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Finnegans Wake

(8 risultati)

Il Novecento del Duemila / Nani sulle spalle di nessuno

Si può dire un disagio, il mio disagio, in pochissime parole. La rivista «Carta d’Italia», per le cure di Emanuele Zinato, ha dedicato un intero numero al tema Letteratura italiana: il nuovo secolo; ne è seguita una due giorni di discussione pubblica denominata «Stati generali della letteratura italiana» (Bruxelles, 6-7 giugno); e si è tornati a casa avendo scoperto che il Novecento non si è (ancora? mai?) chiuso. Il Duemila non esiste, scordatevelo. Quanto di buono continua a fare la letteratura italiana d’oggi lo fa perché non ha perso il suo collegamento con il Novecento. Siamo ancora tutti figli di Gadda e Debenedetti, di Zanzotto e Pasolini, di Pagliarani e Baldacci. Ma figli proprio nel senso che non possiamo non riconoscerci in ciò che nelle loro opere è stato detto e fatto, una volta per tutte. I padri e i nonni hanno disegnato uno scenario dentro il quale siamo tenuti a integrarci per rispondere a un presente desolante e desolato. Editoria in sé e per sé alienante, perché venduta al mercato; mondo della Rete come luogo del disvalore, del mero narcisismo; progresso inarrestabile della non-letteratura, a volte definita paraletteratura (!), che oggi riesce ad avvalersi dell’...

Centenario / Sogno

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Primo Levi mostra che tutti i sogni sono un sogno unico, un'esperienza abnorme, che dura tutta la vita e la raddoppia. Il sogno è duplice, caotico e narrativo. Sigmund Freud distingue il lavoro onirico in due parti: gli elementi del sogno e il suo significato (Deutung). La verità sta nel sogno, ma la sua rivelazione è impossibile, Friedrich Nietzsche usa uno dei termini greci che stanno per “verità”: aletheia (disvelamento), termine che indica una verità evanescente, fessurata, abitata dal nulla. Freud parla di sovradeterminazione: il sogno appare magro e insignificante, eppure ogni elemento del sogno corrisponde a una molteplicità di pensieri del soggetto e ogni pensiero del soggetto...

L'argentino che volle farsi italiano / Wilcock, iconoclasta solitario

“Sarà esistito davvero?”: è questa la domanda che mi faccio sempre ogni volta che chiudo un suo libro. Sarà esistito veramente Juan Rodolfo Wilcock, o è soltanto un personaggio partorito dalla fantasia di qualcun altro? Prima ancora che uno scrittore (Adelphi, suo editore storico, sta pian piano ristampando in edizione economica tutte le sue opere), Wilcock è in effetti un gran personaggio letterario. Anche per questo non mi ha sorpreso più di tanto ritrovarlo fra le pagine del non-fiction novel di Sandra Petrignani Addio a Roma (Neri Pozza, 2012), indispensabile regesto di aneddoti sulla Roma delle Arti e delle Belle Lettere a cavallo del mezzo secolo.   Il “personaggio-Wilcock” possiede innegabilmente un suo pittoresco fascino, a cominciare dalla scelta di vivere nell'estrema periferia capitolina, in un fabbricato anonimo di via Demetriade, fra la Tuscolana e l'Appia Nuova: un appartamento che l'amico Elio Pecora definiva «barocco, pieno di libri, di polvere e peli di cane» e dove Sebastiano Vassalli ricordava d'aver preso anche le pulci («e non fu cosa facile debellarle»). Né passava inosservata la sua aria da dandy straccione, con gli abiti acquistati di seconda mano e un...

Quindici mesi a stretto contatto con la sua immaginazione / Tradurre Jerusalem di Alan Moore

Il mio primo contatto con Jerusalem di Alan Moore risale all'inizio di ottobre 2014, con la lettura proposta dall'editore italiano di tre capitoli del romanzo – ancora in stesura – più una panoramica generale sull'opera mastodontica dell'autore di Northampton. Credo ancora che il succinto report inviato a lettura ultimata riassuma all'incirca i punti chiave del libro di Moore:   – scrittura di livello molto alto, sia come gusto sia come lingua usata e diversificata per i vari personaggi e contesti; – intreccio misterioso e interessante pur non essendo di genere: è – almeno in questi tre capitoli – un romanzo molto ambizioso e poderoso (a quanto si annuncia nell'outline) che intreccia varie epoche e generi diversi; il tema di fondo è la relatività (Einstein viene citato apertamente), la relatività degli affetti, della storia – sia personale che con la "s" maiuscola –, e dei luoghi; –– Alan Moore si distacca dall'immaginario "illustrato" che deriva dalla sua origine con fumetti e graphic novel (sebbene le parti romanzate di Watchmen mettessero già in luce le sue qualità narrative); l'ambientazione è molto ancorata alla realtà, sembrano scene dei film di Andrea Arnold (Red Road...

Massimo Recalcati. Il mistero delle cose / Il silenzio della psicoanalisi di fronte all’arte

A che cosa serve un sintomo? L’ultimo Lacan lo diceva provocatoriamente ma molto chiaramente: il sintomo non serve a niente. Serve soltanto a godere. È un’affermazione che evidentemente ribalta quello che è ancora oggi uno dei luoghi comuni più diffusi riguardo all’esperienza della psicoanalisi. Ovvero, il fatto che si tratti di una pratica che produce una conoscenza riguardo al sé, alla propria interiorità, al proprio – ma il termine andrebbe chiarito – inconscio. Che cos’è infatti l’inconscio? È un insieme di significati che riguardano noi stessi e che sono nascosti alla coscienza? È un archivio di esperienze passate che sono successivamente state represse per il loro contenuto traumatico? Che cosa vuol dire “fare esperienza” dell’inconscio durante l’analisi?   Giorgio Celiberti, 1992-1995 Teorema magico   La psicoanalisi, inventata dalle isteriche alla fine del XIX secolo, è nata come obiezione nei confronti di un’eziologia medica che non riusciva a trovare la causa di un malessere che pur manifestandosi oggettivamente sul corpo sembrava non avere ragione d’esistere. È stata l’isterica a inventarsi un messaggio cifrato, iscritto sul proprio corpo, indirizzato a un...

Lacan, come Jung, si è sbagliato / Muriel Drazien lettrice di Joyce e Lacan

Il libro di Muriel Drazien Lacan lettore di Joyce, per Portaparole, è un testo denso e complesso sull'opera di James Joyce e sulla lettura che Jaques Lacan fa di Joyce. Si tratta dell'incontro tra i due autori più criptici e difficili del Novecento. Non c'è dubbio. Complimenti all'autrice, che li conosce e li tratta con grande competenza. Drazien si è formata a Parigi con Lacan e ha ascoltato direttamente i suoi seminari. Madrelingua inglese, newyorkese di origine, mostra una conoscenza rara e approfondita dell'opera di Joyce, letto a partire dalla comune lingua materna. Al lettore che non ha questa lingua materna, la lettura di Joyce assegna giri supplementari, si tratta di trovare altre soluzioni, il percorso si fa più tortuoso. Inoltre, essendo psicoanalista, conosce altrettanto bene le parole di Lacan, non solo per averlo letto, ma per avere avuto il privilegio di conoscerlo personalmente. Dà a Lacan, virtù rara per un lacaniano, spessore umano.   Drazien dunque usa l'inglese come lessico familiare, ma certo non è tutto qui.  Joyce non scrive solo in inglese, o meglio, l'inglese non è la sola lingua materna. La vita di esule gli permette di scrivere anche un po' in...

Finnegans Wake / Joyce, l'uomo di meandertale

«Riverrun», «Meandertale», «Chaosmos» sono tre fra le parole-chiave (molte, e tutte assenti da ogni vocabolario) del romanzo di cui l’autore stesso pensava: «Forse è una follia. Si potrà giudicare solo fra un secolo».  Oggi è ancora troppo presto, di anni ne sono passati meno di ottanta, e l’opera estrema di James Joyce può continuare a sembrare un libro immaginario, una congettura di Jorge Luis Borges se non un incubo collettivo fatto dal Pen Club. Anzi, un libro del genere oggi è inverosimile più di quanto lo fosse allora, visto che il mondo, in particolare quello letterario, ha preso tutt’altre direzioni. Invece il Finnegans Wake non solo esiste davvero, ma viene persino tradotto in italiano.    Di Joyce è opera estrema non solo perché ultima (è uscito nel 1939, diciassette anni dopo l’Ulysses, e due anni prima della morte dell’autore). A spiegarcelo fu un giovane Umberto Eco, nel 1962: «Pareva che Ulysses avesse sconvolto oltre ogni limite la tecnica del romanzo: Finnegans Wake supera questo limite oltre i confini del pensabile. Pareva che in Ulysses il linguaggio avesse dato prova di tutte le sue possibilità: Finnegans Wake porta il linguaggio oltre ogni...

Tanti auguri per la sua ideal insomnia / Io . . . (un altro) Bruno . Eco . . Joyce

Un ricordo del Professore da parte di uno qualunque che ne ha condiviso l’ossessione per il Finnegans Wake, totem erudito e – dimenticatissima – cornucopia semiotica.   Marino! Chi era costui?   Non deve stupire il rapporto personale che chiunque abbia anche solo inciampato nei suoi scritti, lo abbia visto anche solo una volta parlare in pubblico o abbia anche solo minimamente interagito con lui, ha finito per instaurare con Umberto Eco. Figuriamoci chi su quegli scritti si è formato, chi è stato tante volte parte del suo pubblico, chi ha avuto modo di scambiarci più di qualche parola. Umberto Eco era – è – un mito, “l’intellettuale contemporaneo per antonomasia” (checché ne dicano “i sondaggi”), come ben spiegato da Michele Cogo in Fenomenologia di Umberto Eco, un libro che doveva intitolarsi Scherzando sul serio. Sì, perché Eco, se proprio lo si vuole bignamizzare, era questo: “l’uomo che sapeva troppo” e che sapeva dirtelo, poliedrico, in maniera sempre brillante. Come l’Acqua Recoaro.  È stupido uccidersi appresa la notizia della morte di Rodolfo Valentino? È osceno non trattenere l’eccitazione e lavare con la propria urina gli spalti dello stadio all’ingresso...