Categorie

Elenco articoli con tag:

Carlo Chatrian

(3 risultati)

Com'è andato il festival / Locarno 69

L'edizione numero 69 del festival di Locarno si è da poco conclusa. Anno segnato dal forte slancio verso il futuro della manifestazione, con un mandato rinnovato fino al 2020 per il direttore Carlo Chatrian, e l'arrivo nel 2017 del tanto atteso Palazzo del Cinema. Chatrian in questi primi quattro anni alla direzione ha saputo posizionare in modo perfetto il suo festival fra lo strapotere (strabordante) di Cannes e lo storico prestigio di Venezia, lavorando su una mediazione fra le esigenze del pubblico e delle istituzioni locali e la necessità di collocare il profilo artistico della manifestazione in modo molto netto rispetto ai grandi festival generalisti. Il risultato è una manifestazione che, in continuità con quanto fatto in passato ad esempio da direttori come Marco Müller, ha sfruttato a pieno le potenzialità di una struttura di programmazione che guarda al grande pubblico delle proiezioni serali della Piazza Grande ma che non rinuncia a una ricerca profonda sulle forme del cinema contemporaneo.   E così fra concorsi, retrospettive e sezioni più sperimentali, nel programma di Locarno pare rivivere quel laboratorio utopico che a inizio Novecento animava artisti e...

Una conversazione con l'autore de "Il regno" / Emmanuel Carrère: "Una questione di responsabilità"

«Perché scrivo? Esiste un testo di George Orwell che consiglio di leggere, intitolato appunto così, Why I write. È semplice, diretto e profondamente vero. Secondo Orwell esistono almeno quattro motivazioni per cui si decide di scrivere. Prima fra tutte è l'egoismo: il desiderio di sembrare intelligenti, di lasciare una traccia, una testimonianza del proprio passaggio. Poi c'è il piacere estetico, quello che si ricava dalla fabbricazione di un oggetto letterario. Si può anche scrivere per saperne di più sul mondo, per esplorare la realtà. E infine (e queste erano le ragioni di Orwell, del suo costante impegno a favore della verità e della libertà degli individui) si scrive con un obiettivo “politico”, per spingere il mondo in una direzione precisa».   Emmanuel Carrère non ha rivelato quali siano le ragioni del suo scrivere, così come ha brillantemente eluso qualsiasi domanda riguardante i “trucchi del mestiere”. Ma era era necessario, in fondo? Come ben sanno i suoi lettori (molti, anche qui in Italia), non esiste scrittore che ami, come lui, mettere in scena il “farsi” della propria scrittura, i tentennamenti, le difficoltà, gli entusiasmi. Al centro c'è sempre Emmanuel...

Conversazione con Edgar Reitz / Un mondo al di fuori del mondo

Una serie di morbidi movimenti della macchina da presa ci introduce in un villaggio nello Hunsrück (Germania occidentale) del 1842. Le immagini in bianco e nero, accompagnate dal fluire sommesso della voce di un ragazzo sprofondato nella lettura, rivelano una realtà di ordinaria miseria: un cavallo viene mollemente condotto dal proprio padrone dal maniscalco, un bimbo porta a pascolare le oche tra il fango e le pozzanghere. Improvvisamente, una voce maschile interrompe la lettura del ragazzo: è suo padre, che, dopo averlo sorpreso per l'ennesima volta con un libro in mano, scaglia violentemente entrambi, libro e ragazzo, fuori della porta di casa.   È l'inizio di Die Andere Heimat – Kronik einer Sensucht, quinta parte, ambientata nel XIX secolo, della imponente saga ideata e diretta fra il 1984 e il 2006 da Edgar Reitz. 230 minuti che vanno ad aggiungersi alle quasi sessanta ore dei primi quattro capitoli dedicati alla famiglia Simon e alla cittadina immaginaria di Schabbach, testimoni dei grandi eventi che hanno scosso la Storia della Germania e dell'Europa nel corso del Novecento. Presentato all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, Die Andere Heimat, ha costituito l'...