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Il culto della fanciullezza

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O della responsabilità dell’essere adulti / Ancora su Michael Jackson

A pagina 68 del libro Su Michael Jackson della scrittrice e premio Pulitzer Margo Jefferson (66thand2nd, pag. 160, traduzione di Sara Antonelli, € 15) ci si imbatte in questa dichiarazione di Jackson: “Ci sono musicisti – Springsteen e gli U2 per esempio – che pensano di aver imparato tutto dalla strada. Io sono un performer fino al midollo. Tutto quel che so viene dal palcoscenico”. Spavalderia e rilievo polemico a parte, la frase consente di distinguere in modo molto chiaro ciò che pone Michael Jackson e la sua arte in una prospettiva diversa rispetto al rock e alla cultura “da strada” che ha determinato molta cultura popolare del Novecento.   Ciò che Michael Jackson sostiene è che in ambito di performance artistica il rock e, per esteso, la controcultura ad esso associata, stanno un gradino sotto l’intrattenimento. L’interprete di rock, anche il più autentico e di successo, come Springsteen e gli U2 certamente erano all’epoca della dichiarazione, può poco nei confronti di chi, come lui, è cresciuto a pane e palcoscenico fin dall’età di cinque anni. Michael Jackson sta cioè distinguendo non solo fra cultura classica (la scuola, i libri) e quella che, parafrasando Mario...

La biblioteca di Atlantide / George Boas, Il culto della fanciullezza

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Prima i bambini. Giusto. Non è sempre stato così. Nelle epoche passate i bambini non erano l’ideale di vita, né gli adulti così propensi a pensare di restare giovani e di comportarsi comunque come bambini. Quando è accaduto che il fanciullo è diventato l’ideale di un’intera società? Uno storico delle idee, George Boas, negli anni Trenta del XX secolo, mentre cercava di capire come fosse nato il mito del primitivismo nella cultura occidentale, si mise all’opera per scrivere un saggio dedicato a un altro aspetto: Il culto della fanciullezza (tr. it. di P.Lecci, La Nuova Italia). Completato nel 1966, il libro è stato tradotto da noi, ma purtroppo scomparso dai cataloghi degli editori italiani. Un vero peccato. Boas cercava di spiegare a se stesso, prima di tutto, perché gli...