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Elio Grazioli

(36 risultati)

Ange Leccia / Girls, Ghost and War

Due aerei si fronteggiano sulla pista di atterraggio. Due navi enormi, come due cetacei metallici, stanno ormeggiate l’una di fianco all’altra. Due auto stanno una dinnanzi all’altra, con i paraurti che si sfiorano, i fanali accesi e la luce che si fonde nello spazio vuoto. Sembra una scintilla, qualcosa in procinto di svelare un segreto. Anche se la luce non illumina nulla, solo altra luce. Non c’è modo di capire sino in fondo cosa vogliono dirci le immagini di Ange Leccia. Tutto è fermo. Non accade nulla. Forse è per questo ci appaiono misteriose. Cosa significa duplicare? Di che tipo di doppio si tratta? In queste fotografie non ci sono riflessi, scissioni, rifrazioni, ma semplicemente due oggetti uguali e ugualmente reali, chiusi e ostinati nel loro “essere due”.   Ange Leccia, Volvo, Arrangement, 1986. Eppure si è perfettamente consapevoli che la metafora del doppio, che qui viene evocata, non può che essere considerata come un impulso elementare dello spirito umano. Non ci si sente, non ci si ode, non ci si vede, se non come l’altro, cioè come proiezione e alterità. Ma se la fotografia attesta che l’altro è identico ed esiste nello stesso istante, cosa ha voluto...

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, S. Gimignano / Man Ray. Wonderful visions

Da sotto in su. Lo sguardo è proprio questo. La fotografia non mente: due bellissime gambe, una ha una calza e l’altra no, quasi con noncurante trascuratezza. La donna è sdraiata a terra con i piedi verso l’alto e li appoggia a una parete nera, il suo sguardo non si dirige verso l’obiettivo del fotografo e nemmeno verso di noi, ma in direzione del suo alluce destro, la punta estrema del suo corpo. Non si vede nemmeno il volto. È nascosto, misterioso, perso in chissà quali pensieri. Non esiste che in se stessa, solo per sé. Si direbbe un momento di estrema, compiaciuta solitudine. Lo sguardo del fotografo non è dinnanzi alla modella, non si contrappongono, ma sono sulla stessa linea. Coincidono. Non si guardano, ma guardano entrambi lo stesso punto. Sembra che Man Ray, l’uomo raggio, stia fotografando l’istante prima dello scatto, quello dove l’aspetto della creazione non ha ancora una forma, ma di lì a poco l’acquisterà. Forse è il momento in cui la libertà è al suo apice, in cui tutto può ancora accadere. La modella non ha uno sguardo, o meglio, noi non lo possiamo vedere. Tutto deve essere inventato. La seduzione risiede in questo istante di pura distanza e di estrema vicinanza...

Gianluca Codeghini, Amedeo Martegani / Infrasottile: note sul vedere

Esce in questi giorni per i tipi di Postmedia Book Infrasottile. L’arte contemporanea ai limiti, testo importante di Elio Grazioli. In occasione dell’uscita del volume, si apre una mostra omonima presso la sede BACO di Bergamo, che accompagna e illustra la lunga ricerca di Grazioli, nata da una riflessione che ha preso spunto da una serie di lavori di Marcel Duchamp.    Elio Grazioli, Infrasottile. È un fatto acclarato che la pratica artistica abbia perso autorevolezza nel corso degli ultimi decenni, sulla scia delle neovavanguardie e poi della smaterializzazione avvenuta attraverso le pratiche contemporanee (e si badi bene: in questa sede non si intende dare un’accezione negativa al fenomeno, ma rilevarne la portata fattuale). Numerosi artisti si sono trovati a fare i conti con questo sfaldamento progressivo, trovandosi a confronto con un’entità via via più problematica, incerta, incapace di affermare con fermezza una precisa volontà espressiva. Questa intrinseca fragilità, per proprietà transitiva, si è allargata a macchia d’olio e ha investito aspetti che riguardano la contemporaneità tutta. L’onda tellurica che ne è scaturita ha mostrato la propria portata...

Imm’ Expo. Studio ed esposizione / Ad una certa ora del mattino

Come i lettori di doppiozero sanno Imm’ è una collana editoriale che si occupa dell’immagine in tutte le sue accezioni e ambiti (arti, cinema, fotografia, filosofia...), partendo dal presupposto che occuparsi di immagine non vuol dire soltanto prenderla ad oggetto del proprio studio e operare, ma che questo comporta anche di adattare ad essa i propri strumenti e argomenti, il proprio pensiero. Ogni volume è composto da contributi di diversi autori di diverse discipline, ordinati, ovvero “montati”, dalla regia dei curatori Elio Grazioli e Riccardo Panattoni. La singolarità della collana consiste in particolare nel progetto di legare ogni volume al seguente in un percorso che non si interrompe e cresce su se stesso, intrecciando di mano in mano questioni teoriche a motivi di attualità. Così dal “not straight” del primo volume, che indagava il rapporto tra “documento, piega e inganno”, secondo l’ottica del “non diretto”, come indica il titolo, della non presunta oggettività della registrazione, si è passati nel secondo volume alla “sovrapposizione”, modalità complessa e pur peculiare dell’immagine del rapporto non solo tra due o più immagini ma anche dell’immagine in se stessa,...

Archivi di domani / Ricorda il tuo futuro

L’esperienza ci induce a pensare che passato e futuro siano differenti e che le cause precedano gli effetti. Il passato quindi non possiamo cambiarlo e il futuro è legato allo spazio aperto delle possibilità, all’incertezza, alla sorpresa, o all’azione del destino. Il flusso della memoria universale, però, certe volte giunge a suggestionare le menti degli individui meno anestetizzati con nuovi dubbi, inedite questioni, o ulteriori intuizioni. Parafrasando un frammento del filosofo presocratico Anassimandro immaginiamo che passato e futuro si trasformino l’uno nell’altro secondo necessità “e che si rendano giustizia secondo l’ordine del tempo”.   Ma Einstein ci ha insegnato che esistono innumerevoli tempi diversi, uno per ogni punto dello spazio, che le cose evolvono in tempi locali, e che i tempi locali evolvono uno rispetto all’altro, come in una rete di eventi che si influenzano vicendevolmente. Come si fa a creare un archivio utile e credibile quando si è sottoposti a questi spostamenti continui tra molti tempi e spazi diversi?   Proviamo anche a pensare come archiviare le zone vuote, quelle indefinibili, e a immaginare che siano accadute o che avverranno. Ci...

Un immagine del non / Duchamp fotografico

Marcel Duchamp (1887-1968) è una figura con cui ogni storico dell’arte contemporanea attivo in Europa o in America deve prima o poi confrontarsi. Cinquant’anni dopo la sua morte (il 2 ottobre 2018 per la precisione), non abbiamo finito di misurarci col lascito – visivo e concettuale – dell’opus duchampiano. Il mercato editoriale si è mostrato all’altezza della sfida. Per tenersi alle mostre più innovative degli ultimi anni, penso a Inventing Marcel Duchamp. The Dynamics of Portraiture (National Portrait Gallery, Washington 2009), Marcel Duchamp: Etant donnés (Philadelphia Museum of Art, 2009), La peinture, même 1910-1923 (Centre Pompidou, Parigi2014), nonché l’imminente Dalí/Duchamp, che aprirà i battenti a ottobre alla Royal Academy of Arts di Londra. Riguardo alle pubblicazioni, penso alla documentatissima biografia di Bernard Marcadé, Marcel Duchamp. La vie à crédit (2007, tradotta nel 2009 da Johan & Levi), allo studio di Thierry Davila sull’inframince (De l’inframince. Brève histoire de l’imperceptible de Marcel Duchamp, Beau Livre 2010), fino a The Apparently Marginal Activities of Marcel Duchamp (MIT Press 2016) di Elena Filipovic, che si concentra sull’...

Confrontarsi con il tempo e il caos / Il collezionista di tappi

CF: Prima di cominciare con le domande, Stefano, vorrei spiegarle perché ho chiesto di parlarmi della sua seconda – o prima? – attività, insomma della sua attività di collezionista. Il fatto è che, in passato, mi sono occupato più volte di questi personaggi che raccolgono cose, ma, pur avendone avuto l’occasione, non ho mai parlato con nessuno di essi. Per la verità, le figure che conosco meglio sono molto lontane nel tempo, intendo secoli fa, ma mi chiedo se non abbiano qualcosa in comune con lei. SA: Credo che la sua sia un po’ un’illusione, visto il genere della mia collezione.   Lo so, è una collezione di tappi. Ma – deve sapere – negli anni Settanta ho sentito tante volte la storia dell’“alto” e del “basso”, delle contaminazioni eccetera, che la cosa non mi impressiona. Di che si tratta esattamente? Colleziono tappi “a corona”. Sono quei tappi metallici che chiudono bottiglie di birra, d’acqua, di vino, ma anche succhi di frutta, chinotti, gazose, limonate; si chiamano così perché i bordi metallici, serrando il labbro superiore della bottiglia, formano una sequenza di punte e rientranze regolari che possono ricordare appunto una corona. Il brevetto è del 1892, di un...

Tra pensiero e visione / L’immagine metafisica

Un’immagine non è che un insieme di stratificazioni. Guardarla significa saper passare da un livello all’altro; saper distinguere, senza distruggerli, tutti gli infiniti strati che la compongono. Se nel pensiero metafisico classico comprendere ha significato andare al fondamento, a ciò che “sta sotto” e regge l’intera struttura dell’essente, nell’immagine metafisica vedere significa saper conservare ogni singolo strato; passare da uno strato all’altro senza nulla distruggere. Ogni strato, sovrapponendosi e compenetrandosi agli altri, costituisce il visibile. Non si dà scavo verso l’origine, ma coappartenenza di piani temporali e spaziali sulla superficie stessa del visibile.   Così, se il Novecento ha creduto, con buone ragioni, che per raccogliere l’eredità di un pensiero metafisico in rovina occorresse un’opera di destruktion (Heidegger) o déconstruction  (Derrida), a noi oggi, nel mondo delle arti figurative, nel senso più ampio dell’espressione, o, se si preferisce, nel campo delle visual cultures, occorre un sapere, un sapere figurativo, capace di sfogliare l’immagine, di saper, cioè, cogliere la sua stratificazione senza nulla distruggere né decostruire:...

Purtroppo ti amo. La fotografia si dichiara al suo territorio

L’intima convivenza che porta spesso la fotografia e il territorio a incontrarsi è un concetto tutt’altro che banale, come potrebbe invece apparire d’acchito. La rappresentazione del luogo che ci circonda, che con lo sguardo circondiamo, è una dichiarazione affettiva che ha riempito tele pittoriche fin dagli albori dell’arte del pennello e della tavolozza e può sembrare – perché di fatto è – naturale che la fotografia abbia calcato le stesse strade. E, pure, ri-calcandole, guardandole nuovamente, riscrivendone le tracce.   La fotografia di paesaggio è infatti, spesso e facendo di ciò la propria peculiarità, fotografia di passaggio. La dimensione temporale che essa abita è quella dello sguardo/occhiata e non tanto quella dello sguardo/contemplazione (decisiva la differenza tra i termini inglesi glance e gaze, proposta dal filosofo americano Edward S. Casey in The world at a glance, differenza che le traduzioni rispettivamente di “occhiata” e “sguardo” non rendono così efficacemente). E non per questo, la fotografia diventa meno capace di...

Davide Mosconi. Fotografia, musica e design

Il nome di Davide Mosconi non è ancora molto conosciuto presso il grande pubblico. Eppure le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni e gallerie in tutto il mondo, tra cui la National Gallery di Bruxelles, l’I.C.A. di Londra, la Guggenheim Foundation di Venezia, la Rayburn Foundation di New York; i suoi lavori sono stati scelti per la Biennale di Venezia nel 1991, nel 1993, nel 2001 e nel 2003. Nel 1963, appena ventiduenne, veniva considerato dalla stampa nazionale “il musicista di jazz italiano più personale e dotato”, mentre due anni dopo firmava, come fotografo, l’indimenticabile servizio su Sofia Loren scattato a Roma. Al MoMA di New York, quando nel 1972 si tenne la famosa mostra Italy: The New Domestic Landscape, il suo contributo figurava insieme ai più importanti designer di quegli anni. E se tra i suoi maestri troviamo Richard Avedon e Hiro, tra le sue frequentazioni si annoverano musicisti come John Coltrane e Cecyl Taylor, l’entourage di Salvador Dalì, gli amici e colleghi Ugo Mulas e Bruno Munari, tra i tantissimi che lo accompagnarono.   2112 note, 1990. Installazione alla Biennale di...

Le scarpe di Van Gogh

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli   Questa storia comincia con L’origine dell’opera d’arte che Martin Heidegger stila alla metà degli anni ’30: che cos'è un'opera d'arte? Quale la sua origine? Heidegger si interroga a partire da un quadro di Van Gogh che raffigura delle scarpe. Uno storico dell’arte americano, Meyer Schapiro, gli contesta l'interpretazione dell'opera e inizia un dibattito che sottende da allora in poi il rapporto tra arte e filosofia, ripreso dai grandi del pensiero della seconda metà del XX secolo e qui ricostruito e ripercorso: Jacques Lacan, Jacques Derrida, Fredric Jameson, Massimo Cacciari, Gottfried Boehm... Le scarpe di Van...

Su Piero Manzoni / L’artista? Il brand che crea un’atmosfera

Cosa succede se si consacra un grande dissacratore? La recente retrospettiva milanese per i cinquant'anni dalla morte di Piero Manzoni ha dimostrato che da un paradosso non possono che seguire paradossi. Se era giusto far scoprire anche al grande pubblico che l'artista “milanese, ma geniale” (copyright Skiantos) non era solo “quello della merda d'artista”, le celebrazioni fin troppo ufficiali e il contorno di pubblicazioni uscite per l'occasione (come Piero Manzoni. Vita d'artista e Breve storia della merda d'artista di Flaminio Gualdoni; Diario (1954-1955), di Piero Manzoni a cura di Gaspare Luigi Marcone; Piero Manzoni e Albisola. Una visione internazionale di Francesca Pola; Il ribelle gentile. La vera storia di Piero Manzoni di Dario Biagi e Su Piero Manzoni di Germano Celant) hanno finito per imbalsamarne l'immagine e seppellirla nell'archivio dei classici dell'avanguardia italiana.   È insomma successo a lui quello che è successo a una delle sue opere meno commentate e meno glamour, la Base magica, posta al centro di un'aulica sala di Palazzo Reale. Manzoni la chiamò così perché “qualunque persona, qualunque oggetto vi fosse sopra era, finché vi restava, un’...

Elio Grazioli. Davide Mosconi: fotografia, musica, design

Pubblichiamo oggi un nuovo ebook doppiozero: Elio Grazioli. Davide Mosconi: fotografia, musica, design.   Dopo le monografie su Piero Manzoni e su Ugo Mulas, Elio Grazioli affronta un artista meno noto ma legato per molti versi a loro, per ambiente, per cultura, per affinità. Il suo periodo di maggiore creatività è quello seguente, dagli anni Settanta all’improvvisa morte nel 2002. Musicista di formazione, fotografo pubblicitario di professione, designer di elezione, ha portato la sua esperienza in ognuno di questi ambiti all’interno del suo lavoro artistico. Jazzista free di rilievo fin dagli anni Sessanta passa alla musica sperimentale, performativa e ambientale; designer sui generis realizza oggetti sbilenchi e instabili che mettono alla prova il corpo e il caso; fotografo di grande preparazione professionale inventa delle serie originalissime che rivendicano un posto adeguato nella storia: dai trittici basati sulla coincidenza alle polveri e ai cieli disegnati, fino all’ultima impressionante serie di autoritratti bucati.   Ha esordito artisticamente nell’ambito dell’antidesign collaborando con autori come Ugo La...

La difficile situazione dell'arte contemporanea

Lo so, non toccherebbe a me scrivere di questo libro, essendone il curatore, non si tratta però di una recensione ma solo di informazioni che spero utili. Ricordo velocemente che il volume in questione, Arte dal 1900, uscì in prima edizione nel 2004, in traduzione italiana nel 2006. Scritto da quattro degli storici dell’arte contemporanea più accreditati e combattivi della scena internazionale, benché o proprio perché fortemente assestati su posizioni audaci, da allora non ha fatto che influenzare in un modo o nell’altro, per adesione o per reazione, comunque per vastità e varietà di temi, oltre che per la loro trattazione approfondita e stimolante, gli studi di settore di tutto il mondo, Italia compresa. Impostato per anni, invece che per movimenti artistici o decenni come è maggiormente d’uso nei manuali, ha anche reinventato questa formula accattivante e insieme significativa, benché scombini un poco le abitudini didattiche a cui siamo abituati.   È uscita da qualche mese la seconda edizione che qui vogliamo presentare, perché non è né una semplice ristampa n...

Fuori quadro

“Parte di una più ampia ricerca in corso, questa pubblicazione e gli eventi che la accompagnano – mostra, proiezioni e incontri – nascono dal desiderio di condividere con un pubblico allargato temi e spunti che non meritano di rimanere, come normalmente accade, all’interno della cornice universitaria. È a questa scelta che allude innanzitutto il titolo Fuori quadro, la volontà di uscire, di mostrarsi al di fuori dei “riquadri” istituzionali della cultura.”   Giaconia   Così scrivono Elio Grazioli, Barbara Grespi e Sara Damiani, che curano il Catalogo della Mostra Fuori quadro. Follia e creatività fra arte, cinema e archivio. L'esibizione si terrà tra il 7 e il 19 dicembre prossimi presso la Porta di Sant'Agostino di Bergamo. Là dove la città alta scende per includere, tra le mura venete, un convento agostiniano che forse aveva, intorno alla fine del secolo Sedici, una certa importanza per la medesima. Che, con Napoleone, diventa arsenale e viene sconsacrato. Proprio dentro al passaggio della Porta, sulla destra, salendo, si apre una porta che conduce ai...

Televisione: intervista a Andy Warhol

Pubblichiamo in occasione dell'innaugurazione giovedì 24 ottobre della mostra Warhol. Dalla collezione di Peter Brant presso Palazzo Reale a Milano e della mostra Andy Warhol. Una storia americana innaugurata il 12 ottobre a Pisa, un estratto da Riga Andy Warhol a cura di Elio Grazioli       Che cosa le piace particolarmente del fatto di avere una serie televisiva tutta sua? Ebbene, abbiamo la nostra serie televisiva e ce la produciamo da noi.   Come descriverebbe la differenza tra la video arte e il suo lavoro televisivo? La video arte? La video arte è migliore, perché puoi fare quello che vuoi quando vuoi.   Che rapporto c’è tra i programmi della sua serie televisiva e il giornalismo scritto di “Interview”? Cerchiamo di fare la nostra serie televisiva come facciamo la nostra rivista.   Che rapporto ha con gli altri programmi di MTV? Il fatto di essere trasmessa.   Che cosa si aspetta di più dalla sua trasmissione? Di farla esistere.   Come definirebbe la televisione? O, è semplicemente della stampa mobile.   Che cosa...

Elio Grazioli. Picasso e i suoi poeti

La libreria di doppiozero continua a crescere, con un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Oggi vi proponiamo un volume a cura di Elio Grazioli, Picasso e i suoi poeti, che raccoglie testi di Max Jacob, Guillaume Apollinaire, Pierre Reverdy, Louis Aragon, Rainer Maria Rilke, Paul Eluard, Roger Vitrac, Benjamin Péret, Jorge Guillén, Vincente Aleixandre, Gerardo Diego, José Angel Valenti, Pablo Neruda, Luis de Cañigral, André Frénaud, Fabio Pusterla, Giuliano Scabia. Qui il link per scaricarlo.    “Picasso amava i poeti e anche noi li amiamo.  I poeti hanno un rapporto  particolare con le immagini e con le opere d’arte, senz’altro dovuto alla sintonia che condividono in quella che in mancanza di metafore migliori osiamo chiamare ancora ‘creazione’.  Questo non solo dà loro libertà nella scrittura sull’arte, ma soprattutto permette loro di vedere e cogliere altro da quanto riusciamo a fare noi. I poeti pensano diversamente, toccano punti del pensiero che noi non osiamo sfiorare. Picasso lo sapeva e si...

Intervista a Andy Warhol

Pubblichiamo qui un estratto dell’ultimo numero di Riga, dedicato a Andy Warhol, a cura di Elio Grazioli.                L’orrore per i resti. Nancy Blake intervista Andy Warhol     Può dirci qualcosa delle sue opere recenti? Ho fatto una dozzina di mostre in Europa, in Francia, in Inghilterra e in Italia.   In che cosa sono diversi i suoi quadri recenti dalle altre sue opere? Oh, faccio sempre la stessa cosa, sono la stessa robaccia.   Nel suo libro (La filosofia di Andy Warhol da A a B e viceversa) parla molto del lavoro. È la cosa che preferisco più di tutte.   Il lavoro è un valore per lei? Sì. E poi mi impedisce di pensare ad altro. Oggi si dice che bisogna trovare il tempo per divertirsi. Io non sono d’accordo. Vorrei che si lavorasse di più. Sferruzzare di più, roba del genere.   Qualsiasi cosa fa lo stesso? Sì, è lo stesso.   Come si può definire il lavoro? Fare delle cose per gli altri. Poi loro fanno cose per noi e così via....

Warburghiana

Quale finissage della mostra “Il pathos delle forme” in corso alla Galleria Milano, di Milano, il gruppo Warburghiana mette in scena il IV concerto sinottico che riassume in forma di spettacolo i temi sviluppati in mostra con altre idee in progressione. Il concerto è una sequenza di interventi teorici, teatrali, musicali e video.   15 novembre 2012 ore 19.30. Inizio alle ore 19. Durata di 22’.   Entrée- 45” Jimmie Durham, Nature morte - 2’ Elio Grazioli, Il pathos delle forme - 3’ Gianluca Codeghini, Keep watch - 5” Aurelio Andrighetto, La sfera senza requie - 3’ Elio Grazioli, Diciamo così I - 1’ Dario Bellini e Gianluca Codeghini, Crudeltà inaudite - 2’ 10” + Gianluca Codeghini noise / Paolo Romano double bass - 3’40” Warburghiana, Indicare - 9” Aurelio Andrighetto e Giulio Calegari, Città visibili e invisibili - 57” Elio Grazioli, Diciamo così II - 1’ Carlo Dell’Acqua, Pensierini - 38” Dario Bellini, In morte di Riccardo II, con Marco Bragalini Dadda - 3...

Elio Grazioli. Arte per ciechi

La libreria di doppiozero continua a crescere, con un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Oggi vi proponiamo un saggio di Elio Grazioli, Arte per ciechi. Brancusi, Cage, Morris e gli altri. Qui il link per scaricarlo.    Arte per ciechi riprende il filo del precedente Duchamp, Picasso e gli altri e lo conduce fino alle soglie dei nostri giorni. Ne esce una visione dell’arte contemporanea scandita in alcuni momenti fondativi non a tutti evidenti, letti da una originale prospettiva che, accanto alle opere, dà un grande peso al “pensiero degli artisti, alle loro parole e intenzioni”, nella convinzione che “gli artisti comprendano qualcosa che solo l’esercizio dell’arte permette di cogliere”. Il titolo riprende quella “Scultura per ciechi” di Brancusi che costituisce l’oggetto del saggio di apertura e indica una modalità del percepire e dell’accostare l’arte che talvolta deve passare per l’accecamento, il silenzio, l’azzeramento e la cancellazione per produrre del nuovo, non solo nella creazione artistica, ma anche nella...

Franco Vimercati. Tutte le cose emergono dal nulla

In anni non molto remoti, quando si trattava di parlare di artisti italiani che lavoravano con la fotografia, pareva esistessero solo le Verifiche di Ugo Mulas, le opere di Luigi Ghirri e al massimo quelle di Franco Vaccari. In mezzo sembrava estendersi un vasto territorio di nessuno. Da qualche anno, per nostra fortuna, vari curatori hanno cominciato a “riscoprire” le opere di importanti autori che, già a partire dagli anni Settanta, si sono soprattutto interrogati sul linguaggio visivo della fotografia e non tanto sul che cosa fotografare. Sono così state giustamente valorizzate le ricerche di Aldo Tagliaferro, di Davide Mosconi e Silvio Wolf.   E oggi, finalmente, nella magnifica cornice di Palazzo Fortuny a Venezia si può visitare un’ampia mostra antologica dedicata a Franco Vimercati (Franco Vimercati. Tutte le cose emergono dal nulla, a cura di Elio Grazioli, fino al 19 novembre). Una mostra accompagnata da un catalogo splendido, fondamentale per avvicinarsi all’opera di questo autore straordinario, al contempo essenziale e complesso. Stampato in modo egregio (cosa non facile data la qualità di stampa delle opere...

L'arte di collezionare il mondo

Sul pavimento sono disposti in modo caotico una serie incredibile di oggetti: vecchi computer, raccoglitori, pennelli, spine elettriche, barattoli di vernice, libri, insegne, seghe, pialle, timbri, ecc. Guardando meglio si comprende che l’accumulo possiede un ordine, seppur non immediatamente afferrabile. L’artista, Karsten Bott (1960), ha realizzato l’installazione alla Kunsthalle Mainz nel 2011: Uno di ognuno. Di che opera si tratta? Cosa vuole comunicarci? Bott ha esposto la propria collezione composta di oggetti prodotti in serie come un campionario possibile in orizzontale, sul pavimento, perché non esistono gerarchie. Che collezionista è Bott? Raccoglie oggetti solo per esporli nei musei e nelle gallerie? La risposta non è semplice. Per prima cosa bisogna capire che tipi sono i collezionisti in generale, non solo quelli che accumulano opere d’arte, ma anche quelli che raccolgono francobolli, automobiline, bottoni, carte di caramelle, bottiglie di liquore.   Secondo Elio Grazioli, autore di La collezione come forma d’arte (Johan & Levi, pp. 126), sono tipi strani, appassionati, curiosi, silenziosi, che poi...

La collezione come forma d’arte e le sorti dei Musei Civici di Reggio Emilia

La volontà di aprire un dibattito serio con l’amministrazione pubblica sul riallestimento dei Musei civici di Reggio Emilia da parte di un gruppo di persone che a vario titolo se ne occupa - insegnanti, operatori culturali, storici dell’arte, architetti, scrittori - si è polarizzato di recente nei termini, a dire il vero fuorvianti e massimalisti, di una disputa che ha occupato le pagine dei giornali nazionali e la rete (per una rassegna stampa completa e una cronistoria degli interventi si veda qui ). L’amministrazione pubblica e l’architetto Italo Rota, ideatore di un concept di riallestimento, si sono presi la parte di chi sostiene e promuove la modernità, attribuendo ai quarantacinque firmatari di una lettera aperta al sindaco il ruolo di passatisti e conservatori ad oltranza.   Ma le cose stanno veramente in questi termini? Gli elementi materiali a disposizione per ragionare su questo riallestimento sono in verità due mostre e una videointervista, tutte a cura dell’architetto Rota. Poiché sulla prima mostra, L’amore ci dividerà. Love will tear us apart. Prove generali di un museo, (...

Andy Warhol

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Per dirla in un modo che scimmiotta un poco Warhol stesso: non c’è più grande sconosciuto dell’uomo famoso. La fama è una maschera, sotto la quale sta non solo l’uomo ma la sua stessa opera. Chi è dunque veramente Andy Warhol? Quale il significato della sua opera?   Tutti lo conoscono, la stragrande maggioranza lo identifica con le icone della cultura pop: i divi cinematografici, il cibo in scatola, le personalità famose; molti conoscono anche i suoi “Incidenti”, più drammatici e controversi; i cultori della musica pop ricordano le sue copertine di dischi, dai Velvet Underground ai Rolling Stones...