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David LaChapelle

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Mostre / Lettera da Londra

Stansted è un orrendo centro commerciale, con i gates nascosti il più lontano possibile dietro infiniti shops pieni di After Eights, gin Beefeater, e tutti gli altri simboli commerciali del folklore britannico, incluse le immancabili tazze dell’ultimo royal wedding. Mentre le persone corrono al volo, annunciato il più tardi possibile, perché non si perda nemmeno un secondo delle infinite opportunità di acquisto offerte al passeggero, sale il caldo, essendo l’anno della più radicale heatwave, dopo quella del 1976, che benedisse, in un panorama urbano sinistro e cosparso di rifiuti (per via di un lungo sciopero delle imprese della nettezza) le profetiche urla del punk. I corpi sono al centro della stagione estiva delle mostre: distorti, aggrediti, mutati, cambiati al punto di essere irriconoscibili, essi sono la linea della stagione estiva delle mostre.   In primo piano, alla National Portrait Gallery, una notevolissima esposizione, curata da Nicholas Cullinan, che scrive nell’ampio catalogo insieme a Zadie Smith e ad altri, sulla presenza nella cultura pop di Michael Jackson, che dalla più tenera infanzia, star assoluta del suo gruppo familiare Jackson 5, fino ai massimi...

Uno dei concorsi migliori degli ultimi anni / Le vittime di Cannes

In un saggio pubblicato un paio di anni fa, intitolato Critica della vittima, Daniele Giglioli metteva in luce come nella costellazione ideologica contemporanea l’identificazione con la vittima sia diventato uno dei principali generatori di identità. La vittima è davvero “uno degli eroi dei nostri tempi”. Avere sofferto un dolore, avere subito un torto, avere patito una qualche forma di violenza garantisce innocenza e immunizza da ogni critica. Il cinema, che è storicamente uno dei punti sensibili attraverso cui leggere le formazioni ideologiche dei propri tempi, è stato negli ultimi anni complice e artefice di questa elevazione della vittima a oggetto del desiderio del nostro immaginario. Il cinema americano in particolare – sia quello mainstream che quello indipendente –  forse influenzato da un discorso pubblico sempre più ossessionato dall’igienismo del politically correct e dalle feticizzazione delle garanzie delle minoranze, negli ultimi anni ha pescato a piene mani: ne è un esempio il pessimo film-spot per Medici Senza Frontiere di Sean Penn presentato un po’ incomprensibilmente a Cannes quasi al termine del concorso e accolto da unanimi fischi nell’imbarazzo generale...

Foto/Industria: spazi, fotografie, pause

Produzione, post-produzione, produttori, pausa, prodotti sono le sezioni che costituiscono la seconda edizione di Foto/Industria, la rassegna promossa dalla Fondazione Mast in collaborazione con il Comune di Bologna e la direzione artistica di François Hébel, per anni direttore delle Rencontres de la Photographie di Arles. Nelle quattordici esposizioni, viene rappresentato il mondo del lavoro passando per undici sedi storiche: dalla Pinacoteca Nazionale a Palazzo Pepoli, dallo Spazio Carbonesi al Museo della Musica, dal Mambo a Villa delle Rose. Inoltre nella sede del Mast, con la curatela di Urs Stahel, fondatore insieme all’editore Walter Keller e a George Reinhart del Museo della Fotografia di Winterthur, vengono presentate le opere dei finalisti del concorso GD4PhotoArt (Marc Roig Blesa, Raphaël Dallaporta, Madhuban Mitra & Manas Bhttacharya e Óscar Monzón) giunto alla quarta edizione, nato per promuovere l’attività di giovani fotografi, e una mostra di libri sull’industria provenienti dalla collezione di Savina Palmieri: Dall’album al libro fotografico. L’industria italiana in...

David LaChapelle. Dopo il Diluvio

Celebrating di Veronica Vituzzi   La fine di una civiltà porta sempre con sé un cumulo di macerie, cadaveri, rovine semi carbonizzate di un'epoca colma di corpi e oggetti. Dopo il Diluvio, retrospettiva sul lavoro di David LaChapelle in mostra fino al 13 settembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, cattura in immagini il crollo fantasticato della nostra cultura ipermediatica e lo racconta secondo quello che a prima vista potrebbe essere considerato il canone estetico più diffuso del nostro tempo, ovvero quello di una società dello spettacolo estremamente fotoritoccata. La trasposizione nel contesto del presente di un'icona o un topos narrativo sedimentati nella coscienza culturale è un evento necessario per estrapolare dal passato quei dati emotivi o concettuali che continuano ad agire dentro l'essere umano; e la morte di una civiltà presuppone, ben più degli specifici decessi biologici, la fine delle idee, dei pensieri, e soprattutto della capacità di immaginazione di un popolo, lasciando solo i resti dei prodotti culturali da esso realizzati. In Il diluvio, David LaChapelle descrive la distruzione...