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David Hockney

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Tommaso Pincio. Il dono di saper vivere

«[…] sicché l’immagine di uomo sbagliato e maledetto, incapace di convivere con i suoi simili senza ficcarsi in un qualche pasticcio, si è tramandata nei secoli, fino alla metà del Novecento, quando Bernard Berenson, insigne studioso, scrisse un breve quanto non benevolo saggio su di lui nel quale si dice che, tra i molti doni che aveva, gli mancava quello di saper vivere.» Lui è Caravaggio, chi parla è il protagonista che una frase più avanti dichiarerà di essersi domandato per tutta la vita se difettava anch’egli del dono di saper vivere. Per il Gran Balordo si trattava di una macchia in un mare di talenti mentre per il narratore la sua è una macchia in un mare di macchie.  Chi è il narratore?  Il protagonista di Il dono di saper vivere di Tommaso Pincio (Einaudi, 2018) è un uomo in carcere che racconta la sua vita, la sua disfatta. Ci dice di trovarsi in prigione per un omicidio che non ha commesso (ma non dicono tutti così?), mentre racconta, si domanda e ci domanda se esista qualcuno che possegga il dono di saper vivere, dono che mancava anche a Caravaggio, il pittore da cui è ossessionato. La domanda è quella di tutti noi, quesito che almeno per una volta ci siamo...

Conversazioni con artisti e architetti / Da Plinio il Vecchio a Hans Ulrich Obrist

Il 24 agosto del 79 d.C. le pendici del Vesuvio furono investite da un flusso piroclastico composto da detriti e da un vento caldissimo che spazzò ogni cosa a una temperatura di oltre duecento o trecento gradi centigradi. Tegole, travi, pietre e corpi ne furono travolti. Ai corpi umani scoppiarono i timpani e s’incendiarono i capelli.  È quanto avvenne con l’eruzione del Vesuvio che seppellì Ercolano e Pompei sotto cenere e lapilli. Prima del terribile flusso di magma e gas, Plinio il Vecchio comandante della flotta stanziata a Capo Miseno fece approntare delle navi quadriremi per soccorrere la popolazione in fuga e al tempo stesso per osservare da vicino il fenomeno dell’eruzione. Lo racconta suo nipote Plinio il Giovane in una lettera indirizzata allo storico Publio Cornelio Tacito divenuta famosa perché in essa si descrive per la prima volta un flusso piroclastico. Plinio il Vecchio morirà soffocato a causa delle esalazioni, ma i libri della sua monumentale opera Naturalis Historia perverranno ai posteri, ponendo le basi per la nascita di una storia e di una didattica dell’arte che assegnò al disegno il primato sulle altre arti figurative.  La ricezione che i libri...

Maestro del guardare e maestro di legami / Vedere Hockney nella Londra di Brexit

Nessuno è più iconico di David Hockney sulla scena artistica britannica di oggi: «Most of all I want to be | In David Hockney’s diaries» ('la cosa che desidero di più è comparire nei diari di David Hockney'), cantava Dan Tracey, la voce del gruppo acid rock Television Personalities, già nel 1982 (David Hockney’s Diaries). Trent’anni dopo, sempre sulla scena indie pop, trascorrere un pomeriggio con David Hockney (Afternoons with David Hockney) era il sogno dei Miniature Tigers, cui Charlie Brand dava la voce per un improbabile appello: «David, go on, you know I'm listenin'. Tell me what's in your heart | David, sometimes you try my patience » ('su, David, lo sai che sono tutt’orecchie: dimmi cos’hai nel cuore, David, a volte metti a dura prova la mia pazienza'). Essere un’icona pop non sembra che lo metta a disagio, se Hockney riesce a tornare in mostra a intervalli regolari nei luoghi più prestigiosi della scena artistica londinese: David Hockney: A Bigger Picture lo consacrava alla Royal Academy all’inizio del 2012, sette mesi dopo apriva alla Tate Modern A Bigger Splash: Painting After Performance, con titolo preso dalla sua tela forse più famosa, e ora la Tate Britain gli...

Edmund White. Un giovane americano

Edmund White sarebbe dovuto essere un autore Einaudi. Ha le caratteristiche di contemporaneità, di relazione con la tradizione, di innovazione comprensibile, di glamour, di spocchia – per noi europei – dell’americano che è soggiogato dal fascino dell’Europa. Einaudi lo pubblicò, infatti. Nel 1990, otto anni dopo l’uscita negli Stati Uniti, Einaudi pubblica la versione di Sandro Melani di A Boy’s Own Story, col titolo Un giovane americano; un Supercorallo elegante nella sua superscontata illustrazione di copertina: un particolare di Portrait of an artist (Pool with two figures, 1972), di David Hockney, che nel sistema degli apparati criptici italiani segnalava sempre  nel secolo scorso – con qualche strascico in questo – un testo con storia gay maschile; unico segnale peraltro che l’Einaudi dia per comprendere che questo che si presenta è un romanzo autobiografico che racconta dell’autore, del suo essere americano: del suo essere maschio omosessuale negli Stati Uniti.   L’unico particolare ancora più criptico che la redazione einaudiana mette a disposizione è,...

Enrico Bedolo. Life in File

Scrive Enrico Bedolo a proposito del suo progetto Life in File esposto dall’11 aprile alla Libreria Ars di Bergamo: “L’ombra si proietta proprio in quell’angolo dove si consuma la realtà [...] Non è questione di finiture, resa, durata o semplicemente che tutto dista a pochi minuti da dove siamo giunti. È che i confini sono linee trasparenti e in qualche modo infinitamente riscrivibili, ammesso che ce ne siano”. Davvero in ogni immagine è in gioco il limite dove finisce la realtà e comincia qualcos’altro. Che cosa? La finzione? Il sogno? L’illusione? L’illusione non si oppone alla realtà, diceva Jean Baudrillard, non c’è opposizione tra le due, che darebbe all’una il compito di svelamento dell’altra. Il compito della fotografia, produzione di immagini, è di riscrivere i confini di ciascuna.   Le fotografie di questa serie di Bedolo ci mostrano proprio questo. L’artista ha fotografato parti di quelle simulazioni che vengono esposte fuori dai cantieri per mostrare come verrà ciò che si sta costruendo all’interno. Oltre a una...

Martin Gayford. A Bigger Message

Un solo altro titolo poteva calzare altrettanto bene per A Bigger Message (Einaudi, Torino 2012) di David Hockney: ed era “Et in Arcadia Ego”. Il libro-intervista (a cura di Martin Gayford) mette in effetti in scena l’instancabile curiosità dell’artista per tecniche e materiali, la sua versatile attività, la gioia molteplice che lo sospinge, la compagnia di giro che lo segue nei numerosi spostamenti tra Londra, New York o Los Angeles, dove ha conservato l’ufficio, e Bridlington, piccola cittadina dello Yorkshire occidentale affacciata sul mare del Nord. Ma pur nell’affabilità del discorso, il libro non è aneddotico né di quelli che si dimenticheranno facilmente: e non solo per il meraviglioso dipinto dal titolo profetico (A Bigger Message, appunto), paesaggio cosmico di terre, acque, moltitudini e nubi concepito in omaggio a Claude Lorrain. No. Le “conversazioni” di Hockney sono rese memorabili proprio da ciò che il tono loquace e divagato nasconde: e cioè la smisuratezza del proposito, l’ambizione di eternità, la brama di museo per sé e le proprie opere....

Intervista a Lorenzo Mattotti

Abbiamo incontrato Lorenzo Mattotti in Italia, di passaggio da Parigi dove abita ormai da diversi anni. Illustratore tra i più noti al mondo, esordisce a metà degli anni Settanta come autore di fumetti. All’inizio del anni Ottanta fonda con Carpinteri, Jori e Igort il gruppo Valvoline, che reinventa il linguaggio del fumetto italiano.   Raggiunge la popolarità nel 2000, quando è chiamato a illustrare la locandina per il Festival di Cannes, ma già da parecchi anni collabora con Le Monde e The New Yorker. Tra gli ultimi lavori, la collaborazione con Lou Reed attorno a The Raven e le tavole dedicate al padre e alla madre all’interno del volume a cura di Yves Haddad, Père & Mère (Editions de la Martinière), che raccoglie i lavori di diversi artisti.                                                            ...