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Francesca Melandri

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Francesca Melandri: l'Italia di oggi / Sangue giusto

La storia, non sarà inutile ripeterlo, si studia sui libri di storia, non sui romanzi. Però alla conoscenza storica i romanzi possono offrire molto. Detto all’ingrosso, possono accendere (o ravvivare) l’interesse, l’attenzione, la sensibilità per la storia. La concretezza vissuta di un destino umano particolare può attirare lo sguardo sullo svolgimento di processi generali: sulla connessione fra presente e passato, sullo spessore cronologico dei fatti contingenti, sui limiti della nostra comprensione di quanto accade attorno a noi, sulla rete di rapporti fra l’attualità e i possibili futuri. Insomma: se alla letteratura non compete il rigore della storiografia, la narrazione romanzesca può tuttavia far molto perché la coscienza storica attecchisca nell’animo dei lettori. E naturalmente può accadere che un romanzo susciti discussioni sui temi storici di cui parla: cosa sempre auspicabile e opportuna, specie in un Paese dalla memoria corta come il nostro. Questo non è accaduto nel caso dell’ultimo libro di Francesca Melandri, Sangue giusto (Rizzoli, pp. 528, € 20), uscito un anno fa, incluso fra i dodici candidati al Premio Strega ma non nella cinquina dei finalisti. Peccato: l’...

Sepp Mall. Ai margini della ferita

«Nel 1969 avevo otto anni. Non esisteva per me un problema sudtirolese; solo il ricordo, vago, di soldati che marciavano su e giù davanti alle varie stazioni ferroviarie nelle quali sono cresciuto». Lo scrive Hans Karl Peterlini, giornalista e studioso altoatesino di madrelingua tedesca, in Noi figli dell’autonomia, un interessante e documentato volume fra l’autobiografico e il cronachistico uscito in prima edizione una decina d’anni fa e apparso da pochi mesi, rivisto e in traduzione italiana, per le edizioni alphabeta di Bolzano. L’infanzia non coglie la ragion d’essere dei conflitti politici, ne è felicemente esonerata, ma la presenza di quei soldati davanti alle stazioni non era simbolica: lo Stato italiano reagiva. Negli anni Sessanta, infatti, l’Alto Adige-Südtirol dovette affrontare una seconda, fitta ondata di attentati dopo quella che nell’ultimo scorcio del decennio precedente aveva avuto come protagonista il BAS, il comitato di liberazione sudtirolese, e che era culminata nella cosiddetta «notte dei fuochi», fra l’11 e il 12 giugno 1961, in cui erano stati fatti saltare in aria...

Francesca Melandri. Più alto del mare

Più alto del mare di Francesca Melandri (Rizzoli, pp. 238, euro 17) è un libro che richiede tempo per riflettere. Le sue parole sono tanti piccoli spazi che inghiottono i pensieri e lasciano il lettore sospeso tra le storie dei protagonisti e le vicende degli anni Settanta.   I due personaggi principali sono Paolo e Luisa, lui professore di filosofia con un figlio brigatista pluriomicida e lei contadina, con un marito assassino e cinque figli da sfamare. La storia del loro breve incontro inizia a bordo di un traghetto che li conduce sull’isola dove si trova il carcere di massima sicurezza in cui i familiari scontano la pena. A confronto ci sono la sfera pubblica, le vicende del terrorismo viste dallo sguardo obliquo e insolito di un padre che si addossa le colpe del figlio e la tragedia di una donna, vittima innocente di una violenza tutta privata. Il caos di una tempesta che impedisce di raggiungere la terraferma sarà l’occasione per mettere ordine nel caos del loro dolore.   Un dolore onnipresente che pretende una redenzione impossibile. Forse è per questo che la legge dantesca del contrappasso domina ogni elemento:...