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Ascanio Celestini

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Suq festival, dal 15 al 24 giugno a Genova / Improvvisamente il Mediterraneo (e altro ancora)

Il successo di una manifestazione che si ripete da vent’anni in una città culturalmente non facile come Genova deve avere ragioni profonde o inaspettate. Un evento peraltro dalla durata non indifferente (dieci giorni) che all’inizio di ogni estate indugia e trattiene le serate di turisti e residenti. Circa settantamila le presenze nell’edizione dell’anno scorso e numeri altrettanto elevati in quelle precedenti. Un successo che si fa forte della partecipazione di ospiti di assoluto prestigio; e poi parole e idee che potrebbero essere sufficienti a spiegare l’interesse che i Genovesi dimostrano alla manifestazione. sebbene quest’interesse, da solo, probabilmente non basterebbe. Certamente giova la posizione, di indubbio fascino, specie dopo il tramonto, quando le prime ombre si allungano sul Porto Antico, e dal mare risalgono sentori antichi fino a quel momento coperti dal calore estivo e dalla vita urbana che corre a pochi metri. È del resto in queste ore, a due passi dal Bigo di Renzo Piano, dai Magazzini del Cotone e dalla antica darsena, che Genova sembra ricongiungersi alla sua storia, riacquistare la sua identità – fragile quanto evidente – di città sospesa tra mare e monti. È...

Celestini, Laika e altre vite di strada

Si possono spendere i primi quindici minuti di Laika a pensare di non essere d'accordo con Ascanio Celestini. A pensare che è vero, sì: sta cadendo la volta celeste, si stanno sciogliendo i ghiacciai e nel mare ci sono centomila morti, e avremmo tutti una madre vecchia o una vicina in carrozzina da accudire, e  il nuovo contratto collettivo di lavoro sarà firmato sul sangue versato dopo una carica della polizia contro un picchetto di facchini neri che spostano pacchi per dieci ore pensando solo a finire il turno per ubriacarsi di patatine e birre al parco e dimenticare, non impazzire di fallimento, aspettando che sia di nuovo tempo di aspettare che finisca il turno. Com'è vero che nel parcheggio del supermercato che vende griffatissimo cibo contaminato c'è un barbone che si lava alla fontanella, e tutte le prostitute del mondo potrebbero squagliarsi insieme ai copertoni con cui si scaldano e finire allo sfasciacarrozze invece che al cimitero senza che nessuno se ne accorga. A pensare che è tutto vero, ma che nonostante tutto –  nonostante il mondo sembri avere bisogno di meno preghiere a un Dio che non si sa se...

Una sinfonia per una capitale

L’aria unica, favolosa di Roma negli anni cinquanta e sessanta, quando esplodevano il cinema, la vita dolce e quella intellettuale, secondo Franca Valeri. Perché Roma, l’eterna, non sarà mai un capitale, come sostiene Corrado Augias. Le periferie di Giancarlo De Cataldo e di altri, il dolore degli ospedali narrati da Valerio Magrelli e da Christian Raimo, storie di margini, storie di nuovi italiani, storie di morte o di sogni. Le memorie di San Lorenzo (Eleonora Danco), del ghetto (Anna Foa), di una gioventù a Borgo Pio (Giuseppe Manfridi), il ricordo di quel poeta del teatro che fu Victor Cavallo (Elena Stancanelli).   La generosità, il desiderio di cambiare le cose, nonostante tutto. Si svolgono in ventiquattro luoghi diversi di Roma, dal “Sacro Gra” al Trastevere di Lidia Ravera, da incroci anonimi dove è facile fare crash dopo uno sballo (come racconta Fausto Paravidino), alla lotta per la dignità, per il diritto alla vita e all’immaginazione di una donna immigrata tra la movida del Pigneto in uno squarcio poetico di Igiaba Scego, alle rive del Tevere di un espressionistico brano di Francesco...

Orizzonti a Chiusi

Un bambino osserva il padre costruire un racconto per lui. Parole e musica sono scarpe veloci e fiato lungo per saltare in braccio alla fantasia. Ma da sole non bastano, rimangono segni inanimati su un pezzo di carta. È la presenza del figlio sul palco che dà ad Ascanio Celestini il coraggio di credere a Pierino e il lupo di Prokof'ev davanti a una piazza intera, è quell’attenzione ferma e schietta che guida la sua voce nella serata conclusiva del Festival Orizzonti di Chiusi (provincia di Siena) tra Pierino, il nonno, l’uccellino, l’anatra, il gatto, il lupo, i cacciatori e i fucili dell’Orchestra da Camera del Maggio Musicale Fiorentino, diretta dal Maestro Sergio Alapont.   L’affetto più grande ha ispirato e reso vincente il debutto da narratore ‘classico’ di Celestini, Premio Orizzonti alla carriera artistica. Allo stesso modo, la XII edizione del Festival (1-10 agosto) sarebbe rimasta un’ambizione velleitaria se non ci fosse stata una città comprensiva, attenta e partecipe del progetto di Andrea Cigni, al primo dei tre anni da direttore artistico: una manifestazione di tutti e per...

Discorsi alla nazione di Celestini

“Siamo in un luogo dove si combatte una guerra civile non ancora dichiarata. Un luogo dove piove sempre. Un aspirante dittatore alza la testa e parla ai cittadini…” Inizia così, in modo colloquiale, con una spiegazione al pubblico, l’ultimo non-spettacolo di Ascanio Celestini. Discorsi alla nazione. Studio per uno spettacolo presidenziale lo presenta come un lavoro in divenire, che troverà la forma compiuta solo in aprile. Eppure nei diversi giri che ha fatto, tra rassegne organizzate dalla Cgil, festival e teatri, sembra aver raggiunto una forma definita, perfettamente nel canone anomalo di questo narratore che inventa immagini che si rincorrono, macchine narrative apparentemente divaganti che svariano tra atmosfere diverse per rivelarsi implacabili specchi deformanti della realtà. Qui non siamo, come altre volte, in un viaggio nella memoria: domina piuttosto lo sguardo sul presente e sui suoi linguaggi attraverso discorsi che rivelano uno stato di violenza di tutti contro tutti che alla fine, oltre ogni travisamento, emerge chiaro, prepotente, insofferente, beffardo, permettendo a qualcuno di insinuarsi come salvatore dei molti che...

Speciale Librerie | Libreria, scambio umano

E’ una questione di atmosfere, di involucri, perché se si pensa esclusivamente al contenuto non c’è partita: i libri si vendono solo nelle grandi distribuzioni non nei piccoli negozi dedicati. Questa è ormai la nuda realtà. Ciò che sta succedendo a Milano (vedi Cataluccio) o a Roma (vedi Cortellessa) è di fatto accaduto in generale nelle città italiane. Gli antichi luoghi dell’anima che erano le librerie storiche hanno dovuto sloggiare, riconvertirsi o addirittura chiudere i battenti. E questo è accaduto anche in moltissime città europee, poiché è un trend negativo preciso che le “ragioni dell’economia” impongono alle “ragioni della bellezza culturale”.        La chiave per capire sta tutta nella pagina culturale dei quotidiani: in alto, in bella evidenza, la classifica dei libri più venduti della settimana, sotto le diverse recensioni proposte dalla redazione cultura e gli approfondimenti su un libro particolare ritenuto degno di speciale attenzione. In alto Luciana Litizzetto, Benedetto XVI, Mettiamoci a cucinare di...

Ascanio Celestini, le idee mi vengono cambiando i copertoni

Sistema la camera d’aria, smonta la dinamo, sostituisci il paracatena. Occhio alle guaine dei cambi. A Casal Morena, a Roma Sud, nei pressi del Gra («vieni con me, amore, sul Grande raccordo anulare... e nelle soste faremo l’amore», cantava Venditti), adesso non si fa l’amore ma vi sono sterminati condomini al posto delle distese d’erba e delle montagnole della metà degli Anni Ottanta. Prima di affrontarle su due ruote, Ascanio Celestini, che tutt’ora risiede in quella pasoliniana periferia romana («giro per la Tuscolana come un pazzo, per l’Appia come un cane senza padrone», declamava il poeta), praticava la difficile arte della manutenzione della bicicletta. Lavorava con olio di gomito per tenere al meglio la Graziella Carnielli dalla silhouette slanciata, con il collo o tubo sterzo allungato come quello di una giraffa, che pazientemente aveva dipinto in rosso e blu. Era stato il regalo del padre al gran guitto e regista, oggi più inventivo e combattivo, che usa la sua recitazione come una raffica per bombardare ingiustizie, disuguaglianze e sistema carcerario. Ora il rito si ripete. In questi...

Stoccolma | Editori svedesi e narratori italiani

Una delle novità più rilevanti nel mondo editoriale svedese è costituita dalla nascita, nel giro di soli due anni, di almeno tre nuove piccole case editrici dedicate quasi esclusivamente alla letteratura italiana contemporanea.   Come mai i nuovi editori svedesi scommettono sui narratori italiani? Una delle ragioni va certamente ricercata nel fatto che, negli ultimi anni, i grandi gruppi editoriali, come Bonniers e Nordstedts, appagati dal dilagante successo internazionale del “giallo nordico” (come dimenticare i 50 milioni di esemplari venduti nel mondo dalla trilogia Millenium di Stieg Larsson?), sono stati assai avari di proposte nel settore delle traduzioni da lingue straniere, in particolare, dall’italiano, ma anche dal francese. A tale immobilismo ha fatto riscontro, per reazione, a partire dagli inizi del nuovo secolo, un pullulare di iniziative da parte di nuove, piccole ma molto agguerrite, casa editrici. In primo luogo, verso le letterature d’area francofona: festeggia quest’anno i suoi primi dieci anni l’Elisabeth Grate förlag, che con grande lungimiranza e intelligenza (unita a un pizzico di...