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Danilo Dolci

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La caviglia del mondo che si chiama Calabria / L'antropologo dolente

Mauro Minervino ci racconta nei suoi libri la caviglia dolente del mondo che si chiama Calabria. I suoi libri non sono saggi e non sono racconti. Sono l’elettrocardiogramma dei suoi viaggi. La sua è una terra anginosa, ferina. I suoi non sono luoghi per spiriti tiepidi. Il paesaggio è una furia di bellezza, ma in Calabria la bellezza ha fieri nemici più che altrove. Difficile trovare nei luoghi abitati un metro quadro che non risenta di un lieve oltraggio. Qui le betoniere arrivano ovunque. Allora è importante leggere Minervino perché ci fa vedere l’Italia nella sua parte teminale. La penisola finisce a Reggio Calabria, dopo comincia la Sicilia ed è come se cominciasse un’altra cosa.    I libri di Minervino sono scritti in macchina, il paesaggio entra direttamente nel finestrino. In questo ultimo libro si avverte come un senso di dolore più acuto, un senso di solitudine. E questo dà belle impennate a tante pagine del libro. In effetti ci sarebbe da dire: non può essere che un regione italiana sia messa in queste condizioni. E invece il lamento di Minervino non produce molta eco. Sembra inascoltato già dove avviene. Si sente che il viaggiatore ha pochi approdi, è come un...

Un attore nell'Italia degli abatini / Il corpo di Pannella

Dopo Mussolini, Marco Pannella è il primo politico italiano del secondo dopoguerra che ha affidato al proprio corpo un ruolo determinate nella comunicazione. Dagli scioperi della fame ai sit-in, dalle candidature stravolgenti di porno star ai bei giovanotti di cui si è circondato e che ha lanciato sulla scena pubblica, il leader radicale ha messo in primo piano il corpo, a partire dal suo, e ne ha fatto uno strumento di lotta politica.   Non ha inventato nulla, perché lo sciopero della fame è una creazione precedente, viene dal Mahatma Gandhi e dalla tradizione indiana, e prima di lui l’aveva usato un antesignano delle lotte popolari e d’immagine, Danilo Dolci, che aveva importato il modello negli anni Cinquanta in Sicilia. Pannella è stato sin da subito un leader nazionale, dal 1963, quando divenne segretario del Partito Radicale. La sua fisicità ha avuto uno sviluppo dopo il Sessantotto, quando l’elemento corporeo è diventato decisivo nella lotta politica delle giovani generazioni, che lo mutuavano a loro volta dalla realtà americana, dalla contestazione californiana, dagli hippy, dalla controcultura dei “Figli dei fiori”. Pannella non ha perciò creato nulla di originale,...

Franco Basaglia, il dottore dei matti

L’Italia, che oggi è un paese profondamente malato e la cui malattia non è certo e soltanto la crisi economica, ha prodotto negli anni Sessanta e Settanta un formidabile corpus di pratiche e teorie critiche che hanno allagato il nostro sistema politico e legislativo, rendendolo per un breve arco di tempo un po’ meno lontano dai cittadini reali e dai loro bisogni.   Basti pensare al movimento delle donne, che d’un colpo, con una irriverente spallata, si smarca dai luoghi della politica istituzionale, ma anche dalle sedi delle organizzazioni più anti-istituzionali, e comincia a porre a gran voce non l’uggiosa ‘questione femminile’ cara alle Sinistre, bensì le questioni che nascono da un modo diverso di guardare, abitare e pensare il mondo. I femminismi di quegli anni non vanno all’assalto del Palazzo per impadronirsene e neppure per spalancarne i cancelli e partecipare da pari alla gestione del potere. È proprio il discorso del potere in sé e della sua origine sessuata a essere indagato, rivelato e messo a testa in giù. E, insieme ad esso, i suoi strumenti, le reti di dipendenza,...