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Brian De Palma

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Al di sopra della legge / Poliziotti violenti

Quando, nel finale de Gli intoccabili, Eliot Ness, l’eroe, scaraventa l’azzimato e odioso gangster giù dal tetto del tribunale, alzi la mano chi non ha intimamente goduto. È impossibile - emotivamente, istintivamente, visceralmente - condannarlo per quel gesto. E il magnifico film di Brian De Palma, scritto da David Mamet, uno dei capisaldi del periodo (The Untouchables, 1987) non fa niente per problematizzare l’accaduto, anzi. Il gangster è mostrato come particolarmente crudele ed esecrabile: ha pure assassinato l’amatissimo vecchio poliziotto impersonato da Sean Connery. A interpretare Eliot Ness, il coraggioso agente federale che ha giurato di fermare Al Capone, è Kevin Costner, con il suo volto da eroe tutto d’un pezzo: non batte ciglio dopo aver deliberatamente, non accidentalmente, punito il criminale così, extra legem. E noi con lui.     Gli intoccabili, 1987. In queste settimane, l’America e il resto del mondo si sono svegliati di fronte a immagini profondamente disturbanti. L’uccisione di George Floyd ha riacceso i riflettori sul gigantesco problema della brutalità - razzialmente orientata - endemica alle forze dell’ordine statunitensi. Ma, al di là dell...

Lingua, Carne, Soffio / Il “Modo minore” di Enzo Moscato

Napoli com’era nelle canzoni degli anni cinquanta e sessanta, con bellimbusti sfaticati, bellezze di rione che lasciano incisa nella carne la cicatrice dell’abbandono e sulle giacche macchie di rossetto, ma anche le musiche dei giubox, i calypso, il chachacha di Dracula, vampiro dal nero mantello che morde le donne sul collo, l’amicizia e l’amore dei venti anni nelle chiacchiere in un bar dell’università, con quel nome perduto per sempre, gioventù. C’è un retrogusto leggero e amaro nelle canzoni che Enzo Moscato porge nel suo ultimo cd, Modo minore, con sapori melismatici di Spagna gitana e araba, di fontane zampillanti in aranceti profumati e umori carichi di vicoli asfissianti dove ci si arrangia e si cerca di mostrarsi splendenti per sbarcare la vita. Modo minore è una dichiarazione di poetica, uno sguardo acuto verso struggimenti che dalla città-sirena rimanda continuamente alla grande area musicale mediterranea che in quella modalità musicale intona le proprie malinconie, le fughe verso orizzonti aperti e interiori; ed è dichiarazione di rifiuto degli orpelli, per esserci, discreti e intensi, delicati ed essenziali, asceticamente incrinati e sorridenti in un mondo di...

Bartezzaghi. Combustioni sedicenti innovative

‘Novità’ non è anagramma di ‘vanità’. Ma ci si approssima molto, e sotto sotto ambirebbe esserlo. Sta qui, per molti versi, il senso dell’ultimo libro di Stefano Bartezzaghi, Il falò delle novità (Utet, pp. 238, € 12,00), che pone il problema già dal titolo, facendo il verso a quello del celebre romanzo di Tom Wolfe, ma anche, più indietro, al celebre episodio savanaroliano che lo ha ispirato o, più avanti, al bel film che Brian De Palma ha tratto dal libro. Difficile pensare che Bartezzaghi – che sui titoli riflette settimanalmente in una sua specifica rubrica, per non parlare degli anagrammi, alla cui realizzazione dedica gran parte della sua più verace esistenza – non abbia volutamente giocato con questo piccolo slittamento di significante, assai produttivo in termini di significato. Dunque: è vanità rincorrere le novità. Ma anche e soprattutto: quello a cui oggi assistiamo è un vero e proprio falò delle novità, analogo se non peggiore di quello delle vanità. Al rogo l’originalità, l’arditezza, l...

Citazione

È negli anni ottanta che la pratica della citazione diventa predominante nella produzione culturale occidentale. Dall’architettura alla letteratura, dall’arte visiva al design, dal cinema alla musica - in un percorso che vede i suoi sicuri precursori in autori come E. L. Doctorow (Ragtime, 1975; Loon Lake, 1979), Thomas Pynchon (V., 1963; The Crying of Lot 49, 1966; Gravity’s Rainbow, 1973) e Donald Barthelme (Snow White, 1967; City Life, 1970; The Dead Father, 1974) da una parte, Bernardo Bertolucci (Il Conformista, 1970), Francis Ford Coppola (The Godfather, 1972; The Godfather, part II, 1974), Brian De Palma (The Phantom of the Paradise, 1974; Dressed to Kill, 1980; Blow Out, 1981; Scarface, 1983) e George Lucas (American Graffiti, 1972; Star Wars, 1977-83) dall’altra - gli oggetti culturali del decennio si inseriscono in un sistema molto coerente anche se i rimandi si dirigono nelle direzioni più disparate.                   Così, tra fine anni settanta e ottanta gruppi musicali si rifanno nel nome e nel look ad esperienze artistiche ben localizzate (Cabaret...

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