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Billy Wilder

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Io e l’asino mio / I Crepax: ritratto di una tribù

È quasi inevitabile che Io e l’asino mio. Storie dei Crepax (Bompiani, 18 euro), a firma di Valentina Crepax, abbia in copertina la Valentina dello zio Guido Crepax. Eppure, mentre lo leggevo, mi tornava in mente la copertina francese de La vita, istruzioni per l’uso di George Perec: la facciata in trasparenza di una grande casa di cui si rivela la vita nascosta e al tempo stesso collegata tra gli appartamenti ai diversi piani. La vita comunitaria dei Crepax, una grande casa sempre aperta a tutti, è il tema di questo libro – ma l’effetto è più quello di un numero speciale del ‘Linus’ di Giovanni Gandini – che Valentina ha dedicato alle storie della sua famiglia. Una famiglia allargata che comprende la nonna, i figli Franco, fortunato discografico cresciuto con Nanni Ricordi, e Guido, laureato in architettura ma poi creatore del personaggio di Valentina, e di tutta la loro discendenza.    “Vivevamo tutto insieme perché non c’erano tanti soldi, perché era più pratico essere a portata di mano gli uni degli altri, per rubare le caramelle a mia nonna, non so perché”, scrive Valentina. La sua “è la storia di una famiglia veneto-napoletana, ma alla fine milanese, della...

Ernst Lubitsch. Ninotchka

Una “bella sorpresa” è fortunatamente diventata, nel giro di poco tempo, “una fantastica abitudine”. Come si auspicava qui su Doppiozero pochi mesi fa, ecco che dopo Vogliamo vivere!, un altro film di Lubitsch approda nuovamente sul grande schermo. Merito, questa volta, della Cineteca di Bologna, che ha deciso di proporre, per la stagione 2013/14, dieci titoli restaurati nei laboratori de “Il Cinema Ritrovato”, al ritmo di uno al mese: Delitto perfetto, Il Gattopardo, Amanti perduti, Risate di Gioia ed ora, appunto, Ninotchka.         La sceneggiatura dei leggendari Billy Wilder e Charles Brackett (in collaborazione con Walter Reisch) fa perno, com'è noto, attorno ad una partita di gioielli confiscati durante la Rivoluzione d'ottobre e contesi fra il conte Leon D'Algout (Melvyn Douglas) e l'integerrima Nina Ivanovna “Ninotchka” Yakushova (Greta Garbo, qui alla sua penultima interpretazione), funzionaria inviata dal governo russo dopo che già tre incaricati hanno fallito la missione, lasciandosi “corrompere” dalle mollezze della vita parigina.  ...

The Wolf of Wall Street

Oggi esce The Wolf of Wall Street, il nuovo film di Martin Scorsese che riporta il grande regista ai temi e allo stile dei suoi film più noti, in particolare Quei bravi ragazzi e Casinò: ambizione personale, autodistruzione, follia, divertimento grottesco, tragedia che scivola nella farsa, narrazione in voce off, espressionismo visivo, foga narrativa, rilettura in chiave antropologica della storia americana. In mezzo al fiume di parole e interpretazioni già scritte e ancora da scrivere sul film (che ha sostanzialmente entusiasmato la critica di tutto il mondo, salvo qualche significativa distinzione), abbiamo provato a parlare di Wolf of Wall Street a partire da alcune suggestione dettate da immagini di questo e altro film, saltate alla mente durante la visione.  In collaborazione con CineforumWeb.     C’è questa immagine finale qui, da La folla di King Vidor.     Un uomo qualunque, che per tutta la vita ha pensato di diventare qualcuno, finalmente trova la serenità perdendosi nella massa. La cinepresa si alza, si allontana e lascia che l’uomo, con la moglie e la loro bambina, affoghi tra il pubblico...