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il giovane Holden

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Cento anni di Salinger / Il giovane Holden

Se Holden Caulfield ha finito con il diventare l’emblema di una radicale alterità della giovinezza, lo si deve a tante cose. La domanda che si riaffaccia con prepotenza nell’America del 1951, quando il libro viene pubblicato, è: ma cos’è un ragazzo? Solo sei anni prima molti ragazzi americani erano stati sepolti sul nostro Appennino o in Normandia, così tanti e così simili a Holden Caulfield da potersi confondere gli uni con gli altri in cimiteri come quello che oggi si distende sui prati in cima al passo della Futa, tra Bologna e Firenze. Non avendo ancora fatto figli o lavorato davvero a nulla, sono sepolti con la promessa del loro futuro. Eppure la loro vita già era, e tutto quello che poteva essere, ed era cara alle famiglie, agli amici, a loro stessi.   Così quando uno come Holden riappare per le strade della letteratura è un affronto, una provocazione. Da dove è spuntato? Amleto è tornato in scena a fare domande, chiede futuro ma intorno a lui c’è anche chi spazientito pensa futuro futuro, ma quale futuro? Davvero è meglio essere, affrontare gli oltraggi della sfortuna, o non è meglio dormire, sognare? E questi sogni cosa sono davvero? C’è anzi un senso di irrealtà nel...

Generazione TVB / Adolescenza, stato interminabile

“Come va?”, “Tutto ok”, “Com’è andata a scuola?” “Solito”. L’adolescente è laconico. Quando è costretto a comunicare con il mondo altro, quello adulto, adotta un sistema monosillabico e risponde per gentile concessione a quell’evidente tentativo di estorsione. La comunicazione tra i grandi e chi cammina nelle sabbie mobili di un’età storicamente ingrata, ora incerta, è la parte più ardua di quella missione formativa che già Freud definiva impossibile. I testi che parlano di adolescenti appaiono spesso stereotipati, gli usi e i costumi dell’età incappano nelle definizioni della patologia, in ammiccamenti verso le forme che assume la sessualità: lo sguardo dall’alto di una generazione rivolto verso il basso di quella che cresce ripropone, ogni volta e di nuovo, il confronto tra passato e futuro, modelli sociali e aspettative genitoriali e, a ognuno, i propri ricordi di gioventù. Ai miei tempi non era così, né poteva esserlo perché ogni generazione che avanza costruisce il proprio volto in un mondo diverso.    Tiziana Iaquinta, pedagogista, e Anna Salvo, terapeuta di formazione psicoanalitica, evitano le trappole della moralizzazione e della demonizzazione, e partono da un...

L'opera di Cristopher Bollas / Prenderli al volo prima che precipitino

Il giovane Holden ha un momento di tenerezza davanti alla domanda della sorellina. Phoebe, questo il nome della piccola, gli chiede che cosa vuol fare da grande. Holden risponde che ci sono tanti ragazzi: “e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo… io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli”. È la parte più tenera del romanzo, quella che gli dà il titolo in lingua inglese il suo cuore: The Catcher in the Rye (l’intraducibile: Acchiappatore nella segale). Holden Caulfield prosegue: “Non dovrei far altro tutto il giorno. Sarei solo l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia” (Salinger, Il giovane Holden).   Una delle ultime opere di Cristopher Bollas s'intitola Catch Them Before They Fall, prendili prima che precipitino. Prima che cadano nel dirupo. Ciò che Il giovane Holden racconta alla sorellina Phoebe, sembra rispecchiare la missione di Bollas nel suo lavoro con gli schizofrenici. Cristopher Bollas...

11 luglio a Torino: che cos'è un maestro? / Un maestro credibile

  Pubblichiamo oggi il primo dei quattro interventi, legati all’incontro Che cos’è un maestro? promosso dal progetto Hangar Piemonte e da da doppiozero: l’11 luglio, a Torino, un’occasione di confronto e riflessione sulla figura dei maestri, sulla comunicazione oggi dei saperi pratici e teorici a partire dal racconto di alcune esperienze concrete dei partecipanti in realtà non istituzionali.    Giusi Marchetta vive a Torino, dove insegna. Autrice di racconti e romanzi: Dai un bacio a chi vuoi tu (Terre di Mezzo, 2008); L'iguana non vuole (Rizzoli, 2011); Lettori si cresce (Einaudi, 2015).   Mi capita a volte di attraversare la strada di corsa perché sono in ritardo e non posso permettermelo: il verde e la presenza di strisce diventano un optional gradito ma non necessario; per una manciata di secondi contano solo la velocità, la distanza delle auto in arrivo e la possibilità di approfittare di quell’intervallo di tempo e di spazio. Niente di estremo, ovviamente: la banale routine del ritardatario.  Va sempre così tranne quando ad aspettare con me sul marciapiedi c’è un bambino. Io attraverso, mi dico, e lui penserà che le regole non vadano rispettate per...

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