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GiPi

(7 risultati)

Lucca Comics & Games 2015

C'è un'immagine che più di ogni altra sintetizza l'ultima edizione di Lucca Comics & Games, la più importante manifestazione italiana dedicata al fumetto. Siamo nell'enorme tensostruttura dell'area Games, spazio di proporzioni considerevoli situato fuori dalle mura della città che ospita decine di stand legati al mondo dei video game, del giochi di ruolo, del modellismo. Un universo parzialmente separato da quello del fumetto che molti operatori considerano in realtà il vero motore della crescita esponenziale di visitatori della fiera lucchese. Fra Little Pony e sessioni live con Youtuber si trova un curioso stand. Il prodotto venduto non è molto dissimile dai tanti presenti nell'area. Si tratta di un gioco di carte che simula duelli e combattimenti grazie a una serie di regole nemmeno troppo complesse. A fianco delle scatole c'è una mostra delle tavole originali con le illustrazioni utilizzate per ogni singola carta del gioco e sotto uno di quei dipinti inquadrati, seduto a terra, c'è Gipi, uno dei più grandi autori del fumetto europeo contemporaneo. L'autore di Unastoria, colui...

La vignetta di Giannelli

“Non mi ha fatto ridere”   La vignetta di Emilio Giannelli pubblicata il 18 luglio sul “Corriere della Sera” mostra una strana scena di convivenza forzata, un istante tutto da decifrare e interpretare. Una famigliola rientra a casa dopo le ferie (lo capiamo dalle valigie e lo esplicita la didascalia), e si trova, con stupore (lo capiamo dagli sguardi, dalla bocca spalancata del papà e dalla domanda che lui o la mamma – questo non si capisce bene – pronunciano), il salotto occupato da un gruppo di “profughi” (lo capiamo dall’aspetto dei personaggi e lo esplicita il baloon-risposta di uno di questi). La vignetta ha scatenato un putiferio, è stata accusata di razzismo e di non fare ridere. Sul primo giudizio mi sento di dissentire. Sul secondo non posso che concordare.   In che modo la vignetta potrebbe essere razzista? Qualora la si legga come l’esagerazione, la caricatura, appunto, di una situazione giudicata e proposta come realtà di fatto: i profughi stanno invadendo l’Italia, “la nostra terra”, “casa nostra”, e allora ce li troviamo, letteralmente, dentro...

Zerocalcare. Il mio nome è fumetto

Questa storia, in un certo senso, parte dalla fine. Da quando, a qualche mese dall’uscita, Dimentica il mio nome vince il premio come Miglior libro dell’anno a Fahrenheit, la trasmissione di RadioTre. O meglio subito dopo, dal momento in cui, timido ma non troppo, si è alzato un coro di “ah, ma quello non è un libro”. Ovvero: è un fumetto – e un fumetto non è un libro. Polemiche simili avevano accompagnato l’ingresso di Gipi tra i candidati allo Strega – polemiche sulla distinzione tra letteratura e fumetto, dunque tra generi, e tra libri-libri e libri meno libri di altri. Su Dimentica il mio nome, insieme al silenzio di buona parte del mondo del fumetto italiano, è piombato un altro giudizio, che pretenderebbe di essere più sottile, più raffinato: Zerocalcare non è Gipi. Zerocalcare è solo fumetto.   Non è di questo che vorrei parlare qui, o meglio non così, non per partito preso: in questo senso si è già detto e scritto fin troppo, e la mia posizione in merito è diametralmente opposta a quella di chi si ostina a mettere etichette....

Edo Chieregato: La sfida di Canicola

Un dato è innegabile. Negli ultimi anni il panorama dell'editoria italiana dedicata al fumetto si è fatto sempre più ricco e frastagliato. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Edo Chieregato, fra i fondatori della bolognese Canicola, realtà fra le più significative sul piano non soltanto nazionale ma anche europeo e mondiale, che da dieci anni lavora con grande attenzione su artisti e proposte che sfidano convenzioni e generi.     Possiamo partire dal principio, dal quadro anagrafico e di contesto. Quando e come nasce Canicola ?   Dieci anni fa a me e Andrea Bruno è venuta la voglia di fare una rivista di soli fumetti che riunisse disegnatori laterali dalla forte personalità, distanti dalla parola d’ordine “graphic novel” e non ancora conosciuti (metà degli autori storici non avevano sostanzialmente ancora iniziato a fare fumetti). In quegli anni editori per lo più di area bolognese (Black Velvet, Coconino press, Kappa edizioni) stavano portando avanti un buon lavoro di traduzione di romanzi a fumetti, ma noi eravamo interessati alla dimensione del racconto breve e...

Gipi. unastoria

Una storia: quella di Silvano Landi, scrittore in crisi coniugale, d’identità e d’ispirazione che soffre senza un motivo preciso ma si appassiona alla “storia bellissima” del bisnonno Mauro, ricostruita attraverso le lettere spedite alla famiglia dal fronte della prima guerra mondiale.       L’altra storia: quella di Mauro, giovane soldato, sprofondato nel buio e nell’attesa delle trincee nel 1918, che è tenuto in vita dall’amore per la moglie e il figlio e dal ricordo intenso dell’albero del bosco vicino a casa, dove, abbracciati al sole, potevano guardare liberamente il cielo.   Una storia nascosta, quasi marginale e dimenticata, di una figlia che assiste disarmata alle difficoltà di un padre cinquantenne, finito in una clinica perché capace di entrare in relazione più con un passato lontano e incomprensibile che con lei. Una figlia che si allontana con rabbia dalla sofferenza di un abbandono e che rivendica il diritto di stare nel presente e di guardare a ciò che esiste.       Tre uomini che non comunicano tra loro. Tre generazioni...

Per un teatro “leggero”

Il teatro dei Sacchi di Sabbia sembra fragile, ed è delicato, antiretorico. Ha qualcosa che ricorda le esili figurette tutte segni di Paul Klee o i fumetti; agisce in controtempo svagato, in sospensione. Sembra che gli spettacoli brevi, aforistici di questa compagnia pisana, che dichiara già nel nome di voler ergere una barricata per difendersi dalle mitragliate di una vita banale e omologante, abbiano fatte proprie le qualità che Calvino invocava nelle Lezioni americane, la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità.   Nati negli anni Novanta, i Sacchi sono tra i pochi gruppi di quel periodo che hanno mantenuto una propria coerenza senza scadere nella ripetizione. Forse perché hanno vissuto e creato in modo defilato, senza mai fare grandi proclami, senza cavalcare le mode, anzi ritraendosi in una dimensione casalinga, minore. Hanno raccontato il mito di Orfeo ed Euridice con il silenzio, con la mancanza di ossigeno, come un destabilizzante precipitare nel vuoto pneumatico. Hanno, da bravi toscani, affrontato l’agiografia del protettore della loro città, San Ranieri, con ironia...

Venezia 68. Visita guidata al cantiere Lido

A pochi passi dal red carpet assediato dalle telecamere e dal solito, noioso gossip festivaliero (ma ormai sembra che ai quotidiani italiani non interessi altro, visto che alcuni si dispensano addirittura dall’inviare in laguna un critico degno di questo nome), giace il misconosciuto protagonista di questo festival: è il cratere che sta al posto dell’abortito nuovo Palazzo del Cinema, ricoperto da un funereo ‘white carpet’, un sudario che nasconde e isola (speriamo!) i resti di amianto scoperti durante gli scavi. Ingombrante ostacolo agli affannosi percorsi degli spettatori, è rimasto invisibile ai più (solo gli occupanti del Teatro Marinoni, raggiunti da quelli del Teatro Valle di Roma per alzare la voce sulle magagne dell’industria culturale, si sono impegnati a strapparne i veli e mostrare la piaga), ma sintomaticamente presente e tangibile come l’immobilismo e la decadenza delle istituzioni culturali italiane. Eppure, nonostante la crisi, i blocchi, le polemiche, nonostante gli intoppi logistici, i prevedibili compromessi e il gigantismo di una selezione che sfida ogni sintesi, al suo ottavo e ultimo anno di mandato,...