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Giuseppe Lupo

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Civiltà Appennino / Appunti per un’estetica (e un’economia) delle aree interne

Capita poche volte che un libro, anzi una collana di libri, nasca anche come progetto civile, dunque con un proposito più ampio della condivisione delle parole, delle emozioni, delle idee, insomma di tutto ciò che di vivo si origina dalle pagine dei libri.  Eppure Civiltà Appennino. l’Italia in verticale tra identità e rappresentazioni vuole essere anche questo. A cominciare dalla bella presentazione di Piero e Gianni Lacorazza dove la progettualità e la portata culturale dell’iniziativa viene lucidamente raffigurata. Una progettualità che ha come orizzonte tutto ciò che rende peculiare la montagna appenninica e la civiltà che a lungo vi ha trovato dimora e che, per quanto è stato possibile, ha modellato nel corso dei secoli quella montagna. Tutto peraltro avrebbe origine dal presente e da una domanda urgente, una questione in grado di unire analisi razionale e afflato emotivo, una domanda per far “dialogare” esigenza culturale e spirito civile. Qual è oggi la cifra degli Appennini? Qual è il loro destino sociale, economico, culturale?  Può il nostro paese, come ha fatto negli ultimi quaranta-cinquant’anni permettersi di fare a meno degli Appennini? Più che una domanda...

Tutte le opere / Edoardo Persico. Notizie dalla modernità

Persico, malgrado la sua breve vita, è stato un notevole e piuttosto misterioso personaggio, al centro della storia culturale italiana fra 1923 e 1935. Era nato a Napoli nel 1900 ed è morto a Milano in modo mai del tutto chiarito all'inizio di gennaio del 1936. La sua vita è piena di presenze ambigue, di scelte improvvise e di comportamenti contraddittori in un periodo in cui la dittatura fascista si affermava e l'adesione al regime o la clandestina resistenza antifascista degli intellettuali si manifestavano in comportamenti non sempre facili da decifrare.  La vita di Persico si divide in due fasi distinte: i suoi contatti con Gobetti, l'arrivo a Torino quando ormai Gobetti era morto, la sua attività di promotore e organizzatore di cultura culminata con il suo ruolo nella formazione del gruppo dei 6 pittori di Torino da una parte; e dall'altra il suo trasferimento a Milano come gallerista e poi come protagonista, accanto a Pagano malgrado la differenza di posizioni, della rivista Casabella e come teorico del rinnovamento modernista e razionalista dell'architettura italiana in una prospettiva di incontro e confronto con l'architettura europea.   Ma è improprio limitarsi...

Scrittori in fabbrica

La dismissione è un crollo, l’assenza è tempo libero, i cicli di produzione diventano esperienza autobiografica slegata da ogni vincolo di classe all’interno del generale appiattimento determinato dal precariato. La classe operaia non esiste più, si sa; ma gli operai resistono tra una chiusura e l’altra e raccontare le loro storie spesso significa attraversare un deserto di senso dentro cui non ha più alcun valore la razionalità alienante dell’organizzazione, del lavoro e di quella che una volta era la dura vita di fabbrica.   Oggi di duro è rimasta la vita tout court al cui centro non domina la dignità del lavoro e della lotta sindacale, ma la malattia: ultimo e unico residuo di una cultura ormai tutta rinchiusa nel Novecento (almeno in occidente) che prometteva emancipazione e benessere. Promesse in parte certamente mantenute, ma al prezzo in primis della vita stessa di chi oggi si ritrova reduce di una sterminata folla di compagni (così ci si chiama in fabbrica, al di là dei credi e delle tessere: i colleghi sono quelli con i colletti bianchi) uccisi sul lavoro e dal lavoro e al prezzo...