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Davide Ferrario

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La Zuppa del Demonio

Il mare color dell’oro, poi gli ulivi, quindi le ruspe che abbattono alberi centenari. La voce fuori campo spiega che questo luogo, intatto dai tempi della Magna Grecia, sta per essere finalmente sconvolto per costruire la grande acciaieria: la cattedrale moderna. Il passato – compare un carro agricolo con grandi ruote, bellissimo – è solo sonno, abbandono, rassegnazione, miseria. Il futuro è invece l’acciaio che viene fuso nella grande cattedrale di ferro eretta al posto degli uliveti. Lì, nel calderone, bolle la zuppa del Demonio. La mangeremo per diventare moderni.   Si apre così l’ultimo film di Davide Ferrario, La Zuppa del Demonio (prodotto da Rossofuoco e Rai Cinema), un documentario costruito attraverso il montaggio di film industriali provenienti dell’Archivio del Cinema Nazionale d’Impresa d’Ivrea. A questo antefatto segue una breve meditazione: parla il regista, la sua voce, anche lui fuori campo, come lo speaker iniziale. Siamo in un’ex fabbrica, vuota. Al posto dei capannoni, dice, ora ci sono centri culturali, musei, supermarket. Terminata è l’epoca dell’...

Il saluto di Faussone ai miei studenti

Ultime settimane di scuola con il pensiero agli esami di maturità. Nella parte conclusiva del programma affrontiamo la storia d’Italia del secondo dopoguerra: dalla nascita della Repubblica agli anni del terrorismo. Parallelamente propongo un percorso fra gli scrittori italiani che i manuali scolastici inseriscono nel capitolo “Letteratura e industria”. Decido di fotocopiare parte delle mie ricerche di un anno fa, quando preparavo il materiale per il documentario La zuppa del demonio che verrà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il 2 settembre. A lavoro iniziato, mi rendo conto di aver accompagnato i ragazzi della classe quinta - che sto per salutare - fin dalla prima, settembre 2009, fin da quando ha cominciato a circolare lo spettro dell’attuale crisi economica e occupazionale. Insomma, questi studenti sono cresciuti negli ultimi cinque anni bombardati quotidianamente da notizie, diagnosi, statistiche, commenti sulla crisi. Non solo, le famiglie di molti di loro hanno dovuto farci i conti direttamente: padri e fratelli hanno perso il lavoro, sono rimasti a casa mesi in cassa integrazione, si trovano adesso in mobilità...

Davide Ferrario La luna su Torino

Davide Ferrario ricomincia da Torino. A ogni nuovo film del regista bergamasco, ma cittadino torinese da parecchi anni, si ha la sensazione che cambi registro, che torni al punto di partenza per un nuovo slancio. Eppure Ferrario è sempre uguale a se stesso. Possiede due registri poetici: uno serio, meditabondo, riflessivo, quasi “pesante”, e uno “leggero”, agile, veloce, rapido. Con il primo ha fatto film-documentari, che sono riflessioni sul presente e sul passato, film insieme ideologici e post-ideologici, a partire da Lontano da Roma, uno dei primi film dedicati alla Lega in anni non sospetti, o l’ultimo Piazza Garibaldi, sull’identità italiana nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità del Paese, che unito non lo è per niente, ma neppure è diviso. Cerca, scandaglia, esplora.     Con il secondo registro spiazza continuamente, da Guardami e a Tutti giù per terra, sino a questo ultimo La Luna su Torino (produzione Rossofuoco), che ritorna con un altro atteggiamento, rinnovato e più sottile, a Dopo mezzanotte, il suo film di finzione più famoso e di successo. Le due...

Tavoli | Davide Ferrario

Si tratta di una vecchia scrivania in ferro degli anni ’30, di sicuro scartata da qualche ufficio ministeriale. Il piano d’appoggio color vinaccia è rivestito della similpelle di quegli anni. E’ il tavolo di lavoro di un regista, naturalmente, e dei suoi  collaboratori: ce lo raccontano i tre Mac, uno dei quali posizionato non di fronte alla poltroncina ma ad una sedia, la piccola videocamera Sony, i tre hard disk esterni, capaci di memorizzare una quantità impressionante di terabyte. Attorno a quel tavolo, dopo il passaggio di Ferrario al digitale, sono stati montati tutti i suoi film dell’ultimo decennio. C’è anche molta carta, fogli sparsi, un taccuino di appunti dalle pagine celesti, già, perché una cosa che spesso si dimentica del mestiere del regista è che si scrive molto, si scrive sempre. Sparsi sui fogli tre dispositivi telefonici, un cellulare e due cordless. Sulla destra sotto una pila di cd di Daniele Sepe, s’intravede la copertina di “Camera Work” di Alfred Stieglitz, una raccolta della storica rivista di fotografia di inizio 900 pubblicata di recente in America....

John Berger

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     “Il numero delle vite che entrano nella nostra è incalcolabile”, ha scritto John Berger in una pagina di Qui, dove ci incontriamo. Intorno a queste parole non ha voluto altro, se non la cornice bianca del foglio, per mettere meglio in risalto quella che potrebbe sembrare una semplice constatazione ed è invece un riconoscimento emozionato e emozionante. L’io di ciascuno di noi è il prodotto in continuo divenire della relazione che abbiamo con gli altri, con chi è entrato ‘materialmente’ nella nostra vita – per amicizia, amore, legame politico o professionale – e con tutte e tutti coloro che l’hanno...

Piazza Garibaldi: minoranze, teste calde

Esce – per il momento a Milano (Cinema Mexico) e a Roma (Nuovo Cinema Aquila) – il nuovo documentario di Davide Ferrario, Piazza Garibaldi, che alla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia ha ricevuto una standing ovation di nove minuti. Il film, nato da un’idea di Marco Belpoliti, è scritto da Ferrario e Giorgio Mastrorocco.   “Piazza Garibaldi”, dice il regista, “è un toponimo che si incontra in qualsiasi città italiana. È la metafora della nazione e della sua storia”.   Il viaggio è pieno di sorprese, incontri, riflessioni: un grande road movie attraverso la storia e la geografia del paese, cercando di rispondere a una domanda assillante: perché noi italiani non riusciamo più a immaginarci un futuro?   Piazza Garibaldi si avvale della partecipazione speciale di Marco Paolini, Luciana Littizzetto, Filippo Timi e Salvatore Cantalupo.     A convincermi del tutto dell’insostituibilità di giovani e teste calde nei grandi rivolgimenti della storia nazionale, mi soccorre la lettura recente di un bellissimo saggio di Giorgio...

Ombre ad Asiago

  Asiago – 28 settembre 2005   Penultimo giorno di riprese de “La strada di Levi” di Davide Ferrario. Incontriamo Mario Rigoni Stern, ci passiamo assieme quasi tre ore; la casa è rosa, modesta, nel punto preciso sul margine del bosco che immaginavo. I suoi vicini sono Tullio Kezich, che non c’è mai, ed Ermanno Olmi. Ci portiamo con i mezzi nei pressi di una vecchia colonia di frati, ex caserma ex prigione ex bordello (nelle intenzione repubblichine) e lì inizia il lavoro. Rigoni è meravigliosamente disponibile, disinvolto davanti ai numerosi ciak: si parla di Primo Levi, Marco Belpoliti lo intervista per La Stampa, io gli chiedo dei formaggi e lui mi spiega come giudicare il buon Asiago. Poi Davide gli fa leggere alcuni passi della lettera scritta il giorno dopo la notizia del suicidio di Primo Levi. La lettera è in Aspettando l’alba e altri racconti (Einaudi, 2004), il titolo è “La Medusa non ci ha impietriti”. Mario Rigoni Stern cita alcuni versi di Primo Levi, la poesia è A Mario e Nuto, la trascrivo: Ho due fratelli con molta vita sulle spalle, / Nati all’ombra...

Nel corso del tempo, Piazza Garibaldi

“Scrivici qualcosa di accattivante per l’uscita del film”, questo in sintesi il messaggio di Marco Belpoliti dal Dodecaneso. Era agosto, anch’io ero in vacanza, impegnato a cucinare per gli amici, come spesso mi succede d’estate. Mai capito quelli che in vacanza si annoiano e faticano a riempire la giornata. Io cucino e il tempo non basta mai. E intanto riposo. Così, m’era venuto in mente di raccontare l’avventura di Piazza Garibaldi attraverso le variegate, spesso eccellenti, occasioni d’incontro con la cucina italiana, che hanno accompagnato i nostri viaggi attraverso la penisola sulle orme dei Mille. Ma poi ho pensato che forse i lettori di Doppiozero non sarebbero stati così interessati a leggere di gastronomia il giorno dell’uscita del film alla Mostra di Venezia. Un’altra volta, magari.   Bisognerebbe tornare a ragionare sull’anniversario dell’unità nazionale, di cui più nessuno parla o scrive dopo la sbornia dei mesi primaverili. E ti credo, con quello che sta succedendo e tutte quelle nubi cariche di pioggia all’orizzonte. Ma è anche vero che nel...

I neoborbonici a “Piazza Garibaldi”

Ermanno Rea ha l’età di mio padre e per il lettore impaziente aggiungo che mi ritrovo a navigare con una certa sorpresa verso i sessanta. Credo che il suo ultimo La fabbrica dell’obbedienza sia stato piuttosto sottovalutato: ci si è soffermati sulla diagnosi dell’origine controriformistica dell’inciviltà degli italiani, peraltro condivisibile, trascurando il coraggio ammirevole mostrato nel tracciare le coordinate di una possibile via d’uscita, e nel darle un nome. E quando scrivo di coraggio, intendo quello proprio degli eretici, come proverò a spiegare. C’è un innegabile furore nella costruzione argomentativa di Rea ed io a quel furore intendo rendere omaggio. Per quanto sappia che l’intransigenza oggi non paga e che, come in tanti ci ricordano, la complessità dei giorni nostri non sopporta semplificazioni.   Gli eroi del libero pensiero meridionale sono, per Rea, Giordano Bruno, Tommaso Campanella e l’Università napoletana postunitaria, quella di Francesco De Sanctis e, soprattutto, di Bertrando Spaventa. Alla storia meravigliosa di quel “cantiere napoletano di...

Anteprime / "Chernobyl" di Francesco M. Cataluccio

Pubblichiamo in anteprima il primo capitolo di Chernobyl di Francesco M. Cataluccio, in uscita presso l'editore Sellerio il 7 aprile prossimo, qui commentato in esclusiva per doppiozero da Antonella Anedda, Marco Belpoliti, Davide Ferrario e Luca Scarlini.   Il primo capitolo del libro (scarica il pdf)     Commenti: Antonella Anedda La stella nera di Chernobyl comincia dal suo nome: chornyi (nero) e byllia (steli d’erba) e immediatamente si lega a un destino di amarezza. L’erba nera si riferisce all’Artemisia absinthum, ossia la componente principale dell’assenzio, mentre “amaro” viene definito da Erodoto il Nipro, cioè il Dnepr. A questo luogo che sembra predestinato al dolore Francesco Cataluccio dedica un libro rigoroso come una testimonianza ed emozionante come un film. La voce che racconta è pacata, le immagini che evoca sono veloci. Lo sfondo è vuoto, gli scenari distrutti, la voce fuori campo è sola. Cataluccio non è soltanto autore del libro intitolato Chernobyl ma attore, suo malgrado, di una vicenda che non avrebbe voluto attraversare: nell’aprile del...