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Georg Wilhelm Friedrich Hegel

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Senso e direzioni / La storia e gli incubi

Talvolta, di fronte alla marea populista di destra che si sta alzando in tutto l’Occidente, mi consolo filosoficamente: “Tutte questa reazioni sovraniste, nazionaliste, identitarie, non possono durare perché sono anti-storiche”. In inglese si dice backlash: sferzata all’indietro. Ma le sferzate durano poco, il fiume della Storia sembra andare in tutt’altra direzione. Tutto il nostro pianeta sembra dirigersi, da tempo, verso quella che Popper chiamò società aperta, verso una società di scambio universale, che chiamerei anche società fluida. Il contrario del sovranismo identitario. Il trionfo di questo modello si incarnò plasticamente nel crollo del muro di Berlino nel 1989. Il muro che Trump vuol costruire alla frontiera del Messico suona del tutto ridicolo in un mondo in cui i capitali si spostano istantaneamente da un capo all’altro del mondo, senza frontiere e barriere di sorta. Ci si lamenta che molti giovani italiani vadano a cercare fortuna all’estero, ma si tratta anche qui di un miope provincialismo: andare a vivere all’estero, sia all’interno dell’UE che fuori, è segno del fatto che la nuova generazione non concepisce più barriere nazionali. La generazione Erasmus, come la...

Le ragioni sociali della patologia contemporanea

Giorgia. Giorgia, impiegata in azienda privata, Claudio, maestro elementare in una scuola dell’amena cittadina di Mediocrate Bza, Giuliano, giovane gay disoccupato. Giorgia è iscritta al sindacato. Finché ha lavorato nella casa madre della compagnia di computer, nessun problema. La casa madre smantella alcuni reparti e Giorgia si trova trasferita nella sede di una ditta estera. Il direttore la chiama, non la fa sedere, si alza e comincia a girarle intorno come in un interrogatorio, le chiede come mai è iscritta al sindacato, e intanto gira intorno a Giorgia sbattendo i tacchi. Giorgia ha davanti l’immagine di un racconto del padre, morto a sessantacinque anni, catturato a venti dalle SS. Sviene. Poi, quando reagisce rivolgendosi a un avvocato, comincia a sognare il padre che la conforta, le tiene la mano sulla testa durante il sonno.     Claudio. Claudio va in classe per fare lezione, il direttore lo aspetta in classe, come nel Maestro di Vigevano, per controllare la sua lezione. La lezione di Claudio è sulle streghe, legge ai bambini alcuni passi di Carlo Ginzburg, belli, facili da comprendere. Sono incantati. Dopo...

Film

27 Ottobre 2011 Almeno 15000 persone, giunte a Coriano (Rimini) fin dall’alba, hanno voluto salutare per l’ultima volta il giovane campione, Marco Simoncelli, morto in un incidente durante il Gran Premio di Malesia.     Piano sequenza Osservazioni sul piano sequenza è un breve scritto di Pasolini sul cinema del 1967. Pasolini ne parla da filosofo, con estremo pudore, non solo per la sua incompetenza disciplinare, ma soprattutto perché i tempi erano più inclini ad altri approcci, di tipo linguistico e semiologico, e disdegnavano invece la filosofia, che puzzava un po’ di accademia e di reazione. Pasolini invece azzarda un parallelo tra il cinema e la vita e tra il film, che del cinema in senso lato è la concreta manifestazione, e la morte. “La morte – scrive – compie un fulmineo montaggio della nostra vita”. Il cinema, infatti, non smettiamo mai di farlo: lo facciamo semplicemente vivendo alla prima persona dell’indicativo presente – e in che altro tempo e modo del verbo potremmo d’altronde vivere? Che cosa è lo scorrere della nostra vita se non un interminabile...

Ricominciare

Trentasei anni fa, nel marzo del 1975, Pier Paolo Pasolini scriveva per il “Corriere della sera” una serie di articoli, destinati prima a suscitare una polemica acre e poi a diventare luogo di culto. Pasolini era mosso – a suo stesso dire – da uno scandalo ingenuo, che nasceva da un disagio intenso per la “cultura” del nostro tempo. Questo disagio poggiava su una tesi reazionaria in senso letterale. Con le sue parole: “Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta”.Una tesi siffatta non è nuova. Chi abbia letto per esempio Marcuse la può comprendere nella sua purezza...

Slavoj Žižek. Vivere alla fine dei tempi

Ai libri di Slavoj Žižek ci si deve arrendere, se si desidera leggerli porre delle resistenze è del tutto inutile, mentre se ci lasciamo andare alla loro sovrabbondanza la lettura si fa il più delle volte piacevole, i toni delle frasi diventano molto più accondiscendenti, si coglie una generosità di fondo che vuole esprimersi, mettersi effettivamente in gioco sul proprio tempo. Anche per Vivere alla fine dei tempi vale la stessa cosa, d’altronde già lo stesso titolo sembrerebbe imporlo: quando il tempo è alla fine non ci si può che arrendere alla vita.   Žižek usa diversi registri riflessivi, alcuni riferimenti portanti come la dialettica hegeliana e la struttura concettuale della psicoanalisi di Lacan, ma poi intreccia una miriade di altri riferimenti che intesse con profonda abilità, in particolare attingendo dal mondo della letteratura, ma soprattutto dal mondo del cinema. Alcune scene filmiche diventano un contrappunto ideale a sostegno delle sue analisi politiche e sociali, riesce a tenere insieme questo mondo immaginario con la struttura del reale in modo ogni volta sorprendente.   D...

Decostruzione

Aprite un libro di filosofia e dopo tre passi di Hegel in epigrafe, collocati in forma triangolare, trovate un testo che occupa i tre quarti della pagina mentre il restante spazio è occupato da una colonna di testo autonoma. Il testo principale è un saggio di Jackie “Jacques” Derrida del 1972, corredato di note e illustrazioni, mentre a lato per oltre venti pagine corre come controcanto una lunga e visionaria digressione di Michel Leiris dedicata a Persefone tratta da Biffures (1948).   Timpano è il saggio che apre il volume Margini di Derrida (1972) ed è un manifesto programmatico che illustra le ragioni della decostruzione nel momento in cui le mette in atto: tutte le occorrenze del lemma ‘tympan’ vengono fatte risuonare, dal tympaniser (= ridicolizzare) al timpano come tamburo (che è anche timbre) e come parete dell’orecchio umano su cui il significato si inscrive nell’ascolto, fino al significato tipografico di “timpano” come telaio di legno, parte di un congegno che produce scrittura. E “timpano” è, nell’architettura del tempio greco, la superficie...