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Dmitrij Šostakovič

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Vertigine sconsacrata / Ritratto di Venedikt Erofeev

1 Henri Focillon scrive: «I visionari li si direbbe a disagio nello spazio e nel tempo. Interpretano più che imitare, trasfigurano più che interpretare». E ribadisce: «Il visionario soggiace al potere della vertigine». Nella letteratura russa del secondo novecento non c’è autore più fedele alla vertigine di Venedikt Vasil’evic Erofeev (1938-1990), autore del celebre poema-romanzo, Moskva-Petuski (1969-1970). Venedikt Erofeev, nella sua opera irridente e anomala, tragica e sconsacrata, sembra tradurre «in forma di romanzo» quattro celebri versi dell’amato Aleksandr Blok: «Inchiodato al banco d’una bettola / sono ubriaco da un pezzo, che importa. / Su una trojka la mia felicità / in un fumo d’argento è rapita…». La vertigine di Erofeev è l’estasi alcolica. In russo ‘Erofeiv’ significa ‘alcolizzato’. Lo scrittore sembra portare, nell’etimologia del proprio nome, lo stigma del suo futuro destino. Venedikt Vasil’evic Erofeev nasce nel 1938 a Cupa, in Karelia. Il padre, vittima delle repressioni staliniane, è condannato a cinque anni di reclusione e a tre di privazione dei diritti civili. La madre si trasferisce a Mosca e abbandona i figlia Nina, Boris e Venedikt nell’orfanotrofio di...