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Fabio Genovesi

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Tre romanzi / L'ingombro delle radici

Non tutte le piante possiedono la ligia compostezza dei cipressi, gli alberi che abitano i confini, con le loro radici che affondano in verticale verso il centro della terra simmetriche alle chiome affusolate e non disturbano fondamenta, case e tombe nei cimiteri. Molto più spesso accade che le radici degli alberi corrano da tutti i lati, affiorino dal terreno, facciano inciampare. Tre romanzi affrontano il discorso sull'ingombro delle radici, su come si annodino alle caviglie allacciando al passato anche noi, che al contrario degli alberi possiamo muoverci per il mondo. E in tutti e tre i romanzi c'è il racconto di questa fatica del riconoscere se stessi contando i cerchi nel legno, del capire in che misura la famiglia e la storia che ci scorre nel sangue guidi il nostro destino e quanto resti di noi una volta tagliati via tutti quei fili e legami.   I fili che legano Fabio, il protagonista di Il mare dove non si tocca (Fabio Genovesi, Mondadori) sono moltissimi: un padre, una madre e una decina di nonni che hanno preso alla lettera il proverbio secondo cui per crescere un bambino ci vuole un villaggio, nello specifico il Villaggio Mancini, una strada chiusa che si butta nei...

Abdicare alla solitudine

Chi manda le onde (Mondadori, 2015), ultimo romanzo di Fabio Genovesi, è una ballata polifonica dalle tonalità acide e lunari, una corale discettazione sulla mancanza e sulla fatalità. Tre voci e cinque protagonisti principali di diverse origini, generazioni e magagne, ma tutti in qualche modo spersi: Luna, nove anni, albina, larga fantasia, occhiali neri e una sprovveduta attrazione per le promesse del mare; sua madre Serena, bellezza maldestramente sepolta dalla diffidenza e dal dolore; Zot, orfano di Chernobyl, anacronistico bambino-vecchio spudoratamente ottimista; Ferro, rigido pensionato trincerato in uno stralunato cinismo e Sandro, utopista precario, insegnante distratto e catechista senza vocazione.   Tutti gli altri (Tunué, 2015), primo romanzo di Francesca Matteoni, è uno struggente assolo lucidamente lirico e surreale che canta lo sgretolamento e la ricostruzione. I personaggi sono ritagliati dalla memoria della protagonista in simboli di carta e poesia (Alce, Mangiafuoco, Medusa e tutti gli altri), vivi per intercessione di una voce narrante che vi legge, come su un mazzo di tarocchi, il passato e il destino, le epifanie e le...

Il trauma dei patimenti

Negli scrittori contemporanei è assai frequente il ricorso a descrizioni esplicite del dolore fisico, anzi: del patimento, avrebbe detto Leopardi, come stato, cioè, di sofferenza eminentemente corporea e creaturale, ovvero connessa alla fragilità del nostro essere biologico. La riprova è in due rappresentazioni particolareggiate della fenomenologia patologica, prese da due libri recenti: in un caso si tratta di Tommaso Pincio, che nel suo Hotel a zero stelle racconta di una febbre altissima che lo colpì bambino a seguito di un intervento alle tonsille. Febbre che si risolse in un modo del tutto imprevisto, con una misura terapeutica non solo audace, ma assolutamente contraria a ogni più banale profilassi: il padre del piccolo ammalato, credendo avvicinarsi il momento finale e fatale di quella malattia senza nome e dunque non suscettibile di diagnosi, lo porta alle giostre, e solo a quel punto il piccolo riesce a vomitare il tampone che l’incauto (a dir poco, evidentemente) chirurgo gli aveva dimenticato in gola durante l’intervento (caso nemmeno troppo inverosimile, a quanto sappiamo da svariati episodi di cronaca)....