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Daniel Arasse

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Konrad Witz / La pesca miracolosa

La “Pesca miracolosa” di Konrad Witz è un quadro giustamente famoso. Dipinto nel 1444 dal pittore svizzero di origini sveve (nato a Rottweil, nel sud della Germania), il dipinto di 132 x 154 cm faceva parte di una pala d’altare più estesa, della quale sono sopravvissuti soltanto due elementi, la “Pesca” e la “Liberazione di San Pietro.” L’insieme perduto doveva comunque essere ancora più complesso, visto che i due dipinti (su legno di pino), scampati alla furia iconoclasta del Cinquecento, sono ambedue “bicefali”: il verso della “Pesca miracolosa” mostra una “Adorazione dei Magi”, mentre la “Liberazione di San Pietro” raffigura un donatore che incontra la Vergine. Il ruolo fondamentale della “Pesca miracolosa” di Witz nella storia dell’arte (non solo europea) è collegato al fatto, spesso ripreso, che proprio quest’opera rappresenti il primo ritratto topograficamente identificabile nella pittura moderna. Infatti, per la prima volta nella storia dell’arte europea post-antica, un setting biblico può essere ubicato con precisione: Witz ha trasposto alcuni episodi neo-testamentari incentrati nei dintorni del lago di Tiberiade sulle rive di un altro lago, quello di Ginevra. Va...

Visita guidata ai dettagli / Cliccare su Bosch

Lascio Parigi dalla Gare du Nord, il treno macina chilometri e ore, leggo e dormo, mi rifocillo alla stazione di Amsterdam prima della coincidenza. Arrivato a destinazione trovo l’appartamento di Airbnb, quattro chiacchiere con la padrona e a letto presto. Sul comodino sono impilate varie pubblicazioni su Bosch, ergo il sonno sarà agitato, interrotto bruscamente dallo spremiagrumi per la colazione.   Sono nel cuore dell’Europa, un cuore appartato, perché a ‘s-Hertogenbosch, a circa un’ora da Amsterdam Rotterdam Eindhoven Anversa, non si capita per caso. Qui è nato Jheronimus van Aken, che dalla cittadina prese anche il nome, e qui torna dopo 500 anni dalla sua scomparsa in occasione della più grande retrospettiva mai organizzata sulla sua opera.   Esito prima di entrare nelle sale, dilatando al massimo il momento che mi separa dalla mostra. Esploro il bookshop e il «Bosch shop», il bagno e il caffè finché mi ritrovo dentro come se scivolassi sul bagnato. Uscirò frastornato ore dopo, con la luce del giorno che mi brucia gli occhi. Tutti questi sforzi per cosa? Per vedere, solo per vedere – e vedere stanca. Tanta energia psico-fisica ed economica per passare una giornata...

Atrocità strategiche e terrorismo di stato

Lo spettro della Cura Ludovico aleggia più che mai. L’antifrasi farmacologica che da decenni porta con sé – veleno e rimedio – non cessa di inquietare uomini e cose. Costretti dinnanzi a uno schermo che ci rimanda immagini ultraviolente, finiamo per diventare imbarazzanti vittime di generalizzato voyeurismo. Trovandoci nella curiosa condizione d’essere doppiamente costretti, proprio nel momento in cui qualcuno, infido, pretende di prendere in carico, attraverso il nostro corpo, la nostra anima. L’apologo di Arancia meccanica, per quanto irriverente possa apparire, torna utile per provare a comprendere un po’ meglio i meccanismi di senso che, velandosi, costituiscono la tragedia annunciata del cosiddetto Stato islamico e delle atroci strategie che, con calcolata maestria, sta da qualche tempo perseguendo. Facendo proseliti, posizionandosi sul mercato del terrorismo, e perseguendo soprattutto l’obiettivo istituzionale di autocostituirsi, appunto, come Stato nel senso più proprio del termine.   Ne parlo con Paolo Fabbri, da sempre attento osservatore delle forme del conflitto, delle logiche mediatiche e, soprattutto, della loro costante interrelazione. I  media, ripete da...