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Alfonso Gatto

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1 giugno 1970 - 1 giugno 2020 / Giuseppe Ungaretti a cinquant'anni dalla morte

Giusto cinquant’anni fa, la notte fra il primo e il due giugno 1970, moriva a Milano Giuseppe Ungaretti, all’età di ottantadue anni. Quando, il quattro giugno, si svolsero i funerali, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura a Roma, il poeta fu accompagnato da familiari, da amici scrittori, da artisti ed allievi, ma da nessun esponente dell’Italia ufficiale. Carlo Bo, suo antico sodale, pronunciò, secondo l’amico e biografo Leone Piccioni che le riporta, parole di questo tenore: “Giovani della mia generazione, in anni oscuri di totale delusione politica e sociale, sarebbero stati pronti a dare la vita per Ungaretti, cioè per la poesia”. Vittorio Sereni, appresa la notizia della morte, così commentò: “Muore per la seconda volta mio padre”. Ungaretti non esercitò soltanto un’influenza a dir poco enorme sui poeti più giovani, al punto che Alfonso Gatto in un’intervista dichiarò che tutti si erano abbeverati a quella fonte (L’Allegria), anche se la sete era loro; quanto a Pasolini, da giovane era talmente infatuato del nostro poeta che parenti e ragazzi di Casarsa avevano preso l’abitudine di chiamarlo senza meno “Ungaretti”.   Egli era un poeta realmente popolare. Cosa che oggi...

25 aprile / Piazzale Loreto. Immagini di una strage

La prima foto è stata scattata il 10 agosto del 1944 in Piazzale Loreto, a Milano. Si vedono degli uomini privi di vita, riversi sul marciapiede. Sono stati appena fucilati, qualcuno è caduto sul corpo dell'altro. Li circonda una folla di cittadini, qualcuno si sporge per vedere, altri distolgono lo sguardo. Chi erano? Quindici "comunisti e terroristi", fino a poche ore prima detenuti del carcere di San Vittore "senza alcuna imputazione di reati specifici", come precisa Silvio Bertoldi. Più semplicemente, degli antifascisti. Tra loro il più giovane è Renzo del Riccio, friulano di Udine, operaio di ventuno anni, e il più anziano è Salvatore Principato, siciliano di Piazza Armerina, maestro elementare, cinquantaduenne.      La fucilazione, eseguita da un plotone della brigata Muti e comandata dal capitano Pasquale Cardella, è una rappresaglia, un atto dimostrativo deciso dal comando nazista nelle persone del maggiore Rauff e del capitano Theodor Emil Saevecke, da allora chiamato il boia di Piazzale Loreto. È lui, negli uffici della Gestapo, a compilare la lista dei prigionieri che saranno prelevati dal carcere all'alba, trucidati in pubblica piazza e lì abbandonati...

25 aprile | Poesia e memoria della Resistenza

Quando si pensa alla letteratura della Resistenza, viene subito alla mente la prosa narrativa o memorialistica; solo in un secondo momento la poesia. Forse perché, come dice Calvino nell’introduzione a Il sentiero dei nidi di ragno, in tutti vi era una “smania di raccontare”, di farsi storytellers sui treni, nelle osterie, sulla pagina. Manca del resto un poeta che si sia completamente identificato con la Resistenza, come potrebbe essere Fenoglio per il racconto. O ancora un libro di poesia della Resistenza paragonabile a L’Allegria di Ungaretti che è il libro di poesia della Grande Guerra. E tuttavia un buon numero di grandi poeti del secondo novecento ha fatto il partigiano o ha fiancheggiato attivamente i gruppi clandestini: Zanzotto, Caproni, Fortini, Gatto, Solmi. I primi due hanno preferito rielaborare la propria esperienza post ’43 nella narrazione breve, mentre in poesia se ne rinviene traccia nella centralità del paesaggio per il primo, o, per il secondo, negli inseguimenti spaesati e nelle cacce caratterizzanti le ultime raccolte.   Quanto agli altri, forse per essenza stessa della poesia, poche sono le...