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Alice Munro

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Madri e figlie / Julieta. Almodóvar

I personaggi di Almodóvar hanno un solo modo per tenere uniti i legami spezzati: raccontandoli. Scrivendo il proprio amore, confessandolo alla persona amata, parlando con la parte mancante. I personaggi di Almodóvar sono scrittori, anche quando, semplicemente, vivono. Con la loro vita, scrivono sullo schermo. Come Esteban all’inizio di Tutto su mia madre, che prima di morire e lasciare la madre al proprio dolore completa ciò che la parola scritta ha lasciato a metà.           Anche nell’ultimo film di Almodóvar, Julieta, c’è un rapporto materno spezzato. Una madre che non vede la figlia da dodici anni, dopo che quest’ultima, appena maggiorenne, si è rifugiata per un mese in una casa per ritiri spirituali e poi è fuggita senza dare notizie. Come tutte le donne di Almodóvar, anche Julieta prova a ricucire le ferite riscrivendo la propria storia. Julieta è rimasta vedova da giovane, ha cresciuto la figlia da sola, lontano dal mondo che aveva costruito con l’uomo che amava. O forse è accaduto il contrario: resa inerme e passiva dal dolore, Julieta è stata salvata e cresciuta dalla figlia. E un amore sbilanciato e carico di troppi silenzi ha finito per...

L'emozione di Alice Munro

Se ripenso, retroattivamente e collettivamente, ai libri di Alice Munro, credo che l'emozione rimasta in me più intatta – tra quelle sezionate con la caparbietà di una vita dalla scrittrice canadese – sia la tristezza. Una tristezza reticente e tenace, di quelle che si riescono a dare per scritto forse solo oltreoceano. La tristezza dei grandi spazi compressi in piccoli nuclei, dell'orizzonte imploso nella famiglia. Tristezza è un termine ambiguo, molto spesso intriso di estetica, o compiacimento. In molti racconti di Munro sembra invece una sorta di codice per decrittare il dolore, una specie di lente con cui esprimere, o nascondere, la violenza imposta (esposta) dalla vita. Dovessi per forza trovare un termine di paragone, fallace come tutti, probabilmente penserei a Carver.   Raymond Carver   Non tanto per la necessaria brevitas, per quel “short” a far da limite alla storia, a concentrarne i tempi e i fatti, a pressurizzarne la cabina di pilotaggio. Per i dettagli, invece. Scopro l'acqua calda, certo. In Munro ogni dettaglio, sia descrizione o carotaggio, è così centellinato, “...

Alice Munro

Alice Munro è il terzo Premio Nobel, dopo Gordimer e Lessing, che decora il catalogo della Tartaruga edizioni.   Che dire? Erano tempi felici, per parafrasare un titolo dell'autrice de La danza delle ombre felici. Si pubblicavano libri in base alla loro qualità, in base alla loro affinità col progetto editoriale che si cercava di realizzare.     Era tutto molto semplice e difficilissimo.  Come mai mi sono imbattuta in Alice Munro? E' stato per via di Oriana Palusci, che insegnava Letteratura inglese a Torino e faceva parte del gruppo di femministe più o meno accese che circolava attorno alla Tartaruga. Allora ci si parlava, ci si confrontava, si facevano progetti.   Oriana mi spalancò le porte della letteratura canadese di cui negli anni novanta, non si parlava affatto. Solo adesso sul Corriere della Sera Franco Cordelli parla di Margaret Laurence, Jane Urquhart e Marian Engel, tutte nel catalogo Tartaruga. Così mi capitò tra le mani il primo libro di racconti pubblicato da Alice Munro : The dance of the happy shades.     Rimasi folgorata dal racconto che d...