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Eraclito

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Orientamento

Oggi orientamento è un concetto generale nell'uso linguistico quotidiano come in quello scientifico e filosofico. Viene usato per definire altri concetti, e in questo senso si presenta come un concetto di base senza essere esso stesso definito. Riveste quindi quasi le caratteristiche di un postulato, un assioma, che si prende così com'è senza pensarci più di tanto, e si ammette senza dimostrazione. L'orientamento, in questo senso, anticipa tutte le definizioni: occorre essere già orientati per poter definire qualcosa, primo, e, secondo, l'orientamento ha successo quando non è né problematico né bisognoso di definizione bensì autoevidente. Il problema nasce quando l'orientamento non basta più, quando si è dis-orientati e quindi inquieti: è allora che i filosofi assumono il dis-orientamento come punto di partenza delle loro riflessioni, non soltanto nella vita ma anche nella scienza. Quindi, benché come tale il concetto di orientamento non goda di interesse filosofico preciso – a eccezione che in Kant – esso è centrale per la riflessione filosofica.   Anche se l'orientamento non comincia con l'orientamento filosofico. Per orientamento si intende la capacità di «ritrovarsi», di...

Teatro Akropolis

L’opportunità è all’orizzonte degli eventi. Intuire nei ciottoli una strada, nei cancelli una breccia, nell’abbandono l’innesco di un inizio. Ciò che sarà è già in ciò che è. Ma il giorno nuovo arriva e cresce e prospera per chi sa avere gli occhi aperti e le mani libere, per gli altri passa e niente più, lasciando dietro di sé solo condizionali dell’irrealtà. Il futuro è qualcosa che si può costruire, altrimenti non è futuro, è recriminazione. Così, almeno, lo vivono Clemente Tafuri e David Beronio del genovese Teatro Akropolis rispetto all’arte della scena, come un processo, un passaggio di stato che indaga le possibilità e i motivi stessi del fare (teatro). Artistico è l’atto di ricerca, sia per chi crea sia per chi guarda. “Mi sento a disagio quando uno spettacolo diventa la cosa più importante – riflette Tafuri. – Come si può pensare che sia tutto lì? È evidente che le cose rilevanti sono altrove e sono convinto che faccia parte della responsabilità dell...

Le umide ierofanie di Lino Gerosa

Il pittore può dire di avere raggiunto l’abilità tecnica inarrivabile della vera arte quando l’immagine che dipinge avrà la sembianza di una macchia di inchiostro che, spontaneamente e per sua natura, abbia assunto la forma, la grandezza, la posizione e il colore della cosa che riproduce: così sintetizza Shi’Tao, il grande pittore del XVII° sec., la poetica del “tratto unico”. Le opere di Lino Gerosa sono delle grandi macchie, impronte generate per impressione e/o per secrezione di sostanze liquide fuoriuscite da un corpo appoggiato su un supporto ad essiccare, composto da un amalgama di carte antecedentemente fatte macerare per lungo tempo.     Il vero artefice del processo poietico di generazione e formazione dell’opera è lo sguardo di Lino Gerosa che vigila sul tempo, anzi sorveglia una molteplicità di tempi indipendenti: di secrezione, di imbibizione e di essicazione che di concerto con il caso, la chimica e la temperatura ambientale approntano l’alchimia di un processo creativo ineffabile, destinato a sconcertare e disorientare le certezze evinte dai procedimenti tecnici pi...

Elogio della scuola

A scola sta finennu recita una vecchia canzone di Franco Battiato. School is over inizia una poesia di William Carlos Williams, tradotta più di mezzo secolo fa da Vittorio Sereni. La scuola sta finendo. La scuola è finita.   Sembrerebbero due frasi banali. Semplici semplici. La designazione di due innocui stati di fatto. Adesso che siamo in giugno, l'anno scolastico volge al termine. Però entrambe le proposizioni permettono anche un'altra lettura: di tipo apocalittico. Paiono alludere alla fine della scuola in genere, alla morte della scuola come istituzione. Così come c'è, si dice, la morte dell'arte. O la morte della poesia. La morte della pittura. La fine del cinema. La scomparsa del libro a stampa. L'estinzione della critica letteraria. Della critica teatrale. Della critica d'arte. Della critica. Della recensione. Dei compact disc. Dell'Occidente e della brillantina Linetti eccetera. Tutti fenomeni che fanno il paio, per buttarla in geografia e mutamenti climatici, con l' agonia eterna di Venezia,  che è sempre lì lì per esser sommersa dalle acque.     Poi...

Le anime umide

Tempo di vacanze, tempo di tuffi nelle chiare acque dei nostri mari. Seduti sulla spiaggia rincorrendo con lo sguardo l’irrefrenabile farsi e disfarsi del moto ondoso, ci accade di inseguire anche i nostri pensieri che, così come le onde, affiorano e si frangono con la medesima velocità.   L’acqua è una massa senza forma che fluisce e riempie invasi e contenitori di ogni tipo. Spinta dalla gravità precipita e scorre lungo pendii solcando il suolo terrestre con anse serpeggianti disegnate dalla massima pendenza. Quando lo scorrimento lineare dell’acqua viene devia­to da qualche ostacolo, dietro di questo si formano dei vortici che girano nel senso opposto rispetto alla direzione del­la corrente. La spirale è la forma che l’acqua prende anche quando è messa in movi­mento dalle spinte del vento che incre­spano la superficie del mare. Il piccolo appiglio di una piega è sufficiente alla forza del vento a far presa e sollevare l’acqua facendola oscillare tra cuspidi convesse econcavi baccelli aperti al cielo. Al vertice della cresta di un’onda si incon­trano, in una...

Genova / Paesi e città

Beati coloro che hanno un’identità. Che è come credere in Dio o giurare viscerale fedeltà al luogo in cui nascono, con forza ne avvertono il senso di appartenenza. Figli di una terra precisa, si sentono immigrati, emigranti, diversi, in un qualunque altro luogo che non sia quello di nascita identificandovi il punto del loro equilibrio psico-fisico. Perché il punto d’equilibrio, per loro, è riconoscersi in un dato punto geografico. Beato chi se ne va e poi torna, come insegnano le antiche narrazioni, secondo una circolarità di percorso, di disegno immaginario di una spirale. Certo che chi torna non si troverà mai allo stesso punto di partenza, lui e il luogo sono cambiati insieme. È l’andamento circolare del tempo, che vediamo inciso nei tronchi degli alberi.   Qualcuno ha definito il momento del ritorno come un “salto di ottava” (musicalmente parlando). E qualcuno, alludendo a questo salto, allude addirittura a un’altra dimensione, estrema – come quella traversata dal revenant che, se torna a raccontare, sa che mai potrà essere inteso. O finirà pazzo, come il...

Panta rei?!

È sempre bello tornare nel proprio paese natale, dove il pane è il più buono, i pomodori sono più pomodori e l’acqua disseta meglio di tutte le altre. “Panta rei” afferma Eraclito e sono d’accordo, certo! Non ci si può bagnare due volte con la stessa acqua, come non si può fare la stessa medesima esperienza due volte giacché ogni cosa nella sua realtà apparente è sottoposta alla inesorabile legge del tempo. Già, già. Ma allora come si spiega quello che mi è successo lo scorso week end quando, tornata nella mia Pisa in cerca di colori e suoni familiari, mi è capitato di portare mia figlia a sciacquarsi gli stinchi, rigati di sangue in seguito ad una rovinosa caduta sulla ghiaia, alla fontanella che si trova davanti a casa di mia nonna.   La fontanella, o meglio “la fonte” come la chiama mia nonna, è lì da sempre ed è sempre uguale, anonima nel suo modo camaleontico di confondersi con lo sfondo ma così attenta a ciò che le succede attorno, ritta e vigile nel suo aplomb discreto. La nonna ha sempre abitato...