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James Bond

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San Lorenzo / La gondola meccanica

  Quale oggetto è legato a una città (e una sola città) come la gondola a Venezia? Senonché, avete letto “gondola” e non avete pensato all’imbarcazione. Avete pensato ad attori famosi (come Gary Cooper nel 1955), ad altre celebrità (seguite da paparazzi in motoscafo), a palle di vetro con la città lagunare, ad Alberto Sordi e Nino Manfredi in un film di Dino Risi (Venezia, la luna e tu, 1958), a James Bond-Roger Moore con la sua gondola a motore in Moonraker (1979). Ma vi verranno soprattutto in mente coppie di innamorati in luna di miele, oppure la canzone di Aznavour (“Com'è triste Venezia se nella barca c'è / soltanto un gondoliere che guarda verso te...”).     Questo stereotipo delle gondole “romantiche” in una Venezia per turisti era già ben saldo più di un secolo fa, tanto da spingere i Futuristi a una proposta semplice, distruggerle: “Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini...” (Contro Venezia passatista, 1912).  Le gondole di Venezia e il chiaro di luna – sì, proprio quello detestato dai Futuristi – stanno assieme in un passo di Goethe, nel suo diario di viaggio in Italia; ma qui, a dispetto di Marinetti e amici, non c’è nessun languore,...

007 Spectre. Licenza di non uccidere

Il cinema senza James Bond non è pensabile. Come non lo è senza il dottor Caligari, i palazzi di Metropolis, Indiana Jones o la slitta di Charles Foster Kane. Per quanto si possa disprezzare la saga di 007, è impossibile negarla. Perché proprio come il suo protagonista è dotata del potere di rigenerarsi: come una fenice, anche quando sembra siano rimaste solo le ceneri. Ma la forza del franchise e del suo fondamentale corollario – le Bond Girls o le musiche così incredibilmente peculiari nonostante il cambio di interpreti, autori e di generazioni di ascoltatori – è anche la sua maledizione. Proprio come la vita vissuta da James, incompatibile con una qualsivoglia stabilità, così la saga cinematografica è costretta a nuotare incessantemente in cerca di un nuovo target di riferimento. Con l’aggravio di non poter rinunciare al proprio passato, e ai propri feticci.   Ursula Andress nella parte di Honey Rider in 007 - Licenza di uccidere, 1962   Monica Bellucci durante le riprese di 007 - Spectre, 2015   Casino Royale prima – e ancor di più Skyfall dopo –...

Fabio Cleto. Intrigo internazionale

Abbiamo giusto fatto in tempo a celebrare il mezzo secolo del James Bond di celluloide ed ecco Fabio Cleto, brillante saggista e critico dell’Università di Bergamo, in occasione dei sessant’anni del Bond di carta, coinvolgerci in un’avventura (Intrigo internazionale. Po, chic, spie degli anni sessanta, Milano, il Saggiatore, 2013) che dal Bond “americano” della versione cinematografica di Goldfinger si dipana sino ai nostri giorni.     L’anno chiave è il 1964, anno di Goldfinger, che sfida Bond a innestare il “glamour nobiliare britannico” sulla rivoluzione anticlassista e femminile-femminista, Usa e non (l’indimenticata Pussy Galore, l’“energica femme fatale dal sospetto lesbismo” del film di Guy Hamilton, ma anche la Natalie Wood che, sempre nel 1964, interpreta sugli schermi l’autobiografia-manuale di cattive maniere di Helen Gurley Brown Sex and the Single Girl del 1962).     L’autunno 1964 vede anche approdare, sulla sofisticata Partisan Review, le “Note sul Camp” della trentunenne scrittrice Susan Sontag. Rilanciando una...

#140 cine: da giovedì 1 novembre al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da giovedì 1 novembre in sala. Skyfall di Sam Mendes (id., Gb-Usa 2012) #140cine 007 è tornato per il cinquantesimo anniversario. E dopo il botto della cerimonia delle Olimpiadi, è riuscito a fare ancora meglio. Oltre le colline di Cristian Mungiu (Dupa dealuri, Romania 2012) #140cine Dal regista di 4 mesi, 3 settimane... un’altra storia che è colpisce duro, rigorosa e austera come solo l’amore per Dio puà essere. Un’estate da giganti di Bouli Lanners (Les géants, Belgio 2011) #140cine Tutti hanno presente Stand by Me, il titolo italiano lo cita pure direttamente. Questo non è epico allo stesso modo, ma merita. Silent Hill: Revelation 3D di Michael J. Bassett (id., Usa 2012) #140cine Già un horror che ha la parola Revelation nel titolo toglie la voglia. Se poi è tratto da un videogioco, sai che roba... E io non pago - L’Italia dei furbetti di Alessandro...

Parigi - L’intrepido fantino al Grand Palais

  Parigi è tante cose. Per molti, per i visitatori e per i turisti, è principalmente un giocattolo. A Parigi si gioca sulla Tour Eiffel, si gioca davanti alle vetrine dei gioiellieri di place Vendome e ai tavolini dei bistrot di Montmartre. Un po’ perché la retorica degli uffici del turismo francese ha trovato più facile raccontare la città in questo modo, un po’ perché niente è meglio del kitsch di cui Parigi è ben dotata per stimolare la fantasia infantile che si annida in ognuno di noi. Ma principalmente perché Parigi è una città demodé che difficilmente abbandona le proprie abitudini: piuttosto le accantona in attesa di farci qualcosa, come vecchi giocattoli non più buoni, ma di cui i nipoti sapranno certamente cosa fare.   La mostra Des jouets et des hommes, aperta in questi giorni al Grand Palais, è forse una delle più originali e riuscite esposizioni degli ultimi anni e allo stesso tempo è una mostra tipicamente parigina per tipologia - monumentale: oltre mille gli oggetti esposti - e per filosofia con il Grand Palais trasformato in...

Pornotopia

Com’è cominciato tutto? Com’è accaduto che siamo arrivati sino a questo punto? Prima della tavernetta di Arcore, prima delle grotte di Villa Certosa, delle piscine sotterranee, della lap dance, delle serre, dei letti girevoli, dei grandi divani, delle case arredate secondo i desideri di un Peter Pan fallocratico, delle Neverland sarde o delle ville pornobrianzole, cosa c’era? Tutto ha inizio con un giovane laureato in psicologia, Hugh Hefner, congedato da poco dall’esercito. Siamo nel novembre del 1953, in piena Guerra fredda, quando giunge nelle edicole americane una nuova rivista priva di data e di numero progressivo: pezzo unico. Si chiama Playboy e vende in pochi giorni 50.000 copie. All’epoca in America vigono leggi severe contro la pornografia, che limitano la distribuzione e la vendita di testi ed immagini di contenuto sessuale sia nelle edicole sia per posta. Non esiste la controcultura con le sue provocazioni e il Greenwich Village è solo un luogo un po’ bohemien; la Beat Generation deve debuttare, mentre Elvis guida ancora un camion a Memphis; inoltre, chi va in giro con una copia di Tropico del Cancro di Henry...

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