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Caspar David Friedrich

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Artpod / Caspar David Friedrich | Claudio Parmiggiani

L’opera di Parmiggiani ci permette di distinguere due forme del sentimento religioso. La prima forma definisce il sentimento religioso come una fuga dal mondo, aspirazione a un mondo al di là del mondo, a un mondo trascendente il mondo, più vero del mondo in cui noi viviamo, a un “mondo dietro al mondo”, come direbbe Nietzsche. Esiste, cioè, una forma del sentimento religioso che ha come suo presupposto la miseria di questo mondo, la povertà di mondo di questo mondo e che manifesterebbe l’aspirazione a un mondo non corrotto dal tempo, eterno, beato, a un mondo, paradossalmente, libero dal mondo; un mondo che non conosce più la morte, il tempo, la vita, il divenire; un mondo, dunque, al di là di questo mondo. In questo senso la prima forma del sentimento religioso concepisce la spiritualità come un rifugio trascendente rispetto all’atrocità dell’immanenza del mondo. Da questa prima forma del sentimento religioso deriva un certo modo di intendere la spiritualità nell’arte. Si pensi, per esempio alla stagione storica dell’astrattismo come viene codificata teoricamente in Lo spirituale nell’arte di Kandinsky: l’opera d’arte si realizza come emancipazione dalle strettoie della materia...

L’ultimo figlio / Figli: 1+1=11!

Cosa porterà la sorte A coloro che verranno, si chiede a una tavolata che discute di Figli un trentenne che il film non l’ha ancora visto, però alla sua generazione riprodursi appare tanto inverosimile quanto a quella dei baby boomer lo sbarco di un uomo sulla luna. Per chi aveva poco più di dieci anni nel duemila la scarsità di lavoro, la miseria dei guadagni, le condizioni del clima atmosferico e spirituale, la linea dell’orizzonte che pare curvarsi all’ingiù non lasciano dubbi: domani non sarà migliore di oggi.  Nell’Italia a crescita zero l’andamento demografico ha avuto una forma a piramide fino agli anni '60. Adesso, che per età media siamo terzi al mondo dopo il Principato di Monaco e il Giappone, la priamide si è quasi rovesciata. E i giovani adulti dell’epoca attuale sono tra i primi, dall’inizio del Novecento, a non essere in grado di migliorare le proprie prospettive rispetto a quelli da cui discendono. Se, come ci dicono i sociologi, il “progresso” è una credenza, avanzare nel futuro può dare l’impressione di arretrare. E il successo nelle sale di un film come Figli rivela il bisogno delle generazioni X Y Z di rispecchiarsi in tonalità melanconiche e...

Biennale: screen test

Palazzo degli schermi   Con il finissage alle porte, ne approfitto per sottoporre la 55a biennale di Venezia a uno screen test, alla ricerca ovvero dei modi in cui lo schermo è utilizzato nelle opere esposte. Considero lo schermo nel campo allargato di quelle pratiche artistiche che sfuggono alle storie cloisonné della pittura, del cinema, del video, dell’arte digitale. Tra le tante figure schermiche presenti, mi soffermerò solo su tre: il Movie Drome di Stan VanDerBeek, con una breve digressione sullo zero di Stefanos Tsivopoulos; l’interfaccia di Camille Henrot; l’“effetto Potëmkin” o il fare schermo di Jesper Just. Ognuna di queste traduce visualmente, a suo modo, un aspetto del palazzo enciclopedico. Un’operazione riuscita quando – che sia o meno questione di schermi – resta viva un’indecisione, una tensione tra due polarità difficilmente conciliabili quali l’impulso enciclopedico e l’impulso entropico.     Un paio di omissioni mi stanno a cuore, a partire dai film in 16mm di João Maria Gusmão e Pedro Paiva, esposti a poca distanza...

I colori invisibili

Accogliamo l’inatteso protrarsi delle giornate di sole estivo che riscalda e illumina in modo anomalo il già inoltrato autunno, come un invito a esperire il più intensamente possibile questa sorprendentemente calda e radiosa luminosità con cui l’attardato sole ci inonda. Approfittiamo di questo insolito clima per effettuare un esperimento-gioco visivo molto semplice benché trascurato e sul quale la ricerca scientifica spesso, purtroppo, sorvola ma la cui riproduzione, come vedremo, per qualche artista contemporaneo rappresenta la realizzazione di sorprendenti opere d’arte.   Con la consistenza di un velo e con la densità di una nube uno spazio indefinito si distende e riempie tutto il mio campo visivo di un colore intenso, in alcune zone persino fulgido e vaporoso ad un tempo: nella parte alta del campo visivo si accende un giallo radioso che irradiandosi verso il basso inonda a poco a poco i miei occhi di una luminescente solarità. La sensazione che si prova è quella di un piccolo sole che si accende negli occhi.   Ciò che vediamo non è uno spettacolo che si svolge di fronte a noi...