sulla conferma dei luoghi comuni, delle opinioni correnti e dell'...

Un segnatempo antispreco / Timor, il calendario perpetuo di Enzo Mari

I calendari stampati in tipografia, si sa, alla fine dell’anno a cui sono dedicati, non servono più e quindi si eliminano, con grande dispendio di carta, di inchiostro e di energia, elettrica, idraulica ed anche intellettuale. È per avversare la logica consumistica dell'usa e getta che Enzo Mari ha concepito dei calendari perpetui, così è nato anche Timor.   Timor nelle lingue maleo-polinesiache significa est ed è il nome della maggiore fra le isole di un arcipelago dell'Indonesia, la più ad est, appunto, ma è anche quello di uno dei tre calendari perpetui progettati da Enzo Mari (1932) per Danese.  Un nome così particolare gli deriva, insieme a quello di un altro calendario di Mari, Formosa (1963), dalla scelta inizialmente operata da Bruno Danese (1930 - 2016) di chiamare con il nome di isole tutti i prodotti del brand. Ed ecco allora la lampada da tavolo Bali (Munari, 1958); le ciotole Maldive (Munari, 1960) e Tongareva (Mari, 1969); il vassoio Arran (Mari, 1960); la lampada Falkland (Munari,1964); il portafrutta Atollo (Mari, 1965); il posacenere Borneo (Mari, 1967); la zuccheriera-formaggiera Java (Mari, 1968); la caraffa Trinidad (Mari, 1969); il...

Un libro di Fulvio Irace per Electa / Codice Mendini, le regole per progettare

Alessandro Mendini è stato il mio direttore per un anno, alla rivista Domus. Mentre tutto intorno si disgregava e mostrava il suo lato più bieco, lavorare con Alessandro Mendini era meraviglioso: il suo mondo aveva il potere di galleggiare sopra di tutto. Mendini è infatti quel tipo di persona che inesorabilmente ti porta a viaggiare sulla sua lunghezza d’onda. Abbiamo vissuto per un anno in questa magnifica bolla e poi ne siamo usciti fortificati, quasi vibrando come fanno quelle particelle che si agitano nelle onde delle frequenze magnetiche (o così almeno ho sempre immaginato che funzionasse la luce quando studiavo a scuola). Ecco, questa premessa per dire che non sono oggettiva a proposito di questo libro. C’è un’altra ragione però, oltre a quella di natura più biecamente sentimentale. Penso veramente che questi giganti del design e dell’architettura italiana, non siano mai stati raccontati abbastanza o abbastanza considerati. Come ho avuto modo di riflettere verso Natale scorso (mentre immagino che tutti se la spassassero in vacanza mentre io me ne stavo a Milano a riflettere di cose strane) paradossalmente uno scrittore mediocre è più popolare di un grande architetto. Per...

Sottsass a fumetti

Quando hai annunciato di lavorare a un fumetto su Ettore Sottsass, ho pensato che questa relazione tra fumetto e design era una storia tutta italiana, nel senso che in questi modi si è manifestata solo qui. Il tuo caso è esemplare perché sei fumettista e anche designer. Ad ogni modo mi è venuto in mente un precedente. Ricordavo che Alessandro Mendini ti aveva chiesto di disegnare un fumetto quando aveva saputo che tu e Maurizio Cattelan eravate stati compagni di scuola e che avevate condiviso buona parte dei vostri pomeriggi padovani di giovani adolescenti. Tu però avevi spostato la scena a Milano per raccontare di Cattelan e le sue incursioni nel design degli anni Ottanta. Il racconto si avvia mentre si dirige verso l'Atelier Mendini con i suoi progetti sotto braccio per sottoporli al giudizio del maestro (una lampada che cammina e un armadio a forma di bara). Quanto c’è di vero in questa storia?   Dal punto di vista strettamente storico non sono neanche sicuro che al tempo raccontato dalla storia ci fosse già un Atelier Mendini perché nella metà degli anni Ottanta c’era lo Studio Alchimia. Se...

Castiglioni maestri del design

In veste di designer   Tra le pagine del catalogo per un Museo del design italiano secondo Mendini, anno 2010, si trova un vestito a colori dalla foggia bizzarra: l’abito da designer di Achille Castiglioni. Come quello di un Arlecchino futurista, deperiano, è fatto di ritagli e sfridi ricuciti: càmice da lavoro che, derogando la serietà ingessata del professionista, funziona come astuccio esteso, a cingere, ad avvolgere il corpo di tasche e taschini, ed è capace di custodire addosso al designer, pronti all’uso, gli strumenti del mestiere. Capace anche – almeno idealmente, secondo un rituale non si sa quanto atteso – di introdurci allo spirito che gioiosamente dava il tono al lavoro nello studio-bottega; di inaugurare come spazio-tempo propriamente scenico – di teatro, di spettacolo meraviglia – quello che i designer abitavano come il luogo più proprio.   Il grembiule di Achille Castiglioni, design di A. Castiglioni e Max Huber Questa divisa a colori, disegnata da Achille con Max Huber in un uggioso pomeriggio d’inverno, è quanto di più rispondente alla questione che alla...

Ugo La Pietra, il disequilibrista

La mostra dedicata dalla Triennale a Ugo La Pietra, mi piace leggerla come celebrazione del carattere ‘contro’, militante, critico e sovversivo radicato nella tradizione del design italiano che ha sempre espresso accanto alla produzione di manufatti una fittissima produzione sperimentale, magari meno conosciuta, ma rivelatrice di un’attività libera, antagonista, testarda, ribelle, impegnata a registrare ogni segnale emesso da territori sfuggiti al controllo della rigida disciplina dettata dalle istituzioni, dalla tecnocrazia.     Insomma l’attività di registrazione di segnali sommersi svolta nel corso degli anni da La Pietra con curiosità e grande generosità (si parla di più di mille progetti/reperti), pone anche la questione di come dare corpo a questo poderoso flusso di rilevamenti: prende forma e si fissa, infatti, in una molteplicità di espressioni mutevoli. Disegni, pitture, fotografie, collage, sculture, ambienti, interni, riviste, filmati, performance, fumetti, ceramiche… appaiono tutti come grandi e piccole mappature che tentano di mettere in luce le possibili relazioni di queste...

Il design italiano oltre la crisi

La settima edizione del Museo del Design Italiano è una bellissima e sofisticata collezione di opere, alcune poeticissime e assolute, che, accanto ad altre di minor peso, hanno il potere di trascinare il racconto portando la storia, nel suo svolgersi, ad aprire molte direzioni, altre storie. Penso che il lavoro di Beppe Finessi (aiutato da Cristina Miglio), del direttore Silvana Annicchiarico e di Italo Lupi sia un capolavoro di cura e sensibilità capace di contagiare nel profondo chi attraversa il bellissimo percorso disegnato da Philippe Nigro e di procurare sensazioni di gioia e bellezza.   Alessandro Mendini, Poltrona di Paglia, 1975   Va detto però che il discorso si concede molte deviazioni e sconfinamenti e che per il desiderio di accontentare un po' tutti, di includere grandi maestri e raffinatissimi ricercatori rimasti nell’ombra, di accennare a tante storie magari non sempre centrando il capolavoro o l’opera contestuale, per lo sfizio di mettere in luce il minore, la cosa a latere, per poi alzare il volume con l’opera del grande maestro... alla fine del viaggio lasciano un po’ la sensazione di una massa...

Intervista ad Alessandro Mendini

All’interno del dossier anniottanta non poteva mancare la figura più significativa del mondo del progetto di quegli anni: Alessandro Mendini. In quel decennio ha diretto tre riviste, vinto due compassi d’oro e fondato Alchimia. Non potevamo non intervistarlo.      

Intervista video a Giovanni Anceschi

Giovanni Anceschi è un incrocio, un trivio o più probabilmente un quadrivio: arte programmata, scuola di Ulm, grafica di pubblica utilità, insegnamento universitario, dal Dams di Bologna allo Iuav di Venezia. La sua persona ha attraversato, ed è stata attraversata, da mezzo secolo di cultura italiana, quella che ha praticato l’innovazione dei linguaggi e delle forme espressive nel modo più utile e sintetico: mediante il fare. Anceschi rappresenta la linea lombarda, come recita il titolo di un libro del padre, il grande Luciano, filosofo, studioso di estetica. La sua casa nel cuore di China Town, a Milano, è ingombra di scatoloni e pacchi: ha appena ristrutturato ed è ancora per aria. Ci sediamo nella cucina-ingresso-sala, ad un tavolo quadrato. Sopra, in bella vista un pieghevole della mostra che si è appena aperta alla Galleria Nazionale d’Arte Modena di Roma: Gli Ambienti del Gruppo T. Dentro una fotografia che ritrae i giovanissimi Gabriele Devecchi, Davide Boriani, Gianni Colombo e lui. Tengono tra le mani un lungo tubo di plastica. In alto, in un ovale, Grazia Varisco, che s’unì in seguito....

Cavalli e altri erbivori

Una popolazione insolitamente numerosa di cavalli, asini, zebre ha attraversato nell’ultimo quindicennio le praterie dell’arte italiana, in coincidenza con una riflessione diffusa (e perplessa) su caratteri e specificità dell’arte nazionale: per più versi, questa la tesi del presente saggio, la popolazione di erbivori corrisponde al dibattito su “attualità o inattualità” del modello avanguardistico e costituisce un caustico traslato del dibattito giornalistico sul “declino” italiano, ampiamente trattato dalle maggiori testate nazionali. Esemplifichiamo. In anni recenti, Paola Pivi ha spinto una coppia di zebre a dislocarsi sulle nevi del Gran Sasso e un asino a smarrirsi nelle acque di Alicudi (figure 1, 2). Inoccasione della prestigiosa personale dedicatale nel 2006 dalla Fondazione Nicola Trussardi, a Milano, ha raccolto nei grandi spazi abbandonati dei magazzini della Stazione di Porta Genova un insieme eterogeneo di animali dal manto (o dal piumaggio) candido (fig. 4). Tra questi cavalli e lama. In entrambi i casi l’artista sembra essersi proposta interventi che pongano enfasi sull’assenza di...