raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

David Lipsky

(4 risultati)

The End of the Tour

In Italia non è ancora arrivato, e per il momento non è ancora prevista una sua uscita. Qualche settimana fa la Festa del cinema di Roma l’ha presentato in anteprima europea, e in quell’occasione abbiamo avuto modo di vedere The End of the Tour, il film dedicato all’incontro e alle conversazioni fra David Foster Wallace e David Lipsky e ispirato al libro del 2010 Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (in originale, Although of Course You End Up Becoming Yourself: A Road Trip With David Foster Wallace), che lo stesso Lipsky ha tratto da un’intervista registrata per la rivista «Rolling Stone» nel 1996 e poi mai pubblicata.   A dispetto della produzione indie che non si discosta troppo dalla medietà stilistica del genere; al di là dell’operazione virata a una nostalgia e una malinconia figlie non tanto della vera personalità di David Foster Wallace, quanto, a posteriori, del suo tragico destino, The End of the Tour è un film sull’anima travagliata e divisa di due scrittori americani, o forse in generale di ogni scrittore e artista; un film sulla guerra sempre persa,...

Infinite text

Il gioco, l’alea, l’incontro. Queste parole indicano, senza definirlo, il nuovo spazio [...] dal quale l’ignoto s’annuncia e, fuori gioco, entra nel gioco della vita attraverso il desiderio [...], [nel gioco] del tempo con l’affermazione dell’intermittenza [...], [nel gioco] dell’opera con la liberazione dell’assenza d’opera. (Maurice Blanchot, L’Entretien infini, 1969)   Lunedì l’ho visto. Non così presto e non in quel momento, ma me l’aspettavo: ricordavo la data prevista per l’uscita (Il giorno dei morti, ma non l’abbiamo fatto apposta! scherzava l’editore) e poi in mattinata avevo trovato sul giornale l’anticipazione di Sandro Veronesi. L’avevo estratta dal giornale e riposta. Prima non leggo mai commenti su un libro che leggerò dopo. Se Veronesi in quel pezzo avesse, per esempio, infamato me, proprio me, lo verrei a sapere solo dopo aver letto Il re pallido di David Foster Wallace, e quindi non potrei citarlo in giudizio: il reato sarebbe già prescritto. Ma è un’ipotesi di scuola, remotissima dalla realtà....

Quello che ho capito su DFW

Quello che ho capito su DFW attraverso la lettura dei suoi libri e altre cose più o meno divertenti che non saprò mai più.   0. La Storia delle Storie. Succede questo: che la prima volta che consegno un mio manoscritto a un editore – in realtà, si tratta di un dattiloscritto; o, meglio: di una stampata; ma le parole hanno anche questo, di bello, la capacità di garantirsi talvolta una vita minerale sottotraccia – succede, insomma, che proprio quel giorno, con un tempismo da ultime bozze, sono arrivate le copie di un libro appena stampato. Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace. E l’editore – buon augurio? Pietra di paragone a futura memoria? – me ne regala una. Descrivendomi la figura e l’opera (ancora fortunatamente in fieri) di questo trentaquattrenne di Ithaca. E succede che, di ritornoa casa, l’ansia consapevole di una prima consegna messa colpevolmente in secondo piano, io legga la storia di David & della Crociera. E capisco, già alla seconda nota di pagina nove, che David Foster Wallace è diventato, all’improvviso, una mia...

David Foster Wallace. Come diventare se stessi

Quasi nessuno aveva letto Infinite Jest quando David Lipsky venne mandato dalla rivista “Rolling Stone” a intervistare David Foster Wallace; ma lui era già una celebrità. Quasi nessuno poteva avere letto il romanzo per la semplice ragione che le millequattrocento pagine scampate ai dolorosissimi tagli imposti dall’editor avrebbero richiesto almeno due mesi e mezzo di dedizione pressoché totale per essere adeguatamente assimilate, e la campagna pubblicitaria, invece, era partita in coincidenza con l’uscita del libro, appena una ventina di giorni prima. Ma il faccione di Foster Wallace, con la fronte attraversata dalla famosa bandana - inaugurata per impedire al sudore di gocciolare sulla macchina da scrivere elettrica provocandogli una scossa, e mai più lasciata per “paura che mi esploda la testa” - era già comparso su “Time” e su “Newsweek”, e la rivista “Esquire” aveva speso per lui niente meno che la parola genio. Alcuni dei suoi fan, del resto, all’uscita di Infinite Jest erano ancora freschi di esclamativi, perché quello stesso anno, il 1996, era comparso su Harper’s il racconto della crociera extralusso alla quale David Foster Wallace si era sottoposto su e giù per i Caraibi...