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Daniel Buren

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Una mostra d'arte contemporanea a Roma / Esercitare il classico: «Par tibi, Roma, nihil»

Si è inaugurata nei giorni scorsi a Roma la mostra Par tibi, Roma, nihil, allestita in un settore dell’area archeologica del Palatino (la Domus Severiana, lo Stadio Palatino e la Domus Augustana) riaperto al pubblico per l’occasione. Video e installazioni di artisti contemporanei provenienti dalla collezione della Nomas Foundation – tra cui quelle realizzate appositamente per l’occasione da Kader Attia, Daniel Buren e Sislej Xhafa – vi sono messe a confronto diretto con alcune delle rovine più illustri della città antica, in prossimità fisica con la scala monumentale delle architetture romane e in relazione problematica la loro contraddittoria sopravvivenza. Se il titolo scelto dalla curatrice Raffaella Frascarelli – “nulla è pari a te, o Roma”, citazione da un componimento latino di Hildebert de Lavardin, il vescovo di Tours che visitò l’Urbe nell’XI secolo – riecheggia la fascinazione che le rovine hanno esercitato su generazioni di visitatori, gli artisti sembrano oggi in realtà assai poco impressionati, o nel caso intimoriti, dal confronto con la grandezza e la decadenza del mondo antico, visto casomai attraverso i filtri della sensibilità politica del nostro tempo, dell’...

Madre. Per_formare il museo

Che, come ha osservato qualche tempo fa Boris Groys, i visitatori oggi vadano al museo, e in particolare al museo d’arte contemporanea, innanzitutto per riconoscere l’immagine della propria contemporaneità, resa opaca e persino illeggibile dal flusso convulso della comunicazione quotidiana, è ormai dato certo, punto di partenza e non di arrivo per ogni discorso che abbia al suo centro il museo, spazio pubblico ed eterotopia, dispositivo di conoscenza, di socialità e anche di consenso (magari di istituzionalizzata critica) la cui attualità sembra resistere ad ogni turbolenza epistemologica.  Così, nonostante il panorama dei musei d’arte contemporanea dalle nostre parti si mostri purtroppo ancora incerto e preoccupante -  saltata qualche giorno fa la nomina del nuovo direttore del Castello di Rivoli in attesa che si definisca il cda della torinese Fondazione Musei, anche il Macro e il Maxxi vivono una, seppur diversa, condizione di sospensione, mentre a Prato il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci ha festeggiato il suo primo quarto di secolo di attività senza che sia stato ancora portato a termine...

When attitudes Become Form: reloaded

Frutto di un’intuizione folgorante e definitiva o di un lungo e penoso lavoro di cesellatura - il meno è (e?) il più - il titolo di una mostra è sempre un viatico e una promessa, a volte persino una proposta di pensiero. Harald Szeemann ne era ben consapevole e non è certo un caso se tra i tanti documenti, gli appunti, le interviste, gli schizzi e le frammentate memorie raccolte con sistematica cura nel suo archivio, inesauribile giacimento di ossessioni e visioni da poco traslocato con tutti gli onori mediatici dai boschi della Svizzera alle stanze tecnologiche del Getty Research Institute di Los Angeles, più volte si fa riferimento al processo che ha condotto alla scelta dei titoli delle sue esposizioni (delle sue opere, come pure è stato, non senza polemica, detto). E questo vale anche per la mitica mostra che nella primavera del 1969 non si limitò a turbare i placidi ritmi della piccola Berna, attivando una vivacissima catena di reazioni e persino repressioni – ad andarci peggio, ed è fatto significativo, fu Daniel Buren, artista non invitato, fermato dalla polizia per aver affisso senza autorizzazione, ma...

Helke Bayrle. Portikus Under Construction

Un archivio raro e insolito di 132 film girati dalla filmmaker polacca Helke Bayrle all’interno della sala espositiva di uno dei luoghi più importanti e all’avanguardia per l’arte contemporanea in Europa, la kunsthalle di Portikus, è attualmente ospitato e consultabile da Peep-Hole a Milano.   La singolare e complessa costruzione di Portikus Under Construction ha inizio nel 1993, nel momento in cui la regista comincia a raccogliere e documentare sistematicamente tutte le fasi di preparazione e di elaborazione delle mostre monografiche che hanno avuto luogo in questa Kunsthalle fondata nel 1987 dal curatore e critico Kasper König come filiale espositiva della Städelshule, l’accademia d’arte e di architettura di Francoforte. Moltissimi artisti tra cui Daniel Buren, John Baldessari, Luciano Fabro, Louise Lawler, Lothar Baumgarten, Sherri Levine, Maurizio Cattelan e Philippe Parreno, ripresi giorno dopo giorno dall’autrice nel corso dell’allestimento delle loro esposizioni personali, hanno interagito con questo luogo, realizzando tra i primi anni Novanta sino ad oggi mostre di notevole interesse. Attrezzi di...

Una conversazione con Antoni Muntadas

Al Centro Reina Sofía di Madrid ha aperto da pochi giorni Entre/Between una retrospettiva del lavoro di Antoni Muntadas che attraverso nove “costellazioni tematiche” offre una lettura complessiva del suo percorso. Maturato nel clima radicale degli anni settanta, il lavoro di Muntadas, nato a Barcelona nel 1942, residente a New York dal 1971 e da molti anni docente al MIT, si configura da subito come un’indagine intorno ai meccanismi discorsivi che danno forma all’esperienza sociale contemporanea. Con forme e media molto diversificati – dai dispositivi tipici dell’arte concettuale (inchieste, libri, archivi, interviste, ecc.) a installazioni, video, progetti nello spazio pubblico e più di recente al web –, l’opera di Muntadas affronta direttamente il potere e le istituzioni che lo rappresentano, prendendo di mira la logica egemonica, la rete di occultamenti, di falsificazioni grazie alle quali esse mantengono la loro credibilità. Come altri artisti a lui affini, ad esempio Daniel Buren e Hans Haacke, l’artista spagnolo sviluppa al tempo stesso una visione critica dell’arte e del suo “sistema,...

Art Basel 42 (e dintorni)

Come raccontare una fiera? La domanda torna frequentemente nei giorni di Art Basel. Gli analisti del mercato dell’arte incalzano con domande sull’andamento delle vendite e si sforzano di prevedere l’ascesa meteorica delle quotazioni di giovani stelle come Fujiwara o Kassay. Ma questo non è il mio punto di vista. Come evitare un’arida lista di nomi? Non pochi, tra quanti attendono indicazioni di indirizzo o mutamenti di scena, quest’anno si dichiarano delusi: scelte prudenti e prevedibili, orientate a artisti di solida reputazione e certo mercato.   Se scorriamo i nomi degli artisti presentati a Art Unlimited, ci imbattiamo in effetti in una processione di ritornanti: ha senso qualificarsi attraverso l’ennesima versione (in acciaio) delle sculture-pavimento di Carl Andre, igloo postumi di Mario Merz, installazioni a strisce di Buren, neon di Flavin, proiezioni luminose di Turrell, serigrafie di Rauschenberg lunghe quanto l’equatore? Sappiamo che Untitled (Sculptural Study) di Sandback, opera del 1982 e riedita oggi dalle gallerie Verna (Zurigo) e David Zwirner (New York), è acquistata da Budi Thek per l’...