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Bruno Moroncini

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Cosmopoliti di tutti i paesi, ancora uno sforzo! / Derrida a Riace

Presenze ingombranti e da tempo in declino, gli Stati sono dei grandi organismi all’apparenza irrinunciabili. È proprio agli Stati che noi chiediamo di risolvere le grandi questioni del nostro tempo, per esempio quelle che riguardano le migrazioni: quale Stato accoglierà coloro che sono appena sbarcati da una nave? E quanti? Sembra che il passaggio epocale che stiamo vivendo si risolva in questa aritmetica amministrativa che divide vite, le indirizza, le piazza, come si farebbe con qualunque genere di merce che attraversi i confini. La stessa impasse che l’Unione Europea attualmente vive si può ricondurre in buona parte a questa logica distributiva: l’Italia dichiara di non accettare ulteriori migranti (benché le statistiche a disposizione di tutti mostrino come il loro numero complessivo sia irrilevante), chiede alla Francia o alla Germania di fare la loro parte, etc. In mancanza di argomentazioni veramente politiche, sceriffi e giustizieri inscenano un conflitto sociale, che si traduce in consenso politico. Nell’ipocrita promessa di proteggere un territorio dagli effetti di scenari planetari, aleggia costantemente la minaccia di una catastrofe, la cui soluzione ci si dice...

Scrivere tra vita e morte / La morte del poeta. Potere e storia in Pier Paolo Pasolini

Fin dalle prime pagine la lettura del libro di Bruno Moroncini, La morte del poeta. Potere e storia in Pier Paolo Pasolini, viene presa dentro a una domanda: può il potere colmare tutto lo spazio della scrittura poetica oppure ci sono delle possibilità sottili, impercettibili, effimere, di manovra per la poesia?  Il grido “È morto un poeta!”, che l’amica Elsa Morante aveva levato durante i funerali di Pasolini, sembra essere rimasto senza lutto in uno scenario storico politico, letto sulla scorta delle analisi di Michel Foucault, in cui la politica del potere ha disarmato tutto e tutti.    Nessuna parola, politica o filosofica, sembra avere qualche possibilità di manovra, diventando invece l’arma più efficace di un potere microfisico. Eppure quel grido di Morante che Moroncini sceglie di porre in esergo alla sua introduzione fa precipitare il lettore e la lettrice dentro l’impasse di una contraddizione fondamentale. Da un lato la forma del potere è radicalmente cambiata: non si presenta più come legge, ma come norma; non è più repressiva, ma tollerante; non stigmatizza il sesso, ma lo promuove purché non sia smodato e non ecceda nella gioia e nel dolore. Tutte le...