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Alexander Calder

(7 risultati)

Jazzi. Secondo natura / Vento

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura.    La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   Sulla Terra c’è una quantità sorprendente d’aria. Siamo avvolti in ogni momento da circa 5.600 milioni di tonnellate d’aria, di cui il vento costituisce il movimento invisibile. Esistono movimenti verticali, fondamentali per creare il clima, e per muovere le cose, tuttavia la gran parte dei movimenti, scrive il biologo e documentarista Lyall Watson in Il libro del vento (Sperling & Kupfer), avviene lateralmente, e ha luogo entro stati distinti dell’atmosfera. La sua struttura è determinata prima di tutto dalla temperatura e dunque dai venti che vi...

Buzzi e Steinberg. Mirabilia tascabili

Sondrio, Museo Valtellinese di Storia e d'Arte. Uno striscione: Aldo Buzzi e Saul Steinberg. Un'amicizia tra letteratura, arte e cibo. «Il percorso della mostra inizia da quella parte?», domando all'impiegata del museo indicando l'ingresso. Mi risponde a metà fra lo stupito e il perplesso: «Veramente... Di solito noi iniziamo di là, dall'altra parte, al Credito Valtellinese...». Vorrei replicare qualcosa in merito a quel “di solito” e alla mancanza di indicazioni. Lascio perdere. Meglio farsi spiegare la strada. Provo a ripeterla, ma mi confondo subito. S., che fino a quel momento è rimasta al mio fianco, attrezzatura in spalla, senza dire una parola, mi interrompe: «Non preoccuparti, ho capito dov'è. Vieni». La seguo. Mentre percorriamo i cento metri che separano le due sezioni della mostra, penso che la situazione non stonerebbe in un libro di Aldo Buzzi.   La Galleria del Credito Valtellinese è piccola, deserta e silenziosa. Niente personale, niente visitatori. Il ronzio dei faretti al neon è il solo rumore. Mentre S., con la sua solita prontezza, inizia quasi subito a scattare le foto, io mi aggiro un po' distratto fra gli espositori. L'allestimento assomiglia a un...

Ugo Mulas. Circus Calder

C'è una mostra in corso, a Merano, nell'edificio Cassa di Risparmio di Merano Arte, organizzata da Valerio Dehò in collaborazione con l'Archivio Mulas di Milano, e parecchi mezzi d'informazione ne hanno dato notizia con un certo risalto.   Si tratta di trentasei fotografie di Ugo Mulas, scattate tra 1963 e 1964, che hanno per oggetto il famoso Circus Calder.   Il Circus Calder o Cirque Calder è un insieme di piccole sculture fatte col fil di ferro, spago, gomma, stracci e altri materiali poveri o poverissimi, che rappresentano uomini e animali, del circo appunto. Alexander Calder nel 1925 lavorava per la "National Police Gazette" e aveva avuto l'incarico di ritrarre scene circensi.     L'anno dopo, forte di quell'esperienza, a Parigi, creò il suo circo personale, con gli oggettini di cui sopra, tanto piccoli da stare in una valigia ed essere poi tirati fuori al momento giusto per improvvisare spettacoli di cui egli, Calder, era regista assoluto, facendo muovere a piacimento i suoi trapezisti, i suoi pagliacci, i suoi domatori e animali feroci in miniatura.   Si tratta quindi di un...

Un viaggio come fosse una grande mostra tematica territoriale

Questo è il racconto di una mia personalissima idea di viaggio.   Ho scelto la nascita del moderno come genere culturale, inteso come contesto significativo della prima industrializzazione umana iniziata nel Regno Unito alla fine del 700 includendo il nord della Francia, attraverso le case e le cose dei suoi protagonisti dall’inizio dell’800 alla fine degli anni ‘860, in quell’ambito politico economico e territoriale che tanto ha prodotto, inclusi molti generi ancora di attualità come il giallo, l’horror, la fantascienza, il fantastico, il serial, la scienza applicata e l’arte applicata. La visitabilità della mostra in sedici giorni è solo possibile con una buona moto fuoristrada e un buon navigatore, in modo da ridurre al minimo il tempo degli spostamenti. La Mostra ha sette sezioni:   Ultimi romantici Walter Scott, Lord Byron   Avanza la borghesia industriale, i testimoni Balzac, Rodin, Castello di Saché (Tours) (Per la verità questa sezione andrebbe arricchita con la casa di Courbet, ma è fuori rotta!)   Modernità, miti e...

Bruno Munari. Il mio passato futurista

La relazione di Bruno Munari con il futurismo è uno degli aspetti più controversi della produzione di quello che può essere considerato il più importante artista italiano del Novecento. È un periodo poco studiato da storici e critici per quell’insistito cordone sanitario che è stato spesso e volentieri eretto dalla cultura italiana attorno ai prodotti artistici emersi durante il ventennio e associabili in senso lato con il regime. Munari stesso è in qualche modo complice di questa menomazione storiografica. Come ha sottolineato Jeffrey Schnapp, nelle sue varie liste autodefinitorie e autobiografiche Munari mette come incipit simbolico della propria carriera d’artista la prima “macchina inutile” del 1930. Un gesto in qualche modo giustificabile, vista l’importanza di quella proposta artistica, ma che cancella gli anni di preparazione e i presupposti estetici di molta della sperimentazione munariana negli anni a venire, congedati da Munari con una ironica alzata di spalle, come come quando confesserà a Gillo Dorfles di avere avuto, appunto, un “passato futurista”.   Il...

Da Vercelli al Monferrato

Vercelli è un segreto ben conservato della provincia italiana. Equidistante da Milano e Torino (poco più di sessanta chilometri), pur a portata di mano è raro trovare qualcuno che condivida i miei entusiasmi per la cittadina del Piemonte. A rinnovarli sono le magnifiche chiese (Sant’Andrea, il Duomo e tante altre), i palazzotti della nobiltà agricola (beh certo, il riso), piazza Cavour e le vie ciottolate, insomma l’aria da città di provincia francese che circola per le strade, con la campagna che arriva alle porte della città. Negli ultimi anni le mostre all’ARCA (una chiesa sconsacrata al cui interno è stata ricavata una ben riuscita area espositiva) che espongono pezzi della collezione di Peggy Guggenheim, sono una buona scusa per abbandonare la metropoli. Quest’anno Mondrian, Mirò, Calder (sembra un tris di primi offerti a un banchetto matrimoniale), possono più che altro testimoniare che il Novecento è talmente storicizzato che si vedono queste mostre come, fino a qualche anno fa, avremmo visto i fondi oro o la scuola ferrarese. Poi in giro per la città alla ricerca di...

Bruno, poeta e collezionista d’arte

Ho sempre pensato di venire da una provincia che, nel corso degli anni, ha dato alla luce tipi antropologici interessanti, figure che si sono alimentate di una vitalità segreta e variopinta, forse annusando il salmastro del Tirreno o forse sbirciando tra le frasche delle colline ai piedi delle Alpi Apuane. Fatto sta che in terra apuana, di personalità curiose ne sono vissute tante e meritano di essere conosciute, raccontate o ricordate. ma sono ancheconvinta che nelle province, rispetto ai grandi centri urbani, si possa più facilmente osservare la fioritura di caratteri psicologici eccentrici ed estremamente consapevoli.   Dove la povertà di stimoli si infittisce, la palude culturale crea un certo disagio esistenziale e il differenziale fra ambizioni e risposte si allarga, i caratteri bizzarri emergono con maggior spontaneità e le storie particolari possiedono a tratti valori o connotati universalmente condivisi, che nulla hanno a che fare col tono folkloristico ed esotico spesso diffuso nell’immaginario comune.   E così, in una provincia di sessantamila abitanti adagiata sulla costa a nord della Toscana, capita...